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Amaro inizio di settimana al mattino di oggi per il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava. Una lettera contenente un proiettile calibro 7.65, indirizzata al presidente della commissione parlamentare d’indagine sulla mafia, è stata recapitata a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale. La Digos ha già provveduto al sequestro della busta e del contenuto. Fava è stato eletto alla presidenza della Commissione regionale antimafia lo scorso 16 maggio. Già dal mese successivo, la Commissione ha avviato un’indagine conoscitiva sul cosiddetto “sistema Montante”, mentre da luglio indaga anche sul fronte dei depistaggi sulla strage di via D’Amelio emersi dalla sentenza del Borsellino quater. Nei giorni scorsi all’Assemblea è stata approvata la legge proposta da Claudio Fava sull’obbligo per i parlamentari regionali di dichiarare la propria eventuale appartenenza a logge massoniche.

Il Vice Presidente Vicario dell’Ars, On. Roberto Di Mauro, ha presentato una mozione, con la quale impegna il Governo regionale a riconoscere lo stato di calamità naturale su tutto il territorio della Sicilia, a seguito della compromessa raccolta di uva da tavola, in particolar modo nell’agrigentino, a causa del fenomeno del Cracking” o spaccatura del frutto.

L’iniziativa del parlamentare fa seguito al grido d’allarme lanciato, da diversi mesi, da agricoltori, produttori ed agronomi, per i quali anche l’attuale stagione agricola, legata alla raccolta dell’Uva Italia, è fortemente a rischio per la presenza di tale fisiopatia. E ricordano come già nove anni fa, nel 2009, il comparto della zona del canicattinese visse una delle stagioni peggiori in fatto di raccolta di uva, per la presenza, appunto, del “Cracking”, dovuto, secondo le analisi degli esperti, tra gli altri, alla gestione idrica, alla situazione climatica, alla suscettibilità della varietà “Uva Italia” e di prodotto. Inoltre, secondo gli agronomi, le giornate molto calde e secche di due settimane fa hanno provocato una forte domanda evapotraspirativa, senza contare che nella quasi totalità delle aziende non è mai presente un sistema di monitoraggio dell’acqua nel terreno, quindi è molto facile che ci siano stati eccessi di irrigazione o ancora peggio difetti di irrigazione in giorni in cui la domanda evapotraspirativa era molto alta.

Considerato che l’annata agraria 2018 per l’uva da tavola sarà ricordata, oltre che per la difficile situazione dei mercati, anche per il cracking,  fenomeno che sta colpendo  la Sicilia, soprattutto le aree di  Canicattì e  Mazzarrone, tanto che il Comune della provincia di Catania ha richiesto alla Regione il riconoscimento dello stato di calamità e nei prossimi giorni uguale proceduta avvieranno anche i Comuni della Provincia di Agrigento, Canicattì, Ravanusa, Campobello di Licata, Naro, Camastra, Palma di Montechiaro e ritenuto che la partenza a macchia di leopardo della frammentata produzione precoce siciliana ha determinato un inizio al ribasso (-15/20% dei prezzi) che, in giorni di piena stagione come questi, quando sono appena entrati in produzione anche Puglia, Spagna e Marocco, determinano prezzi al produttore che non arrivano neanche a 50 centesimi con picchi in discesa fino a 30 quando la copertura dei costi sarebbe garantita dai 70 centesimi al chilo in su. E, ancora, accertato che l’entità dei danni verificatisi nell’annata 2018 può considerarsi eccezionale a causa di una combinazione di condizioni ambientali particolarmente favorevoli al cracking sia in fase di allegagione che in fase di post-invaiatura, il Vice Presidente dell’Ars, On. Roberto Di Mauro, impegna il Governo della Regione, con la presente mozione, a  riconoscere lo stato di calamità naturale  nel  territorio della Regione Siciliana ove la produzione dell’uva, denominata “Uva da tavola di Canicattì”, risulta essere quantitativamente e qualitativamente danneggiata da fisiopatie della vite conseguenti a fenomeni di cracking (o spacco). E ancora, impegna il Governo a   recepire,   tempestivamente, ogni  iniziativa   finalizzata  alla quantificazione   dell’entità  dei    danni   alle  produzioni  in  coerenza  con   quanto previsto dalle legislazioni in materia.

