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Da sabato sono attivi i nuovi servizi di raccolta per le zone non servite, in particolare presso le zone di Petrusa, Offamilio, Bivio Joppolo, Fondacazzo e Gibisa, in uniformità con  il vigente calendario dei conferimenti previsto per le utenze domestiche.

Un mezzo opererà per la raccolta porta a porta presso le zone di Petrusa e Offamilio a partire dalle ore 6.00  in orario antimeridiano. Lo stesso mezzo sarà quindi presente, a posto fisso, presso il bivio di Joppolo, a partire dalle 10.00 circa fino alle 11.30.
Un altro mezzo a posto fisso sarà presente, presso la zona di Fondacazzo, tra le 06.00 e le 10.00 e successivamente, tra le 10.00 circa e le 11.30, presso c.da Gibisa, all’altezza della casa cantoniera. 
Dalla giornata di lunedì saranno inoltre attivi i seguenti servizi:
-servizio raccolta porta a porta di pannolini e pannoloni, tutti i giorni dal lunedì al sabato escluso il giovedì, nell’orario compreso tra le 14.00 e le 18.00. Il servizio è su richiesta, da concordare con l’ufficio sanità ed ecologia  del comune, previo contatto telefonico ai numeri 0922 590821 / 590847/ 590848;
-servizio raccolta porta a porta dell’umido per gli esercizi di ristorazione, 3 gg/ settimana dal lunedì al sabato ad integrazione dei passaggi già previsti in calendario, nell’orario compreso tra le 14.00 e le 18.00. Il servizio è su richiesta, da concordare con l’ufficio sanità ed ecologia  del comune, previo contatto telefonico ai numeri 0922 590821/ 590847/ 590848. 
Si informa inoltre la cittadinanza che sarà attivo a partire da lunedì  un servizio per la raccolta dei sacchetti sparsi nel centro abitato. 

La vita o si vive o si scrive”, sosteneva Luigi Pirandello. Ed è nella terra di Pirandello, Sciascia, Camilleri, Tomasi di Lampedusa che anche quest’anno si svolgerà il Master di Scrittura, organizzato dalla Strada degli Scrittori con il coordinamento scientifico dell’Associazione Treccani Cultura. Scade il 18 giugno prossimo il termine per iscriversi.  Il calendario delle lezioni e dei laboratori si svolgerà  dal 1° al 7 luglio a Racalmuto. Tutti i dettagli per formalizzare l’iscrizione si trovano sul sito della Strada degli Scrittori al link http://www.stradadegliscrittori.it/master-scrittura/ 
Il giornalista del Corriere, Felice Cavallaro, presidente dell’Associazione Strada degli Scrittori, durante l’incontro con alcuni studenti programmato per spiegare le novità dell’edizione di quest’anno del Master, nel riscontrare un grande interesse ha concesso una proroga fino a lunedì prossimo. In queste ore si è avuta la conferma della presenza di Alessandra Sardoni, giornalista parlamentare e volto noto al pubblico televisivo. In cattedra, con il coordinamento di Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, oltre alla giornalista ci saranno Anna Ottani Cavina, Salvo Ficarra e Valentino Picone, Michele Guardì, Francesco Merlo, Andrea Purgatori, Marcello Sorgi, Giuseppina Torregrossa, Giuliano Vosa, Robertò Andò, Matteo Collura, Marco Damilano, Gaetano Savatteri e Rosita Zucaro. Tante le novità di quest’anno, tra cui il progetto  “Le parole della Costituzione”: l’Associazione Treccani Cultura ha scelto 40 voci che costituiranno l’ossatura di un volume che sarà poi donato ai corsisti di Racalmuto.

