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Gruppi legati a Cosa nostra sono stati disarticolati da un’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Catania con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 40 persone nel capoluogo etneo, a Siracusa, Cosenza e Bologna.
I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsi e truffe ai danni dell’Inps.

Le indagini, coordinate dalla Dda di Catania, hanno permesso di ricostruire gli organigrammi di gruppi mafiosi della famiglia Santapaola-Ercolano a Paternò e Belpasso. Secondo l’accusa, gestivano un fiorente traffico di stupefacenti, in particolare marjuana e cocaina, ma anche estorsioni, riciclaggio, ricettazione e avrebbero creato una situazione di grave condizionamento del tessuto economico locale. Tra gli elementi di vertice, ricostruisce la Dda, c’era il boss Santo Alleruzzo che, nonostante una condanna all’ergastolo per duplice omicidio, mafia e traffico di droga che sta scontando detenuto a Rossano (Cosenza), approfittava dei permessi premio per ritornare nel paese d’origine, Paternò (Catania), dove durante di summit mafiosi continuava ad impartire ordini e direttive per la gestione degli affari del clan (Ansa)

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Luisa Turco, ha rinviato a giudizio, all’udienza del 13 luglio, Gian Piero Lo Giudice, 35 anni, e Alessio Taibbi, 27 anni, entrambi di Canicattì, arrestati dalla Polizia il 17 dicembre scorso al culmine di un rocambolesco inseguimento dopo una rapina al distributore di benzina Q8 lungo la strada statale 112. A Lo Giudice e Taibbi sono contestati i reati di rapina, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, lesioni personali aggravate e detenzione illegale di arma. Le lesioni e il danneggiamento sono contestati perché i due, fuggendo con un furgone, hanno speronato una volante della Polizia, provocando il ferimento di un poliziotto, e poi avrebbero tamponato, aggredito e colpito alla testa un anziano di 70 anni per impossessarsi della sua Fiat Stilo e proseguire la fuga dopo avere abbandonato il furgone.

E’ prossimo alla scarcerazione Pietro Capraro, 42 anni, di Agrigento, arrestato il 26 giugno del 2012 nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Nuova Cupola”, e condannato per associazione mafiosa ed estorsione a 7 anni e 8 mesi di reclusione. A Capraro, accogliendo quanto richiesto dal difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, è stato concesso uno sconto pena di 4 anni e 8 mesi, a fronte del fine pena nel 2026, allorchè lui, Capraro, è stato condannato, ancora per estorsione, anche nell’ambito dell’inchiesta “Parcometro” a 7 anni e 2 mesi di carcere. Dunque, il difensore si è rivolto alla Corte d’Appello per revisionare la condanna al ribasso perché si tratta di due vicende analoghe e quindi è applicabile l’istituto giuridico della continuazione.

Ancora a Canicattì, ed ancora in via Majorana, dopo l’incendio di un’Audi A4, con ritrovamento di una bottiglia e tracce di benzina all’interno, adesso il fuoco è divampato a danno di una Bmw, propagandosi anche ad una Lancia Libra posteggiata nei pressi, ed annerendo parte del prospetto del palazzo sovrastante. Non sono stati rinvenuti elementi che inducano a ritenere dolosa l’origine delle fiamme. Entrambe le automobili sono di proprietà di un commerciante di 30 anni, già ascoltato dai Carabinieri. Indagini sono in corso.

Dopo 17 anni dalla scomparsa della piccola Denise Pipitone, avvenuta a Mazara del vallo nel settembre del 2004, emergono nuovi elementi e  la Procura di Marsala torna ad indagare sul caso. I magistrati stanno cercando di capire se ci siano stati dei depistaggi o errori nell’inchiesta.

Sentita come persona informata sui fatti l’ex Pm Maria Angioni, che all’epoca indagò sui fatti e oggi giudice a Sassari.
La Angioni nei giorni scorsi, ha dichiarato in tv di aver avuto il sospetto di fughe di notizie sull’inchiesta in particolare che alle persone intercettate, venisse riferito che i loro telefoni erano sotto controllo.

