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In una nota stampa, l’associazione Mareamico di Agrigento scrive: “I fiumi mantengono sempre la loro memoria, è un dato certo. Siamo a Bovo Marina, zona balneare di Montallegro, in provincia di Agrigento. Non sempre la natura è imprevedibile e, sicuramente, non è cattiva. Doveva accadere, ed oggi è cronaca.

 
 

Il torrente Sant’Antonio, che era stato tombato, ha ripristinato il suo corso. Se la mano dell’uomo ha pensato di “insabbiarlo” e “chiudelo” adesso la natura ha ristabilito l’ordine delle cose. Ma ancor più assurdo è vedere come qualcuno ha pensato di costruire proprio li, dove una volta passava questo corso d’acqua, un chiosco attivo durante l’estate. Ecco il risultato, la concausa è il maltempo degli ultimi giorni ma, è solo una goccia che batte su un dato: molto spesso si edifica nei posti sbagliati. Poteva essere una tragedia. La struttura adesso è devastata.

La natura non è cattiva, si riprende ciò che l’uomo gli ha rubato!

 

“I gruppi folkloristici agrigentini, sono i padroni di casa, per questo è necessario che svolgano una parte attiva nel 74esima mandorlo in fiore, edizione 2019”. E’ questo il messaggio del Parco archeologico. 

Si  stanno già definendo i dettagli del programma presentato a Roma nel mese di aprile scorso, ha per questo inviato una nota ufficiale di invito a tutti i gruppi folkloristici agrigentini, sottolineando il loro importante ruolo nella  gloriosa storia della manifestazione, che da quest’anno è inserita nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Sarà una parte importante quella che svolgeranno i gruppi agrigentini che aderiranno alla manifestazione.

Oltre alla partecipazione alle tradizionali sfilate e performance, saranno i padrini dei diversi e illustri ospiti in arrivo ad Agrigento in occasione del 74esimo mandorlo in Fiore, per questo, legittimati a rappresentare al meglio la città di Agrigento, per la loro storia e il valore storico e professionale che esprimono, come portatori di un messaggio di arte, spettacolo e cultura, che gli organizzatori vogliono mostrare con orgoglio.

Sfilate e spettacoli saranno arricchite da collaterali eventi speciali di aggregazione, condivisione, festa e didattica, in cui i gruppi folkloristici cittadini, splendida espressione della nostra cultura siciliana e popolare, saranno protagonisti esprimendo il nostro patrimonio musicale e della tradizione coreutica e canora. “Non a caso uno dei primi aspetti al quale il Parco ha pensato è il coinvolgimento dei gruppi folk locali – scrivono gli organizzatori in una nota – che potranno esibirsi, secondo un programma di partecipazione da condividere, al quale ci auguriamo tutti i gruppi invitati possano dare adesione”.

Torna il sereno, dunque, tra il Mandorlo in Fiore ed i gruppi folk della città. Soltanto lo scorso anno polemiche e abbandoni erano all’ordine del giorno. Infatti, diversi gruppi agrigentini non avevano preso parte a nessuna sfilata in programma.

 

A Caltanissetta, al palazzo di giustizia, i pubblici ministeri Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso hanno chiesto alla giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Graziella Luparello, il rinvio a giudizio di 12 imputati nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Double Face” che lo scorso 14 maggio ha provocato l’arresto, tra gli altri, dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. Si tratta degli inquisiti di essere stati parte, più o meno, di una rete di spionaggio e di interessi vari che sarebbe stata allestita da Montante. I 12 sono il sindacalista della Cisl Maurizio Bernava, Andrea e Salvatore Calì, titolari di un’azienda che avrebbe effettuato bonifiche negli uffici di Montante, Rosetta Cangialosi e Carmela Giardina, collaboratrici di Montante, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, Salvatore Graceffa, sovrintendente di Polizia a Palermo, Carlo La Rotonda, direttore di Reti d’Imprese di Confindustria, l’ufficiale della Guardia di Finanza, Ettore Orfanello, Vincenzo Mistretta, indicato come uomo di fiducia di Montante, l’allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta, Letterio Romeo, e Mario Sanfilippo appartenente al nucleo di polizia tributaria di Caltanissetta. Anche le parti civili si sono associate alla richiesta dei pubblici ministeri nisseni. La decisione del giudice è attesa per sabato mattina.

Paura a Sciacca dove uno scaldabagno, all’interno di un appartamento di via Dante Alighieri, è scoppiato improvvisamente rischiando di provocare gravi conseguenze agli inquilini.

 

Per fortuna lo scoppio no ha avuto conseguenze alcuna, se non il danno economico derivante. Precauzionalmente sul posto si sono portate le ambulanze del 118 ma non è stato necessario effettuare nessun trasporto all’ospedale.

Sul luogo anche una pattuglia della sezione volanti del locale Commissariato di Polizia.

