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“Poche decine di chilometri. Quattro anni di attesa. Termini di conclusione lavori scaduti nel 2016. Semafori, deviazioni, rallentamenti. La strada statale Agrigento – Palermo per tempi di percorrenza, disagi, condizioni disastrate dei tracciati, scoraggia ormai da anni la sua percorrenza e comporta di fatto un progressivo isolamento di Agrigento rispetto al capoluogo di Regione, Palermo. Le alternative viarie non sono sostitutive di una strada che taglia verticalmente l’isola e che ha consentito in passato di raggiungere Palermo in tempi ragionevoli. Ho chiesto ad Anas un impegno per una ripresa rapida dei lavori e per la conclusione delle opere di ammodernamento entro la fine del 2019. Sto ancora attendendo una risposta che rassicuri in tal senso. Nei prossimi giorni chiederò al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli un incontro in presenza di Anas per la definizione di un cronoprogramma che dia certezze più che speranze di soluzione per una situazione divenuta da tempo insostenibile. I ritardi inconcepibili nella realizzazione di quest’opera comportano l’isolamento di cittadini e aziende,  rallentano la circolazione di merci e persone da e per Palermo, compromettono lo sviluppo di progetti, impediscono una programmazione strategica,  stroncano sul nascere iniziative d’impresa e ostacolano il comparto turistico. Nel 2018 non è accettabile che per raggiungere una meta turistica quale la Valle dei Templi si debba affrontare un viaggio assurdo che mortifica le aspirazioni di migliaia di visitatori che vorrebbero raggiungere Agrigento in auto o in bus attraverso l’asse viario più breve”.
Così il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto,interviene a propoito dei lavori sull’asse stradale Palermo-Agrigento.. 

Fate attenzione, se programmate trasferte o vacanze in Francia: dal 1° luglio, infatti, i limiti di velocità sugli oltre 400.000 chilometri della rete extraurbana secondaria scenderanno dagli attuali 90 km orari a 80. La misura è stata decisa a gennaio dal primo ministro, Edouard Philippe, nel tentativo di arginare il numero di sinistri e di vittime della strada. Ogni anno in Francia si registrano 3.500 morti e 70.000 feriti in incidenti: il governo stima che, con l’introduzione dei nuovi limiti, potranno essere risparmiate circa 400 vite ogni 12 mesi.

Quattro europei su cinque non lo sanno. Sono ancora in pochi, però, a sapere dei nuovi limiti. Secondo un sondaggio commissionato da TomTom e realizzato su un campione di 5.000 persone in Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, l’81% degli automobilisti intervistati è male informato sulla nuova normativa. Il 19%, inoltre, ritiene che non ci sarà nessuna variazione dei limiti. Sono poco consapevoli del cambiamento in arrivo anche gli stessi francesi: il 24% del campione, infatti, non è a conoscenza delle nuove regole.

Immigrazione, accoglienza, integrazione: anche Agrigento aderisce all’appello lanciato da don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele, insieme ad Arci, Legambiente e Anpi. Nel pomeriggio di oggi, sabato 7 luglio, ad Agrigento, alle ore 18 in piazza Municipio si svolgerà una manifestazione delle “magliette rosse” all’insegna del proposito: “Per fermare l’emorragia di umanità e promuovere un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà”.

“Abitare il Paese Città e territori del futuro prossimo”, l’ottava edizione del Congresso nazionale degli Architetti nella sala Santa Cecilia all’auditorium Parco della Musica a Roma

