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Passando lungo la via San Vito si nota qualcosa di nuovo, ma che nuovo non è … E’ stato restituito alla città quello che una volta era il paramento murario di delimitazione del Convento di San Vito edificato nel VX secolo. A curare l’intervento è stata l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Sicilia che in questi ultimi anni ha investito sul bene storico riscoprendo, almeno per le parti esterne, le originali e pregiate murature perimetrali. I disagi vissuti dai residenti e passanti dovuti alla presenza del cantiere sono stati abbondantemente ripagati dal pregevole lavoro svolto dal progettista e Direttore dei Lavori della Agenzia del Demanio arch. Maximilian Munda coadiuvato dalla Soprintendenza locale. Il colpo d’occhio è notevole e l’auspicio è quello che il direttore Regionale del Demanio, Vittorio Vannini, possa avviare un percorso che preveda investimenti anche all’interno del bene così come abilmente svolto all’esterno.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, annuncia che all’aeroporto di Catania il Servizio fito-sanitario dell’Assessorato ha bloccato due ingressi di prodotti agricoli infetti. Si tratta di semi di pomodoro, provenienti da Israele, infettati da TOBRFV, un virus del pomodoro che si sarebbe diffuso nelle nostre campagne. E poi la dannosissima mosca orientale della frutta, la Bactrocera Dorsali, parassita che attacca oltre 470 tipi di piante, e che è stata trovata su frutti di mango. L’assessore Bandiera aggiunge che le attività di controllo e sequestro dei prodotti non conformi alle regole, operate dal Governo Musumeci, su tutti i punti di ingresso in Sicilia, proseguono ogni giorno a tutela della salute e dell’economia dei Siciliani.

A Palermo, al processo frutto dell’inchiesta antimafia nell’agrigentino cosiddetta “Montagna”, la pubblico ministero, Alessia Sinatra, ha depositato agli atti ulteriori intercettazioni che interessano l’ex sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, imputato di concorso esterno alla mafia. Si tratta di registrazioni di conversazioni durante i colloqui nel carcere “Pagliarelli”. Ebbene, tra l’altro, Santo Sabella, rivolgendosi ai familiari, afferma: “Non ho fatto niente, vediamo di parlare con…”. Sabella si sarebbe riferito ad un parlamentare di lungo corso, sia alla Camera che al Senato, di Forza Italia, non candidato alle elezioni del 2018, con cui i familiari avrebbero dovuto parlare per tentare di risolvere i suoi guai giudiziari.

A Palermo, innanzi alla Corte d’Assise d’Appello presieduta dal giudice Angelo Pellino, nell’ambito del processo di secondo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, ha deposto il giudice Andrea Calabria, il quale tra l’altro ha affermato che Totò Riina avrebbe avuto a sua disposizione un telefono cellulare durante la detenzione al 41 bis nel carcere di Rebibbia a Roma nel luglio del 1993. Calabria ha dichiarato: “Giunse una segnalazione riservata del ministero dell’Interno, credo proprio dal Capo dalla polizia, in cui si ipotizzava che, con l’ausilio di alcun agenti di polizia penitenziaria, a Rebibbia Riina avesse a disposizione un apparecchio per comunicare con l’esterno, un telefono o un telefonino. Sono stato poi io, successivamente, a chiedere il trasferimento di Riina in un altro carcere, a Firenze, ma il provvedimento fu stoppato in seguito da un altro magistrato, Francesco Di Maggio, vice capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria”.

La Procura di Palermo ha concluso le indagini sulle minacce e gli insulti rivolti sui social, nel 2018, al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Decine furono i post diffamatori e intimidatori su Facebook e Twitter, dopo la decisione del Quirinale di affidare l’incarico per la formazione del Governo a Carlo Cottarelli. Tra le frasi, molte si sono riferite alla tragica morte del fratello del Capo dello Stato, l’ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi e dal sostituto Gery Ferrara. La Polizia ha identificato gli autori dei post incriminati, molti dei quali non sono anonimi. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 9 ‘haters‘, originari di varie città italiane: Palermo, Bari, Varese, Milano, Roma, Foggia e Venezia. Rispondono di attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica e istigazione a delinquere, e rischiano fino a 15 anni di carcere.

Il Governo regionale è stato battuto dal voto segreto all’Assemblea Regionale, che ha bocciato l’articolo 1, architrave della riforma dei rifiuti, che adesso rischia il naufragio. Anche su altre norme sono stati approvati emendamenti dell’opposizione al governo. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, è infuriato, e tuona: “Si proseguirà l’esame della riforma dei rifiuti solo quando sarà approvata l’abolizione del voto segreto”.

Si è discusso di una serie di temi della frazione di Giardina Gallotti, in particolar modo della necessità di individuare dei locali da destinare a luoghi di aggregazione per bambini e giovani, nell’incontro avvenuto in Comune tra il sindaco Lillo Firetto e padre Ombeni Gentil Mupenda, nuovo parroco della frazione agrigentina. Un utile confronto che il neo parroco ha voluto con il primo cittadino per individuare alcune piccole priorità per migliore la vita nella borgata come la necessità di provvedere allo spazzamento dei residui e dei detriti provocati dalle recenti piogge e di assicurare una lieve potatura degli alberi dirimpetto alla chiesa parrocchiale. Il Sindaco ha assicurato l’intervento del Comune e a tale proposito si svolgeranno dei sopralluoghi tecnici per intervenire su aree da destinare a giovani e bambini.

Sgominata dai Carabinieri una organizzazione criminale che riciclava nella provincia di Agrigento lavoratori proveniente dall’est Europa in possesso del visto turistico ma che invece successivamente venivano sfruttati come lavoratori nelle campagne per pochissimi euro giornalieri.

I militari dell’Arma, su ordine della Procura, hanno arrestato nella notte sette persone nell’ambito di una operazione denominata “Ponos”; l’inchiesta, iniziata nel maggio scorso, è stata supportata da una serie di pedinamenti, intercettazioni e riprese televisive che hanno contribuito molto a smascherare l’organizzazione criminale.

Inutile sottolineare come la manovalanza proveniente dall’est veniva costretta dai “caporali” a lavorare anche fino a dodici ore al giorno indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.