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Con un precedente comunicato AICA ha già informato i cittadini, utenti del Servizio Idrico Integrato, che sarà possibile effettuare pagamenti, oltre che mediante i canali tradizionali, anche presso tutte le ricevitorie convenzionate e presso tutti gli sportelli postali in quanto è stata attivata, dopo appena 50 giorni dalla nascita dell’azienda, la piattaforma PagoPA.

Dietro questo laconico comunicato si nasconde un grande risultato, frutto dell’impegno senza sosta di tutto il personale di AICA, dagli informatici ai responsabili del servizio clienti e del ciclo di fatturazione. I dipendenti, con grande senso di responsabilità, si sono prodigati senza risparmio, anche oltre l’orario di lavoro, per abbreviare il più possibile i tempi tecnici necessari a rendere operativi i collegamenti con la piattaforma PagoPA e per seguire costantemente i necessari processi operativi e di test.

Questo è soltanto un esempio, tra i tanti che si potrebbero citare, che dimostra l’impegno dell’intera azienda e di tutto il suo personale che lavora sul campo e negli uffici, e dà il senso della piena consapevolezza del momento difficile e delicato che accompagna la nascita dell’azienda speciale consortile AICA. I risultati già raggiunti rassicurano tutti sul fatto che questa neonata azienda è sana, è competente a tutti i livelli, e porta con sé tanta voglia di crescere e dare un contributo decisivo al territorio che l’ha voluta.

La pratica, da parte della stampa, di accendere i riflettori su disservizi quali la rottura di una linea di distribuzione, lo scoppio di una fognatura dopo precipitazioni intense, o la carenza della risorsa idrica determinata dalla siccità e dall’utilizzo anzitempo delle risorse programmate, è doveroso ma non tiene conto della complessità dei problemi che si stanno affrontando e risolvendo per assicurare il servizio all’utenza. Per noi è un importante strumento di dialogo con il territorio, per mettere in ordine i problemi e risolverli nel più breve tempo possibile, mantenendo sempre viva l’attenzione sulle problematiche di tutti i giorni; ma sappiamo anche che, se ci limitassimo a rincorrere le emergenze, ci troveremmo su strade già percorse e risultate fallimentari.

AICA, pur non perdendo di vista i condizionamenti che derivano dal gravosissimo fardello ereditato, sta lavorando su una programmazione che dia corpo alle aspirazioni dei Sindaci che hanno voluto fortemente, unitamente al territorio, questa azienda a capitale interamente pubblico. Il management AICA, unitamente a tutto il personale, sta cercando di creare una azienda che abbia come missione il bene comune, anzi, usando un principio più moderno ed attuale, il beneficio comune.

Esperienze passate ci hanno insegnato che, nella gestione di un servizio pubblico che interessa la generalità dei cittadini, non possono essere trascurati gli elementi fondanti che concorrono alla definizione del beneficio comune. I principali sono:

– gli utenti del servizio idrico integrato, che si aspettano sin da subito un servizio di distribuzione idrica costante, con pressioni adeguate e acqua di buona qualità;

–  i lavoratori di AICA, che chiedono ragionevolmente sicurezza sui luoghi di lavoro, certezza lavorativa, puntualità negli stipendi, crescita professionale;

– l’ambiente, che richiede che le risorse idriche siano usate in modo razionale e rinnovabile per le future generazioni, che il sistema di allontanamento e depurazione dei reflui sia svolto senza interazioni e riflessi negativi sulla qualità delle risorse naturali, che i prodotti della depurazione siano riutilizzati e non mandati a rifiuto o dispersi, in un’ottica di economia circolare;

– gli impianti utilizzati, patrimonio pubblico, che chiedono di essere rinnovati, mantenuti, potenziati in modo da consentire un salto di qualità sulla fornitura;

–  l’adozione di consuetudini comportamentali da squadra e non da gruppi o categorie, il che significa misurare il nostro lavoro, rendere noti i risultati, assicurare trasparenza e ripercorribilità nei processi decisionali con l’adozione di un modello organizzativo di gestione e controllo attento ai principi di comportamento etico e alla trasparenza a tutti i livelli;

– infine, l’intera società Agrigentina, che beneficerà di eventuali utili, non redistribuiti a privati, direttamente o indirettamente, ma messi a disposizione in termini di servizi aggiuntivi e iniziative per la crescita sociale.

