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I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata, nel corso di un controllo in una rivendita di ricambi auto del posto, hanno sorpreso un dipendente di 26 anni, di Campobello, intento a smontare un’automobile Lancia Y risultata rubata la notte scorsa a Caltanissetta. Probabilmente i pezzi di ricambio ricavati dall’automobile sarebbero stati venduti nell’ambito dell’attività commerciale di proprietà di una donna di 27 anni, anche lei di Campobello. L’operaio, con precedenti di polizia, su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. Il giovane è accusato di riciclaggio, un reato che prevede una pena da 4 a 12 anni.

A Licata un operaio originario del Marocco, di 22 anni, si è presentato nella caserma dei Carabinieri in evidente stato di alterazione psicofisica. Senza alcuna ragione, il giovane, con precedenti di polizia, si è scatenato in escandescenze minacciando e aggredendo i Carabinieri, e danneggiando anche un’automobile dei militari, colpendola violentemente con calci e pugni. Lui ha tentato la fuga, ma è stato subito bloccato e arrestato per resistenza, minaccia, oltraggio a Pubblico Ufficiale e danneggiamento. Su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, il giovane è stato trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo innanzi al Tribunale di Agrigento.

Diverse associazioni operative ad Agrigento e provincia, e, in particolare, John Belushi, Bac Bac, Codacons, Legambiente, Konsumer, Mani Libere, Sbem e Titano, sollecitano la costituzione dell’Assemblea consortile pubblica per la gestione del servizio idrico. E affermano: “I sindaci agrigentini che compongono l’Ati, ovvero l’Assemblea territoriale idrica, ad oltre due anni e mezzo dalla risoluzione contrattuale con Girgenti Acque, hanno sistematicamente disatteso direttive ed ignorato diffide formali della Regione. All’Ati, dopo aver prima osteggiato e poi, dopo sei mesi, invocato il commissariamento regionale, è stata nominata la Commissaria ad acta, la quale, dopo nove mesi e mezzo, non ha ancora sciolto nessuno dei nodi del suo incarico, rinnovato due volte. Non ha sciolto il nodo delle gestioni autonome, e sono otto i Comuni che la pretendono in palese assenza dei requisiti di legge. E ciò, tra l’altro, ha determinato l’approvazione di un Piano d’Ambito deficitario dei giusti presupposti normativi, con gravi conseguenze sull’assegnazione dei fondi europei. Infatti il beneficiario dei fondi non è il singolo Comune, ma è l’Ati nella sua interezza, che rischia la sospensione o l’annullamento dei finanziamenti se permanessero irregolarità normative”.

L’Archivio di Stato di Agrigento ha pubblicato su internet, sul sistema informativo degli Archivi di Stato, i primi 55 complessi archivistici. Lo strumento di ricerca permetterà di avere accesso diretto alle descrizioni dei complessi archivistici dell’ Archivio di Stato di Agrigento, nonché alle informazioni relative ai contesti di produzione, conservazione e utilizzo. La nuova modalità di consultazione, flessibile e orientata alle diverse esigenze della ricerca, si articola su tre principali livelli: la ricerca guidata, la ricerca avanzata e gli strumenti di ricerca. Dunque, il patrimonio documentario diventa sempre più accessibile, digitale e vicino ai cittadini, tramite il link di accesso alla pagina dell’Archivio di Stato di Agrigento.

Il Tribunale di Palermo ha condannato a 15 anni di carcere ciascuno, per tentato omicidio, Benedetto Fici e Antonino Faraone, imputati di avere lanciato, nel 2017, una bomba molotov contro una coppia di fidanzati, appartata in una tenda montata all’interno di un casolare, nelle campagne di Ciaculli. Ad indicare il nome dei due attentatori, che avrebbero voluto cacciare dalla zona i due giovani, sono state le vittime, salve per miracolo, e alcuni testimoni. Altri riscontri sono emersi dall’analisi dei tabulati del satellitare piazzato dall’assicurazione dell’auto, che segnalò il transito dei due sul posto al momento del boato. I due ragazzi aggrediti, Umberto Geraci, e la fidanzata, Ernesta Jessica Modica, subirono gravissime ustioni.

