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Il Sindaco Francesco Miccichè e l’assessore Roberta Lala sono andati questa mattina nella casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa per consegnare 550 panettoni donati dall’assessore Lala e da distribuire ai detenuti e al personale civile e militare della casa della Casa Circondariale. Ad accoglierli sono stati il direttore Renato Persico, il comandante della Polizia Penitenziaria, Giuseppe Lo Faro, il comandante del Nucleo Traduzioni, Gesuela Pullara, il dirigente dell’Ente di Assistenza per il personale Giuseppe Di Rosa, la responsabile del servizio Uepe, dott. Rosa Maria Miraglia e Fabio La Marca in rappresentanza della popolazione popolazione detenuta. E’ stata un’occasione per fare gli auguri di Natale al personale e simbolicamente a tutti i detenuti.

Si terrà oggi pomeriggio alle ore 18,00 sulla piattaforma Zoom, un convegno che avrà per tema: “Prevenire è meglio che curare; conoscere e prevenire il tumore al seno”.

L’iniziativa, organizzata dal Rotaract di Agrigento, è dedicata alla memoria di Gabriella Curella Taibi, animatrice culturale e filantropa dalle straordinarie virtù, venuta a mancare l’anno scorso.

Sarà il presidente del Rotaract di Agrigento Giuseppe Seminerio ad introdurre i temi del convegno e ricordare la figura di Gabriella Curella Taibi; verranno rese anche diverse testimonianze da parte di Maria Giovanna Gualniera, vicepresidente Fidapa Agrigento, Carola De Paoli, presidente Ande Agrigento, Olga Milano, presidente Soroptimist Agrigento, Giuseppe Taibi, presidente regionale Fai e figlio di Gabriella Curella Taibi, Lelio Castaldo, giornalista direttore responsabile di sicilia24h.it e Daniela Spalanca, giornalista e scrittrice.

La relazione verrà affidata a  Valentina Territo, medico senologo e vincitrice del premio Veronesi “Laudato Medico” edizione del 2020 mentre le conclusioni sono state affidate a Alfio Di Costa, governatore Rotary distretto 2110 – Sicilia e Malta.

Erano giorni che si avevano notizie di Gianluca Sciacca, che disfattosi del braccialetto elettronico impostoglida un provvedimento dei giudici che lo avevano mandato agli arresti domiciliari per scontare una condanna ad oltre dieci anni di carcere per tentato omicidio, si era diretto, insieme alla sua compagna al confine con la Svizzera.
Ma è stato catturato al valico di Ponte Chiasso mentre cercava di passare il confine.

Oltre che di evasione è accusato, insieme alla ragazza, anche di rapina aggravata e lesioni per avere costretto una donna di Milano, fermata con violenza, a cedere la propria automobile. E con l’auto rapinata Scaccia ha compiuto l’ultimo percorso da uomo libero sino a Chiasso dove è stato catturato dagli agenti che lo aspettavano al valico.

La sua auto, dopo la rapina, è stata monitorata chilometro dopo chilometro perché munita di Gps satellitare.

Adesso sia Scaccia che la compagna, Valentina Mantione sono reclusi nel carcere di Como.

 

C’era pure l’imprenditore favarese Bruno Milazzo, 57 anni, nella lista dei 118 imputati del maxi processo “Aemilia” che ha svelato gli affari della ‘ndrangheta al Nord. L’agrigentino, in primo grado, era stato condannato a 5 anni di reclusione con l’accusa di intestazione fittizia di beni aggravata.

I giudici della Corte di appello di Bologna, accogliendo il ricorso dell’avvocato Angelo Nicotra, lo hanno assolto ritenendo che le operazioni contestate fossero del tutto lecite e, in ogni caso, in buona fede.

Milazzo, che per alcuni anni si era trasferito a Brescello e aveva intrapreso alcune attività imprenditoriali, era imputato per due fatti risalenti ad oltre dieci anni fa. In particolare gli contestava di avere occultato, attraverso alcune operazioni fittizie di intestazione di società e quote di esse, la partecipazione alle speculazioni di Alfonso Diletto, imprenditore edile di Brescello, considerato il numero due della cosca Grande Aracri a Reggio, e condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi per associazione mafiosa e altri reati nello stralcio abbreviato del processo Aemilia.

L’inchiesta ha avuto particolare risalto anche per il coinvolgimento dell’ex calciatore della Juve e della nazionale, con cui ha vinto il mondiale nel 2006, Vincenzo Iaquinta (condannato a un anno per possesso di armi) e del padre Giuseppe al quale sono stati inflitti 13 anni di reclusione per associazione mafiosa.