AICA è impegnata e sta lavorando sodo, a tutti i livelli decisionali e operativi, intorno ad un progetto ambizioso e al passo con i tempi, al fianco di centinaia di dipendenti che nel contempo lavorano per assicurare che l’acqua arrivi nelle case degli utenti e per far sì che gli impianti di depurazione e le reti fognarie lavorino al meglio, pur nelle condizioni non ottimali in cui sono state ereditati.

Questo progetto, anche a livello nazionale, viene osservato con estrema attenzione e positivo interesse. Il territorio agrigentino, purtroppo famoso per la difficoltà del suo approvvigionamento idrico, è di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma culturale e organizzativo, ad una rivoluzione pacifica che non investe soltanto chi opera all’interno della società, dal primo degli operatori all’ultimo componente del consiglio di amministrazione, ma anche i rappresentanti del territorio, i portatori di interessi diffusi, siano essi i consumatori, l’ambiente, le Organizzazioni Sindacali, e soprattutto i cittadini.

AICA non ha proprietari ai quali chiedere l’anticipazione di finanziamenti in un’ottica di investimento lucrativo: è attraverso le Amministrazioni Comunali e, soprattutto, attraverso il loro diretto agire, che i cittadini stessi potranno decidere se dare fiducia e forza ad un progetto che li vede per la prima volta veri soci. Un progetto che si propone di utilizzare quanto pagato dagli utenti con le bollette dell’acqua non soltanto per dare un servizio idrico integrato degno di una società civile ma anche, in prospettiva, per redistribuire gli “utili” che si potranno conseguire in termini di ricchezza comune del territorio, qualità dei servizi, sviluppo, e non di lucro privatistico.

Affinché questo risultato si realizzi è importante che tutti i cittadini facciano il proprio dovere, paghino con puntualità, regolarizzino prelievi senza contratto o contatore, stabilendo un rapporto virtuoso che dia al progetto delineato le gambe e i muscoli necessari per arrivare prima possibile al traguardo.

L’alternativa sarebbe continuare ad avere un servizio scadente e prossimo al collasso.

Sono 422 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 10.771 tamponi processati. L’incidenza sale al 3,9%. L’isola torna in testa nei nuovi contagi giornalieri nel territorio nazionale. Gli attuali positivi sono 17.003, i guariti sono 683 mentre si registrano altre 3 vittime che portano il totale dei decessi a 6.785. Sul fronte ospedaliero sono adesso 607 i ricoverati, mentre in terapia intensiva sono 73,

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 68 casi, Catania 140, Messina 24, Siracusa 73, Ragusa 37, Trapani 48, Caltanissetta 17, Agrigento 10, Enna 5.

Lui è un 35 enne noto alle Forze dell’Ordine. Ha aggredito a calci e pugni la propria convivente 32enne mandandola direttamente in ospedale dove i medici del pronto soccorso le hanno diagnosticato contusioni ed escoriazioni in una vasta parte del corpo.

Il fatto è avvenuto all’interno dell’abitazione dei due conviventi. Allertati i carabinieri della compagnia di Agrigento si sono immediatamente recati sul posto ed hanno provveduto a denunciare il compagno violento e contemporaneamente hanno accompagnato la malcapitata all’ospedale di Agrigento.

 

 

 

La situazione del servizio idrico in provincia di Agrigento porta in primo piano il non secondario problema dei lavoratori che dal 2 agosto scorso non hanno ancora visto il pagamento del lavoro prestato.

I Comuni continuano a non fare chiarezza sulla loro volontà di sostenere la nuova gestione dell’acqua in provincia, pochi quelli che hanno approvato il piano di rientro del prestito che deve portare nelle casse dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini 10 milioni di euro. I sindacati hanno chiesto un confronto ufficiale con il direttore generale e il cda di Aica, alla presenza del Prefetto di Agrigento e dei sindaci che devono chiarire il perchè del ritardo nelle procedure.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 26 settembre a Palma di Montechiaro piazza Bonfiglio, e Raffadali presso l’associazione ADR via Fiume.

Tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00 A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

17 nuovi positivi in tutta la provincia di Agrigento, due ricoveri, 28 guariti e nessuna vittima. Sono i dati forniti dall’Asp nel consueto bollettino che riguarda la giornata di ieri 24 settembre.

24 le persone ricoverate in degenza ordinaria/subintensiva. Di queste, esattamente come il 23 settembre, 19 si trovano al “San Giovanni di Dio” di Agrigento e 1 al “Fratelli Parlapiano” di Ribera. In 4 sono invece ricoverati in ospedali fuori provincia.

Due gli agrigentini che restano ricoverati in terapia intensiva, entrambi a Ribera. Un paziente si trova in una struttura lowcare fuori provincia.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento: 38 (-5) di cui 7 migranti isolati presso una comunità; Bivona: 3(+3); Caltabellotta: 1 (stabile); Cammarata: 2 (stabile); Campobello di Licata: 18 (+1); Canicattì: 85 (-2); Casteltermini: 8 (stabile) e sono tutti migranti in isolamento in una struttura di accoglienza; Castrofilippo: 7 (stabile); Cattolica Eraclea: 3 (+2); Cianciana: 1 (stabile); Favara: 17 (+1); Grotte: 4 (+1); Licata: 58 (-2); Menfi: 4 (-1); Montevago: 2 (stabile); Naro: 1 (stabile); Palma di Montechiaro: 33 (+1); Porto Empedocle: 40 (stabile); Racalmuto: 8 (stabile); Raffadali: 9 (stabile); Ravanusa: 15 (stabile); Realmonte: 5 (stabile); Ribera: 15 (-2); San Biagio Platani: 2 (stabile); San Giovanni Gemini: 4 (stabile); Santo Stefano Quisquina: 1 (stabile); Sciacca: 10 (-5); Siculiana: 4 (-1): sono tutti migranti contagiati ed isolati a “Villa Sikania”.

Sono comuni “Covid free” Aragona, Alessandria della Rocca, Burgio, Camastra, Comitini, Calamonaci, Montallegro, Lucca Sicula, Joppolo Giancaxio, Sambuca di Sicilia, Santa Elisabetta, Santa Margherita di Belìce, Sant’Angelo Muxaro e Villafranca Sicula.

“L’Ordine dei Medici e i suoi iscritti devono perseguire l’unico fine che è quello di tutelare la Salute”.

Ad affermarlo è Anselmo Madeddu, presidente dell’Ordine dei Medici di Siracusa, che rende noto il recente provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione medica nei confronti dell’allergologo Lorenzo Barresi, raggiunto dalla misura interdittiva, scaturita da un’ordinanza cautelare emessa a seguito di un’accusa di violenza sessuale sulle proprie pazienti. Il medico pur non operando nel territorio aretuseo risultava iscritto nell’albo dei Medici della provincia.

“Abbiamo piena fiducia nella giustizia, pertanto ci auguriamo che presto si possa giungere alla verità dei fatti. Qualora venisse confermato il quadro accusatorio a carico del collega, la condanna dell’Ordine sarà dura, come sempre lo è stata nei confronti di tutti quei comportamenti che gettano discredito sulla nostra categoria professionale, ledendone la dignità e il decoro, oltre ad intaccare il rapporto di fiducia tra medici e pazienti, che in noi devono sempre trovare dei punti di riferimento e non soltanto sotto l’aspetto scientifico ma innanzitutto umano e morale.”

A Partanna, in provincia di Trapani, un uomo di 54 anni è stato arrestato e condotto in carcere a Sciacca dai Carabinieri, dopo che nel garage della sua abitazione è stato trovato un vero e proprio arsenale e laboratorio di armi clandestine. La perquisizione nell’abitazione del 54enne è scattata a seguito di una lite per futili motivi con il fratello: l’uomo aveva poi sparato due colpi con un fucile a canne mozze contro il cancello dell’abitazione. Lui è stato arrestato per detenzione di armi clandestine ed è accusato anche di minaccia e danneggiamento aggravato. In particolare sono state sequestrate 4 doppiette e una pistola già pronte a sparare, quasi 400 cartucce di vario calibro, un trapano e una pressa per modificare le armi o assemblarne di nuove, e le relative componenti.