Un episodio da ‘L’altro capo del telefono’ e uno dai racconti

La troupe televisiva del Commissario Montalbano sta ultimando nel Ragusano le riprese di due nuovi episodi, uno è la riduzione del romanzo “L’altro capo del telefono”, pubblicato due anni fa da Sellerio, sull’omicidio di una sarta a Vigata; l’altro è tratto da uno dei 30 racconti “Un mese con Montalbano”, pubblicato per la prima volta nel 1998 e che ha per titolo “Un diario del ’43”.
    Oggi sul lungomare di Donnalucata, frazione di Scicli, nonostante il vento si girano alcune scene di questo racconto che vede tra i protagonisti un attore americano di 90 anni che passeggia con Luca Zingaretti. Il racconto è incentrato sul ritrovamento da parte del preside Burgio di un interessante diario, risalente al 1943, di un giovane fanatico fascista che, venuto in possesso di diverse bombe a mano, racconta di voler progettare un attentato contro gli americani sbarcati in Sicilia. Montalbano indaga per scoprire se il giovane mise in atto il suo piano. Sono due gli ultranovantenni che recitano a fianco di Zingaretti.
   

Gero Sanfilippo, consigliere comunale di Porto Empedocle

Fratelli d’Italia non rispecchia il cambiamento e la pluralità delle idee,una classe dirigente che isola le capacità dei singoli e i progetti di sviluppo per il territorio.Gero Sanfilippo,consigliere comunale di Porto Empedocle esordisce:”esco da un partito che è diventato un fantasma in provincia.”

Gero Sanfilippo,consigliere comunale di Porto Empedocle,getta la spugna e lascia Fratelli d’Italia dopo un percorso che lo aveva visto da quasi un anno avvicinarsi all’area politica della destra di Giorgia Meloni.

“Da politico,da uomo libero,da consigliere comunale e da cittadino siciliano ed empedoclino da sempre vicino al territorio e alla mia gente dico basta e, dopo un periodo di grande travaglio interiore,ancora dico basta a Fratelli d’Italia,partito che avevo sposato per cavalcare battaglie di identità e di sviluppo per la nostra provincia.

Non rinnego di aver contribuito fattivamente assieme a tutto il mio gruppo a dare un risultato elettorale,progettuale e politico non indifferente,ci siamo spesi per rilanciare il territorio,abbiamo votato e fatto votare alle regionali e alle nazionali il candidato Pisano.Siamo stati numeri importanti per dare un netto cambiamento di sorta al territorio,non rinneghiamo nulla,però abbiamo trovato barriere,muri e una inconsistenza politica da parte dei leader nazionali,regionali e provinciali a dir poco sconcertanti.Seguire logiche del meno siamo meglio è,non aprire i recinti angusti e stridenti di una destra che nei fatti si è dimostrata inconcludente,non poteva vederci come semplici yes man o complici di questo sfacelo.

Non pensavamo che anche il giovane politico Pisano fosse ancora ancorato a logiche di vecchia politica,non ha mai coinvolto nelle scelte di cambiamento e rinnovamento questo gruppo,anzi lo ha solo isolato e considerato un granaio elettorale dove attingere,questo per il nostro modus vivendi,videnti e politico è lontanissimo dal nostro spendersi in un progetto politico.

Dispiace rilevare che i vertici del partito regionale e nazionale con l’ausilio determinante di questo gruppo non abbia mai dato merito a questa provincia agrigentina per il risultato straordinario che abbiamo apportato non solo numericamente alle scorse politiche del 4 marzo,ma anche a tanta gente che si era avvicinata grazie al nostro coinvolgimento,determinante per il seggio che è scattato nel plurinominale alla camera dei deputati nel collegio Sicilia 1.

Da subito mi dichiaro indipendente assieme a tutto il gruppo che rappresento,rassicurando tutti che continueremo a fare politica a Porto Empedocle e non solo,visto che ci sono sensibilità e amici che si trovano in gran parte del territorio con rinnovata forza e con spirito costruttivo,dove i singoli e i gruppi, anche se nuovi,non vengano ostracizzati e penalizzati o utilizzati solo per meri scopi elettorali,è una politica vecchia e che aborriamo in tutto e per tutto.

Se Fratelli d’Italia in 42 comuni era rappresentato da un solo consigliere comunale che adesso se ne va perché sdegnato da questo modo di fare politica,vuol dire che dalla Meloni a Pisano si vive di una politica lontana dalla gente dove l’unica spinta sono solo le poltrone.Il risultato delle amministrative in Sicilia rispecchia questo senso di insoddisfazione della gente e di parlamentari scelti da Roma che hanno riscosso numeri elettorali da prefisso telefonico”

“Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova”.

