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Una settimana fa il sindaco ha rilasciato un’intervista sulle strade per vantare i lavori sul lungomare.

In quella occasione ha parlato della rotonda di Giunone, riqualificata con una forma a granchio, che dovrebbe ricordare la figura presente in una antica moneta battuta nella nostra Città. Relativamente alle critiche dei cittadini sui soldi spesi per una decorazione invisibile e incomprensibile ai più, asseriva, tra l’altro, che: “abbiamo il DOVERE di apprezzare l’intervento ed esprimere la gratitudine per questa iniziativa”.

Non credo che questa affermazione vada nella logica del buon padre di famiglia. Davvero se ci sono soldi bisogna spenderli senza considerare l’utilità dell’opera, magari creando assurde cattedrali nel deserto?

In città ne abbiamo diversi esempi, in qualche modo legati all’operato di questo sindaco.

Oltre al granchio sulla rotonda Giunone il progetto ANAS, che il sindaco si auto congratula di avere stimolato, comprendeva un’altra opera profondamente criticata anche perché durata solo qualche giorno: la colorazione di una parte della strada provinciale SP4 di color tufo.

Per quanto riguarda la riqualificazione del lungomare Falcone e Borsellino, che coinvolgerà solo la parte dedicata alla circolazione automobilistica, è giusto ricordare che si doveva e poteva intervenire prima, dato che esistevano delle somme risparmiate dalla passate amministrazioni per questo scopo ma sono state utilizzate per altro. Insomma, si è preferito mantenere i disagi per la circolazione e rischiare pericolosi incidenti, pur avendo i soldi in cassa.

Il finanziamento che ha consentito questi lavori è piovuto dal cielo, non era previsto quindi questa riqualificazione è solo frutto di un caso fortuito. E’ il contributo della norma Fraccaro del M5S, per efficientamento energetico (tipo riscaldamento o coibentazione in qualche scuola) o sviluppo sostenibile: si può fare  perché nell’asfalto sarà inserito un fotocatalizzatore per ridurre l’inquinamento da scarichi di auto dalla “inquinatissima” zona del lungomare.

L’asfalto sarà, infatti, trattato con biossido di titanio, un catalizzatore ovvero una sostanza che accelera le reazioni chimiche, in questo caso quelle di degradazione di alcuni inquinanti.

Tale accorgimento sarebbe utile in zone a traffico intenso, come quelle del centro città ugualmente disastrate, piuttosto che sul lungomare ma l’amministrazione ritiene più utile avvicinarsi alle immagini del rendering elettorale del 2015. Il catalizzatore è attivato dalla luce del giorno, per questo l’effetto si chiama “foto” catalitico mentre di notte si riduce significativamente l’efficienza antinquinante. Naturalmente, l’effetto catalitico non è eterno ma ha durata limitata a qualche anno e, nel nostro caso, sarà soggetto più che ad inquinamento da gas di scarico, all’umidità marina e alla sabbia.

Ad essere “faziosi” si potrebbe fare presente che, altrove, sono state presentate interrogazioni relative alla pericolosità per la salute umana del biossido di titanio negli gli asfalti cittadini, infatti, per fare il suo lavoro, questo materiale, si presenta in dimensioni di nano particelle che possono entrare nel nostro corpo attraverso inalazione ed esistono diverse pubblicazioni sulla sua tossicità.

Lo stanziamento totale è di 170 mila euro, quasi un terzo della cifra sarà impegnato per pagare il fotocatalizzatore.

Altro esempio di cattedrale nel deserto è il marciapiede pedonale/ciclabile di San Leone, creato tempo fa per sfruttare un finanziamento, che ha sempre mostrato criticità.

La rete ciclabile della nostra città è una delle gemme della campagna elettorale del sindaco uscente. Decorando con vasi la pista delle Dune diventa più ciclabile o serve ad altro? In 5 anni la pista di San Leone è rimasta immersa nella sabbia e nei rovi, con auto posteggiate sopra e la pulizia di qualche metro è stata vantata come una grande impresa.

Nel suo percorso ci sono pali della luce e d’estate è continuamente attraversato da pedoni, oltre ad essere utilizzato da podisti tutto l’anno. Parte del percorso, inoltre, è sempre soggetta a crolli. La “coabitazione” fra pedoni e ciclisti è stata sempre burrascosa ed è culminata in questi giorni nel riprovevole e non giustificabile episodio.

