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I consiglieri comunali di opposizione di Agrigento Marco Vullo, Giuseppe Picone, Angelo Vaccarello, Gianluca Urso, Salvatore Borsellino, Alessandro Sollano, Teresa Nobile e Salvatore Falzone intervengono dopo le polemiche a seguito delle ordinanze di chiusura dei locali alle 24.00 e la regolamentazione sulla vendita e il consumo del cosiddetto food and beverage che rischia di penalizzare soprattutto commercianti e attività.

“Questo il nuovo provvedimento, considerato ‘’sperimentale’’ per il mese di giugno e deciso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica al quale hanno partecipato il questore, i comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, il sindaco di Agrigento e il commissario straordinario del Libero consorzio comunale.Tutto ciò ci lascia ancora una volta molto dubbiosi e potrebbe rappresentare un’altra mazzata per le attività commerciali.

Non deve passare inosservato quanto si è verificato lo scorso fine settimana, “in cui si è registrata, specialmente da parte dei più giovani, un’eccessiva affluenza nei pressi di taluni locali del capoluogo e nelle relative adiacenze.

Sperimentare sui settori che più sono stati penalizzati dall’ondata del Covid, crediamo sia un grosso errore. Ed ecco che riaffiora il famoso detto ‘rigirare il coltello nella piaga’. In questo caso non si tratta ovviamente di scene sanguinose come il coltello (impugnato da chi detiene il potere decisionale) che fionda sulla ferita (metafora della crisi economica) ma senza dubbio la corrispondenza con tale situazione è reale e la drammaticità è la stessa. I commercianti agrigentini, come quelli di tutta Italia, hanno già attraversato, silenziosamente, mesi di profonda crisi senza ricevere alcun supporto economico per la loro sopravvivenza; e mentre il governo nazionale incentiva la ripartenza degli esercizi commerciali, quello locale si impegna nel troncare ogni possibilità di ripresa! Non è il caso di colpevolizzare chi ci governa per la diffusione del Covid-19 ma è giusto che chi di dovere si assuma la responsabilità dei provvedimenti stabiliti. L’attuale amministrazione sarà responsabile di una nuova e grave, se non mortale, batosta economica che i commercianti non dovrebbero subire.”

L’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, interviene in seguito alla diminuzione della balneabilità delle spiagge agrigentine:

“Agrigento continua a fare passi indietro in tema di spiagge balneabili. Oltre ai soliti luoghi sottratti alla balneazione, come la zona del caos, di zingarello e drasy, per i rischi connessi al pericolo di crolli della falesia. Oltre ai soliti luoghi sottratti alla balneazione per l’inquinamento, come la foce del fiume Akragas e del fiume Naro, quest’anno si sono aggiunti altri 2 luoghi non balneabili: la spiaggia di Marenostrum, per colpa della condotta premente delle fogne presente sulla spiaggia, che spesso si rompe, perchè sballottata dalla forza del mare ed un tratto della spiaggia delle dune, per colpa della presenza di una ventina di ferri in mare, residuati dallo smontaggio dell’ex chiosco Oceanomare.
Andiamo sempre indietro, come i gamberi!!!”

In riferimento ai servizi in oggetto, siamo a chiedere un incontro urgente nel merito dell’attuale situazione dettata dall’emergenza Covid 19. Come noto il decreto “Cura Italia”, agli artt. 47 e 48, proprio in relazione anche alla fattispecie in oggetto ed alla rimodulazione dei servizi nell’attuale fase emergenziale, prevede che “le pubbliche amministrazioni forniscono, avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione”.

Attualmente i servizi risultano invece sospesi, cittadini ed utenti non ricevono alcun supporto ed i lavoratori sono stati collocati a casa senza stipendio, mentre riteniamo che i medesimi servizi possano essere riprogettati ed erogati in modalità in linea con la previsione normativa, assicurando la ripresa e la continuità sia per i cittadini che per il personale coinvolto. Ancora, sta crescendo la preoccupazione del personale impegnato nel settore e già adesso, come dicevamo, lasciato a casa a senza stipendio, ed al quale è già stata comunicata l’imminente riorganizzazione delle modalità del servizio che pregiudicherà e comporterà, già dal prossimo anno scolastico, e comunque a breve, il taglio drastico e la cancellazione delle loro posizioni lavorative. Richiediamo quindi incontro urgente sulla materia sopra brevemente accennata, da svolgere, ove necessario, anche in modalità videoconferenza”.