Ad Agrigento, nella sala Giglia della Provincia, il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, ha presentato alla stampa l’iniziativa “Ricordati di salvare l’Italia”, una campagna nazionale di raccolta fondi, e poi le “Giornate Fai d’autunno”, itinerari a tema a cura delle delegazioni e gruppi Fai Giovani, alla scoperta di luoghi finora poco valorizzati in tutta la Regione Sicilia.

Ad Agrigento, in via Venezia 1, che è una parallela di via Manzoni, è stata inaugurata la nuova sede del centro sociale “Arcobaleno”, promosso dall’associazione “Solidarietà” presieduta da Nello Hamel. Nella struttura si svolgeranno attività di volontariato quali il contrasto all’emarginazione sociale, assistenza umanitaria, gestione del tempo libero e socializzazione degli anziani. L’associazione “Solidarietà” è una organizzazione di volontariato senza fini di lucro che opera nella città di Agrigento da 22 anni

Ad Aragona è stato restituito alla pubblica fruizione, dopo il restauro degli spazi museali e l’ampliamento espositivo, il Tesoro della Chiesa del Rosario di Aragona, esposto nella cripta, primo tassello del Museo Diocesano inteso come museo diffuso nel territorio, realizzato dalla Soprintendenza nel 1997 a cura di Gabriella Costantino, grazie ad un finanziamento dell’Assessorato regionale ai Beni culturali e con un contributo della Curia. Il museo comprende argenti, gioielli, ex voto, sacre suppellettili e pregiati paramenti. Sono stati adeguati gli impianti di sicurezza ed illuminazione. E’ stato previsto anche uno spazio multimediale. La stessa Gabriella Costantino spiega: “Il pretesto della realizzazione del Polo nel 1997 è stata la necessità di musealizzare la pittura del soffitto ligneo ottocentesco, realizzato nel 1842 da Giuseppe Spina, pittore di Licata, staccata dal supporto ligneo con la tecnica dello “strappo” per rendere visibile il dipinto sottostante datato 1689. Ed anche la volontà di lavorare parallelamente da una parte alla ricostituzione del Museo Diocesano e dall’altra ad una rete di poli museali diffusi nel territorio: ed è un percorso culturale oggi condiviso assieme alla Curia Arcivescovile. Altro aspetto interessante è quello legato alla committenza del Tesoro della Chiesa, fra Confraternita e i principi Naselli devoti a San Francesco. E’ rappresentativo il pendente reliquario in oro, cristallo di rocca, e smalti policromi contenenti un frammento della Sacra Sindone”.

frammento della Sacra Sindone”.

 

Considerato che dall’inizio della stagione autunnale fino alla metà inoltrata dello stesso periodo dell’anno si assiste, sia nel territorio comunale di Agrigento sia dei comuni limitrofi, alla riapertura dei frantoi, è facile prevedere che anche quest’anno riprenda lo sversamento delle acque di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive.

Negli anni precedenti lo sversamento è stato documentato e denunciato sia da cittadini che da associazioni che si occupano della salvaguardia dell’ambiente.

Tale fenomeno nel territorio del comune di Agrigento si manifesta nel fiume Naro.

Le acque del suddetto fiume provengono a loro volta da altri corsi d’acqua discendenti dalle contrade Burraitotto, Burranito, Gibisa, Malvizzo e Villaggio La Loggia che si trovano al confine tra i comuni di Agrigento, Favara, Naro e Palma di Montechiaro.

Successivamente questi corsi d’acqua indipendenti si uniscono all’interno del territorio comunale di Agrigento per formare un unico corpo principale che lambisce i quartieri agrigentini del Villaggio Mosè (nella zona Mosella) e Cannatello fino a sfociare nelle immediate vicinanze del quartiere di Fiumenaro.

