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Un uomo di 52 anni, Salvatore Mugnos, sarebbe stato dimesso per due volte dall’ospedale prima dell’aggravamento.

L’uomo era stato dimesso per due volte dall’ospedale di Licata e la terza volta sarebbe tornato in gravissime condizioni dopo essere stato prima anche all’ospedale di Gela. I medici avevano disposto il trasferimento al San Giovanni di Dio, struttura ritenuta più attrezzata a gestire l’emergenza ma non c’era stato più tempo necessario per strapparlo alla morte. Mugnos è morto prima che si potesse tentare un intervento.

 

A ucciderlo, secondo quanto denunciato dai familiari, sarebbero stati due calcoli renali. L’uomo, secondo la versione riferita dai parenti che hanno presentato un esposto, sarebbe andato per due volte in ospedale a Licata, restando in attesa e non venendo in nessun modo curato. Dopo le dimissioni, sarebbe tornato al pronto soccorso ma le sue condizioni si erano aggravate in maniera decisiva. Il cinquantenne è morto all’ospedale di Agrigento, dove era stato trasportato di urgenza. I carabinieri hanno acquisito la documentazione e la Procura ha disposto l’autopsia iscrivendo sul registro degli indagati i medici dei vari reparti che hanno trattato il caso.

31 maggio 2018

Salgono a diciannove gli indagati per la morte di Salvatore Mugnos, avvenuta l’8 maggio dopo una serie di ricoveri. Il pubblico ministero Paola Vetro ha messo sotto inchiesta anche due sanitari in servizio all’ospedale di Gela che si aggiungono ai colleghi del San Giacomo di Altopasso di Licata e del San Giovanni di Dio di Agrigento. L’autopsia sul corpo del cinquantunenne verrà eseguita lunedì. Nel pomeriggio è stato conferito l’incarico al medico legale Angelo Montana.

Dal prossimo primo giugno in poi è esecutiva la sentenza dell’Europa per la mancata depurazione dei reflui urbani. Stangata in Sicilia. I dettagli.

Nel dicembre del 2016 la Commissione europea, che è il governo europeo, denunciò l’ Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea. L’imputazione è stata non avere eseguito la sentenza emessa nel 2012 dalla stessa Corte per la raccolta e lo scarico delle acque reflue urbane, che in Italia, paese del sole e del mare, sono in ampia parte scaricate a mare. Solo in Sicilia i due terzi delle acque reflue urbane viaggiano e sfociano a mare. E nel capo di imputazione si legge che le autorità italiane, pertanto il ministero dell’ Ambiente e i presidenti delle Regioni, non garantirono, al 2012, che le acque reflue urbane fossero adeguatamente raccolte e trattate in numerose località in tutto il territorio nazionale, al fine di scongiurare gravi rischi per la salute umana e l’ambiente. E nella denuncia, la Commissione europea ha invocato alla Corte di multare, a forfait, l’Italia per 63 milioni di euro. E poi una sanzione quotidiana come il pane, 343 mila euro, per ogni giorno di non adempimento. Già nel 2012 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sentenziato la condanna per il mancato trattamento delle acque reflue urbane in 109 agglomerati. Poi, 4 anni dopo, nel 2016, il numero si è ridotto a 80, e ne sono stati interessati oltre 6 milioni di abitanti. Le Regioni con più agglomerati inadempienti sono al sud, e sono Calabria con 13 agglomerati, Campania 7, Puglia 3, e Sicilia addirittura 51, tanto che lo Stato ha già avvertito che per pagare la multa all’Europa si rivarrà sulla Regione siciliana. Adesso il nodo è al pettine. Dal prossimo primo giugno la Sicilia paga per non aver rispettato le direttive europee nella depurazione delle acque reflue. Così alla Commissione Regionale Sanità, presieduta dall’agrigentina Margherita La Rocca Ruvolo, ha annunciato Marcello Loria, che è il capo di gabinetto dell’assessore ai servizi primari, Alberto Pierobon. Dunque, la sanzione all’Italia è di 63 milioni di euro, e un terzo è addebitabile alla Sicilia, quindi per 21 milioni di euro. Lo Stato Italiano si rivale sulla Sicilia, e la Regione Sicilia sui contribuenti siciliani. E non solo: ogni giorno che trascorre non adempiendo costa 343mila euro, e ciò con effetto retroattivo a decorrere dal 2016, anno della sentenza. È un salasso, una stangata che nessun Comune siciliano sarà in grado di sopportare e fronteggiare, tanto che la Commissione Europea ha già deciso come procedere oltre qualora non siano pagate multa e interessi: decurtando i fondi comunitari a favore della Regione e, di conseguenza, agli enti locali, aggravandone ulteriormente l’attuale condizione di pre o di dissesto finanziario.