Dovremmo riflettere e pensare che un progetto non può essere perseguito perchè “ci sono i soldi”, non può essere mirato alla promozione elettorale ma va portato avanti solo se esiste un beneficio esclusivo di tutta la comunità, contingentando la spesa, senza sprecare soldi pubblici e privati.

Il consigliere comunale di Agrigento,Marco Vullo,annuncia che oggi in consiglio presenterà un emendamento per posticipare di un mese al 16 luglio il primo acconto Imu per le civili abitazioni proprio per venire incontro a causa del coronavirus alle esigenze dei contribuenti agrigentini.

“E’ un appello che faccio a tutti i consiglieri di Aula Sollano al di là degli schieramenti e posizionamenti politici, sono stato assieme ad altri consiglieri nel mese di aprile il primo firmatario al differimento dell’Imu per dare una boccata d’ossigeno in un momento di difficoltà oggettiva e socio-economica agli agrigentini e per dare più tempo ai cittadini per pagare i tributi locali e nel contempo rimettere in circolo anche un po’ il commercio con le risorse economiche rimaste agli agrigentini.

Oggi in consiglio,organo sovrano per approvare il provvedimento di posticipo dell’Imu, avendo letto che la delibera di giunta Firetto ancora è monca e modificabile, proporrò attraverso un emendamento che il primo acconto Imu sia più flessibile nella parte che riguarda i privati.

In sostanza gli agrigentini con questo emendamento,parlo non di attività commerciali ma di cittadini,i soggetti passivi,i proprietari di immobili avranno la possibilità di pagare il tributo con maggiore flessibilità entro il 16 luglio,senza incorrere in sanzioni o interessi di mora.Facoltà che viene data a tutti i contribuenti, questo ha soprattutto una finalità, la mia idea originale che non è stata colta dall’Amministrazione Firetto è quella di dare la possibilità agli agrigentini un ulteriore tempo e tra l’altro di poter investire nell’economia della città.

Sono fiducioso che i colleghi valuteranno positivamente questa iniziativa che va nella direzione giusta e interpreta le reali esigenze del popolo agrigentino che ha bisogno di segnali di pacificazione e di una politica che venga incontro alle loro esigenze.

Non ci saranno come in passato le fughe di notizie legate alle tracce d’esame. E neanche la lotta contro l’uso degli smartphone durante le prove. Ma, anche in occasione della Maturità 2020, il pericolo che tra gli studenti si diffondano ‘fake news’ è comunque in agguato. Perché l’esame di Stato di quest’anno – che verrà ricordato come quello svolto ‘ai tempi del coronavirus’ – presta benissimo il fianco a interpretazioni sbagliate. Una maturità la cui veste definitiva è stata ufficializzata solo un mese fa per via delle incertezze legate allo scenario epidemiologico e alle relative misure da adottare. L’esame avrà così una formula del tutto inedita (niente scritti ma solo un colloquio orale, peraltro diverso dal passato). Con, in più, un Protocollo di sicurezza da osservare per svolgere la prova in presenza a scuola. Un lungo elenco di informazioni che i maturandi non hanno ancora pienamente digerito.

Proprio questo sarà il tema centrale della tradizionale campagna di sensibilizzazione che la Polizia Postale e delle Comunicazione porta avanti in collaborazione con il portale degli studenti Skuola.net, giunta al tredicesimo anno consecutivo. L’obiettivo di “Maturità al sicuro” è sempre quello di contrastare alla vigilia dell’esame fake news, bufale e leggende metropolitane. Per evitare che i ragazzi non perdano tempo prezioso dietro a notizie fuorvianti. Ma, soprattutto, per tranquillizzarli. Visto che, travolti da un’enorme quantità di consigli (spesso dall’approccio pessimistico) per evitare il contagio da Covid-19, è come se tra gli studenti si sia diffuso una sorta di terrore da orale ‘dal vivo’.

