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L’associazione Guide Turistiche di Agrigento, presieduta da Calogera Magro, si è rivolta all’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, e ha manifestato apprezzamento per la sospensione del sovrapprezzo di 2 euro al chiostro di Monreale imposto in ragione della presenza della mostra di Jan Fabre all’interno del sito. L’associazione Guide Turistiche di Agrigento ripete, pertanto, la richiesta di sospendere lo stesso sovrapprezzo di 2 euro anche nella Valle dei Templi di Agrigento, dove è stata allestita un’altra mostra di Jan Fabre. Le Guide turistiche agrigentine, come già in una precedente lettera, ribadiscono: “Nessuno contesta la mostra in sé, ognuno è libero di apprezzare o meno l’arte nelle sue varie forme. Siamo consapevoli che arricchire il percorso dei siti culturali può essere un valore aggiunto per i visitatori. Quello che vogliamo mettere in evidenza è I’obbligo di pagare un biglietto maggiorato per una mostra che magari non si ha nessun piacere di vedere, peraltro a danno dei Tour operator che non hanno appreso, con adeguato margine di tempo, dell’aumento del biglietto. Basterebbe allestire la mostra in una parte del sito dove il fruitore sia libero di acquistare il biglietto oppure no”.

L’estate, il mare e il pericolo meduse: a Mondello, in provincia di Palermo, dove la spiaggia non è provvista di bagnini di salvataggio, una bagnante in choc anafilattico provocato dal contatto con una medusa, e con un principio d’infarto, è stata soccorsa prima dal marito, che è medico, e poi dai sanitari del 118 giunti in ambulanza da Partanna-Mondello. Ad Agrigento, a Cannatello, invece, una giovane turista di 25 anni, pallavolista, originaria di Lucca, intenta a nuotare a circa 250 metri dalla riva, è stata assaltata da decine di meduse di grosse dimensioni. La donna è stata salvata dai bagnini Felice Amodio e Giuseppe Filippazzo, della cooperativa “Ulisse” di Porto Empedocle, che l’hanno prima condotta a riva e poi trasferita al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”.

Gruppo “Uniti per la Città”

“si attendono ancora risposte, che qualcuno batta un colpo, prima dell’arrivo delle piogge e prima che la situazione precipiti di nuovo e ci scappi la tragedia”. Il consigliere comunale di Agrigento, Marco Vullo, torna a sollecitare l’amministrazione di Palazzo dei Giganti e gli organi Regionali dell’Assessorato Territorio ed Ambiente e della Protezione Civile, chiedendo un’azione immediata per la messa in sicurezza del costone franoso che minaccia un complesso di palazzine in via Favignana, a Monserrato, compresa la Chiesa di San Lorenzo. Continuano a verificarsi anche se lentamente ulteriori piccoli cedimenti, così mi continuano a riferire i residenti che non sono per nulla tranquilli e si sentono abbondonati dalle istituzioni. – Riferisce Vullo – Un’ abbondante fetta della parete si era staccata nel febbraio scorso portandosi dietro marciapiedi, tombini e un paio di pali dell’illuminazione pubblica. Uno scenario che si commenta da solo – aggiunge Marco Vullo. Il tutto aveva portato in piena notte allo sgombero della palazzina al civico 5 di Via Favignana, rientrati dopo due settimane a seguito dei sopralluoghi della Protezione Civile Regionale che aveva garantito la stabilità dell’immobile. Da allora si attendono risposte, tutte legate ad un finanziamento in Via d’urgenza. Urgenza che sembrerebbe stentare a trovare soluzione considerato il silenzio assordante attorno alla vicenda. Non si può più aspettare, non c’è tempo da perdere, occorre intervenire – osserva ancora il consigliere del gruppo “Uniti per la Città” – serve una seria accelerazione dell’iter da parte degli Enti che, a vario titolo, risultano interessati all’emergenza, in modo da rendere esecutivo il progetto di consolidamento e da reperire i relativi fondi, necessari a realizzare le opere. Facendomi portavoce della paura con cui sono costretti a vivere quotidianamente i residenti della via Favignana – conclude Marco Vullo – rinnovo la richiesta di aiuto al Prefetto a cui ho fatto pervenire mezzo Pec una lettera di richiesta chiarimenti affinché, in forza della sua autorevolezza e della sua riconosciuta sensibilità umana e istituzionale, possa imprimere un’accelerazione a questa vicenda che da anni si trascina pericolosamente senza trovare ad oggi, nonostante le mie ripetute prese di posizione e i mie costanti Sos, una soluzione positiva alla delicata e incombente questione di grande rilevanza sociale”.