Si tinge sempre più di giallo, in caso della sparizione di Denise, considerato che adesso spunta una botola che si trova nella casa della madre di Anna Corona, ex moglie del padre naturale di Denise, Piero Pulizzi e sembrerebbe che quella botola in tanti anni, non sarebbe mai stata analizzata.

Un po’ di cose che non sono andate per come avrebbero dovuto, considerati proprio i sospetti che si sono avuti sin dalla prima ora, e che si erano concentrati proprio sulla Corona e sulla figlia Jessica, poi assolta in cassazione da ogni accusa.
Mezze intercettazioni, testimoni poi scomparsi ed ora una botola.

 

 

734 i nuovi positivi al Covid19  su 14.474 tamponi processati, con una incidenza quasi del 5,1%.

La Sicilia, è seconda per numero di contagi giornalieri dietro la Campania. Le vittime nelle ultime 24 ore sono state 20 e portano il totale a 5.443. Il numero degli attuali positivi è di 24.955 con un aumento di 174 casi. I guariti oggi sono 540. Negli ospedali i ricoverati sono 1.338, 27 in più rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 160, 3 in meno rispetto al report precedente.

I nuovi contagi per province:
Palermo 445
Catania 99
Messina 61
Siracusa 35
Caltanissetta 31
Ragusa 28
Trapani 25
Agrigento 2
Enna 2

di BlogSicilia 

Sono indicate in un documento le ragioni che hanno spinto il direttore generale dell’Asp di Siracusa, Salvatore Lucio Ficarra, a tagliare l’ex parlamentare europeo, salvatore Iacolino dalla carica di direttore amministrativo dell’azienda sanitaria aretusea.

La lettera

Un rapporto di lavoro durato oltre un anno ma destinato ad avere degli strascichi  dopo la dichiarazioni dei giorni scorsi di Iacolino, che ha preannunciato azioni giudiziarie. In una lettera, inviata allo stesso Iacolino, il capo dell’Asp di Siracusa ha motivato le cause della fine dell’incarico professionale e tra quelle più in evidenza ci sono le sue presunte ingerenze in questioni di competenza della direzione generale.

Lo scontro con Ficarra

In un passaggio di questa lettera, Ficarra, rivolgendosi all’ex direttore amministrativo, scrive che, in modo reiterato,  Iacolino, “ha ritenuto di dover indebitamente e reiteratamente, ad ingerirsi in materie rientranti nella sfera di competenza esclusiva  del direttore generale ed in quella di direttore sanitario aziendale, assumendo iniziative e decisioni – scrive il direttore generale dell’Asp di Siracusa, Ficarra –  non rientranti nei poteri propri della funzione rivestita e quindi viziati da straripamento eccessivo di potere”.

Le conclusioni

Nella lettera, Ficarra elenca gli “sconfinamenti” di competenze di Iacolino, entrato, secondo il numero uno dell’Asp di Siracusa, anche nelle dinamiche relative alla gestione dell’Hub, il centro per la somministrazione dei vaccini, di via Nino Bixio, per cui queste presunte violazioni “integrano gli estremi per esercitare il recesso dal rapporto di lavoro per giusta causa”, inoltre, secondo lo stesso Ficarra, alla luce di questa prospettazione, è “venuto meno il rapporto di natura fiduciaria”.

Nei palazzi della politica, filtrano anche altre ragioni di questo scontro, legato alla vicinanza di Iacolino all’eurodeputato Giuseppe Milazzo, esponente di Forza Italia, ormai rivale di Gianfranco Micciché, dopo il quasi commissariamento del presidente dell’Ars avvenuto un paio di mesi fa.

