Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 494)

Si trovavano a bordo di una barca di legno con il motore in avaria i 45 migranti  soccorsi dalla Open Arms a circa 30 miglia a sud da Lampedusa.

A bordo anche due donne di cui una in gravidanza, tutti provenienti da paesi diversi.

Al momento del salvataggio la barca si trovava in un’area di competenza maltese.

La Ong spagnola per più di un’ora ha cercato di mettersi in contatto il territorio di Malta senza avere esiti d’istruzione.

Così, la Open Arms è intervenuta raggiungendo l’imbarcazione, prestando soccorso e trasportando sulla nave i 45 migranti che la notte prima erano partiti da Zwara in Libia.

La prima segnalazione della presenza dell’imbarcazione è avvenuta intorno alle ore 20.00 ma nonostante le chiamate e le mail destinate alla Valletta, la Open Arms interviene proprio per non aver avuto nessuna risposta in seguito alla segnalazione di soccorso.

Il salvataggio è avvenuto intorno alla mezzanotte.

Dopo la sentenza in primo grado inflitta dal Tribunale di Agrigento che condannava a 17 anni e 6 mesi a Rosario Meli, considerato il capo della famiglia mafiosa di Camastra la figlia Rita scrive, sul social network Facebook, una lettera aperta ai giornalisti dove la donna si contrappone alla decisione presa dai giudici di primo grado.

Il testo integrale della lettera:

Mi chiamo Rita MELI e stando alla sentenza dei Giudici di primo grado del processo “Vultur”, sarei figlia e sorella di uomini di mafia. Definizione inaccettabile.
In un’intervista, nel corso del processo ho dichiarato “parleranno gli atti…”, fiduciosa nella giustizia e nell’incisività della prove della difesa, ed invece… la verità è rimasta soffocata dalle menzogne di un piano diabolico progettato a regola d’arte dai signori DE MARCO Vincenzo e FORTI Bruno al preciso fine di conquistare il monopolio delle onoranze funebri a Camastra.
Sono un insegnante e non è stato semplice per me rapportarsi con la complessità del processo penale, un sistema fatto di pesi e contrattesi, dichiarazioni testimoniali ed esigenze di riscontri, intercettazioni ed utilizzabilità, ecc. e nonostante il tempo trascorso a stretto contatto con avvocati ed aule di giustizia mi guarderei bene dall’esprimere valutazioni prettamente giuridiche sul processo. Una regola, però, è comprensibile a tutti, e vale su ogni altra: L’ACCUSA DEVE ESSERE PROVATA, se le prove mancano, sono insufficienti o contraddittorie, l’imputato MERITA L’ASSOLUZIONE.
Questo principio alimenta il mio desiderio di giustizia e mi spinge a continuare a lottare per l’affermazione della verità! Scrivo questa lettera proprio allo scopo di far conoscere fatti ed atti processuali che, se tenuti nella giusta considerazione, ben avrebbero potuto mettere in discussione l’intero impianto accusatorio. Se è vero come è vero, infatti, che il convincimento dei giudici sulla colpevolezza degli imputati si è imperniato sulle dichiarazioni dei signori DE MARCO Vincenzo, FORTI Bruno e CASUCCIO Irene, proprio della loro contraddittorietà e della loro infondatezza devo e voglio parlare.
È importante ricordare che il processo “Vultur” nasceva a seguito delle indagini per un duplice omicidio avvenuto nel gennaio del 2012: dalle ricerche emergevano, SECONDO gli INQUIRENTI, intensi legami tra signori DE MARCO Vincenzo e FORTI Bruno ed alcuni esponenti di spicco della consorteria mafiosa di cui le vittime facevano parte.
Proprio in quel frangente però, quando i sospetti della Procura si dirigevano verso i signori DE MARCO Vincenzo e FORTI Bruno, avveniva la metamorfosi: da indagati perché potenzialmente coinvolti nel duplice omicidio, si trasformavano in perfette vittime di mafia. Chiamati a riferire sui fatti, approfittavano dell’attenzione degli inquirenti per dirottare i sospetti verso Meli, consapevoli che il pregiudizio sul nome della mia famiglia sarebbe stato il loro migliore alleato ed avrebbe reso le loro accuse apparentemente credibili.
Una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche testimoniavano in maniera inconfutabile l’esistenza di questa macchinazione.
Il 18 maggio 2012 sia DE MARCO che FORTI venivano chiamati dagli inquirenti a riferire sui fatti (di omicidio), e già nelle conversazioni di quella giornata si riscontrava da parte di
entrambi gli interlocutori una notevole preoccupazione, tanto che decidevano di incontrarsi per stabilire cosa dire e cosa omettere agli agenti.
FORTI riferendosi all’amico DE MARCO: “ … e che minchia vogliono, porca puttana!!!”(…)
FORTI: (…) gli devo dire che si è presentato lui, ogni tanto veniva…al inc… gli prestavo inc… euro, gli ho prestato! E me li ha ritornati poi gli ho prestato 300 euro e non me li ha più ritornati(…)
DE MARCO: (scuote il capo in senso di consenso) (…) Enzo stiamo attenti, vedi che inc… sotto scopa inc… dobbiamo andare a finire tutti dentro???”
Ed ancora:
DE MARCO: basta eh!! lui non ci dici! … non si può stop anche perché se si libera lui allo stesso tempo … in questo caso si libera anche lui, giusto o no?
FORTI: “sì, si lo capisce che lo stiamo aiutando, vero?”

