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Massima condivisione ieri sera in Aula Sollano sulla necessità di fare chiarezza sulla vicenda  dei numerosissimi precari che da oltre vent’anni prestano servizio al comune di Agrigento  per cui sono diventati essenziali in numerosi settori strategici.

Nel corso della seduta è stata firmata una nota che vuole stimolare gli uffici a fornire notizie in tempi brevi sugli strumenti finanziari che l’Aula attende, nonché la verifica della possibilità di un’imminente stabilizzazione anche ad Agrigento alla luce di recenti impegni economici assunti dalla regione Sicilia e di numerose procedure di stabilizzazione intraprese in altri Comuni.

Presenti e firmatari, oltre alla Presidente Daniela Catalano impegnata sul tema come tanti altri colleghi, il consigliere Gerlando Gibilaro proponente e primo firmatario e i consiglieri Mirotta, Vitellaro, Sollano, Palermo, Battaglia, Bruccoleri, Spataro, Falzone, Picone, Vaccarello, Di Matteo, Licata,  Alonge e Carlisi.

  • Ci sono tre agrigentini tra le 17 persone raggiunte da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Gallodoro” che ha decapitato il mandamento mafioso di Mussomeli e stroncato un fiorente traffico di sostanze stupefacenti.

I tre agrigentini sono Domenico  Avarello, 39 anni di Canicattì con precedenti per stupefacenti; Antonino Lattuca, 38 anni di Agrigento ma residente a Campofranco con precedenti per danneggiamento e stupefacenti (ai domiciliari) e Domenico Mangiapane, 40 anni di Cammarata, dirigente della squadra Kamarat colpito da raspo nel 2014 quando prese a pugni un dirigente della squadra avversaria (campionato di Eccellenza) del San Sebastiano (obbligo di presentazione alla pg)  tutti accusati  di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Tutto è avvenuto stamattina quando i Carabinieri del Ros, in Caltanissetta e in altre parti del territorio nazionale, con il supporto in fase di esecuzione di militari dei comandi provinciali di Caltanissetta e Agrigento, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip presso il locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta – Direzione distrettuale antimafia, a carico di 17 persone, alcune delle quali già detenute per altri fatti, ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, estorsioni, reati concernenti le armi, rapina e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravati ai sensi dell’art. 416 bis.1 c.p.

Il provvedimento cautelare colpisce gli appartenenti alle famiglie mafiose ricadenti nel mandamento di Mussomeli (composto dalle famiglie di Campofranco, Montedoro, Serradifalco, Sutera, Bompensiere, oltre che quella di Mussomeli).

L’articolata attività investigativa, naturale prosecuzione di quelle che nel tempo avevano visto impegnato il ros nell’area del “Vallone”, ha avuto in Domenico Vaccaro, Calogero Modica Claudio Rino, Di Leo e Antonio Calogero Grizzanti i principali indagati.

L’ampio monitoraggio fatto di pedinamenti ed intercettazioni avviato proprio nei confronti del Di Leo, legato da vincoli di parentela a Domenico Vaccaro e già condannato per 416 bis nell’ambito dell’operazione “Urano”, ha permesso non solo di confermarne lo spessore criminale all’interno della famiglia di Campofranco e la disponibilità di armi ma anche di documentare la fiorente attività di spaccio compiuta dal sodalizio dallo stesso diretto nei territori di Campofranco, Mussomeli e Vallelunga Pratameno con canali di approvvigionamento nel palermitano (attraverso Francesco Pollara) e a San Cataldo (attraverso contatti con Vincenzo Scalzo e Calogero Maurizio Di Vita).

La determinazione a portare avanti le condotte criminali da parte de Di Leo emergeva in tutta la sua spregiudicatezza il 30.05.2012 allorquando, avendo la necessità di reperire il denaro necessario all’acquisto di una partita di droga, egli non esitava a compiere insieme a Francesco Pollara ed altri complici rimasti ignoti una rapina ai danni della filiale della Banca di Credito Cooperativo Toniolo di Campofranco che fruttava un bottino di 18.000 euro.

Le indagini avevano avuto un rilevante sviluppo a seguito dell’avvio della collaborazione con la giustizia di Maurizio Carruba, uomo d’onore e già rappresentante della famiglia di Campofranco, arrestato nell’aprile 2011 a seguito dell’operazione del Ros “Grande Vallone”.

Grazie all’enorme patrimonio di conoscenze in suo possesso, era stato possibile non solo attualizzare e riscontrare le dichiarazioni rese nel tempo da altri collaboratori ma anche fare luce su diversi episodi estorsivi, di alcuni dei quali egli si autoaccusava, ai danni di imprenditori edili, confermare il ruolo di vertice rivestito in seno alla famiglia di Campofranco da Calogero Modica e definire le singole responsabilità in riferimento all’omicidio di Gaetano Falcone (compiuto a Montedoro il 13.06.1998).

