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L’ Azienda sanitaria provinciale di Ragusa ha sospeso dal servizio i dipendenti che non si sono ancora sottoposti alla vaccinazione anti-covid. Sarebbero circa 30 persone tra medici, infermieri e operatori sanitari. Il provvedimento ha effetto immediato ed è valido fino al 31 dicembre prossimo e prevede anche la sospensione della retribuzione e di ogni altro compenso. L’azienda sanitaria provinciale di Ragusa ha agito in base alla nuova normativa in materia introdotta dal Decreto legge di aprile che prevede l’obbligo di vaccinarsi per medici, infermieri e operatori socio-sanitari. La Direzione dell’Azienda sanitaria aveva intimato ai lavoratori che non si erano sottoposti al vaccino a provvedere entro 5 giorni dalla segnalazione, trascorsi i quali si sarebbe data attuazione al decreto legge.

Il Presidente del Comitato Provinciale Inps Giovanni Manganella comunica che sono state lavorate tutte le disoccupazioni agricole della provincia ed effettuati gli ordini di pagamento. Il totale ammonta a circa 50.000.000,00 di euro che sono certamente una grande boccata di ossigeno per questa martoriata provincia, specialmente in questo momento. Venerdì è partito il pagamento che avverrà nei prossimi giorni. Il Comitato Provinciale Inps esprime soddisfazione e un meritato plauso per il lavoro puntuale, preciso e celere, ai dipendenti dell’Istituto che hanno definito l’indennità di disoccupazione erogata agli operai agricoli a tempo determinato per le giornate di lavoro svolte in agricoltura nell’anno 2020.

La sala  degli esami della motorizzazione di Agrigento è stata intitolata all’ing. Rino Cumbo, il funzionario direttivo che lo scorso anno, inaspettatamente, è venuto a mancare. Presenti alla scopertura della targa che recita “Sala esami ing. Rino Cumbo, il suo esempio rende più cara e venerata la tua memoria” i due figli, la moglie e gli anziani genitori. Ma oltre alla famiglia del compianto Rino Cumbo alla motorizzazione di Agrigento c’erano anche decine di persone che conoscevano bene l’ing. Cumbo e con il quale, avevano lavorato. Il direttore della motorizzazione Carmelo Vella con momenti di commozione, ha voluto ricordare la valenza del suo funzionario direttivo. Ma Rino Cumbo, oltre a essere un dipendente della motorizzazione, era anche un ufficiale della croce rossa, ufficiale accreditato e apprezzato; alla scoperta della targa, infatti, c’era anche il presidente provinciale della croce rossa, Angelo Vita. “Rino Cumbo, – ha detto il direttore Carmelo Vella durante il suo intervento – è possibile annoverarlo tra i pionieri della istituzione e l’organizzazione di questi uffici; grazie al suo modo di essere, riusciva sempre a risolvere anche quelle che sembravano essere questioni impossibili. Era una persona di animo nobile sempre disponibile e pieno di iniziative. Abbiamo deciso che il luogo più idoneo per apporre la targa in suo ricordo sia la nostra sala di esami dove tanti giovani giornalmente, devono venire da tutta la provincia. In questo modo proprio i giovani potranno sapere di una persona importante per i nostri uffici; un uomo di assoluta correttezza e serietà. Con lui, è andato via un pezzo della nostra storia e posso affermare con assoluta certezza e sincerità, che i nostri servizi sono di livello anche e soprattutto grazie al suo  costante impegno e alla sua abnegazione”. Durante i discorsi del direttore Vella ma anche durante i brevi ma intensi discorsi tenuti dalla figlia Sonia e dal presidente della croce rossa, Angelo  Vita, ci sono stati momenti di commozione con i colleghi e subalterni, in lacrime. La sala degli esami della motorizzazione di Agrigento ha quindi una nuova identità, in ricordo di chi è stato tra i fautori per l’organizzazione anche di quella stessa sala che ad oggi, è una delle meglio organizzate a livello regionale. Rino Cumbo tra i suoi molteplici impegni era anche un attivo sindacalista appartenente all’Ugl. “Ero molto amico di Rino Cumbo, – ha detto il residente provinciale della croce rossa, Angelo Vita – e posso affermare che il suo altruismo era un qualcosa di encomiabile. Da ufficiale della croce rossa, è stato sempre molto presente e ha lavorato alacremente su tutto il nostro territorio, spesso sacrificando tempo alla sua famiglia e al suo poco tempo libero. L’iniziativa di intitolare la sala di esami a Rino Cumbo, è un qualcosa di giusto e che porterà a ricordare sempre, una persona speciale che nel corso della propria esistenza  aha voluto dedicarsi moltissimo al prossimo”.

