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A Siculiana un uomo è contagiato dal coronavirus. Il sindaco, Leonardo Lauricella, conferma e, tramite i social, ha spiegato: “Si tratta di una persona ricoverata ad Agrigento il 20 aprile scorso per cause non riconducibili al coronavirus. Poi, intorno al 26 aprile ha manifestato febbre. Si ipotizza che il contagio sia avvenuto in ospedale. Al momento il siculianese è ricoverato al Civico di Palermo. La situazione è sotto controllo. Insieme al medico di famiglia stiamo attivando le procedure e le precauzioni che il caso impone, anche con riferimento al nucleo familiare. Continuiamo a rispettare le misure di prevenzione consigliate”.

Ecco il teso della lettera di protesta:

“Siamo un gruppo di Operatori Socio Sanitari in formazione di Agrigento. Il nostro percorso di formazione per diventare Operatori Socio Sanitari, interamente autofinanziato, si è svolto a partire dal 16 settembre 2019, maturando un percorso teorico in aula della durata di 180 ore, ed uno pratico, svoltosi presso l’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, della durata prevista di 240 ore. Il termine ultimo del nostro tirocinio pratico era previsto per martedì 10 di marzo 2020, ma il giovedì precedente, 5 marzo 2020, a sole tre giornate di tirocinio dalla conclusione, siamo stati informati di un’Ordinanza di Sospensione delle Attività dei corsi in Operatore Socio Sanitario, disposta dalla Regione Sicilia, in applicazione all’art. 1, Lettera D, del D. P. C. M. del 04.03.2020, con decorrenza immediata fino alla data del 15 marzo 2020. Vorremmo evidenziare che, come da regolamento del corso, abbiamo diritto al margine del 10% delle assenze rispettivamente per ciascuno step del percorso formativo, che si traducono complessivamente in sette giornate di 6 ore ciascuna. Ad oggi, nonostante i nostri ripetuti solleciti presso gli enti di formazione coinvolti, non si ha più alcuna notizia delle nostre sorti. Siamo consapevoli di avere già portato a termine la nostra formazione, sia teorica che pratica, avendo messo le nostre stesse vite in pericolo, esponendoci in prima linea fino al 5 marzo, periodo in cui l’emergenza Covid-19 era già in atto nella nostra Nazione. Riteniamo ingiusto non poter completare il nostro percorso a causa di un vincolo burocratico. Tutti noi vogliamo metterci a disposizione per intervenire operativamente nella lotta all’emergenza Covid-19 in atto a livello internazionale, ma il nostro percorso formativo, già quasi completo, è in una fase di stallo burocratico. Siamo delle risorse già formate e pronte. CHIEDIAMO Con il Suo aiuto, di CONSEGUIRE il nostro titolo mediante la didattica a distanza o secondo una modalità più congeniale, purché risolutiva, tale da consentirci di avere la possibilità di metterci a disposizione da subito”.

Fiduciosi in un Suo riscontro, La Salutiamo Cordialmente Grazie Gruppo Operatori Socio Sanitari di Agrigento (Calogero Vignera, Viviana Cicirello, Caterina Bonadonna, Raimondo Cacciatore, Maria Cacciatore, Fabrizio Graceffa, Maria Angela Spoto, Vincenza Cuffaro, Giuseppina Collura, Gerlanda Farruggia, Davide Scibetta, Emanuela Lionti, Luca Tuttolomondo, Gaetano Micciché, Maria Carmela Falco Abramo)

Il 1 marzo le scuole statali hanno ripreso a gestire direttamente i servizi ausiliari, esternalizzati e dati in appalto da quasi 20 anni, assumendo, previo concorso, i lavoratori del settore. Un progetto apri pista che, dopo 20 anni di lotte dei lavoratori, ha portato risparmi per le casse dello Stato, migliori servizi per la scuola ed i cittadini ed un trattamento più dignitoso per una parte del Personale. Una scelta che può servire da modello per arrivare all’internalizzazione di tutti i servizi dati in appalto ai privati, a partire dagli educatori delle scuole, per arrivare a tutti gli appalti esterni della Pubblica Amministrazione

Purtroppo, delle 16.000 unità che lavoravano nelle nostre scuole, il Governo, riducendo il monte delle ore di lavoro previsto, ne ha assunte meno di 12.000, in gran parte (2 su 3), per la prima volta nella storia, con contratti part time e stipendi ridotti a poco più di 500 euro. Gli altri 4.000 lavoratori sono rimasti nelle aziende originarie che, anche se in genere gestiscono ancora una miriade di appalti pagati con soldi pubblici, li hanno subito sospesi da lavoro, contratto e stipendio, annunciandone il licenziamento.

