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“La notizia della condanna a 4 anni e 3 mesi del sindaco di Catania Salvo Pogliese, nel processo spese pazze quando rivestiva la carica di deputato regionale, apre adesso scenari preoccupanti per la città, visto che adesso si arriverà alla sospensione dalla carica, secondo quanto stabilito dalla legge Severino.

Adesso ci aspettiamo da Pogliese una presa di coscienza e che, quindi, si dimetta al più presto da sindaco per dare alla nostra città una nuova guida politica che merita”. Così in una nota la deputata catanese del Movimento 5 Stelle Maria Laura Paxia.

Il sostituto procuratore generale Emanuele Ravaglioli ha concluso la sua requisitoria al processo di appello scaturito dall’inchiesta antimafia “Vultur” chiedendo la conferma integrale delle condanne emesse nel processo di primo grado dal Tribunale di Agrigento. Si tratta dell’indagine sui presunti componenti delle famiglie di Camastra e Canicattì e sui legami fra i due clan. Per i quattro imputati è stata chiesta la conferma dei 17 anni e 6 mesi di reclusione a Rosario Meli, 72 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra e personaggio principale dell’inchiesta; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, 50 anni, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo, 69 anni, ritenuto il “cassiere” della cosca. Ventidue anni, in continuazione con altre due condanne precedenti, sono stati proposti, infine, per Calogero Di Caro, 74 anni, già condannato in passato per mafia e ritenuto il nuovo capomafia di Canicattì.Il processo è stato rinviato all’8 settembre per l’inizio delle arringhe difensive dei legali degli imputati. Fanno parte del collegio gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Raffaele Bonsignore, Giuseppe Barba, Antonino Reina, Vincenzo Domenico D’Ascola e Lillo Fiorello.

Tragedia questa mattina alla Diga Comunelli nei pressi di Butera. A venire travolto e ucciso da un escavatore che lui stesso stava manovrando è stato un favarese di 56 anni, Giovanni Cusumano di 56 anni. Lavorava per un’azienda incaricata ad installare dei monitoraggi per la diga. L’uomo è stato schiacciato dal mezzo. Sul posto si sono precipitati i soccorritori, ma Giovanni Cusumano sarebbe morto sul colpo. La Procura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. Indagano i carabinieri.

A seguito della presentazione della candidatura a sindaco di Agrigento da parte di Marco Zambuto, giunge il sostegno dell’Udc. Il coordinatore politico regionale dei centristi, Decio Terrana, e la parlamentare all’Ars Margherita La Rocca Ruvolo, affermano: “Accogliamo con entusiasmo e determinazione l’appello lanciato da Marco Zambuto e condividiamo la sua proposta di candidatura a sindaco di Agrigento in occasione delle prossime elezioni Amministrative del 4 e 5 ottobre. Nutriamo fiducia e stima nella persona, sia sotto il profilo prettamente politico e amministrativo, sia per le capacità di ascolto e di attenzione alle istanze provenienti dal territorio e per le doti umane dimostrate. Saremo impegnati in campagna elettorale con candidati al consiglio comunale qualificati e determinati a garantire il successo della candidatura di Marco Zambuto, consapevoli che rappresenti la migliore proposta di governo per la città di Agrigento”.

Erano stati ritenuti non meritevoli di progressione economica orizzontale da parte del proprio dirigente: nove lavoratori dell’Azienda sanitaria di Agrigento, assistiti dalla Cisl Fp, potranno adesso accedere alle somme a cui avevano diritto.

Nei giorni scorsi il direttore generale facente funzioni Alessandro Mazzara ha infatti firmato un’integrazione alle graduatorie concernenti le progressioni economiche orizzontali, inserendo alcuni lavoratori in servizio al “San Giovanni di Dio” che si erano in una prima fase visti negare l’accesso alle risorse a causa di una valutazione bassa da parte del proprio dirigente.

