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Girgenti Acque S.p.A. comunica di essere stata informata da Siciliacque S.p.A., Società di Sovrambito, circa il riavvio del trattamento presso il potabilizzatore “Fanaco”, anche se ancora a portata ridotta.

 Pertanto, si prevede di ripristinare la regolare fornitura idrica, nei Comuni coinvolti, secondo il programma di seguito indicato:
  • Casteltermini: ore 20:00 del 05/11/18
  • Campobello di Licata e Canicattì: ore 09:00 del 06/11/2018;
  • San Giovanni Gemini: ore 22:00 del 05/11/18.

Consequenzialmente, la distribuzione idrica nei Comuni interessati, tornerà regolare non appena i serbatoi comunali avranno raggiunto i livelli  idrici ottimali, normalizzandosi nel rispetto dei necessari tempi tecnici.

 

Nell’ambito dei lavori di realizzazione del nuovo svincolo di collegamento tra la statale 640 “Strada degli Scrittori” e l’autostrada A19 “Palermo-Catania”, e’ necessario procedere alla chiusura delle rampe di svincolo per consentire la demolizione delle vecchie torri faro interferenti con la nuova viabilita’. Lo rende noto Anas.

Nel dettaglio, dalle ore 22 di martedi’ 6 alle ore 1:00 di mercoledi’ 7 novembre, sara’ chiusa la rampa per i veicoli provenienti dalla statale 640 e diretti a Catania, che saranno deviati sulla statale 626, svincolo Himera, per uscire allo svincolo Capodarso in direzione statale 117bis e proseguire verso l’A19.

Dalle ore 22 di mercoledi’ 7 alle ore 1:00 di giovedi’ 8 novembre, sara’ chiusa la statale 640 al km 74,200 e, pertanto: i veicoli provenienti da Palermo e diretti a Caltanissetta dovranno uscire dall’autostrada allo svincolo Ponte Cinque Archi per proseguire sulla statale 121 in direzione Santa Caterina di Villarmosa o in direzione Villarosa tramite la statale 122bis in direzione Caltanissetta

 

Sorpresa sgradita per una famiglia di canicattinesi. Questi ultimi, residenti all’estero, tornati in paese, hanno trovato la loro abitazione occupata abusivamente da un quarantenne, del luogo.

Lo stesso quarantenne utilizzava tranquillamente tutti i servizi di luce, gas e acqua dell’abitazione senza averne diritto. Per lui, dopo l’intervento dei poliziotti del Commissariato di Canicattì, è scattata una denuncia, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica, per l’ipotesi di reato di occupazione abusiva.

 

Raimondo Burgio, 35 anni, ha confessato – davanti al Gip Stefano Zammuto – l’omicidio del cognato Ignazio Scopelliti, 47 anni di Palma di Montechiaro, ucciso con due colpi di pistola in via Palladio, arteria centrale del paese, lo scorso 2 novembre.

Il reo confesso – assistito dall’avvocato Santo Lucia – si è presentato questa mattina davanti al Gip per l’udienza di convalida dopo esser stato fermato dai carabinieri della stazione di Palma poche ore dopo il delitto. Insieme al cognato della vittima, in un primo momento, era stato posto in stato di fermo anche il suocero. Dopo una instancabile resistenza con il respingimento di ogni accusa Raimondo Burgio ha confessato dopo che una telecamera di sorveglianza lo ha immortalato nella scena del crimine. 

“Ho tentato di difendermi perché sapevo che mio cognato girava armato di coltello e minacciava ripetutamente mia sorella. Quella mattina, dopo averlo visto discutere con mia madre, ho visto che si è avvicinato con fare minaccioso verso di me e, temendo per la mia incolumità, ho sparato.”

E’ questo quanto dichiarato da Burgio davanti al Gip del Tribunale di Agrigento aggiungendo anche che la famiglia aveva anche presentato querela in Procura in seguito ad una situazione sempre più complicata. 

Burgio, che ha mostrato un atteggiamento particolarmente collaborativo in sede di convalida, ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Il fascicolo d’inchiesta è coordinato dal sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Emiliana Busto.