 

 

Il servizio rifiuti, comprensivo del costo del conferimento nelle discariche, ha un costo annuo di euro 7.099.242 e scusateci se sono pochi rispetto alla quasi assoluta assenza di decoro e di igiene in città.
Adesso vediamo come siamo arrivati allo stratosferico costo, partendo dai recenti aumenti votati dal Consiglio comunale e avvalendoci, trattandosi di numeri non vogliamo sbagliare, dell’autorevole fonte Konsumer dell’avv. Giuseppe Di Miceli che a sua volta ha analizzato i dati del Ministero delle Finanze. Con la delibera di rideterminazione delle Tariffe TARI 2018 del 20/02/2020 il costo è aumentato del 7,11% avendo un costo preventivato di € 6391092,99 ma realmente sostenuto di € 6880225,49.

Successivamente con delibera sempre del Consiglio comunale di approvazione delle tariffe TARI 2019 del 28/10/2020 il costo è aumentato ulteriormente del 3,8% avendo la raccolta un costo € 7.099 242,72 con un aumento rispetto al 2018 di € 219.017,23.
Con delibera del Consiglio comunale di approvazione delle tariffe TARI 2020 del 28/10/2020 le tariffe sono uguali a quelle del 2019. Mentre, i fondi stanziati per il comune di Favara di €1.281.661, 52 della legge regionale 9/2020 che istituisce il fondo Perequativo e che a Favara ha portato delle esenzioni per le utenze non residenziali del 90%per quelle chiuse per Covid e del 50% per le altre.

Certamente, non sarà stata un’impresa facile per il Consiglio comunale approvare gli aumenti per un servizio già costoso e non di qualità. Ad ogni modo è aumentato solo in considerazione dei maggiori costi dello stesso per diverse ragioni prima tra tutte la chiusura delle discariche e il trasporto del conferimento in altri siti più lontani da Favara. Anche gli scioperi degli operatori ecologici hanno aumentato il costo del servizio con un maggiore conferimento di indifferenziato.

Non sono considerati, anzi non sono mai stati presi nella dovuta considerazione il reddito medio dei cittadini ai quali alla fine della fiera viene presentato il conto da pagare e il livello di decoro e di igiene raggiunto in città.

Il costo dell’appalto è stato determinato dai tecnici comunali, poteva costare di meno? Non lo sappiamo perché sull’argomento non c’è stato mai un confronto politico ne il Consiglio comunale e neppure nei partiti politici, questi ultimi, nella stragrande maggioranza, a Favara sono utili solo per fare le liste dei candidati al civico consesso, poi si spengono. Intanto, si spera in un futuro cambiamento in occasione delle prossime amministrative.

A cose ormai fatte, i cittadini devono sborsare 7,1 milioni all’anno e pretendere un servizio eccellente e non certamente come l’attuale di scarsissima qualità. Come dire un servizio senza fichi e cavoli.

Favara dovrebbe brillare in pulizia ed, invece, lo scenario è vergognoso anche con il contributo di non pochi incivili che agiscono in piena libertà in un territorio non controllato.

Il Comune è in possesso delle foto trappole e la tecnologia offre diversi strumenti per controllare il territorio, basta semplicemente la volontà di fare le cose. Eppure, non si fanno come se quattro balordi avessero messo in difficoltà la società civile, che impaurita non si difende e sopporta.

Con apposito bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità aveva predisposto un programma regionale di finanziamento al fine di favorire interventi diretti a tutelare l’ambiente e i beni culturali, per la realizzazione di infrastrutture per l’accrescimento dei livelli di sicurezza, per il risanamento dei centri storici e la prevenzione del rischio idrogeologico nei comuni della Regione Siciliana, a valere sulle risorse FSC.

Il Comune di Ventimiglia di Sicilia vi partecipava inviando la propria domanda per il finanziamento del “Progetto di restauro e risanamento conservativo della chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca)” per un importo complessivo di euro 875.000,00.

Nonostante tutta la documentazione prodotta in ossequio alle disposizioni contenute nel bando e i chiarimenti forniti dall’Amministrazione comunale, il progetto veniva collocato in posizione non utile nella graduatoria definitiva per ottenere il finanziamento richiesto; circostanza, questa, scaturita dal mancato riconoscimento del punteggio (n. 20 pt) previsto nel caso di interventi di ristrutturazione riguardanti “edifici che rappresentano elevato rischio per la pubblica e privata incolumità”.