Agenti e Ufficiali di P.G. del Commissariato di P.S. di Licata, nella mattina del 26 maggio, nell’ambito di attività investigativa mirata alla prevenzione e repressione dei reati concernenti le armi e munizioni illegalmente detenuti, procedevano all’arresto di A.A., classe ‘74, con precedenti, poiché  colto in flagranza del reato di detenzione illegale di arma comune da sparo (rivoltella con tamburo a sei colpi) e nr. 6 (sei) cartucce inesplose con ogiva camiciata calibro 9×19 (cartucce in dotazione alle Forze di Polizia). Nello specifico, nel corso di una perquisizione locale ex art. 41 TULPS, eseguita all’interno della casa rurale dell’uomo, sotto una vasca idrica in fibra cemento, priva di acqua ed attigua alla porta di ingresso del predetto immobile, appoggiata e cementata su due grosse pietre, in un anfratto ricavato tra le pietre, veniva rinvenuta una rivoltella (con tamburo a sei colpi) avvolta in un panno e nr. 6 cartucce calibro 9×19 avvolte in un fazzolettino di carta, a sua volta racchiuso con carta alluminio da cucina, il tutto riposto all’interno di un sacchetto di plastica protetto da un panno. Attesa la flagranza di reato di detenzione illegale di munizionamento e arma da sparo e la gravità dell’evento, gli uomini del Commissariato procedevano all’arresto dell’uomo.

Dopo gli accertamenti di rito, l’arrestato, per disposizione del Sostituto Procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Agrigento, D.ssa Gloria ANDREOLI, veniva accompagnato presso l’abitazione della madre, ove permarrà agli arresti domiciliari.

Villa Sikania, il posto ideale per fuggire.

Il popolo di Siculiana non ne può più e il sindaco Lauricella continua a protestare accompagnato dalla gente, dalla Giunta e dai consiglieri comunali.

Scappano ancora una volta i migranti che già vivono agitatamente a Villa Sikania. Sono tre tunisini che per protesta (non si capisce ancora bene il perchè della loro protesta) sono scappati dal centro di accoglienza siculianese. Due sono stati presi e riportati al centro di accoglienza. Non si comprende bene perchè, invece, non siano stati tradotti in carcere. Il terzo si sarebbe ferito durante la fuga ed è ricoverato in pronto soccorso ad Agrigento.

“Ci risiamo, sono amareggiato, dichiara il Sindaco Lauricella. La cittadinanza è preoccupata. Un gruppo di migranti è scappato dal centro, ancora una volta, e pare che tra le altre cose, si tratta di tunisini posti agli arresti domiciliari. Continuiamo a ribadire, aggiunge Lauricella, che anche altri Comuni si facciano carico di ospitare i migranti, non è possibile che solo noi da molti anni dobbiamo continuare ad ospitare. Chiediamo inoltre che vengano trasferiti presso altre strutture, al di fuori del centro abitato, perchè è un pericolo per la cittadinanza”.

Il sindaco, unitamente alla consigliera comunale Mazza, si sono recati presso la caserma dei Carabinieri per presentare una denuncia. “Più che una denuncia abbiamo presentato una segnalazione,dichiara la consigliera Mazza, per segnalare lo stato di allarme sociale che c’è a Siculiana. C’è un problema di fondo, continua Mazza, giorno e notte le forze dell’ordine presidiano la struttura, ma nonostante tutto i migranti continuano a fuggire. Bisogna verificare la regolarità del centro”.

L’Ufficio Gare del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha completato la tornata di tre gare relativa all’accordo quadro annuale con un solo operatore economico per lavori di manutenzione straordinaria degli immobili scolastici in proprietà al Libero Consorzio. La gara n. 1 era stata aggiudicata provvisoriamente all’impresa G.O.M. EDILGENERAL SRL (avvalente) – SAN MICHELE COSTRUZIONI (ausiliaria) con sede a Favara (AG) ( ribasso del 21,178%, sui prezzi unitari per un importo contrattuale di 295.557,03).

Ieri invece sono state aggiudicate le rimanenti due gare. La prima, alla quale hanno preso parte 211 imprese, è stata  aggiudicata alla GESAF SRL (avvalente) – TERRANOVA COSTRUZIONI (ausiliaria), con sede a  Mazara del Vallo (TP), che ha offerto il ribasso sui prezzi unitari del 20,213% per un importo di 199.410,81 euro più Iva. Seconda in graduatoria la SA COSTRUZIONI SRL di Agrigento (ribasso del 20,199%) L’ultima gara della tornata è stata invece aggiudicata all’impresa F.G. APPALTI DI GIOVANNA MARIA PIRRONE (avvalente) – CONSORZIO STABILE  LM GROUP  (ausiliaria) di Agrigento, che ha offerto il ribasso sui prezzi unitari del 21,012% per un importo contrattuale di 286.500,00 euro più Iva. Seconda in graduatoria la CISELT GROUP di Mascalucia (CT), con il ribasso del 20,963%

Alla gara hanno preso parte 216 imprese.