Il segretario del Circolo del Partito Democratico di Agrigento, Silvio Torregrossa, ritiene che “il cambiamento, annunciato in campagna elettorale dal sindaco Franco Miccichè, al momento, dopo otto mesi, non si è realizzato anzi, purtroppo, la situazione è peggiore. La spazzatura, che era stata una delle leve con le quali è stata scardinata la precedente Amministrazione, non solo è sempre presente in tutti gli angoli della città, quelli più nascosti, ma anche quelli più in vista, ma vi sono tante situazioni che appaiono peggiorate, con discariche abusive che si incendiano, e con cumuli di rifiuti maleodoranti sparsi in ogni dove. Lo stesso discorso vale per l’attività di scerbatura: la città è invasa dalle erbacce, dovunque vi sono ‘le foreste’, che venivano prima descritte con disprezzo, e che la nuova Amministrazione aveva promesso di eliminare subito e facilmente, tanto da indurre tante persone in buona fede a crederci. Adesso il sindaco, in video, ha affermato di avere scoperto chissà quali ‘misteri’ lasciati dall’Amministrazione Firetto, e che si starebbe attrezzando per farli sapere ai cittadini. A questo punto, siccome neanche a noi piacciono le bugie, chiunque le dica, rivolgiamo un invito chiaro e diretto al Sindaco Miccichè e al capo dell’opposizione, l’ex Sindaco Firetto, perché facciano un confronto pubblico, in presenza o in televisione, affinchè ciascuno possa esporre le proprie posizioni e affinchè la città abbia modo di vedere e capire chi dice le bugie. Aspettiamo la risposta a questo invito, a cui, siamo sicuri, nessuno dei due destinatari vorrà sottrarsi” – conclude Silvio Torregrossa.

E’ durata soltanto un giorno la “pausa” che riguarda gli sbarchi clandestini a Lampedusa. Nei giorni scorsi le cattive condizioni meteomarine avevano impedito ai migranti di non tentare la traversata colpita, tra l’altro, da un forte vento.

Nelle ultime 48 ore le condizioni meteorologiche sono notevolmente migliorate e così sono ripresi i viaggi. A Lampedusa, ieri, sono sbarcati 53 migranti, molti dei quali donne e minori, tutti provenienti dall’Africa.

Concluse le operazioni di identificazione tutti sono stati trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola.

 

Ancora una tragedia sulle strade il sabato sera. 7 persone di Rosolini sono rimaste vittime di un incidente stradale sulla Modica-Rosolini, ed il bilancio è di un morto e sei feriti. Tre le auto coinvolte nell’incidente, due delle tre auto coinvolte sarebbero finite contro un muro.

Sul posto il 118 e i carabinieri di Pachino. I feriti sono stati trasportati all’ospedale maggiore di Modica, ma nella notte un ragazzo di 18 anni che viaggiava su una peugeot è morto.

E’ stata aperta poi una inchiesta dalla procura di Siracusa

 

348 i nuovi positivi al Covid19 su 15.841 tamponi processati, con una incidenza del 2,2%. La Regione torna al terzo posto in Italia per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono state 5 e portano il totale a 5.819. Il numero degli attuali positivi e’ di 9.883 con una diminuzione di 105 casi. I guariti sono 448. Negli ospedali i ricoverati sono 549, 25 in meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 65, 7 in meno rispetto al bollettino precedente.

I nuovi positivi per province:

Catania sempre in testa con 124, Palermo 53, Messina 44, Ragusa 41, Agrigento 34, Siracusa 29, Caltanissetta 12, Trapani 11, nessun nuovo caso a Enna.

