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Dopo otto anni la chiesa agrigentina si riappropria della sua Cattedrale.

L’arcivescovo ha iniziato la sua omelia ringraziando “i confratelli Vescovi che ci fanno sentire la vicinanza, anzi la comunione, delle altre chiese, e alle autorità tutte, civili e militari, regionali, provinciali e cittadine che, con la loro presenza, arricchiscono questa assemblea”. Tra le autorità, l’assessore regionale Gaetano Armao e il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto.

Ringrazia, ma ricorda “anche atteggiamenti non sempre interpretabili, delle molte deludenti e insincere parole e delle tante vuote e finte promesse”.

“La nostra Cattedrale, purtroppo, resta ancora una mamma malata, ci auguriamo che, riaverla significa che almeno sia uscita in maniera definitiva dal coma. I lavori non sono completati, c’è ancora tanto da fare. Si deve completare la messa in sicurezza dell’edificio, poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’ edificio. Quel che conta, però, è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

“È stato un momento fortemente desiderato, non tanto perché c’era l’urgenza di riaprire una chiesa, ma perché volevamo questa chiesa, la nostra cattedrale”.

La fede si sostiene ed è ricca di segni. Uno di questi è la Cattedrale che simboleggia l’unità, nel nostro caso, della Chiesa Agrigentina. Rientrarvi, pregare e celebrare l’Eucaristia, significa risentirci concretamente dentro la storia cristiana della nostra terra, storia santificata dalla fede dei credenti, dei santi e dal sangue dei martiri che ci hanno preceduto. È importante  questo tempio per riandare alle radici della nostra fede e della nostra storia. Qui siamo identificati per la nostra fede, qui si comprendono meglio e diventano nostre le parole di Pietro: ”Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

“Questo tempio ricorda e ripropone la storia religiosa, ma anche quella civile del nostro territorio e del nostro popolo. Potreste dirmi: ma questo non vale per tutte le chiese? Sì, però le altre chiese della diocesi sono la continuità di questa chiesa; esse non ci sarebbero se non fossero in comunione con questa. E questa Chiesa Madre, a sua volta, è strettamente legata alla Cattedra di Pietro, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Questa coincidenza è stato il motivo per cui abbiamo scelto questa giornata per riaprila”.

“Sentiamo perciò l’orgoglio e la gioia di ritrovarci nella nostra Cattedrale: sentiamoci fieri, riconoscenti e gioiosi di essere tutti noi protagonisti di una lunga storia di fede; orgogliosi e consapevoli della nostra identità, delle nostre radici e del fatto che dalla Provvidenza ci viene affidata la storia odierna perché continui nel tempo. Ci tocca consegnarla ai nostri ragazzi e ai nostri giovani – è una bella storia, ecclesiale e civile – perché camminino fiduciosi verso il futuro”.

Sono alcune parti dell’omelia dell’Arcivescovo che offrono pienamente il senso di tutto il messaggio di un Don Franco soddisfatto del risultato traguardato per la riapertura della Cattedrale e nello stesso tempo preoccupato sul futuro completamento dei lavori di consolidamento del costone, in considerazione dell’esperienza consumata in otto anni di promesse e di attesa.

Il Voltano ha affittato, per trenta anni, un ramo della sua azienda a “Acque del Voltano società cooperativa” il 21 Giugno del 2018. 

A questo punto, non pochi si chiederanno il perché se ne parla dopo circa nove mesi. Alla precisa domanda diverse possono essere le risposte, noi diamo la più semplice: l’abbiamo saputo adesso e solo per averla cercata.

Ci occupiamo costantemente di servizio idrico nell’agrigentino e del Voltano. Dovrebbe essere un’informazione agevole con gli Enti disponibili a comunicare alla stampa, ma, in alcuni casi non è, purtroppo, così.

