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Un uomo di 53 anni, originario di Pedara ma residente a Catania è morto annegato a Gravina di Catania in via Etnea travolto dal fiume in piena, creato dal nubifragio che da ore si abbatte sul capoluogo etneo e in provincia. Secondo una prima ricostruzione la vittima sarebbe scesa da una vettura invasa dall’acqua e sarebbe stata travolta. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia municipale e personale del 118. Il suo corpo, riferisce la Protezione civile, è stato trovato sotto un’altra automobile.

A causa delle intense precipitazioni, la Tangenziale Ovest di Catania è provvisoriamente chiusa al traffico, in direzione Messina, al km 3,200. La sede autostradale è allagata all’altezza di Gravina di Catania. In direzione Siracusa il traffico è fortemente rallentato. Lo rende noto l’Anas che sul posto ha delle squadre di manutenzione al lavoro per ripristinare la circolazione nel più breve tempo possibile. 

I violenti nubifragi che stanno colpendo il territorio catanese, non hanno risparmiato la zona dell’aeroporto. Oltre  a strade e sottopassi allagati, si segnala una massiccia infiltrazione d’acqua piovana all’interno del centro commerciale Porte di Catania. Piazza Roma a Catania, è  totalmente allagata, l’acqua è salita sopra il marciapiede ed è difficile spostarsi in auto o a piedi. Una donna  ha subito la caduta di buona parte del soffitto della propria abitazione a causa delle infiltrazioni d’acqua ed ha chiesto aiuto ai vigili del fuoco. Si trova in casa con due bambini. In tutta la città strade come fiumi e rifiuti trascinati dalla pioggia. Alle 12 di questa mattina erano già 214 gli interventi espletati dai vigili del fuoco con 429 squadre movimentate dall’inizio dell’emergenza maltempo. Altri 186 interventi in coda, ma il numero è destinato a salire. La sede stradale di via Galermo sembra un condotto fognario al pieno della sua portata. I sacchi di rifiuti lasciati nei cassonetti ed a bordo strada sono portati via dall’acqua piovana. Il Nisseno Gianfranco Fuschi che si trova a Catania, ha inviato dei video e dichiara: “Via Etnea, adesso. Mai visto nulla di simile.”

A Gravina, automobilisti nel panico in via Gramsci per la forte pioggia.

“Consapevoli del momento delicato e complesso, segnato dagli effetti legati alla pandemia, e del valore, oggi ancora più importante, di un proficuo rapporto di interlocuzione tra i corpi intermedi e le istituzioni locali, chiediamo alle  Amministrazioni comunali un incontro-confronto per affrontare le tematiche che ruotano attorno al tessuto socio-produttivo”. I vertici cittadini e provinciali della CNA di Agrigento hanno inviato delle lettere ai sindaci con cui si offre la disponibilità ad  avviare un costruttivo dialogo su questioni di grande rilevanza che riguardano le attività artigianali  ed imprenditoriali, ma anche la vita dei pensionati. “A partire dai primi cittadini neo eletti, a cui auguriamo buon lavoro – affermano il presidente Francesco Di Natale e il segretario Claudio Spoto – vogliamo intraprendere un percorso virtuoso di collaborazione nell’interesse del bene comune, per dare risposte alle legittime richieste e alle esigenze di quanti, quotidianamente, rischiano il proprio capitale, producono lavoro, occupazione e ricchezza nei territori. E per questo vanno sostenuti, aiutati e valorizzati rispetto alle dinamiche che afferiscono le competenze dei Municipi. Laddove siamo presenti con gli organismi locali – evidenziano Di Natale e Spoto – saranno i presidenti cittadini ad istaurare e mantenere i rapporti con i Comuni. Nella città capoluogo è pronta, con una serie di iniziative e proposte da sottoporre all’attenzione dell’amministrazione di Palazzo dei Giganti,  Roberta Tuttolomondo, così come Gero Nobile a Canicattì, Elio D’Orsi a Licata, Salvatore D’Amico a Sciacca, Filippo Inglima a Raffadali e Giuseppe Picarella a Ribera. E’ nostra intenzione – concludono di Natale e Spoto –   agire con una visione d’insieme, con una programmazione unitaria e con obiettivi condivisi, le cui coordinate partono dal Nazionale e attraversano il Regionale, fermo restando che ciascuna realtà si connota per le proprie peculiarità”.

La Corte d’Appello di Siracusa ha confermato la sentenza di condanna a 26 anni di reclusione ciascuno a carico di due egiziani, Mohamed Ibrahim Abd El Moatti e Mohamed Elasha Rami, imputati del sequestro di persona e dell’omicidio di Gianluca Bianca, il comandante del peschereccio siracusano “Fatima 2”, scomparso nel luglio del 2012 nel corso di una battuta di pesca in acque mediterranee tra l’isola di Malta e la Libia. Il suo corpo non è stato mai ritrovato e le accuse ai due egiziani sono frutto delle testimonianze dei tre marinai siracusani che furono chiusi in una cabina e poi rilasciati in una zattera, dopo che a bordo del peschereccio si sarebbe scatenata una lite tra i marinai nordafricani e quelli italiani. Poi gli imputati avrebbero organizzato l’ammutinamento sfociato con l’omicidio del comandante del “Fatima 2”, Gianluca Bianca, ucciso e poi gettato in mare. A quel punto, gli imputati, dopo aver abbandonato i tre marinai a bordo di una zattera, poi recuperata da una motovedetta greca, si rifugiarono in un porto dell’Egitto. E da allora non vi sono più tracce di loro nonostante gli interventi del governo italiano sulle autorità egiziane.