 

AR Teleacras 

Amministrative 

Stimolante occasione di confronto, quella offerta oggi dal Sicily Happy Talk del Sicilia Convention Bureau – commenta Maurizio De Luca, candidato sindaco del centrodestra –  Evidentemente, quando le visioni sono pragmatiche ed orientate al futuro, ci si ritrova su posizioni omogenee, come la mia idea in controtendenza sul futuro di un’area importante del nostro territorio, quella della distilleria Bertolino.

Da più parti già si immaginano cantieri che dovrebbero produrre nuove abitazioni, ma io ritengo che i partinicesi meritino ben più di nuovo cemento: quell’area per me dovrà ospitare buona parte dell’attività convegnistica dell’area metropolitana di Palermo, offrendo strutture ricettive complete.

L’ex-Bertolino godrà di una nuova vita, sarà teatro di eventi di richiamo internazionale,  offrendo ogni sorta di struttura necessaria, in funzionale sistema con l’aeroporto Falcone e Borsellino.

È così che si guarda al futuro di un territorio che ha grandi potenzialità .

Legalità. Fare leva sul valore della legalità: condizione essenziale, imprescindibile e irrinunciabile per lo sviluppo e la crescita del tessuto sociale ed economico. Il gruppo dirigente della CNA Sicilia, riunitosi a Enna, ha voluto assumere, pur non entrando nel merito dei fatti, una posizione politico-sindacale netta e chiara rispetto alle dinamiche emerse dall’inchiesta “Double Face” che delinea uno scenario inquietante, i cui contenuti, se confermati, rappresenterebbero un forte e traumatico pugno in faccia proprio nei confronti della legalità. Nei confronti di una terra, quella siciliana, ancora una volta, secondo quanto rilevato dagli inquirenti, mortificata, penalizzata e tradita da rappresentanti delle Istituzioni e da pezzi dello Stato che si sarebbero messi al servizio di potenti forze economiche. La corruzione, a qualsiasi livello, è un ostacolo per lo sviluppo, un intralcio per le libere logiche di mercato, una evidente distorsione che determina l’inquinamento delle attività e la concorrenza sleale. La ricostruzione, che viene fuori dalle indagini, è allarmante e disarmante: e lo è di più se letta nell’ottica di chi, come la CNA, si occupa onestamente di rappresentare e fare gli interessi delle piccole e medie imprese e degli artigiani. Sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità Giudiziaria, in cui riponiamo massima fiducia, è finita infatti la Regione e in particolare la gestione degli ultimi 10 anni dell’Assessorato alle Attività Produttive che costituisce il nostro principale interlocutore istituzionale, il cui atteggiamento nei fatti è stato, quasi sempre, di chiusura rispetto alle istanze espresse dalla categoria. Risultato? Riforme e politiche economiche e del lavoro mai in linea con il tessuto produttivo che tuteliamo, così come, in ambito della rappresentanza, assistiamo a dinamiche altrettanto incomprensibili e deleterie. Come quelle che, ad esempio, attraversano le Camere di commercio in Sicilia, che sono comunque da riformare, in cui la CNA, pur essendo con numeri e adesioni reali alla mano la più forte Organizzazione di categoria nell’isola, in alcuni enti oggi risulta praticamente tagliata fuori o ridimensionata sulla base di teoremi che abbiamo denunciato agli organi competenti Abbiamo anche chiesto, in riferimento all’accorpamento di Agrigento, Trapani e Caltanissetta, la sospensione del decreto che è stato firmato qualche giorno fa, incautamente, dall’Assessore Turano. La CNA, anche su questo fronte, continua ad improntare la propria gestione nel segno della legalità, della trasparenza, dei valori etici e dell’impegno contro ogni forma di prevaricazione, mostrando il volto sincero, autonomo, autentico e determinato a fianco delle attività Antimafia e contro la corruzione. Ma è necessario che le forze politiche, dal canto loro, abbiano un sussulto di orgoglio, di dignità e si mettano seriamente e concretamente al servizio della cosa pubblica. Servono fatti, gesti di responsabilità, come quello di cui ci facciamo interpreti noi oggi, relativamente alla questione della Camera di commercio di Caltanissetta, guidata proprio dall’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. La CNA, nel chiedere l’intervento del Governo della Regione a tutela dell’onore e decoro delle Istituzioni, comunica le dimissioni del componente di riferimento all’interno del Consiglio camerale nisseno, con l’auspicio che la scelta venga responsabilmente seguita dalle altre Associazioni categoria, in modo da sgomberare il campo da ogni possibile e facile strumentalizzazione, lasciando all’Autorità Giudiziaria il compito di fare piena luce sull’intera vicenda. Stiamo anche valutando l’ipotesi di chiedere ai delegati CNA, presenti negli altri organismi camerali dell’isola, di fare un passo indietro. Una presa di distanza da un sistema che non ci appartiene e che ci ha visti inevitabilmente soccombenti. Tutto questo perché c’è la consapevolezza che è compito e responsabilità anche delle Associazioni di categoria e delle Imprese contribuire a diffondere, qualificare ed elevare la cultura legalitaria in un territorio, per renderlo sempre più impermeabile, libero da condizionamenti e pressioni. Ecco perché siamo già al lavoro per organizzare in tempi brevi, a Palermo, un importante Focus sulla legalità, coinvolgendo i giovani, gli artigiani, gli imprenditori e le istituzioni: in primo luogo la Prefettura e la Chiesa. Vogliamo che dal capoluogo parta un nuovo messaggio di speranza e di rinnovamento per il rilancio economico del territorio.