L’informazione di oggi non ci è mai arrivata, l’abbiamo cercata e seppure in notevole ritardo diamo la notizia all’opinione pubblica e, in particolare, ai cittadini dei dieci Comuni che fanno parte della società a capitale pubblico “Voltano”, precisamente i contribuenti dei Comuni soci, San Biagio Platani, Sant’Angelo Muxaro, Sant’Elisabetta, Raffadali, Joppolo, Aragona, Comitini, Favara, Agrigento e Porto Empedocle, che è stato affittato un ramo d’azienda. Abbiamo anche chiesto ad alcuni sindaci di questi Comuni se conoscessero la vicenda, in parte la sconoscevano, altri l’avrebbero saputo. Sembrerebbe, ad ogni modo, che non ci sia stata una assemblea convocata sull’argomento.

Ovviamente, l’affitto del ramo d’azienda è avvenuto nel rispetto della legge e delle regole.

La notizia vuole sottolineare il silenzio, il non informare adeguatamente l’opinione pubblica su fatti importanti quali sono quelli relativi al servizio idrico nell’agrigentino.

E l’opinione pubblica pretende di sapere tutto dal Voltano perché è una società a capitale pubblico e perché fa parte anche di Girgenti acque. Lo stesso amministratore unico del Voltano è l’attuale presidente di Girgenti acque.

Il Voltano, oggi, è una società che ha ceduto a copertura di un debito ad un privato il 13 per cento delle azioni tenute in Girgenti acque e nel 2009 ha anche ceduto il suo sistema acquedottistico all’Ati idrico e a Girgenti acque, tenendo per se la gestione diretta di sole 1.934 utenze.

Adesso, la società ha voluto separare le attività inerenti “la gestione del servizio idrico dalla gestione patrimoniale dell’Ente, intesa quale attività finalizzata all’adempimento dei debiti ed alla riscossione dei crediti”. Acque Voltano ha la gestione del servizio idrico reso all’utenza. E per questo il “Voltano spa intende affidare la prosecuzione del servizio ai propri dipendenti organizzati nelle forme associative previste dalla legge”.

“Il modello negoziale prescelto allo scopo è quello dell’affitto di ramo d’azienda”. In questo senso, il 5 Gennaio 2018 i dipendenti del Voltano hanno costituito la società Cooperativa Acque del Voltano.

“La durata del contratto d’affitto del ramo d’azienda è convenuta in anni trenta con inizio dal primo luglio 2018  e scadenza il 30 giugno 2048”. Mentre, “il canone annuale per l’affitto del ramo d’azienda è pattuito e determinato in misura pari al 15 % degli incassi netti realizzati dal Gestore”.

Si legge nel contratto tra il Voltano e la cooperativa, che tutto ciò è stato fatto per la “salvaguardia degli attuali livelli occupazionali”. Una finalità assolutamente nobile per la quale valeva la pena diffondere la notizia nell’immediatezza, avrebbe avuto il favore dell’opinione pubblica. Del resto, si comprendono facilmente le ragioni che hanno portato i tre dipendenti ad accettare il pesante carico pur di salvare il lavoro. E ancora, chi altri avrebbe accettato di gestire un servizio per conto di una società a capitale pubblico sulla quale i sindaci devono decidere su un eventuale scioglimento e messa in liquidazione.

Al momento, non possiamo che aspettare le reazioni dei sindaci dei dieci comuni soci del Voltano, che adesso sanno, per raccontarvi il resto della storia, ovviamente, se un resto ci sarà.

Se Porto Empedocle piange, Agrigento non ride. Mentre la vertenza empedoclina sembra ormai impantanata e non si capisce come potrà uscirsene, ad Agrigento, gli operatori ecologici sono nuovamente sul piede di guerra per via del ritardo con cui il Comune sta lavorando la fattura per i servizi svolti nel mese di gennaio alle ditte che doveva essere pagata il 15 febbraio scorso. “Ancora una volta – scrivono i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil Enzo Iacono, Umberto Nero e Nino Stella – assistiamo al ritardo nel pagamento degli stipendi ai lavoratori che operano per conto del Comune di Agrigento. Chiediamo che, come fissato dal Contratto di Lavoro Fise, gli stipendi vengano corrisposti puntualmente affinchè i lavoratori possano programmare le spese delle proprie famiglie. Per questo motivo siamo nuovamente in stato di agitazione e lunedì prossimo 25 febbraio i lavoratori si riuniranno in assemblea nelle due ultime ore di ogni turno”. Per Agrigento dunque, si profilano nuovi disagi per i cittadini a pochi giorni dall’inizio della Sagra del Mandorlo in fiore.