“Il biglietto è abbastanza esplicito e fa pensare a un omicidio suicidio anche se continuiamo a indagare anche su altre piste” – queste le parole del  procuratore di Patti Angelo Cavallo commentando la lettera lasciata dalla donna di 40 anni trovata morta impiccata in casa con la figlia di 14, Alessandra. Nel biglietto c’era scritto: “Porto con me Alessandra”. I corpi erano nella villetta in campagna in cui la famiglia si era trasferita da poco, lasciando il paese. Il marito e padre delle vittime, Maurizio Mollica, ha chiamato le due familiari al telefono, non avendo risposta è tornato a casa per vedere cosa fosse successo e le ha trovate impiccate a una trave.

La donna recentemente aveva condiviso un post su Facebook dal profilo ‘Emozioni del cuore’ in cui si leggeva: “Alcuni figli non capiranno mai la tacita supplica di un genitore che ti mette in guardia da qualcosa”, aggiungendo: “Mi fate solo schifo”. Gli inquirenti stanno cercando di capire a cosa si riferisse.

Il marito della donna e padre della ragazzina Maurizio Mollica è un ceramista del luogo. Sul caso indagano i carabinieri e la Procura di Patti che non esclude alcuna pista, anche se al momento l’ipotesi privilegiata è certamente quella dell’omicidio- suicidio. E’ stato lui a trovare i corpi.

Dalle prime indagini sembra che la figlia avesse problemi a relazionarsi con i coetanei e che la madre vivesse con grande preoccupazione queste difficoltà della ragazza. Gli inquirenti stano valutando il biglietto lasciato dalla donna sul tavolo della cucina della casa in paese in cui la famiglia viveva. “Porto con me Alessandra”, infatti, non è del tutto chiaro. Potrebbe essere solo l’avviso  al marito che sarebbe uscita con la figlia o, come pensano gli inquirenti, l’annuncio dell’intenzione di ucciderla e suicidarsi. L’uomo è stato ascoltato per tutta la notte dagli investigatori.

Il sindaco di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re così commenta la tragica morte di Mariolina Negrelli e delle figlia Alessandra: “Avevo incontrato la signora ieri mattina in un supermercato, abbiamo scambiato due parole, mi sembrava tranquilla anche se era di fretta. La loro era una famiglia normale senza apparenti disagi, andavano d’accordo e non avevano particolari problemi”.

“Il padre della ragazza è un grande lavoratore apprezzato da tutti – aggiunge – lavorava prima nel campo della ceramica ora nel settore delle torniture meccaniche. La giovane doveva fare gli esami di terza media. Era molto timida, ma non aveva seri problemi con i compagni. La madre le stava sempre accanto. Siamo sgomenti tutto il paese è vicino alla famiglia. Non sappiamo cosa sia successo”.

E poi ancora: “Ieri sera mi hanno chiamato i sanitari del 118 che non trovavano l’appartamento in campagna perché si trova in una zona impervia e poco conosciuta per chi viene da fuori. Proclameremo il lutto cittadino”.

Troppi casi in un ristretto periodo di tempo. Crescono pericolosamente come funghi avvelenati i parati della strada, cioè coloro i quali, dopo avere investito una persona, invece di prestare soccorso scappano via come ladri.

Ieri l’ennesimo episodio, questa volta a Palma di Montechiaro, dopo che nelle settimane scorse si erano verificati eguali episodi a San Leone e a Porto Empedocle (in questo caso, la donna, prima è scappata e poi si è costituita).

Nella centrale via Roma un 49 enne stava attraversando la strada allorquando è stato investito da una moto di passaggio il cui conducente è scappato via invece di fermarsi.

Alla scena hanno assistito numerosi presenti i quali hanno chiamato subito una ambulanza che ha trasportato il malcapitato all’ospedale di Licata. Per lui, non sembrerebbe allo stato attuale esserci problemi di salute seri.

Adesso saranno i Carabinieri (che hanno avviato le indagini) a tentare di scoprire chi è stato a commettere il gravissimo reato; il ruolo delle telecamere presenti nella zona favorirebbe non poco il lavoro dell’Arma.