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1.065 nuovi casi di Covid19 registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore su 9.974 tamponi eseguiti. I decessi sono 29, che portano il totale a 2.059.

Con i nuovi casi sono a 35.176 gli attuali positivi, con un decremento di 793 casi rispetto a ieri. Di questi sono ricoverati 1.371 siciliani, 39 in meno rispetto al dato complessivo di ieri; 1188 dei quali in regime ordinario 37 in meno rispetto a ieri; 183 in terapia intensiva 2 in meno rispetto a ieri. I guariti sono 1.829

I nuovi casi per provincia:

 

Catania 297,

Palermo 285,

Messina 253,

Ragusa 32,

Trapani 52,

Siracusa 69,

Agrigento 36,

Caltanissetta 30,

Enna 11.

I deputati regionali della Provincia di Agrigento, Savarino, Di Caro, La Rocca Ruvolo, Mangiacavallo, Catanzaro e Pullara dichiarano: “Oggi abbiamo bloccato e sospeso l’invio retroattivo dei conguagli delle  bollette dell’acqua, effettuato  da Girgenti Acque agli autenti.”

La notizia arriva al termine della seduta odierna della IV Commissione, presieduta dall’on. Savarino, che ha audito tutti gli attori di questa vicenda.

“Alla presenza dei commissari straordinari prefettizi di Girgenti Acque, Venuti e Dall’Aira, della Presidente dell’Ati, Francesca Valenti, e dei rappresentanti delle associazioni dei consumatori presenti sul territorio che ne hanno fatto richiesta – Di Miceli, Raso e Spataro,- abbiamo preso questa posizione, che è stata tempestivamente accolta e recepita dai vertici di ATI e di Girgenti Acque.  Pertanto possiamo rassicurare gli utenti che  l’invio dei conguagli sarà sospeso. L’acqua è un servizio pubblico essenziale che deve essere garantito a tutti, in modo efficiente e senza scopo di lucro!”

Cinque anni di reclusione ad Angelo Antona, 34 anni, arrestato il 6 ottobre dell’anno scorso e accusato di avere messo a segno una rapina con sparatoria all’interno di un bar.

Sono stati inflitti dai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, al termine del processo. Il pubblico ministero Sara Varazi aveva chiesto la condanna a 7 anni.

L’assalto sarebbe stato messo a segno dall’imputato insieme ad almeno un complice non identificato. All’interno di un bar, dove poco prima numerose persone avevano assistito alla visione in tv della partita Inter-Juve, due persone fecero irruzione con una pistola e – secondo la ricostruzione dell’episodio – spararono contro una slot machine per cercare, senza riuscirci, di portarla via. A quel punto hanno estratto la cassetta cambiamonete e l’incasso, per un totale stimato di circa 1.400 euro, e sono fuggiti.

Scene da far west che nessuno, compreso il titolare del bar, ha mai denunciato. Il collegio di giudici ritiene anche che vi siano state evidenti reticenze tanto da trasmettere gli atti alla Procura, nei confronti di alcuni testi sentiti in dibattimento, che – sebbene presenti – hanno raccontato di non essersi accorti di  nulla.

Si chiama Mauro Giuseppe Gallea. E’ un palmese ed ha preso parte al “Digital Challenge”. Una competizione internazionale promossa dal commissariato per l partecipazione dell’Italia a Expo 2020 Dubai. Il giovane Gallea si è piazzato al secondo posto. La competizione ha visto la partecipazione di oltre 600 persone di ben 47 nazionalità suddivisi in squadre, espressione della massima eterogeneità in termini di provenienza geografica, scolastica e universitaria.

Gallea, insieme al suo team, ha progettato “In2Life”, un videogioco di realtà aumentata. Il gioco permette agli utenti di creare un avatar ed interfacciarsi col mondo intero. L’obiettivo del gioco è insegnare agli studenti come gestire un mondo a loro sconosciuto, quello del lavoro insegnado ad investire in borsa, a gestire le entrate e le uscite mensili. Il gioco fornisce sfide, missioni tutto spinto da una sana competitività.

