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A Burgio ignoti malandrini sono entrati nello storico palazzo “De Martino” in corso Vittorio Veneto, e, al primo piano, hanno divelto e rubato ben 65 metri quadrati di piastrelle antiche in ceramica risalenti al 1870. La madre del proprietario dell’immobile ha scoperto il furto e ha sporto denuncia ai Carabinieri. Il danno non è stato ancora quantificato e non è coperto da polizza assicurativa. Indagini in corso.

Ladri a lavoro a Canicattì. In contrada “Pagliaro – Buccheri”, in periferia, sono entrati furtivamente all’interno della villetta di un imprenditore agricolo di 47 anni, e hanno smontato e rubato 9 infissi in alluminio, 9 persiane, e 2 porte in legno. Il danno ammonta a circa 10mila euro. E’ stata formalizzata una denuncia per furto ai Carabinieri.

I Carabinieri all’alba di oggi hanno eseguito 9 misure cautelari a carico di altrettanti presunti esponenti del mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte Mezzagno. Gli si contestano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, porto e detenzione di armi clandestine e ricettazione, con l’aggravante di mafia. Le indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, sono iniziate nel gennaio del 2020, a seguito di tre omicidi e di un tentato omicidio a Belmonte Mezzagno. Le vittime sono state Vincenzo Greco, manovale di 36 anni, il commercialista Antonio Di Liberto, 49 anni, e Agostino Alessandro Migliore, 45 anni, commerciante fratello di Giovanni Migliore, ritenuto uomo d’onore della famiglia mafiosa del mandamento. Il tentato omicidio ha coinvolto invece Giuseppe Benigno. A gestire le sorti del mandamento sarebbe stato Agostino Giocondo, custode anche di un arsenale di armi. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati un fucile da caccia marca Winchester calibro 12 con matricola parzialmente punzonata e un revolver calibro 38 special Smith & Wesson con matricola abrasa. E poi 3 pistole, una calibro 38, una 7,65 e una piccola a tamburo, tutte con matricola abrasa, una vecchia carabina e circa 50 colpi per 7,65 e per 38. Il tutto sarà adesso sotto esame dei Carabinieri del Ris per riscontrare l’eventuale utilizzo per compiere atti criminali…

Altri profili del recente intervento del procuratore Patronaggio a 30 anni dalle stragi del ’92, tra verità, 41 bis ed abolizione dell’ergastolo ostativo.

Il 2022 è l’anno del trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio. E dopo gli attentati, Totò Riina così si rivolse a Giovanni Brusca: “Se mi succede qualcosa i picciotti sanno tutto”. I ‘picciotti’ sarebbero due: Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano. Uno è latitante e l’altro è in carcere. Trenta anni dopo la morte di Giovanni Falcone e Borsellino, a cui seguiranno le stragi di Roma, Firenze e Milano nel ’93, ‘tutto ciò che sanno i picciotti’ e i presunti pericoli legati all’attuale abolizione dell’ergastolo ostativo per i mafiosi, sono stati appena rilanciati dal già procuratore di Agrigento e adesso procuratore generale a Cagliari, Luigi Patronaggio, che ha affermato: “Questo Stato si è pacificato con la mafia? Esiste una pacificazione e un reciproco riconoscimento? In riferimento all’ergastolo ostativo si parla spesso di pentitismo e di dissociazione, ma non funziona così. Il collaboratore di giustizia è un’altra cosa perché racconta e permette di indagare. La nostra legge permette un regime premiale per il pentito e nessuno per il dissociato. Con i terroristi ci fu una pacificazione, ma non con la mafia. Ci sono ancora misteri non ancora svelati, e la pericolosità dei mafiosi non è mai cessata. L’argomento dei 41bis è uno dei programmi portati avanti da Riina, che trova spazio nelle aule di Montecitorio. Ed è questo il gioco grande. Questo è uno Stato che ha basi fragili, non esiste altro Stato in Europa che ha questa pesante eredità, e fin quando non facciamo i conti con questa eredità non si può parlare di 41 bis o di abolizione di ergastolo ostativo”. E poi, a fronte dei0 lati oscuri che ancora ruotano intorno alla stagione delle stragi, Patronaggio è intervenuto così: “Ancora oggi ci sono interrogativi che non sono solo interni a Cosa nostra, ma che abbracciano anche pezzi di Stato. In molte vicende di mafia entrano ad un certo punto soggetti che non sono Cosa nostra. Entrano in via D’Amelio sicuramente, ma questi apparati che rispondono ad una logica alta e altra li troviamo in tutti gli omicidi eccellenti, come nella sparizione di documenti dalla cassaforte di Dalla Chiesa. Noi sappiamo che ogni volta che c’è un omicidio eccellente c’è gente con ‘barba finta’ che va a bonificare. Quale è la logica di questi apparati? Questi apparati deviati pensano loro stessi di essere Stato e che gli altri, democrazia e elezioni, siano orpelli. Non abbiamo le prove ma ragioniamo in termini di ricostruzione logica. Oggi ci sono tre tipi di verità: quella reale, che è difficile da raggiungere, poi quella processuale, che è molto limitata e che conta sulle carte. E poi quella dell’intellettuale, per dirla come Pasolini: ‘io so ma non ho le prove’. C’erano interrogativi nella mancata perquisizione del covo di Riina, nel mancato arresto di Provenzano, nelle stragi del ’93. Noi non dobbiamo fermarci mai nel cercare questa verità. Ma mi domando: in questo Stato serve questa verità? C’è davvero chi la vuole? Dal mio punto di vista, ancorché le criminalità organizzate siano cambiate, le basi democratiche di questo Paese non possono essere tali se non facciamo prima i conti con il passato”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

