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Nel ciclo della seconda edizione di SERATE AL MUSEO, con la direzione artistica di Beniamino Biondi, giovedì 25 agosto alle ore 21:00, nel chiostro del Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo, la proiezione del film “L’arte di arrangiarsi”, con la regia di Luigi Zampa e l’interpretazione di Alberto Sordi. Il film è un omaggio a Vitaliano Brancati, il grande scrittore siciliano che ne ha scritto per intero il soggetto e la sceneggiatura.

Rosario Scimoni, un opportunista senza scrupoli, nipote del sindaco di Catania, è sempre pronto a schierarsi con chiunque possa aiutarlo. Passa dal socialismo al fascismo con apparente cinismo; cambia fede politica con la stessa facilità con cui cambia le donne. Dopo essere stato braccio destro di un onorevole e amministratore di molini, nel dopoguerra arriva a Roma e tenta di girare un film, dapprima cercando l’appoggio dei comunisti, e con la vittoria dei democristiani è costretto a cambiare la sceneggiatura. Il film religioso, con protagonista l’ennesima fidanzata, è finanziato con i capitali di un duca il quale, convinto di finanziare le missioni estere, non appena scopre la verità lo fa arrestare e condannare a cinque anni di carcere. Una volta uscito, Rosario tenta di fondare un partito proprio, ma alle elezioni prende pochissimi voti e si ridurrà a vendere lamette da barba con la sua nuova compagna.

“L’arte di arrangiarsi” è l’ultimo copione a cui lavorò il compianto scrittore Vitaliano Brancati. Interpretato e dominato da un Alberto Sordi in pienissima forma, è il ritratto e la storia, di timbro prettamente brancatiano, cioè satirico, di uno dei tanti voltagabbana, versipelle, opportunisti, che hanno fatto i loro giochi di destrezza in un tempestoso scorcio di storia nazionale.

Un’altra scossa di terremoto in Sicilia. Dopo la provincia di Palermo e la provincia di Messina, adesso è stata la volta della Valle del Belice, già teatro del disastroso terremoto della notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, a ridosso delle province di Trapani, Palermo e Agrigento. Alle ore 2:20 della scorsa notte una scossa, anche se per fortuna di lieve entità, è stata registrata con epicentro a Salaparuta. Il sisma, secondo quanto rilevato dalla sala sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, ha avuto un’intensità di 2.3 e una profondità di appena 1 chilometro. E non si tratta di un caso isolato, perchè martedì sera, sempre in quella zona, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato un’altra scossa, di magnitudo 2.1 e con epicentro nella vicina Poggioreale.

Un catanese di 36 anni, dopo una vacanza a Madrid, è risultato positivo contemporaneamente al vaiolo delle scimmie, al Covid e all’Hiv, il virus dell’Aids. Il paziente è stato ricoverato per poco più di due settimane dal 5 luglio nell’ospedale San Marco del Policlinico universitario di Catania. Le sue condizioni di salute sono buone ed è stato dimesso da tempo. Sarebbe stato il primo caso di co-infezione da vaiolo delle scimmie, Covid e Hiv ed è al centro di studi da parte di ricercatori britannici. La notizia, pubblicata dal magazine medico Journal of Infection, è stata confermata dall’azienda ospedaliera del capoluogo etneo.

A cavallo della presentazione delle liste si susseguono gli interventi incrociati nel merito del contenzioso elettorale. Critiche al Pd per l’estromissione di Villari e Lupo.

