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Oggi a Castrofilippo è stato celebrato il 38esimo anniversario della tragica morte dell’Appuntato dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Bartolotta, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, deceduto il 29 luglio 1983 a Palermo, vittima dell’attentato esplosivo, ad opera di Giovanni Brusca, al Giudice Rocco Chinnici. E’ stato deposto un mazzo di fiori sulla tomba, ed è stata officiata una messa nella Chiesa Madre, in presenza, tra gli altri, dei familiari, del prefetto Cocciufa e del colonnello Stingo.

La motivazione della medaglia d’oro a Salvatore Bartolotta è stata la seguente: “Preposto al servizio di tutela a magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’Ordine Giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni”.

Grazie alle favorevoli condizioni metereologiche a Lampedusa sono riprese gli sbarchi.

Nelle ultime ore sono arrivati quasi 300 migranti, quasi tutti di nazionalità tunisina. Numerosi sono stati gli interventi da parte della Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza e Guardia Costiera per aiutare i barchini che man mano sono giunti sull’Isola.

Nella notte i Carabinieri della locale stazione, nel corso di un pattugliamento, sono riusciti ad intercettare una quarantina di tunisini che erano appena sbarcati all’Isola dei Conigli assolutamente indisturbati.

I migranti tutti sono stati trasferito all’hotspot di contrada Imbriacola dove adesso la capienza massima è stata nuovamente superata.

 

A Licata, in periferia, innanzi all’ingresso di un cantiere edile in corso per la costruzione di alcune villette private, è stata rinvenuta da un operaio una busta con dentro delle cartucce di pistola inesplose. Il titolare del cantiere, un imprenditore di 50 anni, ha sporto denuncia ai poliziotti del locale Commissariato che adesso sono impegnati nelle indagini insieme ai colleghi della Squadra Mobile di Agrigento. La Procura ha avviato un’inchiesta. Cartucce e busta sono state sequestrate. Sul posto hanno compiuto i rilievi di prassi gli agenti della Scientifica.

A Licata, in via Grangela, nei pressi del Municipio, alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi contro un commerciante di 70 anni, ferito ad un braccio e trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Non versa in gravi condizioni. Indagano Polizia e Carabinieri. Un sospettato è stato condotto in caserma per essere ascoltato.

Uno sconto del 30% sui biglietti aerei da e per Catania e Palermo per alcune categorie di siciliani. ” SiciliaVolà”  l’iniziativa nata da un’idea del Movimento Cinque Stelle, è stata presentata oggi a Palazzo dei Normanni, a Palermo, dal sottosegretario al Ministero dei Trasporti Giancarlo Cancelleri.

“Per la prima volta nel nostro Paese – ha detto Cancelleri – gli studenti e i lavoratori fuori sede, i disabili gravi e gravissimi e chi per curarsi è costretto a un’offerta in altre regioni viaggerà da e per Catania e Palermo con uno sconto del 30% sul prezzo del biglietto”.

“Dal momento in cui mi sono insediato al Mims – ha aggiunto – l’esigenza di trovare una giusta soluzione per il problema del caro voli è stato sempre un mio obiettivo. Ed in prima persona ho prestato ascolto ancora una volta alle difficoltà dei siciliani. Quella delle tariffe sociali, usufruibili con la piattaforma di SiciliaVola, è l’ennesima risposta concreta per contrastare il caro voli in Sicilia che si aggiunge alla continuità territoriale attivata da e per gli aeroporti di Trapani e Comiso. tantissimi siciliani e che, nei periodi a ridosso delle festività, fa lievitare i prezzi dei biglietti aerei in maniera incontrollabile. Finalmente la Sicilia vola!”.

di Filippo Cardinale

Far partire il nuovo gestore idrico agrigentino, la Aica, costa ai Comuni 10 milioni di euro da restituire in cinque anni. Ogni Comune riceverà una somma che verserà all’Aica in relazione alla popolazione.

I 10 milioni sono stati impegnati dal Fondo per le Autonomie, cioè quel fondo che gira ai Comuni i trasferimenti regionali. I Comuni dovranno restituire quanto ricevuto in cinque anni. Comincia con un debito la fase iniziale dell’Aica. Non è dtato sapere, perchè nessuno lo sa e neanche i sindaci, quanto peserà la quota del prestito sui bilanci dei Comuni.

Il prestito è “pro quota ai Comuni partecipati all’Azienda speciale consortile A.I.C.A. Le somme saranno erogate ai singoli Comuni facenti parte dell’Aica in rapporto alla popolazione residente e saranno rendicontate e recuperate in cinque anni sulla base di un dettagliato piano finanziario di rimborso annuale approvato dal Consiglio comunale”.

Inoltre, “in caso di omesso versamento delle rate,le stesse saranno recuperate nei wconfronti dei singoli comuni debitori con le modalità di cui al comma 24, dell’art. 7, della Legge regionale 17 marzo 2016 n. 3”.

L’Aica è stata costituita da 33 Comuni su 43. Una partenza monca che va contro il principio dell’unicità d’Ambito.

di Filippo Cardinale

Vi sono due aspetti della vicenda del servizio idrico integrato agrigentino che vede la novella Aica (la “consortile” dei Comuni) e che riflette tonalità chiare e scure. Un primo aspetto riguarda il clima di fiducioso ottimismo che Ati e sindaci, e anche la deputazione parlamentare regionale, vuole diffondere alla collettività. Questo aspetto prevede la recita del “tutto va bene”. C’è l’altro aspetto, tenuto silenzioso e velato, che mostra, invece, la difficoltà oggettiva  e concreta della vicenda e della partenza della gestione Aica dal 2 agosto.

