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L’ex società Girgenti Acque, attualmente commissariata, è stata dichiarata fallita. La curatela fallimentare ha sollecitato il pagamento di oltre 7 milioni di euro di debiti. La liquidità della società ammonta a circa 900mila euro. L’incarico del commissario prefettizio, Gervasio Venuti, che ha già prospettato il collasso del servizio idrico nella provincia agrigentina, scade il prossimo 2 agosto. Nel frattempo il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale, Giovanni Di Caro, afferma: “I nostri appelli al presidente Musumeci per scongiurare una grave crisi idrica nell’Agrigentino sono caduti nel vuoto. Presenterò immediatamente un’interrogazione su questa vicenda, anche in riferimento al costo dell’acqua in Sicilia, che è triplo rispetto ad altre parti in Italia”.

È avvenuto in contrada Burraitotto, a pochi km dalla statale 115 in direzione Camastra-Naro,  nel territorio di Agrigento.

Un inferno di fuoco e fumo, scoppiato all’improvviso da un rogo di sterpaglie di cui si era perso il controllo. Sette animali morti, ossia tre cani, tre galline e un maialino, e poi due auto d’epoca pesantemente danneggiate oltre ai danni al giardino dell’abitazione. Questa la conta dei danni del fuoco che si è esteso fino all’abitazione, e che ha creato panico alla famiglia e ai vicini.

È stato il vento, ad alimentare le fiamme, che sono così arrivate al fabbricato che ospitava gli animali, che non sono riusciti a trovare una vita di uscita. Sul posto i vigili del foco di Villaseta, hanno domato le fiamme ma ci sono volute diverse ore.

 

 

Furto e tentato furto in centro e nella periferia a Canicattì questa notte, con malviventi in azione che in uno dei due casi sono riusciti ad intrufolarsi in una villetta, forzando la serratura della porta di ingresso. Una volta dentro la casa di un 66enne, hanno rovistato dappertutto portandosi via una stufa in legno. Subito è scattata la denuncia.

L’altra vittima è un geometra di 50 anni. I ladri hanno provato ad entrare, ma hanno solo forzato la porta poi sono fuggiti.

 

 

Gabriella Cucchiara, presidente Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio della provincia di Agrigento, interviene nel merito del dibattito sulla imposizione o meno del green pass per accedere ai ristoranti. Cucchiara sottolinena: “per tutti o per nessuno”, e afferma: “Abbiamo vissuto 300 giorni di restrizioni, da ottobre 2020 fino a maggio 2021. Siamo stati chiusi per quasi 7 mesi e in questi 7 mesi, nonostante fossimo chiusi, abbiamo avuto comunque l’impennata di contagi. Se bar e ristoranti erano chiusi vuol dire che le fonti di contagio sono altre. Non possiamo permetterci di essere approssimativi e limitare l’ingresso ai ristoranti per coloro che non hanno il green pass, solo per copiare quanto disposto in Francia. La nostra realtà è ben diversa. Quindi il green pass potrà essere valido solo se sarà esteso a tutte le attività e non solo ai pubblici esercizi. Altrimenti sarebbe solamente discriminatorio e metterebbe di nuovo in grave difficoltà chi sta cercando di far ripartire la propria attività. E’ necessario spingere sui vaccini e responsabilizzare tutti a continuare a seguire le regole del distanziamento, dell’uso delle mascherine, che ad oggi non viene fatto in maniera corretta, e cercare di mantenere bassi i contagi con senso di responsabilità”.