Sul fatto che di posti belli il mondo è pieno siamo tutti d’accordo. Sul fatto di nascere, crescere e vivere nel proprio posto nel mondo un po’ meno. 

Il punto in questione è una scelta, una strada che chi decide di percorrerla corre il rischio di sapere cosa si lascia ma non sapere cosa si trova. 

Due sono le logiche alla base di chi la prende: una è relativa all’ambizione, scegliendo di perseguire quella strada, allontanandosi per ovvie ragioni dalla propria casa, dai propri affetti con alle spalle i sacrifici di una famiglia che punta alla realizzazione massima del membro che ha deciso di partire; l’altra è relativa alla disperazione, stato d’animo oggettivo e reale di chi non ha più alcuna speranza in quanto il luogo di appartenenza ha tradito quelle speranze e aspettative mettendo il componente della famiglia (o famiglie intere) nelle condizioni tali da preparare i bagagli e partire per una nuova realtà in grado di garantire un presente ed un futuro migliore. 

Entrambi i casi rappresentano, nel bene e nel male, un colpo al cuore, un vuoto incolmabile per chi se ne va e per chi rimane. Entrambi conservano vivamente l’immagine perpetua della propria città natale che, tanto bella quanto martoriata, contiene tutto un universo composto da affetti, luoghi, colori e sapori che assumono le sembianze dei propri cari. 

Questi cari rimasti lì. Questi cari che vivono 365 giorni l’anno la città svuotarsi e riaccendersi quei due mesi estivi e per le festività. 

In quella città dove, i più fortunati possono ritenersi tali da arrivare a stento a fine mese col lavoro precario che trovano o si inventano pur di rimanere. 

I meno fortunati (e mi riferisco alla mia generazione che fa leva sugli anni ‘80) restano, stringendo i denti, andando avanti e tenendo duro, votando alle elezioni la novità come segno di protesta e di speranza in un cambiamento concreto, come ultima spiaggia a cui aggrapparsi, con l’auspicio che il proprio momento prima o poi arriverà. 

Ma invano e ciononostante il pensiero di mollare tutto e andare via non sfiora in alcun modo la mente degli audaci che scelgono di rimanere a vivere nel luogo in cui si è nati e cresciuti quale porto sicuro e indiscusso dove gettare l’ancora anche se il livello del mare fa vedere il fondo. 

È solo a loro che va il riconoscimento di fare di quel marcio che amministra le strade della mia terra un posto vivo e migliore dove restare. 

È grazie ai loro sacrifici e al loro coraggio che quei brevi periodi in cui torni a casa trascorrono come se le avversità affrontate durante l’anno non esistessero. 

Ma alla domanda ‘quando scendi a casa’, segue in automatico ‘quando riparti?’ vorresti morire dentro perché pensi di essere appena arrivato a casa ma in virtù della scelta che hai intrapreso devi mettere in conto anche questo.

 E come tutte le cose belle: tutto ha un inizio e una fine, cercando di godersi a pieno quei giorni felici di vacanza, trascorrere il più tempo possibile con i propri i cari, sfruttare al massimo le risorse di cui la tua città dispone e mangiare come se non ci fosse un domani. 

Talvolta farnetichi anche di non tornare più alla realtà che ti sei costruito, di mollare tutto e rimanere a casa, altre volte  (già dal terzo giorno di permanenza) ti sta tutto stretto, ti senti soffocare e vorresti scappare per ritornare nel luogo che ti ha accolto e ti sta dando qualcosa. 

Ma poi questi pensieri passano tra l’affetto dei tuoi cari e le risate dei tuoi amici rimasti e non, rendendo quei giorni unici. 

Una festa, è questo il sostantivo giusto per descrivere tutte le volte che si ritorna a casa. È una festa per quei nonni, che ritrovi sempre più invecchiati, ma felici di avere la tavola al completo di nipoti. 