Nell’ambito dell’operazione “No Fly” condotta dalla procura di Siracusa e relativa all’alto tasso d’inquinamento atmosferico cagionato dagli impianti petrolchimici che avrebbero emesso “materiale inquinante e molesto” si è proceduto, nella giornata di sta mattina, al sequestro preventivo degli stabilimenti di Versalis di Priolo e Sasol spa di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi Scpa di Melilli e Ias Spa di Priolo Gargallo.

L’operazione è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica, Fabio Scavone e diretta dai Sostituti Procuratori Tommaso Pagano, Salvatore Grillo e Davide Lucignani, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Siracusa e i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa, unitamente a personale del Noe di Catania e del Nictas dell’Asp di Siracusa, che hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Siracusa, di quattro insediamenti nel Polo petrolchimico di questa provincia, ricompreso fra i comuni di Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo Gargallo.

Così il Procuratore della Repubblica Scavone durante la conferenza stampa: “E’ una prima tappa, un problema dalla complessità estrema perché riguarda il comprensorio di Melilli, Priolo, Augusta e Siracusa afflitti da problemi che riguardano il settore atmosferico, marino, terrestre e la dismissione degli impianti industriali. Questa indagine analizza una parte dell’inquinamento atmosferico, non è un limite ma una necessità legata alla complessità della problematica.”

I consulenti della procura Rino Felici Arpa di Milano, Mauro Sanna Arpa del Lazio, e Nazareno Santilli  dirigente del Ministero dell’Ambiente e dell’Ispra, esperti a livello nazionale,  che hanno lavorato anche al caso Ilva di Taranto, hanno accertato la natura inquinante delle immissioni aeree degli stabilimenti di Versalis di Priolo e Sasol spa di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi Scpa di Melilli e Ias Spa di Priolo Gargallo che, pertanto, sono stati sottoposti al sequestro.

Gli stessi consulenti tecnici hanno evidenziato di avere raccolto elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata”, rilevando come “nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri Comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”.

“Abbiamo anche riscontrato, continua il procuratore Scavone, che l’Ias, Industria acqua siracusana, il cui impianto smaltisce tutti i reflui di tutto il comprensorio industriale oltre che quello dei Comuni di Priolo e di Melilli, e la Priolo servizi, non avevano l’autorizzazione Aia e hanno lavorato per anni indisturbati. Inoltre, l’Ias era dotato dal 2005 di un impianto di deodorizzazione per convogliare emissioni diffuse che seppur collaudato non è mai entrato in funzione, esclusa la parte finale con sistema di nebulizzazione per attenuare le puzze. “Un po’ come spruzzarsi il deodorante dopo aver fatto attività fisica al posto di farsi una doccia, ha dichiarato Grillo”. Una percezione che a naso negli ultimi anni era già percepita e palese per buona parte della popolazione.”

Il provvedimento, di carattere preventivo, prevede il mantenimento della facoltà d’uso degli impianti e, quindi, la continuità di esercizio delle unità in sequestro, previa disponibilità dei gestori a produrre, entro 90 giorni, un programma attuativo per ricondurre nei limiti le emissioni in atmosfera nonché il versamento di una garanzia fideiussoria pari al costo delle opere di adeguamento che dovranno essere completate entro i prossimi 12 mesi.

 

“A Mariella Ippolito, dimessasi qualche settimana fa, va la nostra stima e il nostro apprezzamento per il lavoro svolto in questi mesi. Ha saputo affrontare le innumerevoli emergenze sociali ed occupazionali dell’isola, dando un contributo di qualità, impegno, dedizione ed umanità”. Così si esprime il capogruppo Popolari e Autonomisti  Idea Sicilia On. Pullara sull’avvicendamento che vede oggi Scavone alla guida dell’Assessorato della Famiglia, Politiche sociali e lavoro.

