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L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha deciso di rendere disponibili alcuni locali dove i sanitari di Medicina generale e i pediatri di libera scelta possano effettuare i tamponi anti-Covid, allestendo così una corsia preferenziale per i test su prenotazione. Si tratta di un’azione congiunta tra l’Azienda sanitaria e l’Ordine dei medici, frutto di un incontro che si è svolto nella Cittadella della Salute di Agrigento. A rendere gli onori di casa sono stati il commissario straordinario Mario Zappia, il direttore sanitario Gaetano Mancuso e i coordinatori di staff, Giuseppe Amico ed Ercole Marchica, mentre, per l’Ordine dei medici di Agrigento hanno partecipato Giovanni Vento, presidente in carica, Pietro Luparello, vicepresidente, e il consigliere Leonardo Russo. Tra l’altro si è discusso di prevenzione, di percorsi ospedalieri separati, di potenziamento delle linee di attività territoriali, di fornitura di dispositivi di protezione individuale, di collaborazione con i medici degli ospedali ma anche di prospettive legate all’imponente campagna vaccinale che ci si appresta a varare per sconfiggere il covid-19.

Lungo la statale 122, in territorio di Canicattì, intorno alle ore 2 della notte scorsa, i Carabinieri hanno incrociato due automobili sfreccianti ad elevata velocità. I militari hanno inseguito le due auto che, anziché rallentare, hanno tentato di sfuggire ai Carabinieri. Uno dei due mezzi, una Fiat Uno, si è schiantato contro il guardrail, e gli occupanti si sono dileguati nelle campagne. L’altra auto, una Fiat Panda, è stata trovata all’alba abbandonata nel centro di Canicattì. Entrambi i mezzi sono risultati rubati.

Davanti il gip del Tribunale di Agrigento, questa mattina, l’interrogatorio di garanzia del bracciante agricolo quarantenne di Canicattì arrestato negli scorsi giorni con la grave accusa di aver violentato la figlia minorenne in almeno tre occasioni. Un  L’indagato, assistito dall’avvocato Angela Porcello, davanti al giudice ha respinto in lacrime le accuse: “Che ci faccio in carcere?” avrebbe dichiarato.

L’uomo ha risposto alle domande delle parti negando le violenze e descrivendo una realtà familiare opposta alle indicazioni fornite agli inquirenti dalla figlia.  La difesa ha anche prodotto alcuni documenti in seguito ad indagini difensive che entrerebbero in contrasto con la versione raccontata dalla minore: nessuna violenza sessuale, nessun ambiente pericoloso in famiglia, nessun maltrattamento. Alla luce della condizione psicologica dell’indagato, difesa ha anche chiesto, al termine dell’interrogatorio, la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

Il giudice nelle prossime ore, anche in seguito al parere che dovrà esprimere l’accusa rappresentata dal pm Gloria Andreoli, deciderà sulla convalida del provvedimento e sull’eventuale scarcerazione dell’uomo.

Ylenia Bonavera, 24 anni di Messina, è morta la notte scorsa nell’ospedale Garibaldi di Catania.

Le cause del decesso sono in via di accertamento da parte della Squadra mobile di Catania.

Dagli esami tossicologici, la ragazza è risultata positiva alla cocaina e dunque non si esclude che la morte sia avvenuta per overdose. Sul corpo la ragazza aveva anche una ferita di arma da taglio all’altezza di una clavicola.

Sarà dunque l’autopsia, disposta dalla Magistratura, a svelare il mistero.

Nel 2017 l’ex fidanzato della donna, A. M., aveva tentato di ucciderla cospargendola di benzina e dandole fuoco, provocandole ustioni sul 13 per cento del corpo. In un secondo momento la giovane aveva ritrattato, dicendo che non era stato l’ex ragazzo, ma durante il processo, grazie alle indagini della Polizia, emersero responsabilità dell’uomo, che venne condannato nel 2018 a 12 anni per tentato omicidio, pena ridotta a 10 anni nel gennaio dello scorso anno.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 

 

Gentile direttore Castaldo, la mia lettera è un atto dovuto da parte di una cittadina calabrese che apprezza l’equilibrio della vostra testata ed il rigore che dimostrate quotidianamente nel raccontare gli avvenimenti del nostro Sud. Senza retorica e con la schiena dritta.

Di emergenza Sanità vi siete già occupati.
La questione stavolta è quella dei vaccini antinfluenzali, un giallo che avvolge
un’azienda sanitaria provinciale calabrese, più esattamente quella di Cosenza.