L’ottava edizione del Congresso, a dieci anni dall’ultimo Congresso tenutosi a Palermo, offre un significativo contributo al dibattito sul futuro dell’abitare, delle città e dei territori, proponendo un nuovo paradigma della qualità della vita urbana, ripensandone il modello. Una città, quella cui pensano gli architetti, che diventi sempre più un luogo desiderabile dove vivere, lavorare, formarsi, conoscere e divertirsi: un luogo attrattivo, dunque, da tutti i punti di vista”.
“Se non sapremo risvegliare le nostre coscienze, saremo condannati a una asfissia intellettuale che porterà il Paese al definitivo degrado – afferma Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti – Il governo realizzi subito un Piano d’azione nazionale per le città sostenibili: trasformare le periferie degradate in pezzi di città policentrica; superare l’inadeguatezza della strumentazione urbanistica vigente; il Paese si doti finalmente di una legge individuando linee politiche di indirizzo, valorizzazione, promozione, diffusione e miglioramento dell’architettura e dell’educazione alla cultura architettonica; per le opere pubbliche si utilizzino i concorsi di progettazione aperti in due gradi; ridurre attraverso l’architettura che entra nella scuola, l’assuefazione a una edilizia mediocre”.

I concorsi di progettazione: in autunno il corso ad Agrigento

Il 4 luglio, giorno precedente all’inizio del Congresso, all’Acquario Romano sede della cerimonia di inaugurazione del Congresso e della presentazione dei documenti congressuali, si è svolto il primo corso per coordinatori dei concorsi di progettazione, volto a trasformare la figura professionale che organizza, svolge e coordina un concorso. “Uno dei temi principali del Congresso – spiega Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli Architetti – è di restituire centralità al progetto nei processi di trasformazione del territorio. Il Consiglio nazionale degli Architetti punta, quale strumento per rilanciare la centralità del progetto, sul concorso di progettazione”.
Il corso si inserisce tra le attività collaterali proposte dal Congresso.

 

 

 

 

Il Consiglio straordinario di Agrigento a Roma
Giovedì pomeriggio, nella splendida sede in piazza Navona, del Consiglio nazionale degli Architetti, l’Ordine degli Architetti di Agrigento, presieduto da Alfonso Cimino, si è riunito per individuare i punti cardine sui quali fare leva, per rilanciare la nostra città e la nostra provincia e discutere sull’impegno a vantaggio della comunità, passando per le pubbliche amministrazioni. Seduti intorno al tavolo, oltre a Rino La Mendola e Alfonso Cimino, Pietro Fiaccabrino, presidente della Fondazione Architetti nel Mediterraneo; Giuseppe Grimaldi e Giuseppe La Greca, vicepresidenti dell’Ordine di Agrigento; Giuseppe Lalicata, segretario; Salvatore Porretta, tesoriere; i consiglieri: Roberto Campagna, Angela Giglia, Lorenzo Violante, Calogero Giglia, Isabella Puzzanghero, Franco Romano, Michele Ferrara, Giacomo Cascio.
Presenti all’ottava edizione del Congresso nazionale degli Architetti, i delegati agrigentini: Calogero Abbate, Giuseppe Antona, Luisella Barberis, Giuseppe Cacciatore, Roberto Cafà, Rosa Maria Corbo, Luca Cosentino, Salvatore D’Antoni, Salvatore Danile, Umberto Fazio, Domenico Fontana, Daniele Gucciardo, Riccardo Lombardo, Emanuele Maratta, Giuseppe Mazzotta, Giorgina Perricone, Alfredo Pinelli, Dario Riccobono, Maria Teresa Russo, Giuseppe Sferrazza Papa.
Tanti gli argomenti discussi, uno su tutti il rilancio della nostra città e dell’intera provincia.
“Gli Architetti agrigentini – dichiara Alfonso Cimino – hanno redatto un documento, parte integrante del documento condiviso dalla Consulta regionale degli Architetti, che sabato (oggi ndr) sarà discusso a Roma”.
L’obiettivo è di non demordere innanzi all’immobilismo ma, anzi, scendere in campo e lavorare di concerto con gli enti preposti, ai Piani regolatori, ai Pudm, sui centri storici e sulle periferie, sulle infrastrutture che devono portare Agrigento, la Sicilia, al centro del Mediterraneo: chiave essenziale per l’economia, per il commercio, per la crescita del territorio.