 

Si riduce notevolmente la percentuale dell’incidenza dei positivi al covid tra gli alunni delle scuole infanzia, elementare e media in Sicilia. L’intervento di Lagalla.

“Continua a diminuire il numero di alunni positivi, e nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie non si generano focolai”. Così afferma l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione siciliana, Roberto Lagalla, commentando gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale. L’incidenza degli studenti attualmente positivi al Covid-19 nelle scuole dell’infanzia, rispetto al totale degli alunni, è dello 0,12 per cento; nelle scuole elementari è dello 0,32 per cento e nelle medie non supera lo 0,47 per cento. I dati, riferiti a 562 scuole siciliane e, quindi, al 96 per cento degli istituti scolastici, mostrano un costante decremento dei valori percentuali. Se, infatti, il 19 novembre l’incidenza di alunni positivi era pari allo 0,46 per cento, l’11 dicembre la stessa incidenza si riduce fino allo 0,32 per cento. E Lagalla commenta: “Si tratta di un dato incoraggiante considerando che questi istituti scolastici hanno svolto regolare attività didattica in presenza. La situazione epidemiologica appena aggiornata è decisamente confortante perché segna un graduale e costante miglioramento. Il risultato si legge anche come esito dell’importante lavoro svolto, sin dalla scorsa estate e con continuità fino a oggi, dall’intera comunità scolastica che, con il sostegno delle istituzioni, ha operato nella più rigorosa osservanza delle direttive regionali e nazionali per il contenimento della diffusione del virus”. L’assessore Lagalla ricorda inoltre il merito dell’attività della task force regionale, voluta dal presidente Musumeci e istituita dall’assessorato alla pubblica istruzione, operando in stretta sinergia con l’Ufficio scolastico regionale, e che ha contribuito a elaborare efficaci misure di contenimento del contagio, tali da garantire reali condizioni di sicurezza dentro le aule scolastiche. A ciò si è aggiunta anche la proficua collaborazione intervenuta tra l’assessorato all’Istruzione e l’assessorato alla Salute. “Inoltre – sottolinea ancora Lagalla – il finanziamento regionale di 18 milioni di euro alle scuole per interventi di edilizia leggera consente l’ulteriore adeguamento delle aule, affinché possano essere garantite le norme di sicurezza anti-Covid. “Non siamo ancora fuori dalla pandemia – conclude l’assessore – ma i dati ci dicono che si è lavorato nella giusta direzione e ci inducono a essere cautamente ottimisti, mantenendo alta l’attenzione e promuovendo l’uso corretto e consapevole dei dispositivi di sicurezza”.

Reati contro la pubblica amministrazione e in materia ambientale, ad opera di una organizzazione criminale attiva nella Sicilia orientale,  sgominata dai carabinieri per la Tutela ambientale e del Comando provinciale di Messina, supportati dai colleghi dell’Arma di Catania e Siracusa.

16 le misure cautelari emesse dal Gip di Messina su richiesta della Dda ed eseguite dai militari in varie province della Sicilia, per reati di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione di rifiuti non autorizzata, realizzazione di discariche abusive, invasione di terreni, deviazione di acque, falsità ideologica, falsità materiale, abuso d’ufficio e corruzione.

Anche  Andrea Ingraldo, 64 anni, un imprenditore agricolo originario di Agrigento, tra le 13 persone sottoposte a fermo nell’ambito dell’operazione eseguita dalla Squadra Mobile di Trapani e dagli agenti del Servizio Centrale Operativo.

Ingraldo è proprietario di una nota casa-vacanze a Segesta. L’uomo è stato fermato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e falso aggravato dall’aver agevolato Cosa Nostra.

Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale di Palermo, l’imprenditore agricolo si sarebbe messo a completa a disposizione del boss Nicolò Pidone, fermato pure lui stamattina con l’accusa di essere il reggente della famiglia mafiosa di Segesta-Calatafimi.  Le investigazioni svolte hanno consentito di accertare le condotte realizzate da Giuseppe Aceste, cugino del boss Pidone nonché dipendente dell’azienda, al fine di procurarsi l’assunzione presso l’impresa agricola riconducibile all’imprenditore Andrea Ingraldo, impresa con sede legale a Trapani ma con un’unità locale a Calatafimi Segesta.

Il 4 marzo 2020 Giuseppe Aceste si recava presso il casolare in contrada Sasi, per informare Nicolò Pidone che sarebbe stato assunto e che avrebbe beneficiato dei versamenti. Pratica interrotta, ma solo momentaneamente, dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e dal lockdown che sarebbe scattato qualche giorno più tardi. Ma, poco dopo la cessazione delle note misure restrittive, ovverosia il 9 e l’11 giugno 2020, il capo mafia sollecitava Giuseppe Aceste a contattare nuovamente l’imprenditore Andrea Ingraldo per dare corso alla propria assunzione.

12 giugno: intercettazione tra Aceste e Ingraldo

Aceste: “Ma comunque insomma non è questo …
Ingraldo: “il problema però non è questo … cioè come forse ti ha parlato Nino”
Aceste“si mi ha accennato la cosa … ma non ti preoccupare”
Ingraldo: “e si … io non mi devo preoccupare ma  (ride)”
Aceste: “non ti preoccupare 
Ingraldo“ehh va bene …
Aceste: “se hai problemi basta che lo dici e noi non ti nuociamo più …”
Ingraldo“no che … no che nuocere … ehhh…cioè io ho bisogno di voi…che c’entra.
Aceste“no … non ti nuociamo più nel senso ahh … e se hai problemi di soldi non ti preoccupare dico uhh … lo risolviamo il problema 
Ingraldo: “no questo si cioè perché se no … ehhh … io vedo anche cioè … cerco di prevedere come tutti un po’ il futuro 
Aceste“certo…certo”
Ingraldo“il futuro e se … nel futuro pure poi non ci sono … non c’è corrispondenza”
Aceste: “riscontri dico … certo…certo”
Ingraldo“è logico … come tutti noi ehh giustamente”

Secondo gli inquirenti l’imprenditore agricolo avrebbe dato piena disponibilità nell’assumere in azienda il boss in maniera tale da far rivalutare dal Magistrato di sorveglianza la pericolosità sociale al fine del rinnovo dell’applicazione della misura di sicurezza. Pidone riferiva all’Aceste di avere necessità di un documento che dimostrasse l’effettività della sua assunzione.

Il 10 dicembre scorso, l’incontro tra il boss e l’imprenditore viene ripreso dalle telecamere: nello stesso Pidone ringraziava Ingraldo per essersi messo “a disposizione” e contestualmente i due sottoscrivevano i documenti.

Ingraldo: “va bene ..mi ha fatto piacere vederti.. va bene così …ti auguro un buon Natale…
Pidone: “io te lo auguro pure …
Ingraldo: “speriamo che le cose ti vanno bene…e che…
Pidone: “sto cercando..io ho passato un pò di guailo ha capitono?..”
Ingraldo: “si..si..si..ma il passato è…”
Pidone: “ora sto cercando di…inc…(si sovrappongono le voci)
Ingraldo: “il passato è passato…”
Pidone: “il passato è passato …ormai …”
Ingraldo: “tutti facciamo degli errori… “

Ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 18 persone ritenute appartenenti o riconducibili ai clan Laudani e Santapaola, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, usura, turbativa d’asta, favoreggiamento personale, detenzione e porto di armi da fuoco.

Ordinanza eseguita questa mattina da oltre 100 finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania, con la collaborazione dello Scico.

I provvedimenti restrittivi – 10 in carcere ed otto ai domiciliari – sono stati emessi dal Gip presso il locale Tribunale su richiesta della Dda della Procura etnea.