Gli operatori, quindi, assistiti dalla Cisl Fp, hanno proposto ricorso e ottenuto ragione dinnanzi alla commissione paritetica, che ha riconosciuto loro un punteggio di 28 trentesimi consentendogli quindi di ottenere gli importi previsti.

“Eravamo certi della bontà del lavoro svolto da questi dipendenti e dell’esito positivo del ricorso – commentano il segretario generale della Cisl Fp delle province di Agrigento, Caltanisseta ed Enna Salvatore Parello, il coordinatore regionale delle professioni sanitarie Alessandro Farruggia e il responsabile del Dipartimento Sanità pubblica e privata, Giovanni Farruggia -. Allo stesso modo, comunque, rammentiamo alla governance dell’Azienda l’impegno preso da parte dell’ex manager Santonocito di provvedere, dopo le stabilizzazioni ai sensi della legge Madia, anche alle progressioni verticali di tutto il personale dipendente”

Cambiano nome, simbolo e prospettive di Ora Sicilia. Il gruppo parlamentare, costituito nel giugno del 2019 all’Assemblea Regionale Siciliana, si trasforma in partito. Da oggi avrà la nuova denominazione “ORA-Sicilia al centro” e un simbolo, che mantiene la sua identità cromatica originaria, rivisitato in alcune parti. «La scelta di rinnovare i due principali elementi espressivi del nostro “brand” – spiega il capogruppo di Ora Sicilia, Luigi Genovese – è finalizzata a fotografare il salto evolutivo di un soggetto politico che, ad un anno dalla sua nascita, da gruppo parlamentare si trasforma in un partito che nel panorama politico regionale mira a rappresentare quel centro moderato che oggi, anche a livello nazionale, è stato relegato ai margini, nonostante la crescita esponenziale della domanda di moderazione, dopo quasi un decennio scandito dall’exploit di vecchie e nuove forme di populismo. Nella nuova denominazione – spiega Genovese – la frase “Sicilia al centro” è stata scelta per esplicitare la duplice natura di questo progetto: regionalista e moderata.

In queste settimane, insieme ai colleghi Lantieri, Lentini e Ternullo, e con il prezioso contributo dei nostri staff, abbiamo redatto lo statuto e contestualmente individuato una segreteria regionale al centro di Palermo. I prossimi step – prosegue il deputato regionale – prevedono l’eventuale rimodulazione dei ruoli all’interno del gruppo parlamentare e ancora l’ufficializzazione del segretario regionale, dei due vice-segretari e di tutti gli altri organi del partito, all’interno dei quali riserveremo uno spazio molto significativo destinato ai giovani, nel quadro di un processo di ramificazione ed espansione su tutto il territorio regionale che solidificheremo attraverso la nomina di coordinatori provinciali, comunali e di municipalità in tutta la Sicilia. Presenteremo ufficialmente il nostro progetto dopo l’estate, nel corso di una convention organizzata a questo scopo. Quanto alle elezioni amministrative in calendario il prossimo autunno, anticipo che saremo presenti in alcuni comuni con il nostro simbolo e con le nostre idee».

 

La consigliere comunale in carica a Raffadali, Elina Rampello, si candida a sindaco con la Lega alle prossime elezioni Amministrative del 4 e 5 ottobre. In proposito interviene l’europarlamentare e responsabile della Lega per le prossime elezioni Amministrative della provincia di Agrigento, Annalisa Tardino, che commenta: “Con la candidatura a sindaco di Elina Rampello diamo ufficialmente il via al processo di cambiamento voluto dalla Lega per la provincia di Agrigento. Vogliamo dare alla provincia volti nuovi, e iniziamo proprio da Raffadali, dove a rompere gli schemi tradizionali è una giovane consigliera di 32 anni, che si è fatta notare in questa ultima legislatura per le tante battaglie condotte in controtendenza rispetto ai soliti modelli politici e che con tenacia si propone di inaugurare una nuova stagione per la sua città”.