 

Il sindaco di Cammarata, Vincenzo Giambrone, ha dichiarato che in occasione del giorno dei funerali di Cosimo Fustaino, 54 anni, originario di Valledolmo e la moglie Nikol, nazionalità tedesca di 47 anni, residenti in Germania,  sarà proclamato il lutto cittadino. I due sono morti a causa di una frana provocata dall’esondazione di un di un torrente che scorre lungo la strada interpoderale di contrada San Martino, in territorio di Cammarata.

I loro corpi sono stati recuperati dai vigili del fuoco e dai carabinieri: un cadavere era a circa 100 metri dalla macchina, mentre l’altro ad oltre 500 metri. La vettura è stata travolta da una frana e la montagna di detriti l’ha scaraventata in un burrone.

Si trovavo in Sicilia per trascorrere un breve periodo di ferie in concomitanza con le ricorrenze di Ognissanti e commemorazione defunti.

 

E’ cominciata oggi la prima udienza preliminare, davanti al Gup del Tribunale di Palermo Marco Gaeta nell’aula bunker del carcere “Ucciardone”,  in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 59 persone – tutte coinvolte nella maxi operazione antimafia denominata “Montagna” – avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con l’aggiunto Paolo Guido e ed i sostituti Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra. 

Presenti in aula il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, arrestato proprio il 22 gennaio nell’operazione Montagna e divenuto collaboratore poco dopo, ed il figlio, anch’esso coinvolto nello stesso blitz e accusato di gestire un traffico di droga a Favara. 

Sono una trentina, invece, le richieste di costituzione di parte civile. Fra queste spiccano quelle della Cgil ma anche dell’imprenditore sotto scorta Ignazio Cutrò.

La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla DDA riguarda: Adolfo Albanese, 61 anni di Petralia Sottana; Giuseppe Blando, 54 anni, di Favara;Vincenzo Cipolla, 56 anni, di San Biagio Platani;Antonio Domenico Cordaro, 53 anni di San Cataldo;Franco D’Ugo, 53 anni di Palazzo Adriano; Giacomo Di Dio, 45 anni, di Capizzi (Me);Santo Di Dio, 50 anni, di Capizzi (Me);Angelo Di Giovanni, 46 anni, di Favara;Stefano Di Maria, 26 anni, di Favara;Vincenzo Dolce, 52 anni, di Como ma residente a Cerda (Pa);Francesco Maria Antonio Drago, 51 anni di Siculiana;Pasquale Fanara, 60 anni di Favara;Daniele Fragapane, 33 anni di Santa Elisabetta residente in Belgio;Francesco Fragapane, 38 anni di Santa Elisabetta;Salvatore Raffaele Fragapane, 41 anni di Santa Elisabetta;Giovanni Gattuso, 62 anni di Castronovo di Sicilia ;Alessandro Geraci, 32 anni di Petralia Sottana;Angelo Giambrone, 34 anni di Santo Stefano Quisquina;Calogerino Giambrone, 56 anni di Alessandria della Rocca;Francesco Giordano, 50 anni di Niscemi;Salvatore La Greca, 75 anni di Cammarata;Viviana La Mendola, 40 anni di San Giovanni Gemini;Raffaele La Rosa, 60 anni di San Biagio Platani;Roberto Lampasona, 41 anni di Santa Elisabetta; Antonio Licata, 27 anni di Favara;Calogero Limblici, 61 anni di Favara;Domenico Lombardo, 26 anni di Favara;Calogero Maglio, 51 anni di Favara;Vincenzo Mangiapane, 64 anni di San Giovanni Gemini;Vincenzo Mangiapane, 63 anni di San Giovanni Gemini;Vincenzo Mangiapane, 47 anni di Cammarata;Domenico Maniscalco, 53 anni di Sciacca;Antonio Giovanni Maranto, 54 anni di Polizzi Generosa;Pietro Paolo Masaracchia, 68 anni di Palazzo Adriano;Salvatore Montalbano, 26 anni di Favara;Giuseppe Nugara, 53 anni di San Biagio Platani;Salvatore Pellettieri, 26 anni di Chiusa Sclafani;Vincenzo Pellitteri, 66 anni di Chiusa Sclafani;Calogero Principato, 27 anni di Favara;Luigi Pullara, 54 anni di Favara;Salvatore Puma, 41 anni di Racalmuto;Calogero Quaranta, 26 anni di Favara;Giuseppe Quaranta, 50 anni di Favara;Pietro Stefano Reina, 68 anni di San Giovani Gemini;Santo Sabella, 53 anni di San Biagio Platani;Giuseppe Scavetto, 50 anni di Casteltermini;Antonio Scorsone, 53 anni di Favara;Calogero Sedita, 35 anni di Alessandria della Rocca;Giuseppe Luciano Spoto, 80 anni di Bivona;Massimo Spoto, 40 anni di Bivona;Vincenzo Spoto, 42 anni di Bivona;Nazarena Traina, 48 anni di San Giovanni Gemini;Gerlando Valenti, 46 anni di Favara;Stefano Valenti, 52 anni di Favara;Vincenzo Valenti, 24 anni di Favara;Giuseppe Vella, 38 anni di Favara;Salvatore Vitello, 43 anni di Favara;Antonino Vizzì, 63 anni di Raffadali;