 

Giuseppe Marchese Ragona, di Canicattì, arrestato lo scorso settembre perchè sorpreso con una piantagione di canapa indiana scoperta dalle forze dell’ordine in un suo appezzamento di terreno, a Naro, lascia gli arresti domiciliari.

 

A disporlo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, che, accogliendo le istanze della difesa dell’uomo, ha sostituto la misura dei domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Nel fondo del canicattinese, i carabinieri, a seguito di un blitz, rivennero oltre 200 piantine in avanzata fase di maturazione.

I militari hanno fatto irruzione in un garage dove hanno sorpreso l’imprenditore agricolo 44enne , già noto alle forze dell’ordine, mentre era intento a maneggiare un grosso quantitativo di marijuana già essiccata.

In un terreno adiacente, poi, l’incredibile scoperta di una maxi piantagione. Duecento piante di marijuana, alte ben oltre due metri.Centinaia di migliaia di euro il potenziale valore al dettaglio dello stupefacente sequestrato. L’uomo, che non è stato in grado di fornire alcun tipo di autorizzazione, dovrà rispondere di coltivazione e detenzione illegale di “cannabis indiana”.

 

Un incendio la cui natura è ancora al vaglio degli inquirenti ha distrutto la macchina, una mercedes, di un commerciante licatese.

Il rogo è avvenuto in via Piazza Armerina, a Licata. Ancora fiamme, dunque, nel grosso paese dell’agrigentino dove i roghi delle macchine – specialmente nell’ultimo periodo – sono all’ordine del giorno.

L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto proprio negli ultimi giorni del mese di ottobre quando a bruciare fu una Hyundai di una casalinga di 50 anni.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di corso Argentina e i carabinieri del Nucleo operativo Radiomobile della Compagnia. 

 

 

Le sezioni riunite della Corte dei Conti hanno rigettato il ricorso del Comune di Catania contro la delibera n.153 del 4 maggio 2018 con cui la sezione controllo della Corte dei conti della Sicilia ha decretato il dissesto economico-finanziario dell’Ente.

Secondo i giudici contabili il ‘buco’ sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro e non ci sarebbe la sostenibilità finanziaria per gestirlo.

Due giovani, Nabeel Abbas, 20 anni, pachistano, e Karim Soulib, 24 anni, agrigentino di genitori marocchini, sono stati rinviati a giudizio per essere ritenuti i responsabili di un raid vandalico che portò alla rottura di alcuni vasi ornamentali in via Neve, piccola traversa di via Atenea, di proprietà dell’associazione “Culturart”.

I due furono individuati grazie alle immagini di un impianto di videosorveglianza di un bed and breakfast del posto.

Il processo è in programma per il 28 gennaio davanti al giudice Rossella Ferraro. La difesa di Soulib ha anticipato che chiderà per il suo assistito il giudizio abbreviato.

L’associazione “Culturart” ha annunciato di volersi costituire parte civile.

 

Un brutto incidente stradale si è verificato questa notte fra Delia e Sommatino, in provincia di Caltanissetta: il bilancio è pesantissimo, un morto e una ferita.

La vittima, un 28enne di origine rumene ma residente a Campobello di Licata, avrebbe perso il controllo della sua Bmw andandosi a schiantare contro un muretto di una abitazione privata. Ferita una ragazza di 24 anni che si trovava a bordo dell’auto. Per lei sono stati riscontrati 10 giorni di prognosi e si trova attualmente ricoverata all’ospedale S.Elia di Caltanissetta.

 

Una brillante operazione della Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi e coordinata sul campo dal commissario capo Giovanni Franco, ha permesso in poche ore di sgominare un presunto giro di auto rubate e pezzi di ricambio che venivano ri-vendute. 

In manette sono finiti due agrigentini di 35 anni: si tratta di Giovanni Volpe, di Agrigento, e Angelo D’Antona, di Raffadali. Al momento risultano indagate altre tre persone: il fratello e la compagna di Volpe e un 50enne di Raffadali proprietario del deposito scoperto dai poliziotti della Mobile.

I due sono arrestati in flagranza e sono accusati di ricettazione: avrebbero venduto un Piaggio Porter e un autocarro, frutto di una truffa risalente al mese di settembre ai danni di una coppia agrigentina, prima ad un prezzo di 1500 euro, poi sceso a 500 euro con l’aggiunta di 100 euro come spesa di mediazione. I poliziotti, coordinati dal pubblico ministero Chiara Bisso hanno anche sequestrato 300 euro.

Indagini ancora in corso: sono al vaglio degli inquirenti l’emissione di alcuni assegni falsi. Alcune auto, inoltre, sarebbero state rubate all’estero. 

Volpe e D’Antona, difesi dagli avvocati Daniele Re e Alba Raguccia, si trovano attualmente agli arresti domiciliari.