Ispettori della Guardia Costiera, specializzati in sicurezza della navigazione, hanno sottoposto la nave “Ocean Viking”, di bandiera norvegese e operante per conto dell’organizzazione non governativa SOS Mediterranee, a un’ispezione per verificare l’ottemperanza alle norme in materia di sicurezza della navigazione, protezione dell’ambiente e tutela del personale navigante. La nave, ormeggiata nel porto di Porto Empedocle, è attraccata nei giorni scorsi dopo il periodo di quarantena successivo al trasferimento sulla nave Moby Zazà dei migranti presenti a bordo. Ebbene, l’ispezione ha evidenziato diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza dell’unità e dell’equipaggio ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza ai migranti svolto dalla nave, così come alcune violazioni alle normative a tutela dell’ambiente marino. Dunque la nave è stata sottoposta a fermo amministrativo che permarrà fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva e, per alcune di esse, sarà necessario l’intervento dello Stato di bandiera che detiene la responsabilità della conformità della nave rispetto alle Convenzioni internazionali e alla legislazione nazionale.

Giovanni Busciglio, padre di Vincenzo Busciglio, il giovane di 23 anni ucciso a coltellate ad Alessandria della Rocca il 12 marzo del 2019, ha scritto e diffuso una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In particolare, Giovanni Busciglio pone all’attenzione del Capo dello Stato alcune questioni di carattere tecnico – giudiziarie, con conseguenti implicazioni umane e di sofferenza a carico della famiglia Busciglio.

Vincenzo Busciglio

“Sono Giovanni Busciglio padre di Vincenzo che a soli 23 anni è stato colpito da plurime coltellate alla schiena ed è morto. Prima di spirare ha invocato aiuto dicendomi l’identità dell’accoltellatore. Il suo nome è Pietro Leto coetaneo che vive a pochi metri dalla nostra abitazione; da quel giorno è in custodia cautelare.

Mio figlio ha lottato in vita per guarire da un neuroblastoma. Era rinato, poi è stato ucciso senza apparente motivo accoltellato e dal 12.03.2019 a casa nostra non si vive, si è persa la serenità. Non ho inteso vendicarmi ma affidarmi alla Legge.

Ho atteso la conclusioni delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Sciacca che ha subito arrestato l’imputato ed ha impiegato 8 mesi per acquisire il risultato dell’autopsia. Il documento che ha certificato la causa della morte qui trascritta letteralmente riporta: “i dati del! ‘esame necroscopico documentano che la morte di Bus ciglio Vincenzo è attribuibile a shock emorragico conseguente a lesioni da arma bianca e lacerazioni d’organi interni. L’emorragia che di fatto ha determinato lo stato di shock è conseguente alla lacerazione della aorta a livello addominale”.

Ho atteso paziente il giorno della requisitoria, in venti minuti, il Pubblico ministero ha chiesto la condanna ad anni 14 per omicidio volontario. Ho capito che mio figlio per la giustizia è un fascicolo il n. 475/2019 del Registro generale.

In Vincenzo ho riposto le speranze di una vita scandita dalla sveglia che puntuale alle 4 e mezza del mattino mi orienta nella giornata di operaio. Ho curato Vincenzo grazie al professore Aricò che amorevolmente ha ridato la speranza alla nostra famiglia quando le tenebre si addensavano. Ho capito così l’esistenza di uomini di scienza e dei sentimenti di solidarietà, Vincenzo è ritornato guarito dopo 5 anni. Dio lo ha chiamato alla casa del Padre stroncato non dalla malattia ma dalla violenza gratuita di un giovane compaesano.