Il capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Agrigento, Simone Gramaglia, interviene in riferimento alla necessità di incrementare la campagna vaccinale al fine di non precipitare nuovamente nelle restrizioni a danno soprattutto del tessuto economico e produttivo attualmente in fase di rilancio.
Gramaglia afferma: “Non dobbiamo più tornare a richiudere ciò che oggi è aperto, e cioè la gran parte di attività e servizi. Nessuno vuole tornare alle restrizioni precedenti, non dobbiamo dimenticare quanto avvenuto subito dopo la scorsa estate, ovvero la seconda e terza ondata pandemica”.
“Le precauzioni servono – aggiunge Gramaglia – e adesso abbiamo i vaccini con una campagna di somministrazioni in pieno svolgimento da completare. Ed è per questo che è necessario sfruttare gli strumenti vigenti: dunque, se si stanno organizzando, anche se all’aperto, iniziative come concerti, serate nei locali, ed eventi sportivi, va utilizzato il Green Pass per tutti gli accessi, nel rispetto dei protocolli condivisi. La variante Delta non ci permette di abbassare la guardia. Insistiamo insieme sulla necessità per tutti di vaccinarsi, la sola vera arma per fermare definitivamente il contagio” – conclude Simone Gramaglia.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, Luisa Bettiol, a conclusione della requisitoria, ha proposto sei condanne nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Up and down”, che avrebbe svelato un traffico di cocaina dal Belgio verso la Sicilia e la provincia di Agrigento. Dunque, 24 anni di carcere per Carmelo Fallea, 46 anni, di Favara, 22 anni per Calogero Presti, 48 anni, di Favara, 14 anni per Carmelo Vaccaro, 43 anni, di Favara, 12 anni e 6 mesi per Rania El Moussaid, 36 anni, originaria del Marocco e residente ad Agrigento, 11 anni e 6 mesi per Gaspare Indelicato, 38 anni, di Favara, e 3 anni, solo per detenzione di droga e non reato associativo, per Stefano Sacco, 57 anni, di Porto Empedocle. Prossime udienze, per le arringhe difensive, il 4 e il 21 ottobre.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, ha disposto il rinvio a giudizio di 11 imputati di Palma di Montechiaro. Si tratta di Ignazio Rallo, 40 anni, Roberto Onolfo, 29 anni, Angelo Castronovo, 64 anni, Pino Azzarello, 40 anni, Carmelo Pace, 59 anni, Giuseppe Azzarello, 23 anni, Maria Concetta Noemi Oteri, 22 anni, Giacomo Alotto, 62 anni, Gioacchino Gaetano Burgio, 50 anni, Giuseppe Giganti, 44 anni, e Giuseppe Rallo, 32 anni. L’inchiesta, sostenuta da Carabinieri e Squadra Mobile di Agrigento, ruota intorno ad una faida tra famiglie ed agli omicidi di Enrico Rallo, 38 anni, ferito a Palma di Montechiaro il 10 novembre del 2015 e poi morto un mese dopo all’ospedale Civico di Palermo, e a quello di Salvatore Azzarello, 39 anni, ucciso in contrada Burraiti, tra Agrigento, Favara e Naro, il 23 agosto del 2017. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’origine della faida risale al furto di un mezzo agricolo nel 2013, che sarebbe stato commesso dai fratelli Ignazio ed Enrico Rallo a danno di Salvatore Azzarello. Azzarello avrebbe ucciso Enrico Rallo, ed Ignazio Rallo, Roberto Onolfo e Giuseppe Rallo avrebbero ucciso Salvatore Azzarello. Ad Angelo Castronovo, già scampato la notte di Capodanno del 1991 alla strage del bar “2000” provocata dal conflitto tra Cosa Nostra e Stidda, è contestata la partecipazione ad entrambi gli omicidi allorchè avrebbe fornito informazioni e atti utili a compiere i due agguati mortali: avrebbe fissato un appuntamento trappola con Enrico Rallo, e poi avrebbe informato Ignazio Rallo su dove trovare Azzarello. Prima udienza il 21 settembre innanzi alla Corte d’Assise presieduta da Alfonso Malato.

Il gup del tribunale di Palermo Cristina Lo Bue ha rinviato a giudizio 28 impiegati dell’assessorato regionale alla Salute di piazza Ottavio Ziino, nel capoluogo siciliano: sono accusati di truffa in relazione a una serie di episodi di assenteismo riscontrati dalla Guardia di Finanza nel 2019.