A confermarlo è l’annuale monitoraggio realizzato da Skuola.net per la Polizia di Stato, su un campione di circa 5.000 studenti del quinto anno delle superiori. Che stavolta si è concentrato proprio sulle norme socio-sanitarie adottate dal ministero dell’Istruzione in base alle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Circa 1 maturando su 4, ad esempio, pensa che sarà costretto ad avere la mascherina ben fissata sul volto per tutta la sua permanenza nell’edificio scolastico, anche durante il colloquio; quando, invece, le Linee Guida concedono allo studente, la possibilità di ‘abbassarla’ per svolgere il colloquio, visto che la disposizione delle postazioni impone il rigido rispetto di un distanziamento di almeno due metri tra i presenti in aula. E il 21% è rassegnato all’idea di doversi presentare a scuola da solo, senza nessuno; mentre il Protocollo non vieta a un accompagnatore (uno soltanto) di assistere all’esame.

Un tema particolarmente controverso è quello sulle regole per l’accesso a scuola: agli studenti (e ai commissari) non verrà misurata la febbre ma gli basterà produrre una dichiarazione che attesti l’assenza di sintomi riconducibili al Covid-19. Peccato che solo 1 su 3 ne sia al corrente; la maggioranza (46%) pensa che invece la misurazione della temperatura sarà obbligatoria; mentre il 19%, all’esatto opposto, è convinto che non ci sarà alcun controllo in tal senso. Lo stesso si può dire per la questione guanti: nessun obbligo, secondo il Protocollo basterà igienizzarsi frequentemente le mani (con i gel messi a disposizione dall’istituto), ma solo 1 su 2 è aggiornato su questa procedura. L’unico passaggio veramente chiaro è quello dei tempi di permanenza nelle strutture: quasi tutti (92%) sanno che potranno arrivare circa 15 minuti del proprio esame e che dovranno andare via immediatamente una volta finita la prova.

L’iniziativa “antibufale” di Polizia di Stato e Skuola.net serve proprio per veicolare i messaggi corretti e sgomberare il campo da quelli errati. L’esame di maturità è un appuntamento molto importante per i ragazzi e per questo è necessario che mantengano la serenità necessaria per affrontarli. Le false notizie, invece, possono portare a sterili distrazioni e, specie in un momento storico come quello attuale, si corre il rischio che i più giovani perdano la concentrazione che merita uno degli appuntamenti più importante della loro vita da studenti.

Per questo, per rafforzare il messaggio utilizzando un linguaggio più vicino a quello dei maturandi, è stato anche realizzato un video in collaborazione con lo youtuber Nikolais, che verrà diffuso su Skuola.net e sui suoi canali Facebook, Instagram e YouTube. Un contenuto ironico che passa in rassegna i comportamenti sbagliati che uno studente potrebbe assumere leggendo in modo distorto il Protocollo di sicurezza: ci sono il negazionista e il fobico, l’assembratore e l’ansioso, il collezionista e il distanziatore sociale.

In più, gli operatori del Commissariato di P.S. online anche quest’anno saranno a disposizione dei ragazzi nelle ore immediatamente precedenti l’inizio del maxi-orale, per rispondere a tutti i loro quesiti e dubbi sulle informazioni che circolano in rete. Con un rappresentante della Polizia di Stato che sarà anche presente alla tradizionale diretta di Skuola.net alla vigilia del primo giorno d’esami, per fare il proprio in bocca al lupo e tranquillizzare ulteriormente tutti gli studenti alle prese con questa anomala Maturità 2020.

Ad Agrigento, domani mattina, martedì 16 giugno, in Prefettura, i sindaci dei Comuni costieri agrigentini sono stati convocati dalla prefetto, Maria Rita Cocciufa, per affrontare il tema, con annessi risvolti negativi, “spiagge libere, alcol e movida”. Sarà un confronto finalizzato ad approntare le misure più adeguate a coniugare la libertà di circolazione e di svago con il rispetto delle norme di contenimento del contagio da coronavirus. All’incontro parteciperà, collegato in video-conferenza, l’assessore regionale a Territorio e Ambiente Toto Cordaro.

Ad Agrigento sui muri della Mensa della Solidarietà, in via Gioeni, sono state scritte, da mani al momento ignote, volgarità e offese rivolte alla direttrice del servizio mensa, da tanti anni impegnata a garantire un pasto ai meno abbienti. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Digos. Indagini sono in corso. Già nel gennaio del 2011 si verificò un episodio analogo, con scritte contro gli extracomunitari.