Una festa per quella mamma, dove anche per lei l’età avanza e i pensieri si moltiplicano, ma di fronte alla gioia di avere la casa piena tutto passa. 

Una festa per quelle sorelle/fratelli che, tutte le volte che torni li ritrovi sempre più grandi, tengono il conto alla rovescia per il tuo arrivo per trascorrere più tempo possibile assieme. 

Una festa continua tra quegli amici ritrovati fuori sede, che magari durante le festività principali non si è riusciti a vedere e si ha un anno di arretrati da raccontare, e per quelli in sede che aspettano tutto l’anno l’estate con ogni anno una novità diversa. 

L’estate, proprio l’unica delle due stagioni che esistono nella mia terra, l’altra è l’inverno (se così si può definire!) poiché dalle mie parti le stagioni di mezzo non esistono. La bella stagione nella mia zona dura da Pasqua all’Epifania. 

Settembre però arriva per tutti, assieme alla festa di San Calogero, in cui tutti gli abitanti manifestano una devozione inedita al santo e alla stessa festa, rappresentano il momento più dolente: quello dei saluti. 

Ognuno ritorna alle proprie basi, ai propri i posti, alla solita vita. La festa è finita. 

Tra un bagaglio da completare e un abbraccio vario c’è il pianto trattenuto da parte di un nonno o un genitore. 

E mancano ancora 2 giorni alla partenza. 

Tra caffè, pranzi/cene e aperitivi vari, ultimare le cose che servono da portare, saluti di amici che vanno via prima pensando che tra poco arriverà anche il tuo momento e comincia a crearsi quel magone allo stomaco, ma non cedi, vai a fare un tuffo in acqua e tutto passa. 

Arriva il giorno X, sei sveglia prima della sveglia impostata, pensando a come mistificare la malinconia che hai addosso quel giorno. 

Allora esci a fare l’ultima colazione con gli amici dove ci auguriamo a vicenda ‘forza e coraggio’ per i mesi che ci attendono; saluti il vicinato che è al corrente della tua partenza per arrivare all’ultimo grande pranzo di famiglia in cui la nonna sfodera il meglio di se (come sempre, ma quel giorno in particolar modo!) presentando come menù tutto il tuo cibo preferito. 

Una volta concluso, cominciano i titoli di coda che partono dal cambiamento di espressione di nonno ai ‘mi raccomando’ di nonna, e mamma che non proferisce fino alla fine. 

Non vedi l’ora di salire su quel l’autobus o di superare i controlli in aeroporto per liberare quel magone che dalla mattina ti blocca lo stomaco. 

E salendo su quel mezzo e cominci a sentirti mancare l’aria come in apnea. 

È davvero finita. Si ricomincia per tutti, e con i doveri anche le preoccupazioni per chi rimanere. 

Nella misura in cui mi si viene augurato il meglio, lo stesso auguro ai miei cari che lascio a casa tutte le volte. 

Quella stessa casa, la quale locatrice della macchina amministrativa piuttosto che oliare gli ingranaggi della stessa, garantendo il bene minimo indispensabile ai propri cittadini, li invita ad andare altrove verso posti più consoni alle esigenze di ciascuno. 

Mi si stringe il cuore leggendo certe affermazioni, certi articoli, guardando foto di denuncia delle condizioni di degrado e incuria più totale in cui versa la mia città e soprattutto sentendo persone a me care affermare di aver perso la fiducia verso la propria città aggravata da chi la amministra. 

Il passato è passato. 

Il bene ha trionfato sul ‘male’ rappresentato dalla vecchia politica. 

Ma questo nuovo modo di fare politica non sembra affatto tanto migliore del vecchio. Anzi oserei dire peggio poiché in nome di Onestà, Dignità, Solidarietà e tante belle parole liberiste, stanno portando tutte le realtà amministrate alla deriva più totale. 

E non serve più continuare a puntare il dito, dopo due anni e ancora, dicendo che la colpa è di chi c’era prima. 

Non è più una giustificazione. 

È il vostro momento, siete voi a condurre i giochi e non aspettiamo altro che dei segnali di progresso e cambiamento concreto per poter apprezzare il vostro operato e magari ripremiarvi a nuove elezioni future. 