Giovanni Lo Faro, carabiniere del nucleo radiomobile si è tolto la vita nella caserma di corso Calatafimi a Palermo. Aveva 43 anni. Una tragedia per i colleghi che hanno scoperto il corpo del militare privo di vita. L’uomo si è impiccato.
Sono intervenuti i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare la morte.
L’uomo non avrebbe lasciato messaggi né lettere con le motivazioni del suo gesto.

Il SIM, Sindacato Italiano Militari, ha così commentato la tragedia: “Giovanni era un giovane Appuntato Scelto dei Carabinieri, ben voluto da tutti, capace, serio e altamente professionale. Al 13° RGT Friuli Venezia Giulia di Gorizia sono ancora intorpiditi dalla triste notizia, proprio i colleghi dove Giovanni ha trascorso gran parte della propria carriera prima di approdare al Nucleo Radiomobile di Palermo, dove alla stessa stregua era già riuscito a catturare l’affetto e la stima da parte di tutti. Da nord a sud la notizia ha devastato i cuori di tutti i colleghi, che si stringono attorno la famiglia per lenire il dolore che deriva da questa infame tragedia. Un pensiero alla sua piccola di 17 mesi, alla compagna, alla famiglia tutta. La sua voglia di combattere l’aveva espressa anche associandosi al SIM Carabinieri, segno evidente di una voglia di rivendicare i diritti di chi, come lui, ha bisogno di attenzioni. Purtroppo nessun segnale premonitore, nulla che potesse far capire cosa aveva in mente, nulla da poter fare per Giovanni. Riposa in pace Caro Giovanni”.

Le motivazioni del suicidio non sono ancora conosciute anche perché l’uomo non avrebbe lasciato nessun messaggio o lettera ai familiari. “Ormai sembra che indossare una divisa – ha commentato all’Agi la criminologa Antonella Cortese, vice presidente dell’Osservatorio nazionale dei diritti e della salute dei militari e forze dell’ordine – sia l’equivalente di mettersi addosso una pesante armatura con un soffocante elmo che limita lo sguardo attorno a noi e partire per una solitaria battaglia con la consapevolezza di non farcela già in partenza”. La dottoressa ha spiegato che da tempo sta seguendo con attenzione il preoccupante fenomeno dei suicidi fra le forze armate: “Almeno un caso a settimana, a volte di più – spiega – una strage silenziosa delle divise che va fatta conoscere il più possibile”.

 

“Cominciamo col fare il necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso ci sorprenderemo a fare l’impossibile” (San Francesco d’Assisi)

Da giorni oramai abbiamo segnalato e denunciato ciò che accade presso il Parco Comunale dell’Addolorata(icori) alle autorità preposte, ma ad Agrigento sembra essere passata l’idea che ci sia qualcuno che gode di UNA IMMUNITA’ diversa da quella di cui godono tutti i cittadini in uno stato di democrazia, abbiamo dichiarato che “ci fidiamo delle istituzioni specie di quelle Giudiziarie”, abbiamo e stiamo aspettando pazientemente, ma da martedì P.V. effettuerò in prima persona, l’occupazione del Parco con relativo sciopero della fame, se nessuno avrà ancora proceduto come si dovrebbe procedere in una “normalissima discarica abusiva dove sono stati conferiti RIFIUTI SPECIALI(le palme colpite da punteruolo rosso sono considerati tali) e rifiuti di ogni genere” e ciò è davanti gli occhi di tutti(i nostri video li hanno visti anche in America) l’Amministrazione ha Trasformato in una DISCARICA A CIELO APERTO, un parco pubblico, non si può fare finta di nulla, cosa diciamo ai cittadini che rispettano da sempre le Leggi?….

