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Continua senza sosta la bonifica del territorio da parte del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, impegnato in particolare sul versante orientale della provincia nella rimozione di enormi quantitativi di rifiuti, compresi quelli speciali e pericolosi. Il personale dell’impresa Mediterranea Servizi di Sbalanca Ignazio, aggiudicataria dell’appalto biennale per la rimozione dei rifiuti, sta infatti eseguendo le complesse operazioni di risanamento ambientale, competenza assegnata alle ex Province dall’art. 160 della Legge Regionale n. 25/1993, integrata dal Decreto Legislativo 152/2006. Gli interventi sono stati effettuati, e sono tuttora in corso di esecuzione, sulle seguenti strade: SP n. 7, n. 10, n. 46, n. 62, n. 63, n. 67, n. 72, SPC n. 55, 66, 69 e 73, SPR n. 64 ed NC Canciana-Rinito nei territori dei comuni di Licata, Campobello di Licata, Ravanusa, Naro e Palma di Montechiaro. Precedentemente erano stati effettuati interventi di bonifica sulle SP n. 1 e n. 68 e sulla NC Esa-Chimento.

Provvisorio ma già preoccupante il quantitativo di amianto messo in sicurezza e rimosso per essere avviato ai centri di stoccaggio autorizzati: in questa tornata ne sono stati rimosse già oltre 15 tonnellate, che vanno ad aggiungersi ai quantitativi del primo intervento. Rimossi anche oltre 1.000 kg di guaine bituminose oltre ad altre tipologie di rifiuti non pericolosi (rsu, imballaggi, ecc.).

Oltre alle aree adiacenti le strade provinciali elencate è stata bonificata anche una vasta area forestale nel territorio di Ravanusa ed è stato richiesto ed ottenuto dall’autorità giudiziaria il dissequestro di alcune discariche abusive precedentemente individuate dalle forze dell’ordine e dal personale stradale del Libero Consorzio di Agrigento in modo da procedere nei prossimi giorni alla loro bonifica.

Ultimate le operazioni nel comparto est si procederà alla bonifica delle strade provinciali e delle aree adiacenti nei comparti centro-nord ed ovest. Lo staff tecnico del Libero Consorzio Comunale di Agrigento impegnato in queste operazioni è composto dal dr. Giovanni Alletto (RUP e Direzione dei Lavori) e dai geometri Antonio Sciarratta (assistente ai lavori) e Armando Spaziani (contabilità).

Nuovo colpo di scena nel giallo di Caronia: proprio quando si pensava che una nuova prova, cioè la scoperta di una lesione sul parabrezza dell’automobile, potesse risolvere il caso di Viviana Parisi e Gioele Mondello, ecco arrivare le dichiarazioni di Daniele Mondello, marito della dj morta e papà del bambino, a rimettere in discussione lo scenario ipotizzato.

Come riporta ‘Ansa’, Daniele Mondello, tramite il suo legale Pietro Venuti, ha precisato che “il parabrezza dell’auto di Viviana era già lesionato, prima del 3 agosto scorso” in quanto “si era rotto durante un sinistro precedente a quella data”.

La lesione nel parabrezza, al vaglio della Polizia Scientifica, poteva essere messa in relazione all’incidente stradale che la donna ha avuto il giorno della scomparsa e collegata a un impatto di Giole che non sarebbe stato legato al seggiolino di sicurezza, avvalorando così ulteriormente la tesi che il piccolo sia rimasto ferito nell’auto durante l’incidente.

(Virgilio-ANSA)

