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Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, una coppia ha litigato in casa. La donna, originaria del Marocco, di 33 anni, ha invocato aiuto gridando dal balcone di casa. E’ stata soccorsa e condotta in Ospedale. Peraltro è stata colta molto debilitata, in ragione verosimilmente dell’attuale osservazione del Ramadan. In ospedale la donna ha riferito ai poliziotti che il marito nasconde delle armi in casa. L’abitazione è stata perquisita. Sono state sequestrate due balestre, una scacciacani e munizioni varie. Lui, un agrigentino di 65 anni, è stato denunciato a piede libero alla Procura per detenzione ingiustificata di armi improprie. La donna, dopo i controlli sanitari in ospedale, è stata trasferita in una struttura protetta.

Milioni di piccole meduse hanno visitato la Scala dei Turchi, a Realmonte. Claudio Lombardo, coordinatore dell’associazione ambientalista MareAmico, ha diffuso in proposito un video e racconta: “A prima vista sembrava una grande macchia oleosa in mare, che avrebbe provocato un disastro ambientale, invece, per fortuna, si trattava solo di uno scherzo della natura. Milioni di piccole meduse, denominate velella velella o barchetta di San Pietro, trasportate dalla corrente e spinte dal vento, grazie allo loro specifica caratteristica di avere una vera e propria vela sul dorso, si sono avvicinate alle coste della Scala dei Turchi, come avviene spesso all’inizio di ogni estate. Per un’intera giornata abbiamo temuto il peggio per il mare agrigentino, invece non era nulla di grave”.

E’ stato siglato oggi pomeriggio al Comune di Agrigento l’accordo di fondazione dell’Urban Center. Oltre all’Amministrazione del sindaco Lillo Firetto erano presenti i rappresentanti degli Ordini professionali (Architetti, Ingegneri, Geologi, Agronomi e dei Geometri, l’Università, la Sovrintendenza, la Curia, l’Accademia di Belle Arti, Sicindustria e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.  “Così come già sperimentato delle direttive del Prg – dichiara l’assessore all’Urbanistica, Elisa Virone – con la sottoscrizione di oggi si istituisce un luogo di politiche urbane condivise che sappia parlare ai cittadini attraverso l’Amministrazione e gli altri qualificati attori del territorio. Una vera e propria Rete per la città che sviluppi e coordini trasformazioni urbane sociali e pratiche locali della comunità cittadina”.

Nottetempo, intorno alle ore 3:30 di oggi, un incidente sul lavoro a Porto Empedocle ha provocato la morte dell’ex collaboratore di giustizia empedoclino, Giulio Albanese, già affiliato alla famiglia di Cosa Nostra di Porto Empedocle. Al porto, nei pressi del molo di Levante, Albanese, 65 anni, è stato schiacciato da uno dei nastri che trasportano il sale della miniera Italkali dai container alle navi. Giulio Albanese è rientrato a Porto Empedocle da circa due anni, dopo avere scontato le condanne che gli sono state inflitte e dopo essere fuoriuscito dal programma di protezione. Al porto sono intervenuti i Carabinieri e un’ambulanza del 118. Il personale sanitario ha constatato la morte.

 

Il consiglio d’Amministrazione del Cua, Consorzio universitario d’Agrigento, nei giorni scorsi ha stilato una lista di tutti i soci che sono debitori dello stesso Ente. Tra questi figura l’Ordine degli Architetti con un debito di 25835 euro.

A seguito di ciò l’Ordine degli architetti precisa che “ha firmato, il 2 maggio 2017, un piano di rientro per le somme dovute, relativo agli anni 2013 – 2014 – 2015 – 2016 per un totale di 20mila660 euro.  Il suddetto piano, prevede il pagamento del debito in tre distinte rate.La prima rata, pari a 7mila euro, con scadenza 30 settembre 2018 e regolarmente saldata; la seconda rata, per un importo di 7mila euro, è in scadenza entro il mese di settembre 2019;la terza rata, che ammonta a 6mila660 euro, a saldo, sarà versata entro settembre del 2020. Alla luce del già firmato piano di rientro pienamente rispettato, dunque, l’Ordine degli architetti non può essere annoverato tra i morosi.”