La sezione del Tribunale di Palermo presieduta da Riccardo Corleo, a termine della camera di consiglio intorno all’una della notte scorsa, ha emesso sentenza nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Game Over”: 16 condanne e 9 assoluzioni. Tra gli assolti vi è l’imprenditore agrigentino Davide Schembri, 45 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini vi sarebbe stato un connubio di interessi sulle scommesse on line tra Cosa Nostra e vari imprenditori, tra cui Benedetto Bacchi, di Partinico, costruttore di una rete di circa 700 sale gioco in tutta Italia. A Bacchi, che si è sempre dichiarato vittima della mafia, sono stati inflitti 18 anni di carcere. A carico di Schembri, assolto, la Procura aveva chiesto la condanna a 3 anni di reclusione.

Sono 11 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata del 25 ottobre a fronte di 349 tamponi processati. Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp. Non ci sono nuove vittime né ricoveri in ospedale. I guariti sono 11.

Quattro persone ricoverate, tre all’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera e uno fuori provincia. Due, invece, i pazienti in terapia intensiva.

Questi i dati Comune per Comune: Agrigento 12; Alessandria della Rocca 0; Aragona 1; Bivona 0; Burgio 2; Calamonaci 0; Caltabellotta 0; Camastra 0; Cammarata 0; Campobello di Licata 1; Canicattì 35; Casteltermini 1 (un migrante); Castrofilippo 0; Cattolica Eraclea 24; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 4; Grotte 3; Joppolo Giancaxio 0; Licata 17; Lucca Sicula 1; Menfi 0; Montallegro 0; Montevago 0; Naro 17; Palma di Montechiaro 38; Porto Empedocle 10; Racalmuto 0; Raffadali 15; Ravanusa 1; Realmonte 1; Ribera 9; Sambuca di Sicilia 1; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 0; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 1; Santo Stefano Quisquina 1; Sciacca 29; Siculiana 1; Villafranca Sicula 9; Navi accoglienza 31.

Al mattino di oggi sono state eseguite 6 misure cautelari per altrettanti soggetti indagati di rissa aggravata in concorso, in riferimento a quanto accaduto ad Acireale, in provincia di Catania, lo scorso 5 settembre nel corso di una prima comunione, quando un diverbio tra familiari di due ex coniugi degenerò in rissa e in sparatoria con il ferimento, grave, del vice brigadiere dei Carabinieri Sebastiano Giovanni Grasso, presente in chiesa perché anche uno dei suoi figli ha ricevuto la prima comunione. Le misure cautelari sono: l’arresto per una persona e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri cinque indagati. Destinatario della custodia cautelare in carcere è Camillo Leocata. Gli altri 5 soggetti a misura cautelare sono tre familiari materni e due paterni di uno dei ragazzi riceventi la prima comunione. Il vice brigadiere (fuori dal servizio) intervenne per sedare la lite sorta tra due famiglie a fine celebrazione dopo che già all’interno della chiesa si scatenò un aspro diverbio per i posti a sedere, che erano stati sorteggiati. In quel frangente Camillo Leocata, 69 anni, nonno di un ragazzino, ha sparato un colpo. Il 69enne ha sostenuto di essersi allontanato durante la funzione religiosa per recuperare la pistola a casa “dopo avere percepito le minacce rivolte al figlio dai parenti dell’ex moglie”, e di avere sparato durante una colluttazione.

“Una prassi vergognosa, proprio come al Teatro Pirandello. Su Catania sta per abbattersi una nuova tempesta. Stavolta sul Teatro Stabile di Catania, salvato da una situazione debitoria ereditata  (oltre 13 milioni di debiti)”.
Lo dichiara l’ex sindaco di Agrigento Lillo Firetto che continua: “Il Consiglio di Amministrazione ha operato così bene che in ogni altra parte del mondo sarebbe stato confermato in automatico, con preghiera ai suoi membri di proseguire il compito svolto. Ma siamo in Sicilia e, come ad Agrigento, la politica scade nella politicanza e riesce a far danni anche quando sarebbe più semplice evitarli. I soliti miserabili tracchiggi per trasformare un ente di enorme importanza (e virtuoso) nel solito poltronificio, da affidare a clientes pro-tempore per saccheggiarlo. Una prassi? È il metodo Lucignolo. Son ragazzi, che ci vuoi fare? “Quello che devo fare io, lo decide solo Lucignolo!”. E vanno avanti così. Lo Statuto approvato ad Agrigento dal Consiglio Comunale è un atto non legittimo. Averlo approvato è una violazione.  Un atto di arroganza”.