Gli imputati, di cui aveva chiesto il rinvio a giudizio il pm Giacomo Brandini, sono in tutto poco meno di 40: tre hanno scelto di patteggiare, 4 faranno il rito abbreviato. Tre posizioni sono state definite con sentenza di non doversi procedere: hanno dimostrato cioè che, a differenza dei loro colleghi, gli allontanamenti dal posto di lavoro erano giustificati. L’inchiesta, coordinata dal pool del procuratore aggiunto Sergio Demontis, è condotta dagli investigatori che nei giorni scorsi avevano riscontrato analoghi episodi di assenteismo al Comune di Palermo, negli uffici dei Cantieri culturali della Zisa.

Era stato preso a bastonate e investito con un furgone dal consuocero dopo l’ennesima lite, lo scorso 30 maggio, Mario Vincenzo Lauricella, meccanico sessantenne di Canicattì. Oggi dopo un mese di agonia, è deceduto. La lite scaturita dall’argomento matrimonio, programmato dai figli, ma non accettata dai genitori.

Si aggrava adesso la posizione del 75enne Luigi La Lomia, pensionato anche lui di Canicattì, inizialmente accusato di duplice tentato omicidio. Oltre al meccanico, deceduto oggi, l’uomo avrebbe anche tentato di investire e uccidere la futura nuora e fu il genitore a fare praticamente da scudo  alla figlia, anche lei inizialmente bersaglio del furgone condotto dal suocero. La vicenda, come ricostruito nel provvedimento di custodia cautelare a carico di La Lomia, parte da lontano e precisamente dal giorno in cui si è programmato il matrimonio tra il figlio dell’indagato e la figlia della vittima. Da quel momento è cominciato un vero incubo per la famiglia con minacce e insulti sempre più frequenti e che hanno trovato l’incredibile epilogo lo scorso 30 maggio.

La Lomia fu arrestato qualche giorno più tardi , con l’accusa di duplice tentato omicidio, dai poliziotti del commissariato di Canicattì agli ordini del dirigente Francesco Sammarino. Il provvedimento cautelare fu in seguito convalidato dal gip del Tribunale di Agrigento Luisa Turco che ha accolto le richieste del sostituto procuratore Paola Vetro. Adesso la posizione del 75enne si aggrava.

Un gruppo di cittadini-genitori si sta preparando, per stasera o domani sera, ad improvvisarsi squadra di “netturbini” e ripulire Villa della Pace.

La villetta, tra le più gettonate dai ragazzi,  è invasa dai rifiuti e da cocci di bottiglie e “se non ci pensa il comune- affermano- ci pensiamo noi quali cittadini.”

Sono, ormai, 21 giorni che i netturbini hanno incrociato le braccia deponendo le armi atte a combattere la sporcizia e imbracciando quelle ritenute idonee a rivendicare il diritto alla loro retribuzione.

Un gruppo di genitori-cittadini ha, pertanto, deciso di non poter restare, a propria volta, con le braccia conserte in quanto il luogo è frequentato dai propri bambini.

Hanno già provveduto, d’impeto, qualche giorno fa, a raccogliere rifiuti e bottiglie adoperando un sacchetto rinvenuto fortuitamente sulla vettura di uno di loro, ma adesso stanno organizzando una vera e propria “squadra” armata del necessario per ripulire come si deve almeno la zona dove sono allocati i giochini.

Non ci sono solo rifiuti- afferma uno dei genitori- alcune persone frequentano la villa portando al seguito i propri amici a quattro zampe, ma non il necessario per asportare gli escrementi degli stessi; il padrone ha la pessima abitudine di lasciare per terra il “bisognino” del proprio animale,

Comportamento questo, è bene ricordarlo, che oltre ad essere riprovevole, integra una fattispecie penale assistita da pesanti sanzioni.