In 5 si dimettono da consiglio; Regione nominerà commissario

Antonello Montante non è più presidente della Camera di commercio di Caltanissetta: l’imprenditore è decaduto alla luce delle dimissioni formalizzate da cinque componenti del consiglio camerale, con il conseguente scioglimento dell’organismo. L’ex presidente di Sicindustria era rimasto in carica nonostante l’arresto per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nell’ambito dell’inchiesta ‘double face’ della Dda di Caltanissetta. Spetterà ora alla Regione siciliana nominare un commissario. Montante, a questo punto, perderà anche la carica di presidente di Unioncamere Sicilia

 

“Sono molto soddisfatto e onorato di essere stato nominato relatore per la Commissione ambiente (ENVI) della proposta legislativa sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC), che verrà pubblicata dalla Commissione europea nei prossimi giorni. Per questo ringrazio il mio gruppo politico, il PPE, e i miei colleghi per la fiducia espressa”, ha detto l’europarlamentare Giovanni La Via, annunciando l’attribuzione del pacchetto legislativo che si occuperà di disegnare la più importante politica europea per il post 2020, e che vedrà una stretta collaborazione delle due commissioni competenti (AGRI e ENVI) in vista della definizione di un negoziato che si presenta già complesso.

“Si tratta di un lavoro molto importante, che segue quanto fatto sulla comunicazione della Commissione europea sul futuro del cibo e dell’agricoltura, presentata lo scorso 29 novembre e sulla quale ci pronunceremo in Parlamento domani a Strasburgo. Molti i temi delicati, come la questione finanziaria, la proposta di “ri-nazionalizzazione” degli aiuti agli agricoltori, quelli relativi alla sostenibilità e alle misure agroambientali, la difesa del reddito e il sostegno all’insediamento dei giovani per favorire il ricambio generazionale”, aggiunge La Via. “Sono doppiamente soddisfatto, perché potrò proseguire il lavoro iniziato la scorsa legislatura e continuare il mio impegno volto a difendere e sottolineare l’importanza del ruolo dell’agricoltura del Sud e del Mediterraneo

Mercoledì 30 maggio alle ore 11 presso i locali della Biblioteca Comunale Franco La Rocca sarà ricordata la figura di Luigi Filippo Peritore nel trentennale della morte. Insieme ad alcune classi degli istituti superiori, saranno presenti con il sindaco Lillo Firetto e l’assessore Beniamino Biondi ,anche Gaetano Allotta e Nino Agnello che porteranno un ricordo della loro amicizia con lo scrittore agrigentino di cui verranno letti alcuni brani delle sue opere affidati alla voce di Giovanni Moscato. Una occasione per non dimenticare l’opera civile, l’impegno umano e culturale di un agrigentino illustre nella riscoperta delle sue opere letterarie e dei valori che li hanno prodotti e sostanziati.Alla manifestazione ha assicurato la sua presenza, anche il figlio dello scrittore, Giuseppe Peritore.