Alla vigilia dell’esame in Commissione Sanità della nuova rete ospedaliera in Sicilia: i reparti e i posti letto nei cinque ospedali agrigentini.

Domani martedì 31 luglio inizia l’esame in Commissione Sanità all’Assemblea Regionale della proposta della nuova rete ospedaliera firmata dall’assessore Ruggero Razza e approvata dalla giunta Musumeci. I componenti della Commissione, presieduta dall’agrigentina Margherita La Rocca Ruvolo, renderanno il parere obbligatorio. Poi il testo sarà trasferito all’Assemblea Regionale e ai ministeri della Sanità e dell’Economia. Al momento, prima delle valutazioni della Commissione, i posti letto nei 5 ospedali della provincia di Agrigento aumentano da 761 a 887. In particolare, ad Agrigento, all’ospedale “San Giovanni di Dio”, i posti letto saranno 313 a fronte degli attuali 274. Chirurgia generale 20 posti letto, medicina generale 22, ortopedia 20, astanteria 12, cardiologia 24, neurologia 10, ostetricia e ginecologia 28, otorinolaringoiatria 8, pediatria 14, urologia 12, terapia intensiva 14, oncologia 6, chirurgia vascolare 10, terapia intensiva neonatale 6, malattie infettive e tropicali 10, nefrologia 8, radioterapia 4, recupero riabilitazione funzionale 22, lungodegenti 14, oculistica 2, psichiatria 15, chirurgia plastica 4, pneumologia 4, ematologia 4, unità coronarica 8, dermatologia 2, neonatologia 6, reumatologia 2, e terapia del dolore 2. Poi, ancora nel dettaglio,
a Canicattì, all’ospedale “Barone Lombardo”, i posti letto nella nuova mappa sono 118 e adesso sono 92. Medicina generale con 22 posti letto, cardiologia 9, ostetricia e ginecologia 14, chirurgia generale 18, ortopedia 8, pediatria 8, psichiatria 15, oncologia 4, unità coronarica 4, neonatologia 2, e lungodegenti 14. E poi,
a Licata, all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”, vi saranno 120 posti e adesso sono 105. Chirurgia generale 14 posti letto, medicina generale 20, ortopedia 18, unità coronarica 2, cardiologia 10, ostetricia e ginecologia 10, otorinolaringoiatria 2, pediatria 8, urologia 2, geriatria 4, neonatologia 2, recupero e riabilitazione 14, e lungodegenti 14. E poi
a Sciacca, all’ospedale “San Giovanni Paolo secondo, i posti letto saranno 234 e adesso sono 230. Chirurgia generale 20 posti letto, medicina generale 22, ortopedia 18, astanteria 8, cardiologia 15, oculistica 4, ostetricia e ginecologia 16, pediatria 9, urologia 8, terapia intensiva 10, neuro-riabilitazione 30, neurologia 4, otorinolaringoiatria 4, psichiatria 15, oncologia 4, ematologia 6, nefrologia 13, unità coronarica 8, neonatologia 2, reumatologia 2, e lungodegenti 16. Infine
a Ribera, all’ospedale “Fratelli Parlapiano”, i posti letto saranno 102 e adesso sono 60. Geriatria 10 posti letto, chirurgia generale 6, medicina generale 10, recupero e riabilitazione funzionale 44, neuro-riabilitazione 14, e lungodegenti 18.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nell’ambito delle manifestazioni estive dell’Estate Joppolese, anche quest’anno andrà in scena la dodicesima edizione del premio nazionale Sipario D’Oro 2018.

La cerimonia di premiazione è in programma venerdi 10 agosto alle ore 21.

Ecco i nomi del premiati di questa edizione.