Alla vigilia della presentazione delle liste per le elezioni Regionali del 25 settembre, e dopo lo schieramento dei candidati alle Nazionali, da una parte all’altra delle barricate del contenzioso elettorale si susseguono gli interventi incrociati. Stefania Prestigiacomo, capolista di Forza Italia nel collegio plurinominale della Sicilia orientale al Senato rilancia: “Il centrodestra il 25 settembre ha una grandissima occasione: tornare alla guida del Paese in un momento di grande importanza, e contemporaneamente confermarsi coalizione vincente in una delle più importanti regioni d’Italia, la Sicilia. Sarebbe stolto non cogliere questa opportunità. Voteremo compatti e vinceremo a Roma e Palermo”. E poi conclude: “Cateno De Luca è un sintomo della malattia della politica”. E l’ex sindaco di Messina, candidato a presidente della Regione, ha appena incassato l’adesione e la candidatura nella sua lista “Sicilia Vera” di Angelo Villari, l’ex segretario del Partito Democratico di Catania che ha rinunciato a candidarsi con il Pd dopo le polemiche sugli inquisiti non candidabili. E a “Sicilia Vera” ha aderito anche l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Luigi Bosco. E De Luca commenta: “Come abbiamo ripetuto fin dal primo giorno della nostra campagna elettorale, noi abbiamo chiesto a uomini e donne libere di sposare il nostro programma per cambiare la Sicilia, mettendo da parte le ideologie. Angelo Villari e Luigi Bosco, insieme agli altri candidati, stanno mettendo la propria competenza a disposizione del territorio e della nostra Isola per liberarla dalla banda bassotti politica”. E poi, in riferimento alla stessa polemica sugli inquisiti non ammessi nelle liste del Pd, Cateno De Luca aggiunge: “Non sopporto i processi sommari che sono fatti alle persone, non accetto che un uomo come Angelo Villari, nella sua funzione di segretario provinciale del partito, quindi persona buona e degna di rappresentare il partito, ad un certo punto sia buttato via in nome di una strategia che nulla ha a che vedere con il territorio. Il nostro è un progetto plurale, che al suo interno accoglie diverse sensibilità, con percorsi diversi ma obiettivi comuni”. E contro il no del Partito Democratico ai candidati con pendenze giudiziarie punta il dito Davide Faraone, capogruppo al Senato di Italia Viva: “Che tristezza assistere al populismo giudiziario che si è impossessato del corpo del Pd. Che profonda amarezza vedere in un sol colpo fatte a pezzi la Costituzione, la legge e l’anima liberale e riformista di una forza politica che riformista, liberale e garantista non lo è più. Quello che sta accadendo in Sicilia non è un fatto solo locale ma è la metafora del destino ridicolo di un partito che, a forza d’inseguire i 5 Stelle, si è lasciato contagiare della peggiore politica dei manettari. Giuseppe Lupo e Angelo Villari, due dirigenti del Pd della Sicilia che stimo per le battaglie sociali e politiche che in questi anni li ha resi protagonisti e a cui mi lega una profonda amicizia, sono la fotografia ingiallita della disfatta della politica prima che della negazione della giustizia. Senza ricevere alcuna solidarietà dai vertici del partito, sono estromessi perché ritenuti ‘impresentabili’ in quanto sotto processo ma senza alcuna condanna, e che quindi secondo la legge, il codice antimafia e lo statuto del Pd sono presentabili e potrebbero essere tranquillamente candidati”.

Giuliana Miccichè (Teleacras)

1.732 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 11.835 tamponi processati. Ieri erano 2.478. Il tasso di positività è al 14,6%, in diminuzione rispetto al 18,7% di ieri. La Sicilia è al sesto posto per contagi. Gli attuali positivi sono 83.644 con un decremento di 4.034 casi. I guariti sono 5.762 e 4 le vittime, che portano il totale dei decessi a 12.019. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 557, in terapia intensiva sono 30.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 370, Catania 334, Messina 270, Siracusa 170, Trapani 116, Ragusa 135, Caltanissetta 101, Agrigento 166, Enna 70.

Lavori di manutenzione straordinaria nella galleria Lercara, sulla linea Palermo-Agrigento, saranno realizzati da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) dalle 22 di venerdì 26 agosto alle 5.00 di lunedì 29 agosto e dalle 21.15 di venerdì 9 settembre alle 5.45 di lunedì 12 settembre.

Per consentire la piena operatività del cantiere, in quei giorni, la circolazione ferroviaria fra le stazioni di Roccapalumba e Agrigento sarà sospesa e verrà garantito un servizio con bus.

Brutto episodio quello accaduto nei pressi della frazione di Monserrato, ad Agrigento, dove ignoti hanno imbrattato un manifesto elettorale di Fratelli d’Italia raffigurante Giorgia  Meloni.

In proposito interviene il commissario provinciale del partito, Calogero Pisano, che afferma: “È un atto vigliacco che è la conseguenza del clima di odio messo in atto da certi personaggi della sinistra evidentemente nervosi perché consapevoli di perdere le imminenti elezioni.

Un episodio che va ad aggiungersi a quelli verificatisi in altre parti d’Italia e alle violenza verbale perpetrata sui social da alcuni esponenti politici.

Esprimiamo vicinanza al nostro Presidente Giorgia Meloni e andiamo avanti con la campagna elettorale, forti dei nostri temi e del nostro programma, senza alcuna paura e convinti di avere la solidarietà ed il consenso degli italiani”.