 

Dunque è facile presumere (anche se non si hanno i dati dal momento che non sono stati effettuati prelievi e analisi) che l’inquinamento possa riguardare NON solo le acque superficiali, ovvero le acque visibili che scorrono o stagnano in superficie, ma anche:

– le acque sotterranee (tra cui le falde acquifere);

– i terreni in cui questi oli vengono scaricati (nel caso in cui lo sversamento non avvenga direttamente nel corso d’acqua);

– i terreni che entrano a contatto con l’acqua durante il suo percorso verso la foce o durante la filtrazione;

– le acque di transizione ovvero le acque salmastre presenti alla foce che derivano dal mescolamento dell’acqua dolce proveniente dal fiume e dell’acqua salata proveniente dal mare;

– le acque della fascia costiera limitrofa.

 

L’emissione di tali sostanze innesca processi veri e propri dell’inquinamento perché sono sostanze resistenti alla degradazione biologica quindi hanno spiccate proprietà tossiche per tutti gli organismi sottoposti a un’eccessiva concentrazione.

Non solo ma hanno la capacità di ostacolare la corretta ossigenazione dell’acqua.

Infatti la componente oleosa che galleggia in superficie crea un “velo” che non permette lo scambio gassoso tra acqua ed aria. Una delle tante conseguenze è quindi la morte per soffocamento degli organismi in quanto l’acqua risulta carente in ossigeno.

Per questo motivo, dal punto di vista biologico e biochimico, 1 m3 di acque di vegetazione ha un potere inquinante addirittura fino a 200 volte superiore rispetto a 1 m3 di acque reflue urbane!

 

I trasgressori sono penalmente perseguibili per reato ambientale.

Per questo, come Movimento 5 stelle Agrigento, abbiamo presentato una mozione per impegnare l’amministrazione attiva a

• creare un’azione sinergica fra tutti i Comuni circostanti nel cui territorio insistono frantoi in modo da controllare, attraverso anche le polizie municipali, che non si realizzino smaltimenti illeciti;

• chiedere la collaborazione di enti preposti, associazioni e cittadini per garantire il presidio del territorio anche attraverso una piccola campagna di sensibilizzazione ambientale (interviste, comunicati)

 

 

A seguito di una riunione organizzativa che si è svolta ad Agrigento qualche giorno fa, la Uilposte mette in luce, ancora una volta, una serie di criticità che colpiscono i servizi e il personale delle poste nella nostra provincia e che ancora sono insolute: in primis carenza di personale e maggiore attenzione alla sicurezza e alla tutela dei dipendenti che si ritrovano a subire delle criticità ormai da troppo tempo.
All’incontro, organizzato dal Segretario Generale UIL – Gero Acquisto – e dal Segretario Territoriale della Uilposte – Carmelo Di Bennardo, erano presenti, inoltre, il Coordinatore nazionale della sicurezza Carmelo Rinallo, il Segretario organizzativo Uilposte – Libertino Livreri e Leonardo Cacciatore Coordinatore territoriale Pcl recapito.
La Uilposte ribadisce con Di Bennardo, alla fine dell’incontro, che su alcune criticità va data una netta sterzata da parte dell’azienda.

“In primis, è stato evidenziato come la problematica sul progetto recapiti a oggi è fallito, perché l’azienda non ha rispettato gli impegni sottoscritti con i Sindacati. L’azienda in una logica costi-ricavi non tende a migliorare i servizi.
Tant’è vero che uno dei problemi che si è incancrenito è la storica carenza di personale allo sportello che è spaventosa, nonostante gli esodi incentivati, i pensionamenti e le carenze per malattie, con casi limiti che hanno registrato la presenza in ufficio del solo Direttore, fatti che si commentano da soli.
Noi sollecitiamo ancora una volta l’azienda alla trasformazione dei part-time ( gli addetti allo sportello e i portalettere) a tempo pieno, attraverso gli strumenti in possesso dell’azienda per perequare i sotto organici con l’aumento del personale; parliamo in parecchi casi di part-time che risalgono al 2010-2013, questo renderebbe i servizi all’utenza più puntuali e farebbe aumentare gli utili aziendali, che invece tergiversano inspiegabilmente.
Infine abbiamo sottolineato la sicurezza e lo stato degli uffici in provincia che in molti casi è all’anno zero, sedi costruite negli anni 70’ e nei primi anni 80’a rischio amianto che vanno bonificate come richiediamo da tempo.
Come del resto in altri uffici permane la mancanza di videosorveglianza interna ed esterna, che è prevista dalla legge 81/08 quale strumento fondamentale per la sicurezza dopo il crescente numero di rapine in provincia, e che deve essere installata dove manca.
Per tutto ciò la Uilposte farà ancora una volta presente all’azienda che queste criticità vanno affrontate e risolte nell’interesse generale di tutti, a cominciare dai servizi dei lavoratori spesso stressati e sovraccarichi di lavoro e dell’utenza che reclama uffici con più personale: per questo assicuriamo che la Uilposte farà sentire la propria voce in ogni modo.”