In particolare, attraverso la puntuale attività di riscontro e incrocio delle dichiarazioni rese anche da altri collaboratori era possibile ricostruire il ruolo di mandante di Domenico Vaccaro che, attraverso l’eliminazione di Falcone, non solo voleva vendicare la morte del fratello Lorenzo e di Calogero Carruba ma anche prevenire una possibile azione nei suoi confronti progettata da soggetti appartenenti ad una corrente di Cosa Nostra contrapposta alla sua che volevano scalzarlo dal vertice della provincia mafiosa di Caltanissetta di cui Falcone era espressione.

Per portare a termine il suo progetto Carruba si era avvalso della collaborazione di Nicolò Falcone (il quale, all’epoca rappresentate della famiglia di Montedoro, di cui faceva parte Gaetano Falcone aveva dato il suo assenso all’uccisione di quest’ultimo), di Antonio Tusa e Giuseppe Modica che, non solo avevano individuato gli esecutori dell’omicidio di Lorenzo Vaccaro e Calogero Carruba, ma anche pianificato in ogni dettaglio l’azione di vendetta poi portata a termine da Angelo Schillaci e Maurizio Carruba.

Gli arrestati ristretti in carcere sono: Claudio Rino Di Leo, 58 anni di Campofranco (associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, rapina, reati concernenti le armi; Calogero Maurizio Di Vita, 50 anni, di San Cataldo (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Antonio Calogero Grizzanti, 63 anni di Sutera (due estorsioni); Giuseppe Modica, 57 anni di Campofranco (omicidio, reati concernenti le armi); Francesco Pollara, 40 anni di Palermo (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Vincenzo Scalzo, 56 anni di San Cataldo (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Angelo Schillaci, 57 anni, di Campofranco (omicidio, reati concernenti le armi); Antonino Tusa, 51 anni di Catania (omicidio, reati concernenti le armi); Domenico Vaccaro, 65 anni di Campofranco (omicidio, reati concernenti le armi);

Gli arrestati posti ai domiciliari sono: Domenico Avarello, 39 anni di Canicattì (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Nicolò Falcone, 71 anni di Montedoro (omicidio, reati concernenti le armi); Salvuccio Favata, 44 anni di Mussomeli (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Antonino Lattuca, 38 anni di Agrigento (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Calogero Modica, 76 anni di Campofranco (associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione);

I destinatari dell’obbligo di presentazione alla P.G. sono: Alexander Giulio Lattuca, 25 anni di Mussomeli  (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Domenico Mangiapane , 40 anni di Cammarata (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti); Giovanni Siragusa, 36 anni di Mussomeli (associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).

 

 

E’ stata depositata presso l’ufficio di presidenza una interrogazione, a firma dei consiglieri Giacalone e Gibilaro dove viene chiesta una relazione sulla partecipazione del Comune alla festa di san Sebastiano tenutasi a Raffadali lo scorso 26 gennaio.

Nello specifico i consiglieri Giacalone e Gibilaro chiedono:

i carichi di lavoro e gli ordini di servizio di tutto il personale del settore Polizia Locale predisposti dal dirigente Di Giovanni, i mezzi vincolati, nonché il chilometraggio di ogni singolo veicolo impegnato per la manifestazione e la trasferta presso il Comune di Raffadali del 26 gennaio scorso;

– tutti gli atti gestionali autorizzativi inerenti alla partecipazione – missione da parte del segretario generale e del dirigente dei servizi finanziari e l’incidenza costi sul bilancio comunale;

 – le copie di atti e documenti predisposti dall’amministrazione e dall’ assessore competente che hanno consentito e autorizzato la partecipazione del Comune di Agrigento con personale e mezzi, alla festa di San Sebastiano presso il Comune di Raffadali, che stante le dichiarazioni dell’assessore Muglia nel corso della seduta del consiglio comunale dello scorso 29 gennaio non ve ne è traccia, considerato che, nell’intervista rilasciata dal dirigente Di Giovanni ai mezzi d’informazione risulta testualmente che “a fronte dell’intangibilità delle scelte programmatiche e strategiche dell’Amministrazione Firetto”;gli scriventi, altresì, chiedono di conoscere in modo chiaro e conciso quali provvedimenti politici e gestionali intendono intraprendere e di comunicarLe non solo agli scriventi ma anche al Consiglio Comunale.

 

Gli uffici hanno presentato, ottenendo il voto favorevole dell’aula, la modifica dell’art. 34 del Regolamento Tari con lo scopo di permettere all’ente di richiedere il pagamento della Tari prima ancora dell’approvazione del Piano Finanziario. Una mossa che, con il voto della maggioranza, rende incerto l’ammontare dell’ultima rata che a sorpresa potrà essere più bassa o più elevata. A votare no è stata, decisa, la Lega e nello specifico il Consigliere Rita Monella e il suo Capogruppo Nuccia Palermo. 

“Quanto richiesto dagli uffici in tema di Tari ha dell’incredibile – afferma in una nota il Capogruppo della Lega Palermo – soprattutto se consideriamo che vi è, ad oggi, un pessimo servizio di raccolta differenziata e l’assenza di un regolamento apposito che la disciplini”. 