 

Nelle ultime ore, nel cuore della notte, una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Sciacca impegnata in un posto di blocco, ha notato un’auto che viaggiava a velocità sostenuta. E’ scattato immediatamente l’alt, lungo la strada statale 624 c.d. “Fondovalle” che conduce a Palermo.

 

I due individui a bordo dell’auto, un ragazzo ed una ragazza, 20 enni, si sono fermati, cercando di far apparire che fossero tranquilli ma in realtà i militari del Nucleo Radiomobile hanno subito percepito che c’era qualcosa che non andava nel loro atteggiamento. Ed infatti, da un successivo ed accurato controllo dell’auto, è saltato fuori un involucro di “Marijuana” del peso di oltre un etto, sostanza che se ceduta al dettaglio avrebbe potuto sicuramente fruttare alcune centinaia di euro.

Per i due insospettabili giovani, residenti a Sciacca , sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e l’Autorità Giudiziaria ha disposto che fossero trasferiti agli arresti domiciliari.

Non è la prima volta che i Carabinieri intercettano quantitativi di sostanze stupefacenti lungo la strada statale in questione, che collega il “belicino” con il capoluogo della regione. Già durante i primi mesi del corrente anno, sono stati vari i blitz effettuati lungo l’importante asse viario, con l’arresto in flagranza di alcuni “pusher” ed il significativo sequestro di sostanze stupefacenti di varia natura.

 

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha confermato il no, già espresso dal Tar, alla sospensiva del provvedimento di interdittiva imposto dalla Prefettura di Agrigento alla società Girgenti Acque. La stessa Prefettura spiega così: “Il Consiglio di giustizia amministrativa, decidendo sull’appello cautelare di alcuni soci della società Girgenti Acque, ha preso atto della rilevanza dell’interesse pubblico sotteso alla gestione del Servizio Idrico Integrato della provincia di Agrigento e, riconoscendo l’estrema complessità delle tematiche controverse, ha sostanzialmente ribadito la necessità delle iniziative assunte dal Prefetto e concluso per l’opportunità di una sollecita e approfondita verifica nel merito da parte del TAR Sicilia. Prosegue, pertanto, la gestione commissariale del servizio essenziale nell’esclusivo e primario interesse delle comunità da servire”.

 

L’azienda  Ecoface  Industry srl ,  con sede in  Campobello di Licata,  il cui titolare Calogero La Rocca   Presidente di  Confindustria Giovani Sicilia  qualche giorno addietro stigmatizzava il  drammatico primato della disoccupazione tra i giovani, alla vana ricerca di un lavoro,   è autorizzata  con decreti emanati dal Dipartimento Regionale Rifiuti – Ass.reg.le Energia, a svolgere presso  gli impianti  allocati  nell’area industriale  del Comune di Aragona e  nell’agglomerato industriale  di Ravanusa Area del Salso ex ASI,  attività di selezione  automatizzata di  messa in riserva, scambio e recupero rifiuti,  provenienti  da raccolta differenziata. 

Ad ammassare i rifiuti differenziati presso tale impianto  sono numerosi Enti locali della Regione Sicilia, tra i quali Agrigento,  Canicattì–Camastra, Casteltermini, Raffadali, Palma di Montechiaro,  Campobello di Licata, Sommatino, Delia, Gela, Niscemi etc.  i cui relativi costi  d’esercizio sono a carico pertanto della collettività. L’impianto di Ravanusa  fino al 29 aprile constava di n.12 lavoratori  assunti a tempo indeterminato ai quali si aggiungono n.11 lavoratori,   a contratto di somministrazione, forniti da Agenzia  per il Lavoro,  che vede l’Ecoface Industry  utilizzatore  di tale manodopera per  le lavorazioni cui sopra indicate.