La differenza si fa così, i risultati si ottengono sul campo. Con la demagogia non si va più da nessuna parte. 

Sono finiti i vecchi modi di fare politica, i vecchi tempi della democrazia dei partiti non esistono più perché non esistono più delle personalità  di un certo calibro. 

E con l’auspicio che le ultime generazioni conoscano tempi migliori dei miei – che di anno faccio 1994 –  e che queste parole facciano il giusto percorso giungendo a destinazione.

Silvia Boccadoro 


Il Tribunale di Agrigento deposita le motivazioni della sentenza di condanna inflitta per la tragedia delle Macalube ad Aragona. I dettagli.

Lo scorso 30 gennaio il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giancarlo Caruso, ha condannato per omicidio colposo plurimo Domenico Fontana e Daniele Gucciardo, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte dei fratelli di Aragona, Carmelo e Laura Mulone, di 9 e 7 anni, vittime il 27 settembre del 2014 di una eruzione dei vulcanelli nella riserva “Macalube” ad Aragona gestita da Legambiente.

Sei anni di reclusione sono stati inflitti al già presidente regionale di Legambiente e direttore della riserva Macalube di Aragona, Domenico Fontana. E 5 anni a Daniele Gucciardo, operatore della stessa riserva. E’ stato invece assolto, nonostante la pretesa di condanna a 6 anni, Francesco Gendusa, dirigente regionale responsabile delle aree protette.

Ebbene, adesso il giudice Caruso ha depositato le motivazioni della sentenza e, tra l’altro, ha scritto: “Avevano il dovere di vigilanza su tutto quanto avveniva all’interno della riserva. Era urgente e necessario un accertamento in merito alle condizioni di sicurezza per la fruizione dell’area che giustificava un blocco a tempo indeterminato delle visite finché non fossero stati elaborati livelli di esposizione al rischio compatibili con l’esigenza di salvaguardare vite umane”. Poi il giudice Caruso bacchetta le giustificazioni addotte dagli imputati e scrive: “L’affermazione secondo cui ciò che era accaduto il 27 settembre 2014 era assolutamente imprevedibile perché alle Macalube nessuno si era mai fatto del male, appare la palese estrinsecazione della superficialità con cui il tema della sicurezza delle persone era stato declinato nella concreta gestione da parte del personale della Riserva. Ripararsi sotto l’ombra della benevole sorte che aveva preservato l’indiscriminata comunità dei fruitori (fra cui, negli anni, decine di scolaresche), costituisce un segnale chiaro ed inequivocabile dell’omissione di qualsivoglia forma di attenzione e tutela per l’incolumità delle persone che avevano frequentato quel sito. Ad essere completamente inadeguato non era solo il sistema di asserita salvaguardia dell’ambiente naturale ma anche e soprattutto quello a garanzia dell’incolumità dei fruitori. L’esistenza di una barriera, ancorché precaria, in grado di frapporre una distanza minima dalla sede dell’esplosione, avrebbe potuto esercitare un’incidenza rilevante, quantomeno in termini di mitigazione del rischio, sugli eventi che si sono verificati il 27 settembre 2014”. 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)


Pietro Busetta
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“Non abbiamo bisogno tanto di una legge ad hoc sulle isole, ma di un pacchetto di misure sulle zone a sviluppo ritardato come la Sicilia ed il Mezzogiorno”. Lo ha detto Pietro Busetta, presidente della Banca Popolare Sant’Angelo e docente di economia, nel corso del suo intervento al seminario “Strumenti di fiscalità per lo sviluppo delle isole dell’Unione europea”, organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che si è tenuto stamani a Villa Malfitano a Palermo. 
“Pensare ad una normativa – ha aggiunto – valida per isole come Lampedusa e Linosa e allo stesso tempo per regioni come la Sicilia e la Sardegna è complesso . È indispensabile destinare risorse aggiuntive rispetto a quelle destinate al resto del Paese. L’obiettivo non può essere quello di compensare i disagi derivati dall’insularità, ma di andare oltre le condizioni di stato minimo che evidentemente in queste aree d’Italia non determinano l’attrazione di investimenti. È questa l’unica vera condizione per promuovere lo sviluppo del Mezzogiorno”.