 “È inammissibile – concludono Monella e Palermo – continuare a sostenere un’amministrazione politicamente e amministrativamente egoista e distante dalla città”. 

L’auto di proprietà del direttore di una banca situata nel popoloso quartiere di Villaggio Mosè, ad Agrigento, è stata danneggiata con un cacciavite. Sulla carrozzeria rigatura e anche un disegno.

A fare la scoperta è stato lo stesso direttore che, uscendo da lavoro, si è accorto di quanto avvenuto chiamando i carabinieri della vicina stazione. Il fatto è probabilmente avvenuto tra le 9 del mattino e le 13, orario lavorativo della banca.

Ai carabinieri di Agrigento il compito di scoprire, anche grazie all’ausilio delle telecamere di video-sorveglianza, chi e perché abbia preso di mira il direttore di banca

 

È stato stipulato questa mattina con l’impresa aggiudicataria Valori Scarl il contratto finalizzato ad interventi di manutenzione straordinaria dei viadotti, ricadenti in territorio agrigentino, lungo le strade statali 115 “Sud Occidentale Sicula” e 115 quater, compreso il viadotto “Akragas”.

L’investimento complessivo massimo è pari a 30 milioni di euro e prevede una durata massima per l’attivazione dei lavori, prevista in Accordo Quadro, pari a 36 mesi. Si prevede che gli interventi sul viadotto Akragas possano avere inizio entro il mese di febbraio 2019.

L’appalto è stato aggiudicato mediante il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, assegnando un massimo di 30 punti al prezzo e un massimo di 70 punti alla componente qualitativa, con la finalità di valorizzare pienamente la qualità delle offerte. Anas, società del Gruppo FS Italiane,  ha aderito al Protocollo d’Intesa tra le Prefetture della Regione Sicilia del 14 Novembre 2016, per garantire il rispetto della legalità nei cantieri.

 

I carabinieri della locale stazione stanno indagando su un ingente furto di rame – oltre 100kg – messo a segno da ignoti nello stabilimento “Italcali” di contrada Vincenzella, a Porto Empedocle.

Il bottino sarebbe da quantificare in qualche migliaia di euro.

Il colpo, probabilmente, è stato effettuato da più persone che evidentemente conoscevano bene il posto tanto da potersi muovere in favore delle tenebre senza neanche destare un minimo sospetto. Asportato l’ingente quantitativo di rame i ladri hanno caricato il tutto su un furgone facendo perdere le proprie tracce.

Scoperto il fatto, dello stesso si stanno occupando i carabinieri della locale Stazione che pare abbiano già visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza.

 

Avrebbero perseguitato alcuni medici e infermieri perchè, secondo loro, non sarebbero stati cortesi e, soprattutto, professionali con lei e il marito.

Ora, per loro, due coniugi residenti a Ravanusa, il pm Alessandra Russo, ha chiesto il rinvio a giudizio.

Si tratta di Amma Maria Concetta Messana, 57 anni e Carmelo Scarabeo, 61 anni, nativo di Favara, ma entrambi residenti nel paesino agrigentino.

Sembra che la donna sia stata presa in cura dalla guardia  medica per alcuin malori e non avrebbe gradito la presenza di altri pazienti che l’avrebbe costretta ad aspettare il proprio turno. Da qui sarebbe iniziata una serie di comportamenti fatti di telefonate a raffica, minacce, insulti e atteggiamenti molesti.

In un episodio verificato nel giugno del 2016 la donna sarebbe stata curata, a suo dire, male, e avrebbe accusato il medico avvisandolo che gliela avrebbe fatta pagare.

L’udienza preliminare davanti al gup si terrà il 13 marzo.

 

E’ accusato di aver violato gli obblighi derivanti della misura della sorveglianza speciale.

Il pm Chiara Bisso, chiede il rinvio a giudizio nei confronti di Luigi Pulsiano, 24 anni, di Porto Empedocle.

Secondo l’accusa, quest’ultimo avrebbe violato la misura di prevenzione cui era sottoposto. Nella giornata del primo maggio dello scorso anno, infatti, Pulsiano non avrebbe rispettato alcune prescrizioni, fra cui non uscire negli orari serali e non frequentare pregiudicati, e, infine, restare all’interno del proprio comune di residenza. Pulsiano si sarebbe presentato in ritardo al commissariato di Polizia e non avrebbe dato in quell’occasioni spiegazioni.

Ieri era previsto l’inizio del procedimento ma l’assenza del giudice per l’udienza preliminare ha fatto slittare tutto al prossimo 6 marzo.

 

La fine della relazione con l’ex moglie non gli avrebbe dato pace tanto da ossessionarla per quasi un anno dall’interruzione del rapporto sentimentale: telefonate, pedinamenti che hanno spinto l’ex moglie a denunciare quanto stava accadendo.

La giustizia ha fatto il suo corso e, dopo un regolare processo, il Tribunale di Sorveglianza di Palermo ha condannato un macellaio 67enne di Aragona per stalking.

La condanna che dovrà scontare è di 1 anno. I carabinieri della locale stazione hanno provveduto ad eseguire il provvedimento arrestando il macellaio.