Tra poco più di 1 mese in Italia comincerà la campagna di vaccinazione anticovid, e qui a Cosenza non riesci a farti l’antinfluenzale manco se t’ammazzi.

Anche questa settimana ( è dai primi di novembre che ci provo…) ho registrato il niet del centro vaccinazioni.
Le dosi al momento sono disponibili, ma oggi le faremo solo nel pomeriggio e solo ai bambini superiori ai 9 anni. Per gli adulti, il primo giorno utile è sabato mattina, ma siccome facciamo la disinfettazione dei locali, ci vorrà lunedì pomeriggio della prossima settimana.
Sempre avendo le dosi a disposizione, però…

Faccio notare alla signora che in questo modo si rischia di non poterlo fare più, considerata la vicinanza temporale con quello per il coronavirus. E lei stizzita mi dice di rivolgermi all’ufficio Igiene Sanità pubblica dell’Asp. Chiamo il centralino e dopo una bella ora di tentativi in cui riesco solo a comunicare (diciamo così…) con un operatore del centralino, con serie difficoltà di comprensione della mia richiesta – ma secondo me è tutta una farsa – prima passa la telefonata ad un interno dove non risponde mai nessuno, poi messo alle strette dalla mia insistenza, mi chiude addirittura il telefono in faccia.

Conclusione?
A Cosenza, l’asp sembrerebbe che non voglia manco fare le vaccinazioni ordinarie.
Non ha fornito ai medici di base un numero minimamente sufficiente alle richieste dei suoi assistiti e probabilmente vuole a tutti i costi far scadere i vaccini che ha acquistato per provocare un altro bel danno erariale.
E la politica che fa?
E ai cittadini/pazienti chi ci pensa?

Vorrei tanto che il commissario alla Sanità neonominato Guido Longo sia messo a conoscenza di quest’altra ciliegina sulla torta, indicativa degli sprechi che continuano a perpetrarsi in danno di cittadini ormai infinitamente sfiduciati e avviliti.

                                                                                                          Lettera firmata

“Nella giornata di oggi la Camera dei Deputati ha votato favorevolmente,  a maggioranza, la riforma del MES. Protagonisti assoluti anche i deputati agrigentini del Movimento Cinque Stelle, che con il loro voto favorevole hanno contribuito ad approvare una riforma addirittura peggiorativa, facendo, peraltro, l’esatto contrario di quanto inequivocabilmente indicato nel programma elettorale del Movimento stesso, che del MES voleva lo smantellamento, finendo col tradire, senza alcuna forma di pudore, i loro ideali ed i loro elettori, e tutto questo per paura di elezioni anticipate e per salvare la loro comoda poltrona”.

Lo sostiene il Commissario provinciale di Fratelli d’Italia della provincia agrigentina, Calogero Pisano.

“Non è un caso, probabilmente – continua Pisano – che del voto odierno gli onorevoli grillini non facciano alcuna menzione sui loro profili social, sui quali sono spesso  freneticamente attivi, quasi a volersi nascondere o sottrarre dal giudizio degli agrigentini che, stanchi di questi voltagabbana della politica, hanno già espresso in maniera chiara ed ineccepibile la loro opinione sul Movimento Cinque Stelle, bocciandolo sonoramente alle ultime amministrative agrigentine, un Movimento che si annunciava alla nascita come rivoluzionario e che, invece, ha dimostrato di essere la peggiore delle caste”.

In via Manzoni, nel cuore di Agrigento, è crollato il soffitto di un appartamento per fortuna senza gravi conseguenze.

Il bilancio è di due feriti non gravi, trasportati all’ospedale San Giovanni di Dio edue famiglie evacuate per mettere in sicurezza l’intera area

Sul posto sono intervenute più ambulanze ed una squadra dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Agrigento.