Ad Agrigento in Prefettura è stato firmato il Patto per la sicurezza urbana tra il Prefetto e i Sindaci che hanno manifestato interesse. Si tratta di un atto preliminare alla presentazione da parte dei Comuni di progetti di impianti di videosorveglianza per i quali è previsto un finanziamento dal Ministero dell’Interno.

Angelo Ruoppolo 

Le interviste sono di Teleacras

 https://youtu.be/FWzvHbz_huQ

“L’accordo nazionale ci penalizza, qui sono previsti solo 38 passaggi al full-time”

Sul piede di guerra i lavoratori part-time di Poste Italiane in Sicilia. Un apposito comitato, denominato #FullTimeSubito, è stato costituito per sollecitare la trasformazione a tempo pieno dei contratti e conta già oltre 200 adesioni, ma il numero sembra destinato a crescere. Giovedì 21 giugno i componenti terranno una prima assemblea a Palermo.
 
Sotto accusa l’accordo siglato a Roma il 13 giugno dall’azienda con i sindacati nazionali di categoria, “che relativamente alla Sicilia prevede la conversione del contratto da part time a full time per sole 18 unità nel comparto mercato privati e 20 unità in quello servizi postali”.
 
“Siamo delusi dalla scelta dell’azienda che penalizza la Sicilia, ma soprattutto da chi, come i sindacati, doveva difendere gli interessi di noi lavoratori”, sottolinea Domenico Bonanno, lavoratore part time di Poste Italiane, tra i promotori del comitato #FullTimeSubito.
 
Ed aggiunge: “Da part time e con uno stipendio di circa 700 euro è quasi impossibile farsi una famiglia e guardare al futuro con serenità. Per arrotondare ci troviamo costretti a ricorrere allo straordinario, questo ovviamente agevola l’azienda che rimedia così alle carenze di personale ma non viene incontro alle legittime richieste di noi part time”.
 
Gli autori della protesta si dicono pronti a cancellarsi in blocco dai sindacati e a non svolgere più prestazioni straordinarie in modo da evidenziare le carenze di personale di Poste Italiane in Sicilia e lanciano pure un appello “alle istituzioni locali e regionali: non può e non deve essere una battaglia 

soltanto nostra.”
 
In Sicilia i lavoratori part-time di Poste Italiane sono oltre 800, circa 200 solo in provincia di Palermo. Principalmente giovani, in buona parte laureati e figli o parenti di ex postali ai quali l’azienda aveva concesso la possibilità di ottenere l’assunzione di un familiare in seguito alla firma di un accordo con il quale il lavoratore recedeva dal contratto rinunciando a buona parte della buonuscita.
 
Alessandro Bombolino, part time in Poste Italiane da quasi 7 anni, sottolinea: “In una Regione con poco più di 500 mila abitanti come la Basilicata sono previste, nella divisione mercato privati, più conversioni di quelle riservate alla Sicilia. Per non parlare del Veneto, del Piemonte o della Lombardia dove si procederà alla stabilizzazione ed alla conversione dei contratti di oltre 350 unità per regione. Ma anche in quasi tutte le altre regioni la quantità di conversioni è nettamente superiore a quella della Sicilia”.
 
Interviene pure Claudia Cammarata, part time da oltre 4 anni: “Siamo amareggiati. Da anni diamo il meglio sul posto di lavoro e teniamo alto il nome della nostra azienda, ma questa non sembra avere interesse per i lavoratori siciliani, che anzi paradossalmente vengono premiati dall’azienda se scelgono la mobilità verso le regioni del Nord.” 
 
Conclude Fabio Pardi, anche lui part time da più di 4 anni: “Oltre al danno la beffa: Poste Italiane annuncia oltre 500 assunzioni di laureati, senza neppure curarsi di valorizzare l’enorme quantità di giovani laureati che ha tra i propri dipendenti e senza offrire prospettive di crescita a tutti i part time”.