La soluzione individuata è quella dell’affitto del ramo d’azienda che Aica chiede alla curatela fallimentare. E qui la vicenda si complica poiché tra “fiduciosi ottimismi” si nasconde l’insidia, risiedono le difficoltà.

Vi è stata una prima proposta da parte dell’Aica alla curatela fallimentare per l’affitto del ramo d’azienda. La curatela fallimentare ha effettuato la proposta con tutto ciò che comporta anche nelle assunzioni di responsabilità di contenziosi. Tale prima proposta della curatela fallimentare, è stata considerata da Aica onerosa. La novella “consortile” ha fatto una controproposta che la curatela fallimentare ha ritenuto “irricevibile”.

A questo punto, la curatela fallimentare elabora una seconda proposta. O così o procediamo ai licenziamenti e a mettere i sigilli nella sede e su mezzi e attrezzature. Questo sarebbe il contenuto della proposta (seconda e ultima) della curatela fallimentare. Anzi, c’è anche l’ultimatum temporale. Entro oggi, 29 luglio, la curatela attende una risposta da parte dell’Aica. Poi procede.

Intanto, si sono avute trattative fino a notte fonda. I sindacati sono sul piede di guerra e in mattinata si riuniranno per assumere iniziative. Intanto, incombe il rischio licenziamento per 300 lavoratori, ma anche la drammatica ipotesi di una ulteriore criticità del servizio idrico nella nostra provincia.

Appare sempre più realtà la visione dell’ex commissario prefettizio Dell’Aira, seguita anche dalla lunga lettera dell’ingegnere Venuti (unico commissario prefettizio rimasto ancora per pochi giorni): la tempesta perfetta si è creata con il “doppio commissariamento” quello giudiziale e quello prefettizio.

 

La Guardia di Finanza di Agrigento, su delega del Procuratore della Repubblica, dott. Luigi Patronaggio, ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di denaro, fino all’importo di euro 6.464.129,32, emesso dal Giudice per Indagini Preliminari presso il Tribunale di Agrigento, dott.ssa Luisa Turco, nei confronti delle società M RINNOVABILI s.r.l. e MONCADA ENERGY GROUP s.r.l., entrambe riconducibili all’imprenditore agrigentino MONCADA Salvatore cl. 63.

Il provvedimento cautelare è stato richiesto dalla Procura della Repubblica nell’ambito di un procedimento penale, che vede indagati per l’ipotesi delittuosa di bancarotta preferenziale in concorso (artt. 110 c.p., 223 c.1 in relazione all’art. 216, c.3, 219 c.1 e c.2, n.1 del Regio Decreto n. 267/1942), il citato MONCADA Salvatore e VOLPE Calogero, cl. 62, rispettivamente amministratore e procuratore speciale della società MONCADA SOLAR EQUIPMENT s.r.l., dichiarata fallita dal Tribunale di Agrigento in data 14.01.2016.

Le indagini sono state avviate nel 2019 a seguito di una segnalazione originata dalla Banca d’Italia, che nel corso di un’attività ispettiva presso un istituto di credito aveva rilevato delle anomale movimentazioni di denaro, che non erano state segnalate come sospette
dall’istituto ispezionato, sui conti di società del “gruppo” MONCADA, attivo da anni nel settore delle energie da fonte rinnovabile.
Le verifiche, affidate ad un consulente tecnico ed ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Agrigento, hanno accertato che la MONCADA SOLAR EQUIPMENT s.r.l., le cui vicende societarie e gestionali si inseriscono in un contesto unitario di società riconducibili al MONCADA Salvatore, prima dell’avvio della procedura fallimentare, a scopo di favorire alcune società del “gruppo”, con conseguente danno degli altri creditori, aveva effettuato pagamenti “preferenziali”, sotto forma di compensazione di crediti, per l’importo di euro 6.344.129,32, nei confronti della propria controllante M RINNOVABILI s.r.l. (già M & A RINNOVABILI s.r.l. ) e per ulteriori euro 120.000,00 in favore della capogruppo MONCADA ENERGY GROUP s.r.l.. 2

Il sequestro preventivo delle somme di denaro ritenute profitto del reato di bancarotta preferenziale è stato disposto dal GIP anche al fine di impedire che gli indagati MONCADA Salvatore e VOLPE Calogero, i quali continuano, secondo le indagini, ad assumere decisioni, in modo esclusivo, inerenti la gestione del “gruppo”, possano operare altre compensazioni illecite, che potrebbero condurre alla realizzazione di ulteriori condotte di bancarotta, con pericolo di sottrazione del profitto del reato contestato e conseguente dispersione della possibilità di disporne l’ablazione in via definitiva.

“Abbiamo votato no all’iter per la richiesta dei referendum, ma non perché siamo contrari ad un istituto così importante, ma perché  avremmo preferito che sulla questione si fosse interpellato il popolo con la raccolta delle firme. La questione, tra l’altro, ha un sapore squisitamente propagandistico, la Lega, se aveva a cuore queste questioni, poteva portarle nelle aule parlamentari nazionali, visto che era al governo”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giovanni Di Caro.

“I quesiti sulla giustizia- afferma Di Caro – tra l’altro mal si prestano allo strumento referendario. La storia ci insegna che sul primo referendum della storia tra Barabba e Gesù il popolo ha avuto sicuramene un abbaglio”.

“Curioso – conclude Di Caro – vedere in aula Musumeci, evidentemente precettato dalla Lega. Del presidente abbiamo perso le tracce, qui non si vede quasi mai, anche quando in ballo ci sono questioni di importanza vitale per le imprese e per i cittadini”