Si torna in aula il 12 novembre.

 

Si continua a cercare il medico palermitano disperso Giuseppe Liotta, 40 anni, che nella giornata di sabato si stava recando in macchina all’ospedale dei Bianchi di Corleone. Il medico è residente a Palermo. A bordo della sua Volkswagen Tiguan era diretto a Corleone per il cambio turno. La sua auto è stata ritrovata nel tratto tra Ficuzza e Corleone, in contrada Raviotto. Alle ricerche partecipano gli uomini di protezione civile, polizia, carabinieri e corpo forestale, vigili del fuoco di Corleone e Partinico. Questi ultimi stanno cercando il disperso anche con i droni,  e questa notte è stato ritrovato il suo giubbotto in contrada Scalilli all’ingresso del paese, ma di lui ancora nessuna traccia.

 “Stiamo vivendo con grande apprensione queste ore di estenuanti ricerche del collega scomparso sabato notte tra Ficuzza e Corleone. Anche se le speranze di trovarlo ancora in vita sono residue, continuiamo a coltivare un briciolo di speranza e ci stringiamo idealmente in un abbraccio alla sua famiglia in questo particolare e difficile momento.” Lo afferma, anche a nome dei segretari provinciali, il segretario della federazione regionale Ugl medici, Raffaele Lanteri, che aggiunge: “Giuseppe Liotta è sicuramente un esempio per chi fa la nostra professione. Persone come lui fanno parte della categoria degli eroi, degli angeli del quotidiano. Ha voluto sfidare le condizioni climatiche avverse, mettendo a rischio la sua vita, per recarsi in servizio in ospedale e stare vicino a chi soffre con grande senso di attaccamento e di abnegazione per il suo lavoro. Non possiamo però fare a meno di sottolineare come, ogni giorno, in Sicilia ci sono decine di medici che per salvare vite umane devono confrontarsi con condizioni estreme dovute ai precari collegamenti, alla mancanza di sicurezza nelle strade, alle intemperie che si abbattono in special modo nelle zone dell’entroterra, ed a molte altre criticità che ancora adesso stentano ad essere formalmente riconosciute dalle istituzioni preposte – aggiunge Lanteri. In questo momento, in cui ci troviamo tutti con il fiato sospeso, spero serva a far riflettere seriamente sulla figura dei medici. Uomini e donne, onesti, coerenti, spesso bersaglio di aggressioni e di facili denunce, sottoposti a stress e turni massacranti, che non smettono mai di fare il proprio dovere nei confronti del prossimo anche a costo di mettere a repentaglio il bene più prezioso che è la vita.”