Oggi non riesco a capire le ragioni di non contestare, da parte del Sostituto procuratore di Sciacca, dott.ssa Griffo, l’aggravante ai fini del trattamento sanzionatorio dell’uso dell’arma o il capo ulteriore di imputazione di porto abusivo in luogo pubblico del coltello o dell’arma bianca. Alla udienza del 29.06.2020, susseguente la requisitoria, ho udito la tesi del Pubblico Ministero secondo la quale “non essendo stata ritrovata l’arma” non intende contestare il capo di imputazione, sollecitato dai miei avvocati. Ed allora domando: Vincenzo come è stato ucciso, come si è procurato la ferita dietro la schiena e nell’addome? Eppure non è accettabile adeguarsi al silenzio di chi non dice di aver visto; erano le 19.50 ed Alessandria della Rocca è un paese piccolo dove tutti conoscono l’altro. Le telecamere della zona sono state segnalate ma nessuno ha estrapolato le immagini. La famiglia dell’imputato non ha mai chiesto scusa ed il giovane non ha mai mostrato pentimento.

Ho capito che la vita di mio Figlio vale poco, perché non è figlio di genitori importanti e neanche ricchi. Io da Padre non intendo rassegnarmi, mio Figlio secondo il medico legale del p.m. che ha impiegato troppi mesi per depositare la consulenza, è morto per mano di un coltello. L’arma anche se non ritrovata è il mezzo della morte atroce. Non accetto la tesi giuridica di non contestare l’uso dell’arma perché non è stata sequestrata. Ho chiesto ai Carabinieri di Alessandria della Rocca, diretti dal Capitano Dente, di cercare l’arma in alcuni luoghi indicati.

La paura del virus non può penalizzare la domanda di Giustizia, la circostanza di non ritenere la disperazione di una Famiglia pari al Covid, che ha mietuto vittime, infonde poca fiducia sull’attenzione riservata al Figlio di un cittadino forse colpevole di non avere una famiglia potente, ricca, certamente piena di dignità e senso di civiltà. Siamo stati lasciati soli al nostro destino. L’Amministrazione Comunale non si è costituita parte civile. Io sono certo che una pena di 14 anni se dovesse essere accolta porterebbe fra dieci anni il giovane, vicino di casa, libero in paese e potrà passare dai luoghi del delitto.

L’indifferenza che circonda il delitto di un Figlio di Alessandria della Rocca mi addolora ed è per questo che rivolgo l’appello a Voi Istituzioni, preposte al controllo di legalità e giustizia, per chiederVi se un Figlio di operaio, cittadino italiano, senza padrini possa morire due volte la prima per mano dell’omicida la seconda per l’indifferenza dello Stato e degli Organi deputati all’Amministrazione della Giustizia e della Cosa pubblica.

A Lei Signor Presidente Mattarella mi rivolgo deferente e segnalo da siciliano che ha conosciuto il dolore di estrarre il cadavere di un familiare crivellato da colpi. Io ho visto morire tra le mie braccia mio Figlio, il quale mi ha detto prima di morire: “Pietro Leto m’ accutiddrò”. Ed io sono morto con Lui, oggi la Giustizia sta celebrando il De profundis.

Volevo Signor Presidente della Repubblica, con rispetto, rappresentare il senso della mia sofferenza, della mia angoscia e preoccupazione per il gravissimo ed insuperabile lutto subito e per ciò che sto quotidianamente vivendo nel post mortem del mio amato Vincenzo, con mia moglie Antonia e le mie Figlie Sonia ed Aurora che non riescono a darsi pace. Mi congedo con riguardo e reverenza.

Sig. Giovanni Busciglio

Facciamo parlare sempre le immagini.

Siamo sempre più confusi, Via Atenea in poche ore si trasforma da “Strada della Cultura” a “Suk” di “merce contraffatta” a cielo aperto e nessuno fa nulla, tante foto, tanta passerella e poi in meno di un batter d’occhio, il “Salotto Buono” si trasforma nel solito  “Suk” per giunta di “Merce Contraffatta”……

A dichiararlo il presidente del Movimento Mani Libere Giuseppe Di Rosa.