Adesso dopo anni di contenzioso, visto che il  Comune  con la presa d’atto pubblicata all’albo pretorio del sito ufficiale di fatto torna in possesso del Cimitero di Piano Gatta, “chi tutela gli Agrigentini che hanno già versato le somme in acconto per il rilascio di concessioni per tombe interrate e per l’Assegnazione di cappelle gentilizie (concessione per 99 anni – a libera richiesta)  alla Ditta che gestiva con regolare contratto per conto del Comune ?”

Dopo anni di contenzioso con la Ditta che deteneva la gestione del cimitero di Piano Gatta, con un project financing datato 2004, adesso con formale Determina del Dirigente del Settore VI°, pubblicata all’albo pretorio, viene formalizzata la “Cessazione degli effetti del contratto di cui alla convenzione……..”

Sindaco Miccichè, è il momento di passare ai fatti, le chiediamo formalmente di bloccare le somme che il comune deve alla Ditta, in autotutela, e nell’interesse pubblico, verso i cittadini Agrigentini che hanno già versato quote in acconto per la “concessione di, cappelle interrate, Cappelle gentilizie” ed altri servizi a pagamento.

Stamattina a leggere la Determina del Dirigente, ci è venuta alla mente la tanta gente che si è rivolta ai nostri uffici dicendoci che non sanno a chi rivolgersi per la restituzione degli acconti versati.

Noi le chiediamo di intervenire e di farlo con immediatezza, certamente la Ditta dovrà avere per i servizi prestati delle somme dal Comune, ed allora si faccia portatore di interessi dei Nostri cittadini, altrimenti chi li tutela visto che pensavano di versare ad una ditta che gestiva un bene pubblico ed invece oggi si ritrovano ad essere gli unici a dover eventualmente rincorrere qualcuno per il recupero delle somme ?

La Ringraziamo a nome di quanti si sono rivolti ai nostri uffici, preannunciandole, la nostra disponibilità eventualmente a raccogliere le istanze delle persone interessate onde non affollare gli uffici comunale.

Queste le parole del Sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello dopo aver visto con i suoi occhi l’ennesima tragedia registrata al largo della più grande delle Pelagie:

“Non si vuole prendere coscienza di quello che succede nel Mediterraneo, non vale a nulla la solidarietà che, adesso, ci arriverà. Perché la solidarietà deve essere vera e concreta”.

Poi ha aggiunto:

“Continua il silenzio nei confronti del sindaco di Lampedusa da parte del presidente Draghi. Sono passati 15 giorni, se non di più, da quando ho chiesto d’essere convocato per discutere di quello che avviene nel Mediterraneo. Ed essendo presente sul territorio, potrei sicuramente portare una visuale diversa sul fenomeno”.

Scoperto dalla Guardia di Finanza in un seminterrato di Saponara Marittima, una fabbrica di artigianato abusivo composto da sofisticati macchinari  professionali ed apparecchiature informatiche destinate alla realizzazione di loghi di famosi marchi, e numerosi capi di abbigliamento pronti ad essere falsamente etichettati e commercializzati, soprattutto on-line.

Denunciate per contraffazione di marchi, 3 messinesi, – M.S., 38 anni, M.F., di 42, e G.P. di 64 – che avevano allestito una vera e propria stamperia clandestina, dotata di tutta la strumentazione necessaria per “trasformare” anonimi capi d’abbigliamento in prodotti griffati. Trovate anche 736 etichette termoadesive con il marchio di prestigiose case automobilistiche e motociclistiche predisposte per essere apposte sui capi di abbigliamento, 55 capi già confezionati per essere immessi sul mercato, e 2000 tra maglie, felpe e accessori vari, pronti per la stampa.

Tutto, per un valore di oltre 150 mila euro, sottoposto a sequestro

 

L’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, è stato assolto dal giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Agata Genna, dall’imputazione di diffamazione, scaturita da un’intervista televisiva risalente al 2012 in cui Arnone indicò un avvocato in costante contatto con il boss, nel frattempo defunto, Cesare Lombardozzi, e con altri soggetti legati alla criminalità organizzata. Il giudice, dopo avere ascoltato in proposito anche il pentito Franco Cacciatore, ha riconosciuto come ricorrente il diritto di critica a favore di Arnone. Il difensore di Arnone, l’avvocato Daniela Principato, ha chiesto la trasmissione degli atti processuali alla Procura affinchè si proceda per calunnia a carico di colui che ha querelato per diffamazione Arnone.