Il pm: «Se avessero diagnosticato e trattato correttamente la malattia, Laura Golino sarebbe ancora viva»

Chiuse le indagini sul caso “Gulino”. Il pubblico ministero, dott. Alberto Gaiatto del Tribunale di Sciacca ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei tre medici dell’Istituto Maugeri di Ribera che nel luglio 2020 visitarono la 37enne Laura Gulino. Secondo quanto contestato nel capo d’imputazione, i professionisti non avrebbero valutato in modo corretto gli esiti degli esami a cui la donna era stata sottoposta e non avrebbero disposto gli accertamenti diagnostici necessari per identificare l’embolia polmonare in atto che, dopo tre giorni, non le lasciò scampo. Operando in questo modo con «negligenza, imprudenza e/o imperizia». Le ipotesi di reato sono le medesime per tutti e tre: 589 cp (omicidio colposo) e 590 sexies cp (responsabilità colposa per morte in ambito sanitario).

Si tratta di tre medici che operano alla “Maugeri”, un medico, un fisiatra e un cardiologo.

«Confidiamo nel lavoro della magistratura – commenta Diego Ferraro, responsabile di Giesse Risarcimento Danni a cui si sono affidati i familiari della vittima – Se il pm ha chiesto il rinvio a giudizio dei tre medici significa che sussistono plurimi elementi che confermano ciò che sostenevamo anche noi grazie al lavoro svolto dai nostri consulenti medici: se l’embolia polmonare fosse stata riconosciuta e curata in tempo, Laura non sarebbe morta». A tal proposito, la conclusione cui arriva la consulenza tecnica del pm è chiara: «Il comportamento dei sanitari non fu conforme alle linee guida o alle buone pratiche clinico-assistenziali, intervenendo così di fatto nel determinismo causale del decesso della paziente».

I fatti: Laura Gulino nel giugno 2020 cominciava a manifestare un’impotenza funzionale e un’ipostenia (debolezza dei muscoli) nella parte destra del copro. Viene ricoverata e dimessa da diversi ospedali finché, il 2 luglio, la trasferiscono all’Istituto Maugeri di Ribera per il trattamento riabilitativo neuromotorio dove vi rimarrà fino alla sua morte. Il 25 luglio c’è il primo episodio di embolia polmonare. Scrive a riguardo il consulente tecnico del pm: «Ad indicarne la comparsa, plurimi elementi di gran lunga significativi che non fecero, come indicato dalle linee guida, sorgere il dubbio nei sanitari che la ebbero in cura».

Laura Gulino, come emerso in fase di indagine, era un soggetto «con plurimi fattori di rischio per tromboembolismo venoso». Di conseguenza, dopo l’episodio del 25 luglio, avrebbe dovuto essere chiaro, ai medici, quanto stava accadendo. «Di fronte ad un quadro del genere – continua il ct – il sospetto di embolia polmonare con prosecuzione di iter diagnostico tramite esecuzione di D-dimero e tc torace con mezzo di contrasto è imperativo». Tuttavia, nessuno dei sanitari decide di richiedere tali esami.

Il 26 luglio, da un lato la situazione si stabilizza, dall’altro il quadro polmonare rimane critico. Seguono altre visite, interviene anche un rianimatore, ma non si indaga l’origine della malattia: «I sanitari continuavano a trattare la sintomatologia ma non la causa della stessa» sottolinea la pubblica accusa. Finalmente, il 27 luglio, la dottoressa richiede una consulenza pneumologica ma ormai è troppo tardi. Lo pneumologo la fissa per il 28, a quasi tre giorni di distanza dal primo episodio embolico, con la raccomandazione di eseguire dosaggio del D-dimero e tac torace con mezzo di contrasto. Anche in questo caso, qualcosa va storto e la consulenza pneumologica risulta limitata dalla mancata esecuzione del D-dimero (verrà eseguito soltanto a seguito del decesso della paziente, mostrando valori elevatissimi) e da una tac torace senza mezzo di contrasto. Segue un altro grave episodio di instabilità emodinamica e, questa volta, anche la morte della paziente.

«Nel periodo tra il 25 e il 28 luglio 2020 – scrive il ct – i sanitari che ebbero in cura Laura Gulino non riconobbero un chiarissimo quadro di embolia polmonare massima in paziente ad alto rischio, non sottoponendo mai così la paziente alla corretta terapia trombolitica, di fatto conducendola a morte». Se fosse stata curata in tempo dopo il primo episodio di embolia polmonare, quindi, la donna sarebbe ancora viva. «Certo, il 28 luglio sarebbe stato impossibile salvarla – conclude Ferraro, di Giesse Risarcimento Danni – Ma se i medici avessero diagnosticato e trattato correttamente la malattia tre giorni prima, la paziente sarebbe sopravvissuta con una probabilità che il consulente del pm ha stimato maggiore del 90%. Attendiamo ora la decisione del giudice».