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Il professor Francesco Pira, sociologo e docente di comunicazione all’Università di Messina, è stato nominato Componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale. La nomina è stata comunicata ieri dal Presidente di Social PA dottor Francesco Di Costanzo.

Qual è lo scenario della nuova comunicazione in Italia? Cosa pensano gli italiani della comunicazione attraverso web, social e chat?
Sono solo alcune domande a cui risponderà l’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale promosso da PA Social e Istituto Piepoli e diretto da Livio Gigliuto . Le tematiche di riferimento principali: PA, responsabile Sergio Talamo; Utilities, responsabile Gian Luca Spitella;
responsabile Marco Bani . Partner istituzionali saranno: InfoCamere, Anci Comunicare, Regina Elena – San Gallicano – IFO, Federsanità Anci e  Partner tecnologici : L’Eco della Stampa, Doxee, IPresslive, Cittadini di Twitter, Gastone CRM Italia, Il Giornale della Protezione Civile.

Il Comitato Scientifico nominato tra esperti e studiosi di tutto il territorio nazionale è formato da: Alessandro Cederle, Niccolò Stamboglis, Patrizia Minnelli, Alessandro Bellantoni, Enrico Celotto, Gianni Martino, Letizia Materassi, Gea Ducci, Aurora Fantin, Francesca Anzalone, Fabio Malagnino, Francesco Pira, Alessandro Lovari, Marisandra Lizzi, Lorella Salce, Marzia Sandroni, Marco Laudonio, Giovanni Sacchitelli, Giuseppe Lanese, Michele Bergonzi, Giuseppe Bonura, Duilio Rabottini, Daniele Lombardini e Pasquale Popolizio.

Si è conclusa con successo e tanta partecipazione di pubblico la Mostra della Giornata Nazionale del Paesaggio organizzata dall’Archivio di Stato di Agrigento. La direttrice dell’Archivio di Stato di Agrigento, Rossana Florio, commenta: “L’esposizione dei numerosi materiali storici, in un apposito percorso di fruizione e con la guida del personale dell’Ente, ha interessato numerosi agrigentini, la cui presenza è stata motivo di soddisfazione, insieme alla visita delle molte autorità istituzionali, fra tutte il Prefetto di Agrigento, Dario Caputo, che nel sincero interesse per gli assunti culturali della mostra hanno tessuto le condizioni per un nuovo rapporto di collaborazione con tale importante istituzione culturale. Sono sempre più persuasa che l’Archivio di Stato di Agrigento debba farsi luogo di confronto e di condivisione civile, nell’idea che la conoscenza delle fonti storiche del nostro passato sia uno strumento di analisi critica del presente e di costruzione del futuro. La giornata vissuta dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta”.

Il Tribunale di Agrigento, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Margherita Bruccoleri, ha condannato la società Sicollection spa, la quale agiva a seguito di cessione di crediti trasmessi da Findomestic Banca spa, a risarcire un agrigentino per le spese legali sostenute. Dall’agrigentino, G B sono le iniziali del nome, si sarebbero pretesi circa 10mila euro derivanti da un precedente finanziamento.

L’assessore comunale all’Ecologia, Nello Hamel comunica che in relazione alla chiusura temporanea dell’impianto di compostaggio di Belpasso, dove conferisce l’umido il Comune di Agrigento e quasi tutti i Comuni della provincia, si è creata una situazione di forte disagio che imporrà la temporanea riorganizzazione della raccolta. Pertanto domani, sabato 16 marzo non verrà effettuata la raccolta dell’umido mentre il vetro verrà regolarmente prelevato. Lunedì 18 marzo si effettuerà una raccolta straordinaria dell’indifferenziato e la regolare raccolta dell’umido mentre non si effettuerà la raccolta della carta. L’assessore all’Ecologia ha inoltrato una nota di protesta all’Assessorato Regionale che ancora non riesce a dare soluzione definitiva al grave problema della carenza di centri di conferimento dell’umido, sottoponendo l’utenza a gravi disagi.