Oltre a fare chiarezza e occorre anche tutelare anche l’ambiente. La Guardia costiera di Lampedusa ha diffidato il comandante del peschereccio “Valeria III”: “Si proceda al recupero della barca per evitare sversamenti in mare”. Non sarà semplice, né tantomeno sarà un’operazione da poter realizzare nel giro di qualche ora, ma il peschereccio “Valeria III” non deve inquinare e deve ritornare a galla. Anche perché dovrà essere sottoposto ad accertamenti tecnici per stabilire cosa abbia determinato, ad un miglio e mezzo da Capo Ponente, il naufragio che è costato la vita a Giovanni Bono, pescatore di 59 anni. Ieri, a Lampedusa, è stata giornata di lutto cittadino, con tanto di bandiere – quelle del Municipio – a mezz’asta. Sulla tragedia, la Procura della Repubblica di Agrigento – con a capo il procuratore Luigi Patronaggio – ha aperto un fascicolo d’inchiesta, a carico di ignoti per le ipotesi di reato di naufragio ed omicidio colposo. Oltre agli accertamenti tecnici sul peschereccio – sull’isola si parla di una falla apertasi all’improvviso nello scafo -, la Procura ha disposto l’esame esterno della salma del pescatore cinquantanovenne.

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento hanno dato esecuzione a n. 10 decreti di sequestro preventivo di altrettante discariche abusive di rifiuti speciali, occupanti un’area di oltre 20.000 mq, site nel comune di Sciacca.

I provvedimenti di sequestro sono stati adottati dall’Ufficio del G.i.p. Del Tribunale di Sciacca (Dott. Antonino Cucinella) su richiesta della Procura della Repubblica di Sciacca (Dott. Michele Marrone – Sost. Proc.) che ha eseguito la Compagnia della Guardia di Finanza di Sciacca.

Le discariche abusive sono state individuate dai militari operanti, che hanno individuato le predette discariche dislocate in varie zone del territorio comunale (c.da Tabasi, c.da Timpi Russi, c.da Bordea e c.da Santa Maria) sulle quali erano stati sversati ingenti quantitativi di rifiuti speciali costituiti principalmente da sfabbricidi derivanti dall’attività edile, in mancanza delle prescritte autorizzazioni.

I militari, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Sciacca individuavano, altresì, un laghetto artificiale, oggi del tutto sommerso dai rifiuti.

L’attività odierna si inquadra all’interno di una più ampia e costante azione di controllo economico del territorio a tutela dell’ambiente e dell’economia legale realizzata dalla Guardia di Finanza, poiché l’illecito sversamento di rifiuti in siti non autorizzati oltre a deturpare gravemente il territorio provocando irreparabili contaminazioni del sottosuolo con gravi conseguenze per la salute pubblica, costituisce una pratica di concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici che correttamente sostengono gli oneri relativi al regolare smaltimento dei rifiuti nelle discariche autorizzate.

L’operazione fa seguito ad analoghe attività svolte nei mesi precedenti dalle Fiamme Gialle, che hanno sottoposto a sequestro ulteriori nr. 03 aree adibite a discariche abusive di oltre 10.000 mq, denunciando all’A.G. i relativi responsabili.

“Esprimo la mia più convinta e sincera solidarietà nei confronti del Presidente Musumeci, nei confronti della Sicilia e dei siciliani. Abbiamo perso un’altra grande occasione perché l’ordinanza che ha fatto il Presidente della Regione Siciliana è stata sospesa poco fa dal Tar di Palermo, a seguito dell’impugnativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Noi non siamo quelli che gioiscono di fronte a questi torti. È vero che sono stato lasciato solo il 5 aprile scorso, quando ho fatto la mia ordinanza per adottare il database ‘Si passa a condizione’. Sono stato lasciato solo quando il 23 marzo ho occupato lo Stretto di Messina. Sono stato lasciato solo quando il 18 luglio scorso ho emesso l’ordinanza per la chiusura dell’hotspot di Bisconte a Messina. Nessuna parola di solidarietà è stata espressa dal Presidente della Regione Siciliana. Ma io sono di un’altra pasta rispetto a lui, pertanto gli invio la mia piena solidarietà, anche se questa ordinanza non doveva essere fatta adesso, ma oltre due mesi, quando avevo chiesto a Musumeci di intervenire per evitare che la situazione degenerasse”. Lo afferma il sindaco di Messina, Cateno De Luca.