4.566 i nuovi casi di Covid19 Siciliani registrati a fronte di 33.690 tamponi processati in Sicilia. Il tasso di positività scende dal 17,1% al 14,8%. L’isola è al settimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 183.722 con un decremento di 2.895 casi. I guariti sono 8.049 mentre le vittime sono 23 portano il totale dei decessi a 10.208. Sul fronte ospedaliero ci sono 1.057 ricoverati, in terapia intensiva sono 56.

Questi i dati nei Comuni capoluogo: Palermo 1.335, Catania 791, Messina 931 Siracusa 451, Trapani 529, Ragusa 323, Caltanissetta 262, Agrigento 458, Enna 97.

Premiati a Roma, all’Auditorium della Casa Madre dei Mutilati, gli studenti vincitori della 5ª edizione del concorso nazionale per le scuole per la Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, dal titolo “Capire la guerra dalle voci delle vittime civili di ieri e di oggi”. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra – in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Senato e della Camera dei Deputati – ed ha visto protagonisti gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia.

I partecipanti al concorso sono stati chiamati a confrontare le esperienze di chi oggi fugge della guerra e di chi, ieri, in tenera età, l’ha vissuta in prima persona, utilizzando questa analisi come strumento fondamentale per la comprensione del fenomeno bellico e del valore della pace. Peraltro, l’evoluzione della politica internazionale, con lo scoppio della guerra in Ucraina, ha reso la tematica del concorso drammaticamente attuale e vicina alle vite di tutti noi.

Nella sezione grafica, per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado, la commissione ha assegnato il primo premio all’elaborato di Matteo Capone, studente della classe II G dell’Istituto Comprensivo “Agrigento Centro”.

La dirigente scolastica Rosetta Greco, che ha preso parte alla cerimonia ricevendo il premio dalle mani del Presidente regionale ANVCG, Renato Colosi, e della Sen. Urania Papatheu, ha dichiarato: “Questo prestigioso riconoscimento arriva in un clima molto particolare, con un conflitto bellico proprio vicino a noi. L’impegno delle nuove generazioni è assolutamente fondamentale per portare avanti l’istanza della pace, del dialogo tra i popoli e della difesa dei diritti umani dei civili nei conflitti armati. Le guerre sono tutte sbagliate perché provocano distruzione, invalidità, mutilazioni e morti.  E i giovani non devono rinunciare alla possibilità di cambiare il mondo”.

Grande soddisfazione ha espresso Giuseppe Scimè, Commissario Straordinario di Agrigento dell’ANVCG, che nel compiacersi per il brillante risultato dello studente Matteo Capone ha sottolineato “l’encomiabile impegno dell’Istituto “Agrigento Centro” per la diffusione dei valori di pace e fratellanza fra i popoli, di cui l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra è promotrice”.