 

Entro il 10 novembre devono lasciare l’area, alcuni hanno già smontato, altri lo stanno facendo adesso. L’ordine dalla Prefettura è arrivato lo scorso settembre. Adesso, i “Paninari” lasciano piazzale Caratozzolo al lungomare. Quelli con i documenti in regola potranno chiedere una nuova sistemazione su cui piazzare i loro mezzi anche se ancora il Municipio non ha assegnato nessuna area. Dopo mesi di trattative, interlocuzioni politiche, amministrative e burocratiche, tra Municipio, Demanio Marittimo e associazioni di categorie è arrivato il momento di abbandonare il lungomare. Da quando il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per mezzo della Prefettura, aveva annunciato l’ordine di sgombero, per i paninari non c’è stata altra scelta che quella di smontare tutto.

Sono trascorsi 704 giorni, quattro manifestazioni di protesta, due incontri in prefettura, una class action dei residenti della zona contro Anas ed ancora nessuna notizia. Ci eravamo lasciati con la pubblicazione della gara di appalto, dopo, nessuna notizia ufficiale, solo notizie da bar sulla aggiudicazione dei lavori”. Maurizio Saia parla di un gravissimo problema che doveva trovare una soluzione immediata. Oltre agli immaginabili disagi per una strada statale interrotta c’è il dramma di Favara che non ha più collegamenti sicuri, ché, certamente, non possono definirsi sicuri le provinciali Esa Chimento, San Benedetto, Crocca e Mosella. Ne parla Saia e fa bene a parlarne e gli altri, in particolare, i politici?

“Troppo lento l’iter – continua Saia – ed ancora tanti disagi che diventano meno sopportabili quando si legge il contatore che scandisce i giorni trascorsi a percorre tanti km di strade alternative, per raggiungere l’ospedale, il tribunale, gli uffici, le scuole ed il centro città. Tutti in silenzio, in particolare le due amministrazioni comunali di Agrigento e Favara i quali residenti sono colpiti maggiormente dal disagio”. Tutti in silenzio questa la grande e legittima accusa del segretario della Cisl.

Ogni tanto gli amministratori alzano il telefono, spinti dalla popolazione, per sapere a che punto siamo e dall’altro capo rispondono “stiamo lavorando” e il tanto basta e avanza per farli sentire a posto. Hanno chiamato l’Anas, tutto bene! Tutto bene cosa? Per un miracolo i favaresi non si sono suicidati avventurandosi, durante la recente tempesta, su ciò che rimane dei collegamenti stradali per colpa di un ponte che non c’è più e che tarda ad essere ricostruito. Sarebbe accaduto lo stesso oltre lo Stretto?

Alla Cisl, intanto, il “tutto bene” non basta e chiede al Prefetto “di intervenire ancora una volta nei confronti dell’Anas, per conoscere quanto ancora bisogna attendere per rivedere le automobili ed i mezzi di trasporto pubblico attraversare quel ponte. Un appello lo facciamo all’amministrazione della Casa Circondariale Petrusa, sempre più isolata ed emarginata, all’amministrazione comunale di Favara ad unirsi alla Cisl per dare ancora più forza alla nostra voce. Le infrastrutture sono fondamentali per questo territorio, senza non si potrà fare il salto di qualità per il quale siamo impegnati giornalmente. Riaffermare il diritto di cittadinanza e conquistare la pienezza dei diritti civili è una delle nostre priorità”.

“Mio papà non era un uomo violento, quello che dicono in giro i parenti di mio zio sono solo falsità. La nostra era una famiglia bellissima. Quel giorno era andato sotto casa dei miei nonni per mio fratello di 9 anni, per dargli una ricarica telefonica. Mio zio me lo ha ucciso mentre mio padre era girato. Me lo ha ammazzato”.

E’ quanto dichiara al quotidiano La Sicilia, Federica Scopelliti, figlia di Ignazio Scopelliti, 45 anni, ucciso l’altro giorno a Palma di Montechiaro a colpi di pistola. Dell’omicidio è accusato il cognato di Scopelliti, Raimondo Burgio, 35 anni,  il venditore ambulante di bombole del gas, che avrebbe agito per difendere la sorella, moglie dell’uomo ucciso.

Proprio quest’ultimo, stamattina, sarà sottoposto ad interrogatorio di convalida del fermo presso il carcere di contrada Petrusa di Agrigento.