In qualunque comune d’Italia solo per questo scempio si sarebbero chieste le dimissioni di Sindaco Giunta e Consiglieri comunali di maggioranza, ad Agrigento il sindaco dichiara che “lui dissente da ciò che hanno disposto i dirigenti”(immaginate un Manager di Enel che in una riunione degli azionisti dichiara che “le azioni enel sono precipitate per colpa degli operai………..”

Siamo stati pazientemente in attesa di risvolti giudiziari che dovevano arrivare dopo la nostra denuncia, cosa accadrà non ci è ancora dato sapere, ma siamo certi che qualcuno non stà facendo quanto loro demandato dalle vigenti Leggi in materia di Tutela Ambientale, non può e non deve passare un messaggio distorto di incolumità verso qualcuno che ha di fatto perpetrato più reati, grazie ai nostri video sotto gli occhi di tutti.

Meritiamo e pretendiamo con forza, UNA AGRIGENTO NORMALE!

La scoperta del mondo è il compito evolutivo centrale della prima infanzia e l’esplorazione di tutto ciò che si può raggiungere con il movimento diventa una esigenza fondamentale del bambino.

Sin dalla nascita è tramite la bocca che soddisfiamo il bisogno fisiologico primario di nutrimento, che viviamo la prima esperienza relazione ed emotiva con l’allattamento, che acquisiamo competenze cognitive volte alla conoscenza delle cose.

La bocca diventa uno degli strumenti di ricerca più importanti del bambino, ma è mediante il cavo orale che il piccolo scopritore può ingurgitare un giocattolo, un alimento o un oggetto della vita quotidiana che può provocare l’ostruzione delle vie respiratorie con conseguenze gravi o irreversibili.

È ormai noto che la corretta applicazione di semplici manovre di disostruzione pediatriche consente di salvare la vita di un lattante o di un bambino e risulta, pertanto, di fondamentale importanza che la loro conoscenza venga diffusa a tutti coloro che a vario titolo si rapportano con il mondo dell’infanzia.

Consapevoli della frequenza con cui l’ostruzione delle vie aeree può avvenire, specialmente in età pediatrica, e certi dell’efficacia delle manovre salvavita, “Ohana. Giardino dell’infanzia” con la collaborazione di Marilù Caci ha voluto presentare ai genitori, nonni e babysitter dei frequentanti il nido un importante momento di educazione sanitaria.

Grazie alla Croce Rossa Italiana, nella persona di Simona Fiorino e dell’assistente Sibilla Alú, sabato 26 ottobre ha avuto luogo il primo incontro di formazione presso la sede di Viale dei Giardini, al quale hanno partecipato con interesse le figure di riferimento dei bambini.

La Direttrice di Ohana, Eleonora Clio Di Girgenti era orgogliosa di ospitare l’istruttrice CRI Simona Fiorino che da anni, con passione e competenza, si impegna alla diffusione della conoscenza delle Manovre Salvavita Pediatriche.

Il Dipartimento Regionale della Prorezione Civile ha emanato un nuovo bollettimo metei per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico “giallo” per la provincia di Agrigento. Il dipartimento  fa  sapere che si prevede il persistere delle precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio o temporale. Sui settori centro-orientale della Sicilia. La fenomeni già potrà localmente assumere anche carattere di persistenza. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, forti raffiche di vento. Localmente le cumulare di precipitazioni potranno risultare abbondanti.

POST TAGS:

Ad Agrigento tre immigrati dalla Tunisia, tutti minorenni di 15 anni, armati di coltello, hanno aggredito tre ragazzini minorenni di Agrigento al Viale della Vittoria, sorpresi a passeggiare nei pressi della Villa Bonfiglio. I tre tunisini, tra spintoni e minacce, hanno rapinato i tre dei telefoni cellulari e dei soldi in tasca. Le grida hanno indotto alcuni passanti a telefonare al 112. I Carabinieri sono subito intervenuti, hanno raccolto la descrizione dei tre malviventi, e li hanno rintracciati all’interno di una comunità di accoglienza per minori, dove sono ospitati. Ai tre è stato sequestrato il coltello a serramanico utilizzato per minacciare. Soldi e telefoni cellulari sono stati restituiti ai tre malcapitati. I tunisini sono stati denunciati a piede libero alla Procura per i minorenni di Palermo.