La difesa di Milazzo, in particolare, ha sostenuto che l’imprenditore aveva, in effetti, partecipato al Consorzio ma non “vi era prova che intendeva favorire Diletto e l’associazione mafiosa”. Tesi simile per l’acquisto di una società – la Ds Costruzioni -, oggetto del secondo capo di imputazione. L’avvocato Nicotra ha obiettato che si era trattato di una semplice operazione imprenditoriale fatta senza alcun intento di favorire nessuno.

La sentenza della Corte di appello, che ha inflitto quasi 700 anni di carcere ai 91 condannati (gli altri 27 fra cui Milazzo sono stati assolti o hanno beneficiato della prescrizione), conferma l’esistenza di una potente cosca della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.

Il processo sul presunto giro di diplomi “farsa”, rilasciati dagli istituti privati a chi pagava la consistente quota di iscrizione salvo poi non frequentare alcuna lezione, resta al tribunale di Agrigento.

Lo ha stabilito il gup Francesco Provenzano rigettando la richiesta della difesa secondo cui la presunta organizzazione, in base a quanto si ipotizza negli atti dell’inchiesta, “pare sia radicata a Ragusa, dove muove i primi passi l’indagine”. Di conseguenza è là che – è stato sostenuto – avrebbe dovuto essere trasferito il processo.

Il giudice, sciogliendo la riserva, ha invece respinto la richiesta ritenendo che il processo si debba celebrare ad Agrigento.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all’università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Gli stessi difensori chiedevano di dichiarare nulli i capi di imputazione “perchè estremamente generici e indeterminati”. Anche su questo la riserva è stata sciolta rigettando la richiesta. Cittadinanzattiva, associazione che si occupa di tutela dei diritti dei cittadini, intanto, si è costituita parte civile. Uno dei presunti promotori dell’associazione sarebbe stato l’ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi “D’Annunzio” di Ispica.

L’indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il “diplomificio” avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro “regalato” per potersi iscrivere all’università

Il 12 gennaio si torna in aula e l’udienza preliminare entrerà nel vivo con la scelta dei riti da parte dei difensori. “

 

 

Auto non si ferma all’Alt – imposto dai carabinieri in via Palma – e scatta l’inseguimento, durante il quale chi era all’interno dell’abitacolo della vettura ha scaraventato fuori dal finestrino qualcosa. Un “malloppo” che è stato recuperato dai militari dell’Arma della compagnia di Licata e che conteneva una rivoltella di fabbricazione belga e un involucro con sei cartucce già esplose.

L’inseguimento, praticamente a perdifiato, s’è concluso con la pattuglia che è riuscita a bloccare la macchina e i due giovani che vi erano all’interno. Inevitabile, nonostante fossero stati già recuperati pistola e cartucce già esplose, la perquisizione, durante la quale è saltato fuori un coltello a serramanico. Un giovane, un maggiorenne, è stato arrestato in flagranza di reato, mentre il minorenne che era in sua compagnia è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minori di Palermo. I titoli di reato contestati sono: ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e porto ingiustificato di coltello.

I carabinieri della compagnia di Licata hanno accertato che la pistola era stata rubata a Delia, ecco perché s’è configurata la ricettazione. L’arma, nonostante sia provento di furto, verrà adesso sottoposta ad esami e accertamenti da parte degli specialisti dell’Arma. Resta da capire – e le indagini sono ancora apertissime – cosa ci facessero, da dove provenivano e dove si stessero recando, i due giovani con quell’arma e con le cartucce già esplose.

 

La Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha assolto dall’imputazione di omicidio, perché riconosciuto da diverse perizie incapace di intendere e di volere, Salvatore Italiano, 63 anni, di Ribera, imputato di avere, il 16 settembre del 2019, strangolato il concittadino Gaetano La Corte, 75 anni, all’interno di una struttura di accoglienza per soggetti affetti da disturbi mentali. L’assoluzione di Italiano è stata proposta anche dal pubblico ministero, Roberta Griffo. A carico dell’imputato è stata disposta la misura di sicurezza, ovvero il ricovero forzoso all’interno di una struttura specialistica per 4 anni.

A Palermo, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato in abbreviato a 5 anni di carcere, per scambio elettorale politico-mafioso, l’ex consigliere comunale di Licata, Giuseppe Scozzari. Scozzari si dimise dopo l’arresto, nel 2019. Da responsabile del servizio tecnico dell’ospedale di Licata, ed essendo influente funzionario dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, avrebbe garantito corsie preferenziali per l’accesso ai servizi a soggetti indicati dal capomafia di Licata Angelo Occhipinti, e si sarebbe impegnato in consiglio comunale a regolarizzare la posizione amministrativa di un terreno sequestrato di proprietà di un affiliato mafioso.