Avrebbe dovuto essere un ordinario pattugliamento del territorio, magari anche indirizzato ad evitare assembramenti e a garantire le misure anti-Coronavirus. I carabinieri della stazione di Porto Empedocle, domenica, in via Mare, si sono però ritrovati davanti un immigrato che aveva appena montato una bancarella abusiva sulla quale aveva piazzato – in bella mostra, cercando di attirare i clienti – merce contraffatta. L’intervento è stato fulmineo.
Non appena però l’immigrato ha visto sopraggiungere la pattuglia dell’Arma, altrettanto fulmineamente, s’è dileguato, scappando a gambe levate. I carabinieri hanno provato ad acciuffarlo, ma purtroppo non ci sono riusciti. E’ stata invece sequestrata tutta la merce che l’extracomunitario aveva già posto in vendita: 11 paia di scarpe di diverse, importanti, marche e decine e decine di dvd. Tutto è stato portato, ai fini della confisca e della successiva distruzione, alla caserma. I controlli, anche per prevenire e reprimere il sempre presente fenomeno dell’abusivismo commerciale, andranno avanti in maniera capillare.

 

 

Il processo è stato incardinato davanti al giudice Giuseppe Miceli che ha dato la parola al pm Roberto Gambina e al difensore dell’imputato, l’avvocato Fabio Inglima Modica, per la richiesta di ammissione dei mezzi di prova. Il 2 marzo ci sarà la prima udienza del dibattimento con l’audizione della presunta vittima e di alcuni poliziotti che si occuparono del caso.

Curaba per diverse settimane fu ricercato dagli agenti del commissariato di Porto Empedocle a cui si era rivolto il proprietario di un albergo che aveva soccorso la quarantenne in una pozza di sangue. La donna aveva una mandibola fratturata, il timpano rotto, ecchimosi sugli occhi e sulle orecchie, traumi al torace e alla gamba nonché due denti rotti e una costola fratturata. La compagna di Curaba non ha mai sporto denuncia.

Giudizio abbreviato, quindi non ci sarà alcun dibattimento e si deciderà “allo stato degli atti” con l’eventuale condanna ridotta di un terzo. I tre presunti autori della maxi rapina, con bottino dai 50 ai 60mila euro, alla Banca popolare Sant’Angelo di Raffadali, finiscono davanti al giudice.

Si tratta di Raffaele Salvatore Fragapane, 43 anni, di Santa Elisabetta, e dei palermitani Umberto D’Arpa, 53 anni e Martino Merino, 26 anni. I difensori – gli avvocati Giuseppe Barba e Ninni Giardina – subito dopo la decisione del gip Francesco Provenzano di disporre il giudizio immediato, hanno scelto la strategia processuale del rito abbreviato. Fragapane, peraltro, di recente è tornato in carcere.

Il procedimento, davanti al gup Alessandra Vella, è stato incardinato e c’è stata la decisione del giudice di ammetterli al rito speciale che prevede la riduzione della pena di un terzo e l’assenza di istruttoria con la decisione, quindi, che scaturisce solo dall’esame degli atti relativi alle indagini preliminari. Il 3 febbraio è in programma la requisitoria del pubblico ministero Chiara Bisso e le arringhe difensive.

Fragapane, libero nonostante una condanna a 10 anni e 8 mesi rimediata nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”, avrebbe fatto da basista al colpo, dello scorso 10 febbraio, all’istituto di credito.

I due palermitani, reo confessi della rapina di cui sarebbero gli esecutori materiali, ai danni dei dipendenti della filiale oltre che di un cliente che aveva 1.000 euro in tasca e che è stato costretto a consegnarli, hanno raccontato di essere venuti in treno ad Agrigento per vendere un orologio ma di non averlo fatto perché l’acquirente non si era presentato all’appuntamento.
A quel punto, anziché rientrare a Palermo, secondo il loro racconto, bocciato come “inverosimile” dal gip Stefano Zammuto dopo l’arresto, avrebbero chiamato Fragapane, che avevano conosciuto in passato per avere partecipato insieme ad alcune fiere, che li avrebbe prelevati in auto e avrebbero iniziato a girovagare per Raffadali fino alla decisione estemporanea di rapinare la banca. Fragapane, in sostanza, secondo la loro versione, totalmente bocciata, solo dopo avrebbe saputo del colpo e li avrebbe aiutati ad allontanarsi portandoli nel suo benzinaio di Sant’Angelo dove sono stati sorpresi e arrestati.

Il quarantenne, cugino del boss Francesco Fragapane, aveva di fatto confermato la stessa versione ma, in un secondo momento, ha chiesto di essere interrogato dal pm Chiara Bisso alla quale, “salvo qualche reticenza”, secondo quanto evidenzia il gip, ha ammesso i fatti ottenendo anche il suo parere favorevole alla scarcerazione.
Nelle scorse ore, però, in seguito alla segnalazione di alcune violazioni, il giudice lo ha rimandato in carcere.