Le interviste

Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento
-Presidente, Agrigento approda a Roma per la prima volta con un Consiglio straordinario dell’Ordine. Quali gli argomenti in discussione?
“Questo è un Consiglio straordinario dell’Ordine fatto nella sede del Consiglio nazionale, grazie al nostro vicepresidente Rino La Mendola. Oggi, e lo dico a chiare lettere, si registra un asse forte “Agrigento – Consiglio nazionale” grazie a una grande sinergia che nasce tra questo Ordine e il Cna.
Sinergia comprovata anche dalle dichiarazioni unanimi espresse da tutti i consiglieri, nei confronti del lavoro svolto da Rino La Mendola all’interno del Consiglio nazionale e dei temi congressuali.
Il rilancio del settore dei lavori pubblici e il correttivo degli appalti sono gli argomenti fondamentali di questo Congresso: laddove si parla di qualità del progetto inevitabilmente si parla di concorsi e il rilancio dei concorsi è oggi possibile, grazie al Consiglio nazionale, grazie al Dipartimento dei Lavori pubblici retto da Rino La Mendola”.
-In termini concreti, tutto questo che ricaduta avrà sul nostro territorio?
“Agrigento è diventato un “caso”. Non possiamo continuare a parlarci addosso sulle criticità della città e della provincia. Gli Architetti, in un percorso compiuto da un anno a questa parte, dicono: “basta con le chiacchiere”. Dobbiamo sederci tutti quanti attorno a un tavolo, per rilanciare la nostra città e l’intera provincia. Abbiamo redatto, con i delegati al congresso nazionale, che ringrazio tantissimo, un documento parte integrante del documento condiviso dalla Consulta regionale degli Architetti e che sabato (oggi ndr) sarà discusso a Roma, dove si parlerà di centro storici, di infrastrutture e di fasce costiere. Chi ci segue sa benissimo che stiamo portando avanti questo lavoro insieme con l’Osservatorio sui centri storici. Lo abbiamo fatto con i Piani regolatori, con i Pudm e lo continueremo a fare con forza perché il rilancio delle nostre città, della fascia costiera e delle infrastrutture non deve abbracciare solo la provincia, anche se è impensabile che ancora oggi Agrigento sia così lontana dagli altri, bensì guardare alle infrastrutture regionali. E non si può parlare di infrastrutture se non abbiamo il ponte sullo Stretto di Messina. Cogliamo, a tal proposito, la sollecitazione di Rino La Mendola e siamo pronti, immediatamente, a spiegare che la strada ferrata, le autostrade senza il ponte sullo Stretto di Messina, serviranno a poco. Questa – conclude Cimino – e ne siamo consapevoli, è una strada difficile da percorrere ma è necessario lanciare l’allarme e presentare le proposte”.

 

 