Domenica mattina, 17 Marzo 2019 alle ore 11, in via Guglielmo Marconi, deporremo una ghirlanda di fiori sul luogo della barbara uccisione di Vincenzo Di Salvo, operaio e sindacalista assassinato il 17 marzo 1958. L’iniziativa è stata promossa dalla FILLEA CGIL,  dall’Associazione “A testa alta”, la Libera, dal Comune di Licata.

 Vincenzo Di Salvo, quando fu ucciso aveva trentacinque anni ed era sposato e padre di due figli.

Quella di Di Salvo, che segue un lungo elenco di sindacalisti assassinati per mano mafiosa in Sicilia,  è una storia di grande impegno sociale e sindacale, di coraggio, solidarietà e altruismo; una storia sepolta nell’oblio per sessant’anni, riscoperta, documentata e consegnata da “A testa alta” alla società civile.

Siamo grati ad “A testa alta”, associazione, impegnata da diversi anni in un’intensa attività di denuncia e sensibilizzazione, per averci fatto riscoprire il dovere della memoria di questa nostra vittima.

Si deve ad “A testa alta” l’aver tirato fuori dai polverosi archivi documenti su documenti, raccogliendo tutto un voluminoso incartamento processuale che ricostruisce la sequenza dei fatti a partire dal sopralluogo effettuato nei primissimi istanti dai Carabinieri di Licata fino alla condanna definitiva a quattordici anni di carcere per Salvatore Puzzo, giudicato responsabile dell’omicidio del sindacalista licatese.

L’anno scorso, in occasione del 60° Anniversario, il Deputato Regionale Claudio Fava mise in campo una iniziativa parlamentare volta a “procedere, anche attraverso mirati interventi, al pieno recupero della memoria dei fatti che hanno visto coinvolto il giovane sindacalista, al fine di consegnare alla cittadinanza di Licata e della provincia di Agrigento la figura e il sacrificio del Di Salvo e mantenerne vivo l’esempio nonché la stretta correlazione tra lotta per i diritti dei lavoratori e violenza mafiosa”.

Noi chiediamo che questo atto di giustizia, di riconoscimento storico di quell’omicidio venga compiuto, ovviamente non restituirà a Noi ed ai suoi Cari Familiari l’immenso dolore di una perdita, ma il giusto risarcimento storico. Ci auguriamo e ci appelliamo agli altri Parlamentari Agrigentini all’ARS affinché sostengano questa legittima richiesta di riconoscimento attraverso l’inclusione di Vincenzo Di Salvo tra le vittime della mafia.

A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato, diretto dal vice questore, Cesare Castelli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in una comunità a carico di due fratelli minorenni immigrati dalla Romania, di 14 e di 15 anni. I due romeni avrebbero più volte minacciato un coetaneo, anche lui romeno, al fine di ottenere la consegna di denaro. La vittima, impaurita, non ha voluto più nemmeno recarsi a scuola. E’ stata la madre dell’adolescente a rivolgersi alla Polizia.

La Procura di Termini Imerese, diretta da Ambrogio Cartosio, ha notificato 96 avvisi di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione elettorale. Si tratta del provvedimento che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. Adesso gli indagati hanno facoltà di opporre mezzi e documenti a difesa entro 20 giorni. Tra gli indagati vi sono l’assessore regionale Toto Cordaro, che è anche deputato degli Autonomisti e popolari, Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima, il deputato della Lega, Alessandro Pagano, l’ex coordinatore regionale della Lega Angelo Attaguile, Totò Cuffaro, il candidato non eletto nella lista Micari di centrosinistra alle Regionali, Giuseppe Ferrarello, ed il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta. L’inchiesta, il cui voto di scambio contestato comprende le Regionali del 2017 e le Amministrative a Termini Imerese, è scattata due anni addietro quando insorse il caso del “Caputo sbagliato”, ovvero la candidatura nella lista della Lega di Mario Caputo, fratello dell’ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale Salvino Caputo (e sono entrambi indagati), che non avrebbe potuto essere candidato a causa di una condanna per abuso d’ufficio. Al suo posto è stato candidato il fratello Mario ma in campagna elettorale sarebbe stato utilizzato un espediente: il nome di Mario Caputo è stato accompagnato dalla specificazione “inteso Salvino”, e ciò, secondo la Procura, avrebbe manipolato la volontà degli elettori.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte , Domenica 17 Marzo ad Aragona davanti la Parrocchia di San Giuseppe  alle ore 8.00 alle ore 12.30 ed a Grotte in via F.Ingrao 92/94 dalle ore 8.00 alle 12.30. 