Un trattamento vergognoso che si inserisce nella politica di tagli alla scuola pubblica, unica a garantire l’istruzione per tutti, in favore dei trasferimenti di fondi pubblici alla scuola privata. E continuano a peggiorare anche le condizioni dei lavoratori, con 4.000 che si ritrovano davanti al baratro della disoccupazione ed altri 8.000 costretti a contratti e stipendi vergognosamente tagliati a poco più di 500 euro al mese! Tutto questo nella scuola della Repubblica! Non ci stiamo! Rivendichiamo il diritto alla scuola ed a servizi pubblici, al lavoro e ad un contratto pieno, normale e dignitoso.

Firma questa petizione

https://www.sindacatosgb.it/it/85-nazionale/1243-internalizzazione-appalti-scuola-ex-lsu-la-quarantena-non-ferma-le-lotte-firma-la-petizione-su-change-org

Come è noto, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Ministero per lo Sviluppo Economico stanno conducendo una sperimentazione che attualmente coinvolge ben 120 Comuni italiani sulla nuova tecnologia G5 e tali Comuni potrebbero diventare di più nei prossimi mesi.
Ebbene, il Sindaco on. Maria Grazia Brandara ha scritto sia all’Autorithy sia al Ministero (oltre che all’ARPA-Sicilia, alla Prefettura/UTG di Agrigento e all’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità) per conoscere se ci sono progetti per introdurre nel territorio del Comune di Naro le infrastrutture e gli impianti intesi a consentire l’avvio delle tecnologie 5G.
Non solo. Il Sindaco ha anche emesso un’apposita determinazione per impedire sperimentazioni della tecnologia del 5G nel territorio della Città di Naro. Ciò nelle more che siano prodotte sufficienti evidenze scientifiche che stabiliscano l’innocuità di tale tecnologia in relazione alla salute umana o, comunque, nelle more che il Governo vari un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari, coinvolgendo attivamente tutti gli Enti Pubblici preposti al controllo ambientale e sanitario.
Con la stessa determinazione, Maria Grazia Brandara ha devoluto all’Ufficio Tecnico Comunale e, per quanto di competenza, al Corpo della Polizia Amministrativa il compito di adottare ogni opportuno atto ed intervento per minimizzare il rischio sanitario eventualmente discendente  dalla tecnologia 5G a discapito della salute della popolazione locale.
DICHIARAZIONE DEL SINDACO:
 
“Ho temporaneamente vietato la sperimentazione delle tecnologie 5G nel territorio comunale sulla base dei poteri che mi conferisce la legge regionale n. 7/1992 e l’art. 3-ter del Decreto Legislativo n.152/2006.
 Quest’ultimo assegna ai Comuni il compito di tutelare l’ambiente con azioni ispirate al principio della precauzione e, quindi, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente.
Quale Sindaco,  ho il dovere di garantire lo sviluppo e il progresso delle tecnologie, ma anche quello di garantire la salute della popolazione.
Qualora le evidenze scientifiche diventerebbero tali da assicurare l’innocuità della tecnologia 5G nei confronti della salute della locale popolazione, io toglierò il divieto”.

E’ partita da Tunisi la Nave Atlas di Grandi Navi Veloci, che trasporta a Palermo 92 passeggeri bloccati in Tunisia. L’Ambasciata d’Italia a Tunisi, con un post sui sociali, ha ringraziato GNV traghetti, la Farnesina e tutte le Autorità statali e regionali coinvolte nell’organizzazione dell’operazione di rimpatrio.

Il maresciallo dei Carabinieri, in servizio ad Agrigento e residente a Favara, contagiato da Covid-19, dopo un mese e 10 giorni di ricovero, al reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, è guarito. Il Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri, retto dal colonnello Giovanni Pellegrino, afferma: “E’ in ottime condizioni di salute, ma osserverà precauzionalmente un altro periodo di riposo, prima di riprendere regolare servizio”.

“La cosiddetta fase 2, come presentata dal premier Conte, ha provocato una grande delusione perché di fatto si traduce in un ulteriore prolungamento del lockdown , facendo pagare alle imprese un prezzo altissimo e spingendo molte di queste a non riaprire le loro attività”. Così il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina commenta l’ulitmo DCPM illustrato dal presidente Conte agli italiani.