Rino La Mendola vicepresidente Consiglio nazionale degli Architetti
-Il congresso nazionale degli Architetti registra la presenza del ministro Bonisoli. Concretamente, come sta andando?
“Benissimo, un Congresso veramente partecipato dagli architetti italiani, contiamo oltre tremila delegati presenti, che coinvolge in pieno non solo il mondo delle professioni ma anche il mondo della politica, delle istituzioni e della cultura architettonica. Il tema principale del Congresso è il futuro delle nostre città e su questo ci stiamo confrontando a 360 gradi. Auspichiamo un futuro per le nostre città che punti su nuove politiche di gestione del territorio, sulla rigenerazione urbana, sulla valorizzazione del costruito, sulla riduzione del consumo di suolo e sulla riqualificazione dei contri storici che devono tornare ad essere il cuore pulsante delle nostre città”.
-Si parla tanto di centro storico. Cosa contate di fare per le periferie?
“Le periferie sono da recuperare, insieme ai centri storici, ma è importante dire stop al consumo di suolo. Se continuiamo a consumare nuovo suolo, automaticamente alimenteremo lo svuotamento progressivo dei nostri centri storici. Bisogna invertire la tendenza e, attraverso una serie di incentivi di tipo fiscale, riportare la gente nei centri storici”.
-Si parla tanto di città, ma le città senza infrastrutture, quindi mal collegate tra loro, penalizzano gli ambiti turistico e commerciale. Quali i punti di miglioramento delle infrastrutture a vantaggio della nostra economia?
“Partiamo da un’analisi di carattere generale: abbiamo la fortuna di essere collocati al centro del Mediterraneo quindi, il Paese Italia, in particolare la Sicilia, dovrebbero avere un ruolo di porta di Europa nel Mediterraneo, una sorta di cerniera Euro – Mediterranea, ma ciò a condizione che si superi il gap infrastrutturale al sud, soprattutto in Sicilia, che oggi impedisce alla nostra terra di recitare autorevolmente questo ruolo. I nostri porti non sono dimensionati per l’attracco di grandi imbarcazioni da crociera o mercantili che provengono soprattutto dall’est asiatico che oggi attraversano il Canale di Suez, ignorano la nostra costa, compresa la costa agrigentina, la lambiscono, attraversano lo Stretto di Gibilterra e, girando al largo della penisola Iberica, raggiungono il nord Europa, mortificando di fatto il ruolo della nostra terra. Occorre, dunque, stimolare nuove politiche affinché il gap infrastrutturale venga superato al sud e soprattutto in Sicilia, e si possano dotare, la Sicilia e il sud, della rete ferroviaria. Mettiamo che si riesca a potenziare i porti e offrire ai grossi mercantili la possibilità di attraccare e scaricare i container, come farebbero questi container a raggiungere il nord Europa? Con la rete stradale e quella ferroviaria che abbiamo, sarebbe un grande problema. Quindi, come vede, non è soltanto un problema di porti, aeroporti o strada ferrata ma di carattere generale e investe la Sicilia in maniera integrale. Certo, mi rendo conto che si tratta di una tematica molto forte. Partiamo dalle città, ma è chiaro che affinché le città possano vivere bene, devono fruire di un sistema infrastrutturale idoneo”.
-Quale potrebbe essere la soluzione, dunque, affinché questi container possano facilmente raggiungere il resto della nostra Penisole e l’Europa?
“Senza il ponte sullo Stretto di Messina non potrà mai esserci l’alta velocità ferroviaria in Sicilia. A questo punto dobbiamo scegliere: se vogliamo l’alta velocità, un sistema infrastrutturale su strada ferrata e gommata veloce, dobbiamo pensare di nuovo al ponte sullo Stretto”.

Pietro Fiaccabrino, presidente Fondazione Architetti nel Mediterraneo
-La Fondazione degli Architetti nel Mediterraneo approda a Roma, insieme con l’Ordine degli Architetti di Agrigento. Cosa vorreste portate a casa?
“Innanzitutto, il ricordo. Questa è senza dubbio una occasione straordinaria, la prima in assoluto nella storia dell’Ordine e della Fondazione. Fondazione che, mi piace ricordare, essere stata strenuamente voluta da Rino La Mendola, che ha voluto e saputo portare l’Ordine di Agrigento a livelli internazionali”.
-L’Ordine di Agrigento riveste un ruolo importante sia al Consiglio nazionale degli Architetti sia al Congresso. Gli Architetti agrigentini in prima linea per il loro territorio…
“Siamo uno degli Ordini più agguerriti e in prima linea d’Italia nell’affrontare tematiche di rilancio del territorio e della rigenerazione delle città, viste dal futuro. In questo senso, Alfonso Cimino ha restituito alla Fondazione un ruolo di centralità come componente attiva. La Fondazione nasce con il ruolo di essere presente sul territorio, nella formazione e organizzazione di eventi per la promozione della figura dell’architetto, la valorizzazione della professionalità e per lo sfruttamento delle risorse e potenzialità culturali, economiche del territorio. E’ un’occasione di grandissima soddisfazione condividere con tutto il Consiglio un momento di riflessione, di approfondimento, qual è il Congresso nazionale”.