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

Ancora fiamme a Porto Empedocle. La scorsa notte le fiamme hanno distrutto l’auto – una peugeot 206 – di proprietà di un operaio di 50 anni del posto. Non ci sono dubbi sulla chiara matrice dolosa dell’incendio.

Il rogo è avvenuto intorno alle 2 di notte ed è il secondo episodio in altrettanti giorni che si verifica in via dello Sport.

Indagano i poliziotti del Commissariato Frontiera di Porto Empedocle che hanno anche sequestrato uno scooter ritenuto probabilmente il mezzo usato dal piromane per compiere il raid.

Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Villaseta.

Ancora interrogatori e ancora accertamenti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo – segnatamente il pubblico ministero Geri Ferrara – nell’ambito della maxi-inchiesta che sta tentando di fare luce sulla lunga scia di sangue che ha lastricato i territori di Favara e Liegi con ripetuti omicidi ed agguati.

Oggi a Palermo, con riferimento all’omicidio di Emanuele Ferraro compito a Favara esattamente un anno fa (era l’8 marzo) davanti casa, nella via Diaz, è stato interrogato Emanuele Ferraro, omonimo e cugino della vittima, già sentito dalla Squadra mobile di Agrigento immediatamente dopo l’omicidio.

Poi è stata la volta di Francesco Di Benedetto ventottenne favarese, assistito dal suo legale di fiducia, avvocato Salvatore Pennica.

Il giovane è indagato nell’inchiesta per il tentato omicidio ai danni del favarese Carmelo Nicotra, 36 anni, avvenuto il 23 maggio del 2017, in via Torino, a Favara. Inchiesta che comprende anche l’omicidio di Carmelo Ciffa, 42 anni, di Porto Empedocle, operatore socialmente utile, assassinato il 26 ottobre del 2016 davanti un supermercato in corso Vittorio Veneto, a Favara.

Di Benedetto è finito insieme a Michelangelo Bellavia, 30 anni, nella vicenda riguardante il mancato omicidio Nicotra e con i due sono indagati anche i favaresi Gerlando Russotto, 28 anni; Calogero Bellavia, 27 anni, Antonio Bellavia, 47 anni; Carmelo Vardaro, 39 anni e Calogero Ferraro, 39 anni, fratello di un altro indagato uscito tragicamente dall’inchiesta perché assassinato, ovverosia Emanuele Ferraro.

Michelangelo Bellavia e Francesco Di Benedetto sono legati ad un altro favarese, forse il personaggio di maggior peso del sodalizio, ossia Calogero Bellavia, già arrestato e condannato, tra l’altro, per aver favorito la latitanza del boss Gerlandino Messina, perché il primo è il fidanzato della sorella di Calogero Bellavia mentre il secondo è suo dipendente nella ditta di vendita al dettaglio di bibite e bevande in genere.

Oggi doveva essere interrogato anche la mancata vittima dell’agguato, quel Carmelo Nicotra accusato di favoreggiamento aggravato da mafia perché non ha voluto rivelare l’identità dei suoi mancati assassini. Un impedimento del suo difensore di fiducia, l’avv. Salvatore Cusumano ha fatto slittare ad altra data l’interrogatorio.