Con ricorso del 18 agosto 2020 le Associazioni Legambiente Sicilia, WWF Italia Onlus e LIPU hanno adito il TAR Sicilia – Palermo e impugnato il D.A. n. 80/GAB del 6 agosto 2020, con cui l’Assessorato Regionale per la Regione Siciliana all’Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, discostandosi parzialmente dalle indicazioni fornite da un parere reso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha approvato il calendario venatorio 2020/2021.

Difendendo la legittimità del calendario per la stagione venatoria 2020/2021, l’UN.A.VE.S. (Unione Associazioni Venatorie Siciliane) si è costituita in giudizio assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza del foro di Palermo.

Con Decreto n. 839/2020 il Presidente del TAR Sicilia, sede di Palermo ha respinto l’istanza cautelare monocratica proposta dalle Associazioni Ambientaliste, in considerazione della insindacabilità delle scelte tecnico – discrezionali afferenti alla regolazione dell’attività venatoria, nonché della natura consultiva e non vincolante del parere ISPRA.

Tuttavia, in occasione della successiva Camera di Consiglio del 24 settembre 2020 il Tar Sicilia – Palermo, Sezione II, con Ordinanza Cautelare n. 944/2020, pubblicata il 26 settembre 2020, ha sospeso l’efficacia del D.A. n. 80/GAB del 6 agosto 2020 e relativi allegati del decreto assessoriale, avente ad oggetto “Calendario Venatorio 2020/2021”, con il quale l’Assessore Regionale ha regolamentato i periodi e le specie dell’attività venatoria in Sicilia.

Per l’effetto, il Giudice amministrativo ha disposto un fermo del prelievo venatorio del Coniglio, della Pavoncella e del Moriglione, oltre che limitato i periodi di caccia per Beccaccia e Volpe.

Pertanto, l’UN.A.VE.S., ancora una volta assistita dagli Avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, ha proposto appello cautelare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa chiedendo l’annullamento e/o riforma della pronuncia cautelare resa dal TAR Sicilia.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Valenza hanno messo in rilievo l’erroneità della pronuncia impugnata, contestando l’invasione della sfera di discrezionalità riservata all’Amministrazione, il difetto di istruttoria, l’illogicità, arbitrio e ingiustizia manifesti, l’assenza di un principio di prova e l’infondatezza del ricorso di primo grado.

Il 16 Dicembre si è svolta la Camera di Consiglio con partecipazione da remoto dei magistrati, ai sensi degli artt. 25 d.l. n. 137/2020 e 4 d.l. n. 28/2020.

Con Ordinanza Cautelare n. 816/2020 pubblicata in data 18 Dicembre il CGA ha accolto l’appello cautelare proposto dall’UN.A.VE.S. e ha riformato l’Ordinanza cautelare impugnata.

In particolare, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha ritenuto meritevole di tutela la questione della caccia al coniglio selvatico, sollevata unicamente dall’Unione Associazioni Venatorie Siciliane, assistita dagli avv.ti Rubino e Valenza e omessa da tutte le altre associazioni.

Il Collegio, ricalcando la tesi proposta dagli Avvocati Rubino e Valenza, ha asserito che “il parere dell’I.S.P.R.A. non contemplava, alcuno specifico vincolo che dalla Regione possa dirsi immotivatamente inosservato”.

Pertanto, la decisione resa dal CGA segna un’importante svolta in merito all’attività venatoria in Sicilia, offrendo una nuova interpretazione del parere ISPRA e sancendo il riconoscimento di margine di discrezionalità in capo all’Amministrazione regionale.

Apprende che la mamma è positiva al Covid-19 e, per la disperazione minaccia di lanciarsi dal tetto della sua abitazione. Protagonista un venticinquenne di San Biagio Platani.
Ad evitare il peggio l’intervento dei carabinieri della Stazione di San Biagio Platani, coordinati dal Comando compagnia di Cammarata.

Una volta scattato l’allarme e giunti sul posto, i militari dell’Arma, con delicatezza e con grande professionalità, hanno iniziato a parlare con il giovane, e alla fine l’opera di convincimento ha dato l’esito sperato.
Il giovane, molto provato dalla notizia della positività della madre, avrebbe voluto lanciarsi dal tetto di casa. Per fortuna, però, i carabinieri sono arrivati in tempo.