I dipendenti a tempo indeterminato da  giorno 30 aprile  sono rimasti in  11,  a seguito del licenziamento di un lavoratore ,  reo  insieme ad altri 7 lavoratori  di avere aderito al sindacato  Confael Igiene Ambientale,  per rivendicare:   “ tutela e rappresentanza sindacale, rispettosa della volontà dei lavoratori, l’applicazione del  C CCNL di Lavoro FISE e non già quello in atto,  in uso alle  cooperative di servizi di pulizia, le buste paga  dal 2018 al  corrente anno per verificare   retribuzioni, giorni presenza, orario di lavoro osservato, ferie maturate e non godute, lavoro straordinario,  ed ancora, salubrità ambienti di lavoro , igienicità servizi sanitari spesso senza acqua, prevenzione e  sicurezza, nonchè DPI  adeguati alla pericolosità dei materiali , vedasi rischi di punture per  la presenza di  siringhe   con potenziale  esposizione a infezioni  di varia natura . Nonchè da inquinamento ambientale, vista l’esposizione  alle intemperie di notevoli quantità di rifiuti ammassati all’esterno dell’impianto.”

Nel 2018 aveva subito la stessa sorte sempre un altro un lavoratore a tempo indeterminato e  dopo le medesime  rivendicazioni, rimaste allora senza esito alcuno. Un’azienda la Ecoface Industry srl , com’è dato osservare, che si è tenuta prudentemente  non a caso sotto la soglia dei 15 dipendenti a tempo indeterminato, prassi oramai consolidata, dopo l’abolizione dell’ art.18 dello Statuto dei Lavoratori,   grazie alla disciplina sui licenziamenti  imposta con  il Jobs Act da Confidustria.

La Confael è l’unico sindacato nel settore di igiene ambientale,  ad avere lottato, in favore dei lavoratori aderenti e non,  per migliorare le condizioni di lavoro e di sicurezza  in tutti i cantieri di igiene ambientale nella provincia di Agrigento. Fanno testo le battaglie in favore dei lavoratori della SRRATO4AGEST,  che regolamenta  il servizio e nel cui Piano d’Ambito ricadono anche le attività di Ecoface Industry srl.  

Se dalle Alpi alla Sicilia  vicende  simili accadono frequentemente  in tantissimi luoghi di lavoro, configurandosi oramai come  la normalità;  non è di certo  normale che  ciò accada alla Ecoface Industry srl, iscritta alla White List della prefettura di Agrigento e che tutt’ora i  lavoratori dell’impianto di  Ravanusa sono  destinatari  di lettere di contestazioni con la prospettiva di potenziali licenziamenti. Non fanno bene a Confidustria,  comportamenti similmente elusivi  in danno dei  decantati principi di etica e legalità  oltrechè di  antimafia. Occorre prendere  atto che  rappresentanza e  rappresentatività  non si assicurano con protocolli  d’intesa di rito, bensì con  chiare azioni  di chi è chiamato alla responsabilità della rappresentanza di interessi collettivi, di imprese e lavoratori. Il rating di legalità   che  l’ Autorità Antitrust attribuisce  alle aziende,  altro non è  che il riconoscimento della  reale capacità  di chi governa e dirige  un impresa,  di promuovere  principi di etica e legalità, nella rigorosa applicazione delle leggi sul lavoro, sulla prevenzione e sicurezza, nonchè  nei comportamenti aziendali e nel rapporto con i lavoratori.

La presenza del Prefetto Dott. Dario Caputo lascia ben sperare i lavoratori ed il sindacato Confael  che, questa volta,  possa essere attivata la procedura di raffreddamento prevista  alla presenza dell’azienda per scongiurare  il concreto  rischio di sciopero delle maestranze  da attuarsi nel rispetto delle vigenti norme di legge.