“La povertà culturale alimenta la criminalità?” noi rincariamo la dose, “Da sempre ha alimentato ed alimenta certa politica che governa da oltre un trentennio la nostra Provincia.”

“Ho sempre scritto e detto, che “il maggior successo della politica Agrigentina, dell’ultimo trentennio è stato quello di tenere gli Agrigentini nel bisogno per utilizzarli guidando il voto nelle competizioni elettorali”, quale sarebbe oggi la novità su quanto dichiarato dal Prefetto Maria Rita COCCIUFA? L’unica cosa che ci sentiamo di far rilevare, è proprio quella che “finalmente una autorità governativa, ha avuto il coraggio e la forza di dire come stanno le cose.”

“La puntuale relazione della Dia, conferma un quadro molto desolante sullo stato di salute del territorio agrigentino, dove la capacità di penetrazione e l’assetto organizzativo della mafia e della criminalità organizzata da sempre incidono pesantemente sulla vita economica, sociale e politica della provincia alimentando una prassi deviata dove si saldano povertà economica e culturale.

Per la onestà intellettuale che ci ha sempre contraddistinto, Non pensiamo che le parole del Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa possano essere una notizia, la notizia semmai, è, che finalmente qualcuno che ha voce ha usato la propria voce per dire come stanno le cose.

Sposiamo totalmente nel merito e nel metodo le sue considerazioni, Auspichiamo che su questo quadro tristemente reale, si possa avere una forte reazione dell’opinione pubblica per non lasciare sole le forze dell’ordine, la magistratura e quei pochi che giornalmente cercano di alzare la testa mentre qualcuno cerca di nascondere quella che è una realtà nostrana.

Per contrastare le strategie della mafia e della criminalità organizzata, serve il contributo di tutti e il Prefetto potrebbe e dovrebbe avere un seguito vero e genuino da parte di chiunque col suo fare contrasta la Mafia e tutte le associazioni massoniche di cui il nostro territorio è stracolmo. In questo senso auspichiamo altresì che la politica buona (se c’è) dia il suo contributo alla causa recuperando anche la dimensione del suo impegno quotidiano”, non facendo come la “mafia dell’antimafia” che è diventata peggio della Mafia stessa.

Lo scorso 23 settembre, i Carabinieri della Stazione di Menfi, a conclusione dell’attività di indagine intrapresa a seguito dei numerosi furti verificatisi negli ultimi mesi ai danni del complesso turistico denominato “Menfi Hotel Resort”, inattivo per via della pandemia da covid 19hanno individuato il covo ove veniva custodita gran parte della refurtiva.

Il proprietario del terreno agricolo, ove è stata rinvenuta la merce trafugata, è stato denunciato per ricettazione. In particolare i militari dell’Arma nel corso di una perquisizione domiciliare eseguita presso il fondo di proprietà di un braccante agricolo 27enne originario di Sciacca e residente a Menfi, hanno rinvenuto diverso materiale asportato dalla struttura ricettiva tra cui arredi, comodini, lettini, sdraio, ombrelloni infissi, un serbatoio per carburante di 3000 lt, un silos in acciaio da 1000 lt., una cassaforte ed un idrante per l’impianto antincendio. Refurtiva quantificata in circa 40 mila euro e sottoposta a sequestro a disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca che valuterà l’eventuale restituzione all’avente diritto.

Nel corso dell’indagine i Carabinieri della Stazione di Menfi hanno proceduto anche all’arresto in flagranza di reato di un 36enne e di un 24 enne entrambi residenti a Menfi, che in data 18 settembre u.s sono stati sorpresi proprio mentre si trovavano all’interno del medesimo hotel intenti a trafugare materiale di arredo. I due soggetti dopo la convalida dell’arresto venivano rimessi in libertà