Ing. Francesco Vitellaro, già presidente Rotary Club Agrigento;

Dott. Luca Gazzara, Commissario Parco dei Monti Sicani;

Ing. Angelo Taibi,  scienziato della ricerca italiana nel campo della fisica medica;

Prof. Francesco Pira, Sociologo, Giornalista;

Ing. Ferdinando Macedonio, Manager Internazionmale;

Irina Gobaceva, Cantante lirico-leggera russa;

Simona Vita e Fernando Cinquemani, Direttori Artistici e Coreografi scuola di Ballo Luna Rossa.

Rosario Matina, chef internazionale;

Nel corso della serata verranno presentati momenti di intrattenimento tra recitazioni, canti e danze.

Eolico, fotovoltaico, idroelettrico, biomasse, geotermico e non solo: è grande la potenza installata, eppure non sono neanche infrequenti i blackout. Due problemi su tutti: una rete vetusta e un «imbuto» da allargare

Arriva il grande caldo e, come sempre, porta con sé i blackout energetici. Quest’anno, però, Italia e Sicilia vivono l’arrivo del caldo con particolare apprensione. È di questi giorni l’allarme, pubblicato nel bollettino mensile di Terna, lanciato da Entso-E, l’associazione europea dei gestori di rete di trasmissione elettrica, riguardo «alcuni importanti segnali in termini di adeguatezza ». Entso-E evidenzia come «in Italia vi siano zone con un potenziale eccesso di capacità produttiva (Sud) e zone strutturalmente deficitarie (Centro Nord)». Il focus è chiaro: «Le simulazioni mostrano come, in caso di caldo intenso e basso apporto da rinnovabili, i margini possano essere sufficienti solo grazie all’Import dai Paesi confinanti».

«Le simulazioni probabilistiche condotte sulla settimana dal 23 al 30 luglio (quella ormai in via di conclusione, ndr) , quella potenzialmente più critica, hanno individuato, per l’aggregato Nord e Centro Nord, una soglia critica di temperatura media giornaliera pari a 26°C: oltre questa temperatura, l’import dall’estero diviene indispensabile a garantire margini di adeguatezza positivi».

 

Ne abbiamo avuto un assaggio il 14 luglio, prima ondata di caldo con oltre 30 gradi: a fronte di una potenza installata di 117,1 Gw in Italia, il fabbisogno nazionale quel giorno è sceso, con picco a 41,718 Gw, eppure si sono registrate parecchie interruzioni. Nel prosieguo, lo scenario mostra che «nella settimana centrale di agosto e nelle ultime settimane di settembre, sia di notte che di giorno, potrebbe essere necessario ridurre la produzione eolica al Sud e nelle Isole per garantire sicurezza al sistema».
Terna, che ha appena approvato la semestrale con ricavi a +3,3% e utile a +2,5%, prosegue gli investimenti spendendo nel primo semestre 338 milioni (+3,7%) e sta intensificando la costruzione delle nuove interconnessioni Italia-Francia e Italia-Montenegro (saranno completate nel 2019). Ma il sistema nazionale non sarà mai del tutto sicuro e il prezzo dell’energia non calerà granché se non sarà allargato l’ “imbuto” rappresentato dalla Sicilia. Infatti, arriva più energia dalla Calabria attraverso il Sorgente-Rizziconi e si produce tanta “rinnovabile”, ma né l’una né l’altra possono attraversare l’Isola, e varie zone restano carenti. E se prima esportavamo quasi 1 Twh verso Malta, ora ne inviamo meno della metà. Così, se la Strategia energetica nazionale prevede un collegamento sottomarino Sardegna-Italia via Sicilia e l’Isola sarà il terminale di un cavidotto Tunisia-Italia, occorre completare rapidamente la nuova rete da Est a Ovest della regione.

La Sicilia, frattanto, riduce i propri consumi (fabbisogno a giugno 1.554 Gwh, -2,1% rispetto a giugno 2017 e -0,3% rispetto al primo semestre dell’anno scorso), riceve 1,8 Twh a basso costo dalla Calabria e ne esporta solo 0,4 verso Malta. Eppure paga in bolletta un MWh 64,1 euro, cioè 4,8 euro in più del Prezzo unico nazionale, che a giugno è stato di 57,3 euro.