Alberto Bonisoli, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo
-Ministro, cosa può fare l’Italia per la Sicilia?
“Quello che possiamo offrire, se vogliamo, alla Sicilia, sono due cose: la prima è la partecipazione a un impegno complessivo che faremo a livello nazionale per formulare delle linee guida sulle professioni architettoniche che magari vadano a limare alcuni aspetti del codice o qualsiasi cosa sia necessario, a questo punto starà alla Regione Sicilia applicare o meno in ambito locale. Questa è una disponibilità che assolutamente mi sento di garantire. La seconda cosa riguarda la partecipazione a progetti, magari mirati, ad esempio sul tema della riqualificazione delle periferie urbane. Lo faremo insieme alla Regione Sicilia, dove interverremo in maniera importante, per riqualificare i centri storico”.
-E le periferie?
“Rientrano in questa fascia. Le nostre città sono per la maggior parte costituite da periferie che, nel tempo, hanno supplito ai centri storici. Devono rientrare. Vede, non è una alternativa. Dobbiamo farci carico del futuro delle periferie perché è lì che si genera, anche se non vogliamo, il disagio. Se vogliamo combattere il disagio sociale è lì che dobbiamo intervenire. A seconda delle situazioni ci saranno interventi più legati agli aspetti culturali veri e propri e, in alcuni casi, ci saranno interventi di riqualificazione urbana. In Sicilia, a memoria, ricordo alcune situazioni che meriterebbero”.

 

Nuova assurda indicazione di decoro da questa amministrazione: i mastelli potranno essere esposti solo a partire dalle 23 e ritirati entro le 15.


Forse qualcuno ha trovato il tempo di fare una passeggiata nelle ore serali e ha mal sopportato i mastelli, di diversi colori, e i sacchi e le scatole esposte.
Si sta esigendo rigore e assurda disciplina dai cittadini. Anziani e lavoratori soprattutto, per un sistema che non è stato progettato rigorosamente né è organizzato efficacemente.
Nella ordinanza, che pretende il rispetto della cromia dei mastelli a meno di specifiche ordinanze, non si cita la possibilità di conferire l’organico nel contenitore del vetro (o in un altro, il sabato, quando il mastello del vetro è necessario) che dovrebbe essere inserita fra le possibilità previste.
A Fontanelle, o nell’ultima distribuzione, sono stati dati meno mastelli 2 invece che 4 o 5, alcuni sono stati rubati e i cittadini si sono attrezzati come possibile. Se è l’amministrazione che ha creato questo disordine, perché lo deve pagare il cittadino?
Invece di spendere oltre un milione di euro per 5 mastelli se ne potevano comprare 2 per ogni utenza. Si sarebbe perfino risparmiato qualcosa (e il sistema si è rivelato efficace a Fontanelle, quindi c’era anche l’esperienza da cui poter “copiare”) e si sarebbero coperte fino a 44mila utenze, scovando più facilmente evasori e incivili.
Assurdo che si chieda rigore e si palesi la possibilità di multe ad anziani che alle 23 sono già a letto da un paio d’ore: dovrebbero puntare la sveglia per mettere fuori il mastello? Per i lavoratori che rincasano dopo le 17? Multe anche per loro se nessuno ritira il mastello dopo le 15.
E le multe a questa amministrazione chi le fa? Per l’organizzazione carente, per l’informazione inesistente, per la sporcizia diffusa. Il cittadino che strumenti ha per difendersi?
Quando si organizzano le manifestazioni perché non ci mettono la faccia tutte le persone che stanno subendo il disagio: vuol dire che possono subire questo e altro? Perchè non c’era la fila per firmare la sensibilizzazione alla sfiducia per i consiglieri comunali che non firmano ancora? Se in questo momento c’è una persona sola che fa lo sciopero della fame davanti al comune per una sentenza che non arriva… dove è lo sdegno popolare? “Murmuriarisi” non ha mai risolto le cose, nemmeno su Facebook!
C’è bisogno di una forte azione corale da parte di tutti i cittadini che subiscono il sistema. Veramente pensate che, non mettendoci la faccia, potrà cambiare qualcosa o che mettendola potrebbero peggiorare le cose? Peggio di così?