“La nomina di Antonio Scavone nasce dall’esigenza di garantire un naturale avvicendamento delle cariche, salvaguardando al contempo la continuità di un lavoro che è già partito bene. Sono soddisfatto perché il nuovo Assessore, Direttore medico e capo Dipartimento di radiologia dell’ARNAS Garibaldi di Catania, già deputato e senatore nazionale e da sempre vicino al gruppo Autonomisti Sicilia, è un uomo di spessore che saprà muoversi efficacemente nell’assolvimento dei delicati compiti che richiede il suo ruolo: sono certo che saprà trovare soluzioni adeguate alle varie emergenze di settori di grande importanza ed al centro del dibattito politico attuale come quello della crisi occupazionale che investe in particolare i nostri giovani. Sono proprio loro che hanno bisogno di una politica proattiva, che compia scelte coraggiose e che dia le giuste soluzioni agli annosi problemi che coinvolgono numerose fasce sociali che vivono ancora gravi disagi economici e assistenziali, mi riferisco ai disabili, ai disoccupati, finanche ai lavoratori coinvolti nella formazione professionale. Al Dr. Scavone – conclude  l’onorevole- auguro buon lavoro. Sono certo che il suo contributo sarà fondamentale per il rinnovamento e il rilancio della Sicilia”.

In relazione ai recenti fatti avvenuti in via Piersanti Mattarella, dove una signora è stata morsa da un ratto, interviene la responsabile cittadina e aree agrigentine nonché Consigliere Comunale della “Lega – Salvini Premier” Rita Monella. Ecco il testo della nota:

Ritengo inaccettabile e vergognoso che in una città, già candidata a “Capitale della Cultura 2018”,possano accadere fatti di tale gravità. Per tal motivo, sollecito l’amministrazione comunale, in tempi brevissimi, a mettere in atto una sistematica e attenta derattizzazione in ogni quartiere della città. Da tempo molti cittadini hanno denunciato fatti analoghi e sollecitato soluzioni adeguate alla problematica posta in essere. Adesso basta perché i cittadini sono stanchi”.

Alla presenza del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto e dell’assessore comunale all’ecologia, Nello Hamel, questa mattina si è svolto un incontro con la Federconsumatori di Agrigento, rappresentata da Ilenia Capodici e Anna Macaluso, per affrontare la problematica relativa alle sanzioni comminate ad alcuni utenti agrigentini per errori nel conferimento dei rifiuti differenziati. L’Amministrazione ha recepito quanto rappresentato dalla Federconsumatori ed ha assicurato di aver già avviato un’attenta valutazione, anche alla luce di una richiesta di parere legale, che consentirà al sindaco di emettere i provvedimenti di annullamento delle sanzioni nel rispetto della normativa vigente.

Disposta la chiusura degli uffici del Libero Consorzio Comunale nella città di Agrigento per il 25 febbraio, in occasione della festività di San Gerlando, Santo Patrono della città di Agrigento. Tale giorno deve essere considerato, a tutti gli effetti, giorno festivo secondo le previsioni del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici. Gli uffici apriranno regolarmente il 26 febbraio.   

Resteranno aperti, invece, gli uffici Relazioni con il pubblico del Liber.

“Da mesi alcune sedi del comando provinciale dei vigili del fuoco di agrigento non viene fornita l’acqua da bere in bottiglia, questo malgrado siano state comunicate dai responsabili delle sedi di lavoro” – lo dichiara- il responsabile provinciale della UILPA dei Vigili del Fuoco di Agrigento Antonio DI MALTA – che incalza – “ il personale deve portarsi l’acqua potabile per dissetarsi da casa o comprarla di tasca propria” – continua A. DI MALTA  – “ Questa situazione simboleggia l’incapacità di gestione di un comando come quello di Agrigento, è inconcepibile che i vigili del fuoco per colpa della cattiva gestione deve comprarsi l’acqua di tasca propria o portarsela da casa” è stato chiesto al Comando da parte dei responsabili delle sedi di lavoro la fornitura dell’acqua ad oggi senza nessun esito, ora siamo costretti ad intervenire noi chiedendo l’intervento del Prefetto.