Schietta l’analisi di Mario Pagliaro, primo ricercatore del Cnr di Palermo e coordinatore del Polo solare della Sicilia: «È un quadro del sistema energetico in profonda trasformazione, che ha tre cause: economica, tecnologica e meteo». In particolare, rileva Pagliaro, «il 2018 è l’anno del ritorno di piogge abbondanti e persistenti: ecco il riapparire in grande stile della produzione idroelettrica, che cresce del 36,5% e passa in soli 6 mesi dai 19,074 mld di kWh del 2017 ad oltre 26 mld. Maltempo significa anche maggiore ventosità: la produzione eolica sale di oltre il 9%, passando dagli 8,8 mld di kWh dei primi 6 mesi del 2017 ai quasi 9,62 mld del 2018. Pioggia e vento significano meno radiazione solare. Ecco il forte calo (-10,5%) della produzione fotovoltaica, che passa dai 12,75 mld di kWh del 2017 a 11,41 mld».

Di conseguenza, osserva il ricercatore, «crolla la produzione termoelettrica che passa da 96,88 mld di kWh nel primo semestre 2017 agli 86,18 mld di quest’anno: un calo dell’11%. Che è dovuta anche (e molto: +30%) dalle maggiori importazioni di elettricità dall’estero, essenzialmente dalle centrali nucleari di Francia, Svizzera e Slovenia, che passano dai 18,314 mld di kWh importati nel 2017 a 23,85».

La Sicilia, poi, è come un’immensa “centrale elettrica” mal collegata alla rete. Cuore pulsante di questa “centrale” sono ormai, e sempre di più, le energie rinnovabili. La parte del leone, manco a dirlo, la fa l’eolico con (dati Terna aggiornati allo scorso 15 luglio), 882 impianti per 1.830 Mw di potenza installata (il 10% del totale nazionale). Segue da vicino il fotovoltaico, con 51.257 impianti pari ad una potenza installata di 1.382 Mw (un quindicesimo del totale nazionale), poi l’idroelettrico con 26 impianti per 281 Mw, e le biomasse e il geotermico con 46 impianti per 93 Mw.

Ma ancora il settore, seppure in certe giornate riesce a coprire il fabbisogno facendo spegnere le vecchie centrali termiche, non riesce a reggere il confronto con la potenza installata di termoelettrico, che vede nell’Isola ancora 91 turbine della potenza nominale di 5.313 Mw. Il confronto, infatti, secondo il bilancio Terna 2017, vede in totale 50.727 impianti rinnovabili per 3.413 Mw. Il pareggio è ancora lontano. Però è un fatto che, secondo dati Anev, in Sicilia, ad esempio, la gestione degli impianti eolici occupa 6.800 persone. Però, come si apprende da fonti vicine all’Anev, i produttori lamentano che nell’Isola ci sono 1.498 aerogeneratori che lo scorso anno hanno potuto funzionare per poco più di 1.700 ore annue e che non intendono investire oltre se non ci sarà la possibilità dalla rete di “girare” per almeno 2.400 ore annue.

Il cittadino fa fatica a comprendere come mai, a fronte di una potenza installata complessiva di 8.726 Mw, più l’apporto di circa 2 Twh in media dalla Calabria, e un fabbisogno interno in calo (a giugno -2,1% su giugno 2017), ci sono black out (come se l’energia disponibile non fosse sufficiente) e in Sicilia la bolletta è la più cara d’Italia.

L’Isola, a questo punto, è ad un bivio. L’Ue ha aumentato dal 27 al 32% l’obiettivo al 2030 di consumi elettrici coperti da fonti rinnovabili, scavalcando la Strategia energetica nazionale che lo scorso anno aveva portato l’asticella al 28%. Questo, in teoria, dovrebbe significare più impianti “green”. In teoria, perché di fatto la vecchia rete isolana non consente di assorbire tutte le immissioni dai campi eolici e fotovoltaici, a causa della mancata chiusura dell’ “anello” a 380 Kv. Così, paradossalmente, quando c’è un surplus di produzione gli impianti devono essere staccati dalla rete. E quando c’è più bisogno di apporto a volte la produzione rinnovabile cala per effetto di variabili naturali.