Questa ordinanza – continua il Primo cittadino – fatta adesso è purtroppo apparsa a tutti come un manifesto, probabilmente richiesta non solo dal cerchio magico del Presidente Musumeci – che continua a fargli commettere errori – ma anche da qualche leader di partito, che in questo momento sta cavalcando l‘onda per le elezioni che a breve coinvolgeranno le altre regioni. ITar ha sottolineato un passaggio importante, ovvero l’elemento che io avevo sollevato come grave errore di tale ordinanza regionale: non aver preventivamente svolto un’istruttoria per creare gli effettivi presupposti che giustificassero l’emissione dell’ordinanza stessa”.

Ora – conclude il Sindaco Peloritano – è il momento che il Presidente Musumeci metta da parte quelli che sono gli atteggiamenti e gli atti manifesto. È il momento di amministrare la Sicilia. Abbiamo tanti problemi: quello dei migranti è uno dei tanti, di lieve entità rispetto al degrado economico siciliano, rispetto ai fondi europei bloccati, rispetto a un piano dei rifiuti che non esiste e sta mettendo in difficoltà tutti i sindaci. Presidente Musumeci, approfitti di questa occasione per aprire al territorio e ascoltare anche i sindaci che vivono sul territorio medesimo. Le dico pubblicamente che io da sindaco sono al suo fianco, però deve scendere dal piedistallo in cui si è arroccato e amministrare insieme a noi la Sicilia. È stato eletto per questo”.

Sono 50 i nuovi casi di contagio da Covid 19 in Sicilia, nessuno dei quali tra migranti. Agrigento e provincia non sono contemplati in questo “bollettino”. Il Ministero della Salute comunica che i ricoverati con sintomi sono 62, mentre resta ancora stabile il numero dei pazienti ricoverati in terapia intensiva (10). Anche in isolamento restano sempre 947 persone per un totale di 1019 attuali positivi per un totale di casi, dall’inizio della pandemia, di 4.174.  Sono stati eseguiti 4.072 tamponi che portano il totale a quasi 337.800. Resta fermo a 286 il totale delle vittime dell’epidemia nell’isola, senza nessun nuovo decesso nell’ultima settimana. Per quanto riguarda le province, a Palermo si registrano 17 nuovi positivi, quindi 16 a Catania, 7 di questi sono provenienti da paesi esteri, 7 a Messina, di questi cinque sono tornati dalla Sardegna, 3 a Ragusa, di questi due di ritorno da Malta e 7 a Siracusa.

Si intitola “Il viaggio della speranza” ed è il racconto dell’VIII congresso di Nessuno tocchi Caino, la lega internazionale di cittadini e di parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo, che si è tenuto a Milano, nel carcere di Opera, lo scorso dicembre. Il volume (ed. Reality Book) è stato distribuito agli iscritti dell’associazione ed è anche acquistabile sul sito: è un viaggio ideale che esplora la traversata dal dolore al cambiamento, che va a fondo nel sistema carcerario alla luce delle sentenze dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo.

Immagini, parole (una sessantina di interventi) e atti che raccontano le carceri italiane e le loro contraddizioni, una sorta di “non luogo” in cui “finiscono i diritti”, nonostante il dettato dell’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”). E sono testimonianze nelle quali ricorrono due motti: “nessuno tocchi Caino”, che dà il nome all’associazione, e “spes contra spem”.

Ai contributi di questo fronte trasversale che si interroga su un carcere in cui possa entrare “il diritto umano alla speranza” si alternano le testimonianze dei detenuti di Opera, artefici del proprio cambiamento, e di altri ex detenuti. Emozionante è l’incontro tra Stefano Castellino, Sindaco del comune siciliano di Palma di Montechiaro, che a 18 anni perse lo zio, Dott. Giulio Giuseppe Castellino. assassinato dalla criminalità organizzata, con quattro concittadini in carcere a Opera per delitti mafiosi. Tra l’altro, proprio il primo cittadino palmese è stato inserito in copertina, per celebrare il suo toccante intervento ad “Opera”.