I militari hanno inoltre sequestrato le quote sociali ed il patrimonio di una società di trasporti per un valore di circa un milione di euro.
Tutti i particolari dell’operazione saranno illustrati in una conferenza stampa in programma alle 10 nella sede del Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Catania, in via Crociferi.

 

È stato trovato in possesso di un coltello a serramanico della lunghezza di complessivi 17 centimetri. E’ un cinquantottenne il licatese che è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. L’ipotesi di reato contestata è porto abusivo di arma.
Il coltellaccio, con sette centimetri di lama, è saltato fuori durante la perquisizione personale alla quale è stato sottoposto il cinquantottenne che è incappato in un posto di controllo dei poliziotti del commissariato di Licata. Avrebbe dovuto essere un ordinario controllo per prevenire e reprimere i reati, ma anche per garantire il pieno rispetto delle regole anti-Covid. In realtà, durante quel posto di blocco, i poliziotti si sono insospettiti perché l’uomo ha iniziato a manifestare insofferenza e nervosismo. Ecco perché gli agenti, per non lasciare di fatto nulla al caso, hanno deciso di procedere a perquisizione personale. Ed è proprio durante questa verifica che è saltato fuori il coltellaccio. Il licatese non ha saputo, o forse non ha voluto, fornire spiegazioni,  né giustificazioni sul perché fosse in possesso di un coltello lungo complessivamente 17 centimetri di cui sette di lama. L’arma bianca è stata, naturalmente, subito sequestrata. Il cinquantottenne è stato invece denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento per porto abusivo di arma.

Carenza di medici al pronto soccorso, prorogati 24 incarichi per 6 mesi
„Prorogati, per altri sei mesi, gli incarichi libero professionali a 24 medici già assunti, a tempo determinato, per fronteggiare la carenza di personale e per garantire inderogabili esigenze di sanità pubblica, anche per effetto del protrarsi dello stato d’emergenza derivante dall’infezione pandemica da Covid-19. A firmare la disposizione è stato il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento, Mario Zappia. Del resto, tutti i responsabili dei pronto soccorso di Agrigento, Licata, Canicattì e Sciacca avevano richiesto, ognuno per la parte di propria competenza, la proroga.

Carenza di medici al pronto soccorso, prorogati 24 incarichi per 6 mesi
„Ma qual è la reale situazione dei pronto soccorso degli ospedali della provincia? I posti previsti nella dotazione organica aziendale sono 53. Ben 41 risultavano vacanti e disponibili e solo otto sono stati ricoperti a tempo indeterminato a seguito della procedura di stabilizzazione e di mobilità regionale e interregionale. Lo scorso maggio è stato indetto un ulteriore avviso pubblico per la stabilizzazione del personale della dirigenza e del comparto e, in particolare, nonostante per la disciplina di Medicina e Chirurgia di accettazione e di urgenza, sia stata prevista la coperta di 14 posti, nessuno è stato coperto per mancanza di candidati aventi titolo alla stabilizzazione. Nel marzo sempre di quest’anno, inoltre, era stato fatto un concorso, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di 16 posti che, in atto, risulta in avanzato stato di definizione essendo già scaduti i termini di presentazione delle istanze e avviata l’ammissione dei candidati e nomina della relativa commissione d’esame. Resta però, appunto, la grave carenza di dirigenti sanitari per Medicina e Chirurgia di accettazione e di urgenza nei presidi ospedalieri dell’Asp e le gravi difficoltà – è stato evidenziato dalla stessa azienda sanitaria provinciale – a reclutare medici. Una situazione che ha indotto la direzione strategica a ricorrere all’indizione di avvisi pubblici per conferire incarichi libero professionali di medici da destinare ai pronto soccorso delle strutture ospedaliere dell’Agrigentino. E questo, appunto, per superare le gravi carenze di organico ed evitare situazioni di interruzione di pubblico servizio.