Ma i progetti per completare l’anello, tranne il Paternò-Priolo sbloccato lo scorso mese di dicembre, attendono da anni le autorizzazioni. Di contro, all’assessorato regionale Energia giacciono richieste di autorizzazione di nuovi impianti rinnovabili per svariati Gw di potenza. Ma, fra perplessità di “grillini” e ambientalisti e incertezze nelle regole da seguire, la Sicilia potrebbe impiegare molto tempo a dare una spinta alle rinnovabili.

 

 

Un gravissimo incidente stradale si è verificato  questa sera intorno alle 19.00 sullastrada statale 115 Licata Gela in contrada Safarello in prossimità del ristorante El Sombrero. 

Per cause in corso di accertamento una Bmw serie 3 ed un’Alfa 147 si sono scontrate causando il ferimento di 6 persone, 2 di Riesi e due di Modica.

La Bmw , a causa del fortissimo impatto, si è accartocciata piegandosi a metà. Nell’auto era presente un’intera famiglia, formata da 4 persone, tre queste una bambina che per fortuna, dopo il trasferimento in ospedale,  sembra essere fuori pericolo. I genitori invece sono in gravi condizioni.

Gli occupanti dell’Alfa 147, dopo le cure del caso , sono stati dichiarati fuori pericolo.

Sul posto sono giunte le ambulanze del 118 ma viste le gravi condizioni di due dei feriti è atterrato l’elisoccorso che ha trasferito i feriti per le cure del caso.

Polizia e carabinieri stanno tutt’ora lavorando per ricostruire la dinamica del sinistro. I vigili del fuoco hanno dovuto utilizzare le cesoie per estrarre i feriti dall’abitacolo.  Forti disagi al traffico.

 

Intervenuta ad un evento avente tema la legalità, il sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, Teresa Principato, parla dei rapporti fra il boss dell’agrigentino e il superlatitante Matteo Messina Denaro. Tra loro la mafia agrigentina quella trapanese, ha detto il magistrato, c’è sempre stata vicinanza. Oggi mafiosi hanno deciso di non colpire con azioni violente perché hanno compreso che questo attira sul loro l’azione della polizia e della magistratura. In mafiosi sono come camaleonti, cambiano pelle e impiegano i soldi raccolti nella corruzione. All’evento a partecipato tra gli altri anche l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli che ha parlato della sua esperienza in Sicilia definita” un pezzo della mia vita”.

Un Paese dove non nascono bambini è destinato a morire. Alla fine di questo mandato il Governo sarà valutato sul numero di nuovi nati più che sul suo debito pubblico”. In gioco “c’è la nostra tradizione, la nostra storia, la nostra identità” e la sinistra sta usando la bassa natalità come una “scusa” per “importare migranti”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, intervistato dal Times.

    In un’altra intervista al Sunday Times il ministro parla di Brexit: “La mia esperienza nel Parlamento europeo mi dice che o ti imponi o loro ti truffano”, ed esorta la premier britannica Theresa May ad adottare una linea più dura nei negoziati con la Ue sulla Brexit. Per Salvini, May dovrebbe prepararsi a lasciare il tavolo senza un accordo. “Perchè – aggiunge – su alcuni principi non c’è bisogno di essere flessibili e tu non dovresti fare passi indietro”.

Fontana: grande Salvini, stesse idee per bene Italia – “Grande Matteo Salvini sul Times: ‘Un Paese dove non nascono bambini è destinato a morire’. Stesse idee per il bene della nazione. Avanti tutta!”. Lo scrive oggi sul suo profilo facebook il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana. Nel corso della Commissione Affari sociali sulle linee di indirizzo del suo dicastero, Fontana tre giorni fa aveva espresso lo stesso concetto: “La famiglia deve essere considerato un investimento e non una spesa. Il capitale famiglia rappresenta infatti un investimento per il welfare, per il futuro e in termini di Pil. Ogni anno perdiamo in termini demografici una città come Padova. Un problema non certo risolvibile solo allargando le maglie dei flussi migratori”.