A questo punto, il Comune di Ventimiglia di Sicilia, in persona del Sindaco dott. Antonio Rini, proponeva un ricorso davanti al TAR Palermo, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, per l’annullamento, previa sospensione, degli atti di gara, nella parte in cui era stato erroneamente attribuito al progetto il punteggio assegnato, con il conseguente collocamento tra gli interventi non ammessi al finanziamento.

In particolare, l’Avvocato Rubino ha dedotto l’illegittimità dell’operato dell’Amministrazione regionale sotto il profilo dell’eccesso di potere per l’evidente difetto di istruttoria e per la manifesta disparità di trattamento subita, avendo l’Amministrazione Regionale denegato il punteggio previsto per il requisito di “elevato rischio per la pubblica e privata incolumità” alla ex Chiesa Maiorca del Comune di Ventimiglia di Sicilia nonostante l’esauriente documentazione in realtà prodotta a supporto, ed avendo, di contro, riconosciuto il relativo punteggio a progetti rispetto ai quali lo stesso requisito non era stato del tutto valutato o provato, ovvero era stato documentato per mezzo di documentazione analoga a quella allegata dal Comune ricorrente.

Il TAR Sicilia- Palermo, condividendo le tesi difensive dell’Avv. Rubino, accoglieva l’istanza cautelare del Comune ricorrente ritenendo il ricorso dotato di rilevanti profili di fondatezza.

Nelle more del giudizio, tuttavia, in ragione delle lungaggini conseguenti alla ingiusta esclusione del progetto ed ai tempi necessari per la proposizione del ricorso e per l’ottenimento della pronuncia giurisdizionale, la Chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca) subiva un rilevante crollo di Sant’Eligio con conseguente sgretolamento del tetto e di gran parte delle mura dell’edificio sacro costruito nel Seicento.

Da ultimo, il TAR Palermo, stante l’intervenuta ammissione a finanziamento, dichiarava la cessazione della materia del contendere.

Dunque, il Comune di Ventimiglia di Sicilia si trova ad usufruire di un finanziamento per il restauro ed il risanamento conservativo di una chiesa di rilevante importanza storica che purtroppo è in gran parte crollata nelle more dei tempi resisi necessari a seguito della errata determinazione assunta dall’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità.

Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, nominato componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Urbanistica (ex Cru), istituito dall’assessore regionale al Territorio e Ambiente, onorevole Salvatore Cordaro, per il quadriennio 2021-2025.

Il prestigioso incarico gli è stato affidato con Decreto 69 del 28/04/2021, ai sensi dell’art.52 della legge regionale 19/2020 14 agosto 2020, sulla base della terna proposta dalla Consulta Regionale degli Architetti e delle sue esperienze professionali

“Sono onorato – afferma Alfonso Cimino – per la scelta che la Consulta degli architetti siciliani ha operato inserendo il mio nominativo all’interno della terna proposta dall’assessorato regionale Territorio Ambiente, nella consapevolezza che continuerò a lavorare rappresentando, in seno al Comitato, gli architetti siciliani in un momento particolarmente importante per il territorio regionale, in cui entra a pieno regime una nuova normativa urbanistica che, se ben interpretata, potrà costituire uno strumento fondamentale per l’adozione di nuove politiche di gestione del territorio, fondate sulla rigenerazione urbana e sulla riduzione del consumo di suolo.”

La nomina è il riconoscimento all’architetto Cimino per l’impegno profuso nello svolgimento del proprio ruolo di Presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Agrigento e di componente della Consulta Regionale degli architetti siciliani.

“Un doveroso ringraziamento – conclude Cimino – all’assessore Salvatore Cordaro per la fiducia in me riposta.

Sono certo che avrò modo di lavorare, con impegno e senso del dovere, con i componenti del CTS e con il dirigente regionale dell’Urbanistica, architetto Rino Beringheri, per valorizzare il nostro territorio e le nostre città”.