Questa importante tornata di gare consentirà, dopo la verifica dei requisiti degli aggiudicatari e gli adempimenti contrattuali, gli interventi di manutenzione sugli immobili scolastici di proprietà del Libero Consorzio. L’attività dell’Ufficio Gare, nonostante le difficoltà legate al prosieguo del lavoro agile in seguito all’emergenza Covd-19, non si ferma, con altre procedure di gara in corso e la riapertura di altre dopo lo stop provvisorio imposto dalle norme per il contenimento dell’epidemia da coronavirus e l’attuazione delle norme di tutela sanitaria dei dipendenti.

Un ulteriore ausilio al personale sanitario nella fase-2 dell’emergenza Covid-19 è stato richiesto al Libero Consorzio Comunale di Agrigento dal direttore sanitario del presidio ospedaliero “San Giovanni di Dio”, dr. Antonello Seminerio, per riorganizzare i percorsi di accesso alla struttura ospedaliera. In particolare, è stato chiesto il montaggio di una tensostruttura (analogamente a quanto già verificatosi nella fase-1) all’ingresso principale dell’ospedale per il ripristino delle attività assistenziali, in particolare per l’effettuazione dei tamponi.

Il commissario straordinario del Libero Consorzio, dr. Girolamo Alberto Di Pisa, proseguendo nella collaborazione con il presidio sanitario,  ha autorizzato l’intervento e stamani il personale dell’Ufficio di Protezione Civile, coordinato dal funzionario responsabile dr. Marzio Tuttolomondo, ha montato in tempi brevissimi la tenda di proprietà del Libero Consorzio. Sarà così ulteriormente garantita una importante struttura d’appoggio all’effettuazione dei tamponi per l’eventuale diagnosi del coronavirus (che vanno sempre eseguiti in condizioni di massima sicurezza all’esterno degli ospedali).

Le pagine di un unico documento offrono la sintesi dell’operato, delle strategie, delle funzioni e della consistenza della sanità agrigentina e compongono una sorta di “carta costituzionale” dell’Azienda sanitaria provinciale. Si tratta dell’atto aziendale Asp, lo statuto dell’ente formalmente approvato dalla Giunta regionale siciliana con la deliberazione numero 184 del 21 maggio. La ratifica ufficiale del documento da parte della Regione Siciliana sancisce la linearità e l’appropriatezza del testo recentemente adeguato ai dettami assessoriali sulla riorganizzazione della rete ospedaliera isolana e, assieme alla definizione della pianta organica, disegna le funzioni ed il fabbisogno aziendale. Tra le principali e più salienti novità rispetto al precedente atto aziendale, è stata definita, di concerto con la Conferenza dei sindaci, le organizzazioni sindacali, ed il Collegio di direzione, una rimodulazione delle unità operative aziendali resa funzionale ad una nuova offerta di servizi per la quale, in precedenza, l’ASP di Agrigento risultava carente. Attraverso un generale riassetto fra unità operative semplici, unità operative complesse ed unità operative semplici dipartimentali, che non altera nella sostanza il saldo numerico secondo quanto stabilito dall’Assessorato Regionale della Salute, vengono “incasellati” ambiti funzionali di importanza strategica come la Senologia, l’Oncoematologia, lo Screening cervico-carcinoma, la Traumatologia, la Partoanalgesica presso il presidio ospedaliero di Agrigento, la Nefrologia e la Direzione sanitaria di Presidio all’ospedale di Sciacca. Il Dipartimento di prevenzione ASP vede il formalizzarsi di unità come l’Accreditamento, la Prevenzione igienico sanitaria ed il Controllo-vigilanza SPRESAL mentre il Dipartimento del Farmaco, in ordine alla sua complessità d’organizzazione sia in ambito ospedaliero che  territoriale, assume un’articolazione “strutturale” che comprende le Unità di Farmacia dell’ospedale di Agrigento, Sciacca, Licata e Canicattì, l’UOC Area territoriale del farmaco e l’UOC Assistenza farmaceutica distrettuale. In linea con la definizione rete ospedaliera regionale, l’Atto aziendale ASP non scatta una semplice “istantanea” sulla distribuzione dei reparti in provincia ma proietta anche gli obiettivi realizzativi già in itinere come la costituzione dell’Unità di Malattie infettive o quella di Chirurgia plastica ad Agrigento.