“Una delusione – aggiunge – che, per chi vive in una regione poco colpita dal Covi-19 ma altrettanto fragile dal punto di vista sociale ed economico, si traduce in disperazione on potendosi adottare subito sostegni complementari alla manovra nazionale in quanto la regione non dispone ancora di una legge di bilancio approvata”.

“Governo centrale e regionale – sottolinea Vittorio Messina – stanno commettendo un grave errore a non accogliere le istanze avanzate dalle associazioni per conto delle imprese rappresentate, non solo perché si tratta di proposte che possono consentire le dovute forme di ristoro alle attività in maggiori difficoltà ma perché così dimostrano di non tenere conto del grande lavoro che le associazioni stanno facendo per irregimentare le proteste attraverso canali di confronto costante con le istituzioni. Ma per tutta risposta dal Governo centrale arriva una vera doccia fredda che si somma alle difficoltà incontrate finora da molti imprenditori che non sono riusciti ad utilizzare le misure di sostegno previste dal precedente decreto, così come i lavoratori che in Sicilia non sono riusciti ancora a prendere i soldi della cigd”.

“Quando il Governo fa appello al senso di responsabilità degli italiani . aggiunge ancora il Presidente di Confesercenti Sicilia – deve sapere che tanti imprenditori erano già pronti a mettere in campo tutte le misure previste dai protocolli di sicurezza per riaprire le loro attività e in questo senso avevano già investito con fiducia le loro risorse. Oggi, invece, aumenta la preoccupazione in tutti i comparti, a partire da quello turistico dove permane un clima di grande incertezza con le imprese e i lavoratori di tutta la filiera completamente in ginocchio e senza reali prospettive per il domani.”

“La cosa più grave, che si rileva anche da alcune contraddizioni che riguardano questa timida ripartenza – spiega Vittorio Messina – è la sensazione di trovarsi davanti a decisioni che non rispondono ad una precisa strategia e che a volte utilizzano il parere degli esperti per tentare di apparire meno impopolari. In questo ultimo DPCM, infatti, ci sono tante dimenticanze con il rischio di penalizzare oltre modo le nostre imprese e mettere a dura prova la sopravvivenza delle stesse e la possibilità di resistere sul mercato. Il tutto condito da palesi contraddizioni come la riapertura dei giochi, con le slot machine dentro le tabaccherie, poi quella delle fabbriche e dei musei e non dei piccoli negozi che più degli altri sono in grado di rispettare le regole come dimostrano gli alimentaristi”.

Il DPCM di Conte ha creato delusioni. A Palermo sta crescendo di ora in ora l’elenco di ristoratori e titolari di bar che domani sera, alle 21, accenderanno le luci dei locali e alzeranno simbolicamente le saracinesche abbassate da 45 giorni, in adesione all’iniziativa nazionale #RisorgiamoItalia del settore Horeca (acronimo di hotellerie, restaurant, catering).

C’è malcontento tra i ristoranti, le pizzerie, i pub e i bar di Palermo, delusi dalle misure annunciate ieri sera dal premier Giuseppe Conte. E le preoccupazioni e la protesta non risparmia nemmeno i commercianti di Mondello, riuniti nell’associazone Mondello Young, anche loro pronti ad azioni simboliche.

“C’erano grandi aspettative per il discorso al paese del presidente del Consiglio e adesso c’è grande delusione, perché non è stato spiegato chiaramente come usciremo da questa crisi, che rischia di non far riaprire mai più molti esercizi – dice Francesco Carnevale, di Balata – molti sono allo stremo, la Sicilia fortunatamente ha pochissimi contagi non si capisce perché la si debba equiparare a regioni molto colpite come Lombardia e Piemonte”.

Le lamentele corrono sui gruppi Whatsup e c’è una lista di esercizi palermitani, in ordine alfabetico, che cresce di ora in ora: dai pub e i ristoranti delle isole pedonali e del centro storico al resto della città e Mondello.
Anche nella borgata marinara qualcosa si muove tra i commercianti riuniti nel comitato Mondello Young: “Nella prospettiva di riaprire il primo giugno con molte limitazioni molti di noi rischiano di non farcela, soprattutto a Mondello dove il 99 per cento degli esercizi è legato al cibo e alla stagione turistica – dice il presidente Paolo Muratore – molti sono stati penalizzati dal fatto che alcuni esercizi commerciali che non hanno mai chiuso, come panifici, salumerie e pescherie, di fatto vendono prodotti pronti o in sostituzione con quelli di ristoranti e bar chiusi, non si capisce perché allora riaprire alla vendita d’asporto dopo due mesi di chiusura”.