 

 

Nel corso del suo intervento registrato nella serata di ieri durante la seduta di Consiglio comunale, subito dopo aver prestato giuramento, il Sindaco Giuseppe Galanti, in uno dei suoi passaggi ha sottolineato come la rinascita e lo sviluppo della città, non potranno essere realizzati se non con il contributo e la collaborazione di ogni singolo abitante.

Prendendo lo spunto da ciò che sta accadendo in materia di pulizia del centro abitato e del territorio comunale, il Sindaco è così intervenuto:
<<Tenuto conto che molte aree sono state già ripulite, lancio un appello a tutta quanta la società civile, perchè collabori a mantenerle pulite, ordinate, accoglienti.
Purtroppo avendo constato, anche su segnalazione all’ambiente e ai rifiuti, Salvo Lombardo, che alcune delle suddette aree, sono già state puntualmente vandalizzate ed interessate dal conferimento di rifiuti di ogni genere, ho dato ordine al Comando di Polizia Municipale di intervenire, usando tolleranza zero a carico dei trasgressori, rei di non rispettare le regole del buon vivere civile e le norme che disciplinano le modalità e gli orari di conferimento dei rifiuti. Non è giusto che il malcostume e il mal agire di pochi penalizzi un’intera città e tutta la popolazione>>.

 

“Non posso non dare la mia solidarietà ad un cittadino che chiede di conoscere l’esito di un processo amministrativo della Corte dei Conti sull’attuale Sindaco della nostra Città. Ancor di più se lo stesso sotto il sole cocente decide di incatenarsi sotto il palazzo di Città per conoscere se Calogero Firetto risulterà colpevole rispetto al dissesto di Porto Empedocle da lui amministrata per ben 9 lunghi anni.”
Ecco arrivare la prima nota ufficiale di solidarietà e sostegno di Giuseppe di Rosa, oggi incatenato sotto Palazzo dei Giganti, proprio da una degli inquilini più irrequieti ed in contrapposizione alla Giunta Firetto. E a farla è proprio il consigliere Nuccia Palermo, da sempre voce animata dell’opposizione al Primo Cittadino, che nelle ultime ore ha più volte attaccato Calogero Firetto per un Bilancio 2016 che a suo parere andrebbe direttamente bocciato .
“Tra la lettura e lo studio di una pagina e l’altra del Bilancio 2016, che ne vedrà il dibattitto il prossimo lunedì 9 luglio, non potevo girarmi dall’altra parte e soprattutto non potevo non incontrare Di Rosa durante la sua protesta”.
“Le sentenze si rispettano ma per rispettarle bisogna prima conoscerle – scrive Nuccia Palermo – lo si deve all’intero Consiglio ma soprattutto lo si deve alla Città che ha la necessità di sapere se chi la amministra ne possiede le capacità politiche e amministrative ma soprattutto di sapere che il proprio Sindaco non sia colpevole amministrativamente di un dissesto tanto chiacchierato e tanto rumoroso come quello di Porto Empedocle”.

Ad Agrigento alcuni residenti hanno diffuso delle fotografie – testimonianza delle vergognose condizioni igieniche e ambientali in cui versa una parte del centro storico, peraltro esclusa dal servizio porta a porta della differenziata. Si tratta di via Orazio, salita Madonna degli Angeli, vicolo Ospedale, vicolo Fornai e via Argento. Ebbene, dietro l’ex ospedale civico della via Atenea, innanzi al dispensario ai piedi del monastero di Santo Spirito, è fiorita da mesi una discarica abusiva, ammirata, tra l’altro, dai tanti turisti che, loro malgrado, visitano Agrigento, non immaginando affatto, al momento della organizzazione del viaggio, che si sarebbero imbattuti in tale scempio ambientale.