Crollo di calcinacci in serata all’interno della galleria sulla bretella della statale 626 che collega Caltanissetta a Pietraperzia. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e la Polizia, che sta regolando il traffico al momento dirottato sui percorsi alternativi. I vigili stanno lavorando per mettere in
sicurezza la galleria e rimuovere i calcinacci. Parecchie auto e anche diversi autobus hanno invertito la marcia per non rimanere in coda. Tantissime le segnalazioni alla nostra redazione e le chiamate ai numeri di emergenza. Per fortuna non si sarebbero registrati feriti

E’ morto a Modica nell’hospice dell’ospedale ‘Maggiore’ dove era ricoverato da qualche giorno il pittore Piero Guccione, aveva 83 anni.
    Guccione artista di livello internazionale anche per la sua sublime visione del Mediterraneo, era il punto di riferimento del ‘Gruppo di Scicli’ che raccoglie diversi pittori realisti.
    Nato a Scicli (Rg) è stato assistente di Renato Guttuso dal 1966 al 1969 per la cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha partecipato a importanti esposizioni pubbliche, nazionali e internazionali. Nel 1984 l’Hirshhorn Museum di Washington lo ha invitato alla mostra internazionale Drawings 1974-84. Nel 1985 è stato invitato dal Metropolitan Museum of Art di New York/The Mezzanine Gallery per un’antologica di grafica. Sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del Museo. Ha partecipato alla X e alla XII edizione della Quadriennale (1972 e 1992). E’ stato invitato a diverse edizioni della Biennale di Venezia.

“Nessun rispetto nè per i vivi nè per i defunti. Ancora una volta il Cimitero di Piano Gatta diventa scenario del degrado e dell’abbandono, ormai caratteristica principale dell’amministrazione Firetto”.
Le immagini parlano chiaro secondo il Capogruppo della LEGa, Nuccia Palermo, che ha inviato una segnalazione per conoscenza anche al Prefetto di Agrigento. Insomma una dichiarazione che, in caso di danni a cose e ancor più a persone, darebbe grande responsabilità e gatte da pelare a coloro che hanno il dovere di mettere in sicurezza i luoghi transitabili ma tardano a farlo.
“Basta chiacchiere – afferma Nuccia Palermo – diventa snervante vedere che un capoluogo di provincia come Agrigento appaia materialmente come lo scenario di un campo di battaglia ridotto in macerie”.
“E’ ora di dare le responsabilità a coloro che girano la faccia dall’altra parte fingendo una rinascita ed un cambiamento inesistente – sostiene ancora il Capogruppo Leghista – Voglio ricordare che già altre volte nostri giovani concittadini hanno perso la vita per l’incuria delle nostre strade e della cosa pubblica”.
“L’Assessore Virone, urbanistica, l’Assessore Battaglia, viabilità e l’Assessore Amico servizi cimiteriali ci spieghino cosa hanno fatto in 3 anni e soprattutto se intendono prendersi le responsabilità politiche e amministrative di un percorso fallimentare. Ormai l’ultima spiaggia- conclude Nuccia Palermo – rimane l’appello al Prefetto di Agrigento”