“I continui ritardi e le omissioni nel promuovere l’azione penale in ordine a pacifici reati di abuso di ufficio e concessioni edilizie illecite hanno inculcato al Comune di Agrigento una sostanziale convinzione di impunità con gravissimi danni per il territorio”.

Per questa e altre considerazioni, riportate in una istanza di avocazione indirizzata alla procura generale di Palermo, l’avvocato Giuseppe Arnone, al momento sospeso e cancellato dall’Ordine, rischia adesso di finire a processo per calunnia.

La procura di Caltanissetta ha chiesto, infatti, il suo rinvio a giudizio per l’accusa di calunnia ai danni degli ex procuratori Renato Di Natale e Luigi Patronaggio, dell’ex aggiunto Ignazio Fonzo e dell’attuale procuratore reggente Salvatore Vella.

Secondo i pm Stefano Marino, Simona Russo e Dario Bonanno, Arnone – sapendoli innocenti – avrebbe accusato falsamente i quattro magistrati del reato di abuso di ufficio. La vicenda scaturisce dal contenuto di un’istanza di avocazione – strumento che consente alla parte di estromettere una procura dallo svolgimento delle indagini quando si verificano ritardi e omissioni -, datata febbraio 2020,  nella quale Arnone sosteneva che i pm agrigentini avessero volutamente protetto una donna non indagandola per degli abusi edilizi.

Il discorso veniva poi allargato fino a descrivere una “situazione di illegalità all’interno della procura”. Argomenti, secondo la procura di Caltanissetta, falsi e diretti esclusivamente a fare finire a processo i magistrati.

(agnotizie)

“Il Covid non si cancella con la fine dello stato di emergenza. Il virus è ancora tra noi e non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia”. Con queste parole, Santo Pitruzzella, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Agrigento, esorta i cittadini a rispettare le norme anti-contagio anche se, dallo scorso 31 marzo, il Governo ha dichiarato la fine dello stato di emergenza.

“Indossare la mascherina quando si è a contatto ravvicinato con altre persone – prosegue il Presidente di Omceo Agrigento – protegge noi stessi e gli altri e, a dimostrazione di quanto questo principio sia valido, basti pensare che quest’anno l’influenza ha colpito pochissimi soggetti. D’altronde basta davvero poco: indossare la mascherina, areare i locali, distanziamento e lavaggio delle mani. Quattro semplici regole che ci aiutano a combattere il Covid e a diminuire il rischio di assistenza ospedaliera ai soggetti fragili. Mi appello – conclude Santo Pitruzzella – al senso di responsabilità affinché si possa, una volta per tutte, scrivere la parola ‘fine’ a questo periodo buio che ha cambiato il nostro quotidiano”.

La IV Commissione Ambiente presieduta dall’on. Giusi Savarino questa mattina è tornata a fare il punto con la Protezione Civile regionale sullo stato di avanzamento e i finanziamenti alle opere idrauliche e di consolidamento lungo il territorio.
“A Santo Stefano di Quisquina e Cammarata – dichiara la Presidente Savarino – la serietà del nostro operato, i tavoli tecnici e i sopralluoghi dei mesi scorsi, in sinergia con gli amministratori locali e il Presidente Musumeci, hanno portato a importanti risultati.
Sono stati, infatti, finanziati i lavori per alcune opere strategiche: per la regimentazione delle acque meteoriche e messa in sicurezza del vallone Mannirazza a Santo Stefano di Quisquina dal valore di 3,5 milioni di euro e due interventi a Cammarata, l’uno per la sistemazione idraulica del torrente Saraceno, l’altro per i torrenti affluenti per un importo complessivo di 6,5 milioni di euro.
E non è tutto – prosegue l’onorevole – sono iniziati i lavori a Porto Empedocle sul fronte del consolidamento del costone Vincenzella per 4 milioni di euro. La Protezione Civile ci ha fatto sapere, inoltre, che a Siculiana, dove ancora 40 famiglie attendono di poter rientrare nelle loro abitazioni, un primo lavoro è stato già eseguito, dovrà adesso partire un secondo lavoro di consolidamento per 2 milioni e mezzo di euro da eseguire con la Protezione civile e il dissesto.