“L’approvazione dell’atto aziendale – afferma il direttore generale ASP, Alessandro Mazzara – conferma l’orientamento delle scelte sin qui compiute nel definire i parametri di funzionamento dell’Azienda e la sua articolazione e ci consente di fissare i principi su cui ispirare le successive scelte direzionali, verificarne i risultati e rendere concreta la partecipazione della vita sociale provinciale nelle scelte strategiche aziendali”.

Nei prossimi giorni proprio il direttore generale, insieme al direttore sanitario, Gaetano Mancuso, recepiranno formalmente l’approvazione dell’Atto aziendale da parte della Regione predisponendo un provvedimento deliberativo che sancirà la piena operatività del documento.

“In un momento di grave emergenza economica, in cui le aziende e le Organizzazioni di categoria invocano l’intervento delle Istituzioni, a vario livello, per mitigare gli effetti devastanti prodotti dalla pandemia, il Comune di Canicattì che fa? Affila le armi per colpire al cuore il tessuto produttivo cittadino, già fortemente provato e sofferente”.

La CNA di Canicattì rileva l’inopportuna ed intempestiva iniziativa dell’amministrazione che ha predisposto un regolamento, all’esame del consiglio comunale, “il cui fine è quello di subordinare il rilascio o il rinnovo e la permanenza in esercizio di  attività commerciali e produttive  alla verifica  delle regolarità  del pagamento  delle imposte comunali”.

Fermo restando che i tributi vanno assolutamente pagati e la lotta all’evasione e all’elusione è una battaglia di civiltà, così sgombriamo il campo da ogni equivoco, la CNA non può che assumere una posizione critica rispetto ad una linea di condotta che si presenta fuori luogo e fuori tempo. Sono  ancora vivi e drammatici i segni del lockdown, parecchie imprese, esaurite le forze residue, sono rimaste chiuse, altre hanno riaperto a fatica. La responsabilità istituzionale imporrebbe un serio e costruttivo ragionamento di condivisione, di sostegno e  di accompagnamento alla “Fase 2”,  ed invece assistiamo al tentativo di spingere ulteriormente con le spalle al muro chi prova a rimettersi in piedi, per un difficile ritorno alla normalità. Facciamo appello al Consiglio comunale, che è chiamato ad esprimersi sul testo del regolamento, a tenere conto del momento storico che stiamo attraversando, della grave crisi in cui versa il mondo produttivo locale e dello scenario normativo, nazionale e regionale, appositamente delineato in chiave positiva in risposta proprio alla gestione del Covid19. Non è il momento per gli enti locali di fare cassa sparando sulla croce rossa. Soprattutto in questo frangente, in materia di tributaria, servono agevolazioni, misure flessibili e incentivazioni e non rigore e tolleranza  zero nella riscossione di Tari, Tasi, Imu e altri balzelli. E’ necessario che il Comune sia alleato delle imprese, senza le quali l’economia canicattinese è destinata a morire”.

Il Partito Democratico ed Alleanza Civica per Raffadali hanno richiesto la convocazione del Consiglio Comunale per procedere alla modifica del Regolamento Tari (Tassa sui Rifiuti) ed adottare nuove misure a tutela delle attività commerciali che sono rimaste chiuse nel periodo di emergenza Coronavirus, degli studi professionali e delle famiglie che vivono in condizioni disagiate.
In particolare facendo seguito a quanto previsto dalla deliberazione dell’Arera del 5 Maggio 2020, sarà richiesto un abbattimento ed una riparametrazione delle tariffe che tenga conto dei giorni di sospensione delle attività e conseguentemente del minore quantitativo di rifiuti prodotti.
Per le utenze domestiche sarà proposto di tenere conto delle condizioni economiche svantaggiate del nucleo familiare.
Il Partito Democratico ed Alleanza Civica per Raffadali, ritengono che la modifica del regolamento Tari vada approvata al più presto e si augurano che l’amministrazione comunale possa sostenere tale iniziativa.
Le suddette forze politiche inoltre viste le reiterate segnalazioni da parte di molti cittadini, che lamentano un’elevata presenza di insetti nel territorio, hanno presentato un’interrogazione consiliare con la quale chiedono informazioni sui prodotti utilizzati per effettuare tale trattamento e di poter ricevere copia delle certificazioni da parte delle ditte che hanno fornito il disinfestante.