E’ proprio la Cultura del perdono è uno dei pilastri fondamentali del dossier che abbiamo già realizzato per la candidatura di Palma di Montechiaro a Capitale della Cultura Italiana 2022 – dice il sindaco Stefano Castellino – Il dossier, al momento è coperto dal massimo riserbo, ma quanto prima lo presenteremo alla cittadinanza, ringrazio ancora una volta Angela Rinollo, Marilena Vaccaro, Alfonso Di Vincenzo e Giuseppe Todaro, membri del Gruppo di Lavoro per Palma Capitale per l’encomiabile lavoro svolto senza lesinare sforzi e con una passione ed una professionalità ed una dedizione fuori dal Comune. Sosteniamo la battaglia dell’Associazione Nessuno tocchi Caino perché sono convinto che alla violenza non si risponda con violenza, altrimenti la spirale di odio non cesserà mai.”

Il candidato Sindaco di Agrigento Franco Miccichè ha incontrato oggi il segretario della Uil Gero Acquisto per discutere sul  percorso da seguire con il mondo dei sindacati visto la difficoltà oggettiva in cui versa la città.

Lo stesso Miccichè dichiara:

“E’ stato un incontro proficuo e incentrato sui temi socio-economici e di sviluppo della città di Agrigento.Negli ultimi anni non è mai partito un confronto a 360° gradi con il mondo sindacale e le associazioni di categoria,anzi ci sono stati incontri spesso autorefenziali dove non si è tracciato una linea di novità e di confronto costruttivo e collaborativo.

Credo che la buona amministrazione e il rilancio della città ha un obiettivo chiaro:fare squadra e trovare attraverso un dialogo aperto,circolare e senza posizioni precostituite dei punti di convergenza e di sintesi sull’emergenze reali e concrete dei cittadini e che segni veramente un punto di ripartenza.

Per questo è importante sedersi a un tavolo per costruire qualcosa di nuovo e di innovativo.

Il lavoro deve essere difeso ma dobbiamo andare oltre.Questa città necessita di una svolta dall’interno,se le attività economiche e commerciali rischiano la chiusura si devono azionare politiche a sostegno degli imprenditori.

Sui servizi c’è molto da fare come sul gap infrastrutturale e sociale,si deve ricreare e ricostruire il tessuto sociale ed economico e si deve insistere sulla progettazione comunitaria,nazionale e regionale.

Per questo ho spiegato al segretario della Uil che nel progetto politico-amministrativo si sono messi a disposizioni giovani professionisti che sapranno mettere finalmente le mani ai bandi e a progetti che abbiamo consistenza economica e di prospettiva vera per i cittadini.

Questo modo di confrontarsi è una spinta a fare tutti un passo avanti e nel rispetto dei ruoli è motivo di rilancio e di apertura tra politica e sociale per non trovarci come sempre spiazzati nei processi di cambiamento che ancora vedono la città di Agrigento ferma al palo e fuori da logiche di individualismo e di protagonismo improduttivo e senza costrutto per cambiare verso definitivamente. “

Nei giorni scorsi la Polizia di Stato si recava presso la centrale Piazza Dante, a Canicattì, dove era stata segnalata musica ad alto volume.

Gli Agenti del Commissariato giunti sul posto, sentivano provenire musica ad alto volume dal locale segnalato e notavano la presenza di una moltitudine di persone.

Gli avventori, che affollavano il Bar/Ristorante, in parte seduti ai tavoli e in parte in piedi,  privi di qualsiasi dispositivo di protezione individuale (guanti e mascherina) atto a contenere il contagio dal virus COVID – 19, risultavano incuranti del rispetto del distanziamento sociale. Gli operatori accertavano che i clienti ascoltavano musica ad alto volume diffusa da una consolle e da due casse acustiche, gestita da un deejay.

L’assembramento interessava le via Garibaldi e Guerrazzi; dopo l’intervento della Volante, la musica veniva interrotta.

Pur essendo in regola con le autorizzazioni comunali, con la DIA  e la comunicazione SIAE, il proprietario veniva deferito in stato di libertà all’A.G. per i reati 668 e 681c.p., in considerazione del fatto che lo spettacolo musicale in esecuzione costituiva pubblico spettacolo, soggetto alla licenza da parte del Questore, con preventivo parere della Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo di cui agli artt. 68 e 80 Tulps,

L’uomo veniva inoltre segnalato all’autorità competente per il mancato rispetto delle direttive ministeriali e regionali mirate a contrastare la diffusione del virus COVID – 1