Fino a qualche decennio fa l’amianto veniva usato nel settore edile per tante cose, dalle coperture dei tetti alle vasche per la riserva di acqua. Con il passare del tempo si è capito che questo minerale è risultato essere nocivo, pericoloso per la salute e la vita stessa dell’uomo. Colgo l’occasione per nel ricordare quelle tante persone decedute nelle fabbriche per la produzione di amianto. Quando viene rilevata la presenza di materiale di amianto, i proprietari di edifici pubblici o privati devono fare comunicazione All’ASL per poi eseguire uno smaltimento idoneo essendo classificato “Rifiuto Speciale”. Ma se gli edifici comunali nonché pubblici, hanno ancora delle cisterne di eternit e non bonifica l’amministrazione, come possiamo pensare, come lo si può pretendere dai nostri concittadini e a maggior ragione in questo particolare momento?
In via Leoncavallo ex uffici collocamento esiste del materiale di amianto e precisamente sul tetto di codesto edificio e nessuno se ne accorge…
1)Come mai non si è intrapreso un percorso di smaltimento?
2) Come mai non si è fatto uno studio per l’identificazione e la mappatura per la presenza di amianto per tutto il territorio Empedoclino?
3)Come mai non si è pensato un bonus per le famiglie per incentivare a smaltimento?

“La scelta dell’Università degli Studi di Palermo di ridurre significativamente la tassazione per gli studenti appartenenti a nuclei familiari con un reddito fino a 30.000 euro, con la totale esenzione per chi detiene un reddito Isee minore o uguale a 25.000 euro, è una scelta giusta che in tempi di pandemia indica un percorso da seguire. È una decisione in linea con l’esigenza di contrastare il disagio economico in cui versa la nostra regione e, com’è noto la provincia di Agrigento è tra le più povere e depresse economicamente, con benefici sostanziali per i bilanci familiari e che favorisce il diritto allo studio, nonché il rientro dei nostri studenti fuorisede dagli atenei di altre regioni. Dalle ulteriori riduzioni previste per gli studenti rientranti in date “categorie”, si evince ancor di più l’intenzione di arginare le deleterie ripercussioni economiche subite dalla popolazione a causa dall’emergenza Covid-19, che ha originato non solo una riduzione dei redditi ma anche, spesso, impreviste spese per riavviare le attività lavorative alla luce delle imposizioni governative volte al contrasto del diffondersi del virus. Basta pensare agli schermi parafiato, sanificazione dei locali, gel disinfettanti, il mantenimento della distanza, ecc. Ci si augura che questi interventi, oltre a dare respiro alle famiglie dell’agrigentino, costituiscano anche un input per valorizzare il Polo universitario della Provincia di Agrigento. Nel senso che si sfruttino per incentivare l’esercizio del diritto allo studio nel nostro stesso territorio, limitando la diaspora degli studenti verso altri centri universitari e innescando, quindi al contempo, un percorso virtuoso per la ripresa economica in quanto potenzialmente in grado di trattenere in provincia “capitali e risorse umane”, che una volta sfuggiti difficilmente vi faranno ritorno”.

Lo scrivono i sindacati Cgil e Federconsumatori

Disavventura ieri per un informatore scientifico che,in sella alla sua bicicletta, è stato letteralmente spinto fuori dalla pista ciclabile di San Leone. da un altro uomo, intento a camminare su quello che riteneva un marciapiede. Cadendo a terra ha riporto fratture all’avambraccio destro e alla mano sinistra. Pare che per ricomporre la frattura dell’avambraccio potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. La foto dell’uomo, rimasto ferito da quello che non è stato un incidente perché tutto è stato appunto determinato, è stata postata sui social e ha sollevato – immediatamente – un coro di indignazione. “Dopo tre mesi di lockdown, adesso per altri due mesi dovrà restare fermo, senza lavorare – ha raccontato un familiare del cinquantenne agrigentino che è finito all’ospedale “San Giovanni di Dio” – . Ha solo chiesto permesso lungo la pista ciclabile e questo è stato il risultato”. Una richiesta di spazio e di via libera che avrebbe, a quanto pare, infastidito chi ha spinto fuori pista il cinquantenne.

Il Tar Sicilia ha respinto il ricorso proposto dal gestore privato in una recente sentenza emessa nei confronti della Girgenti Acque, dell’Alto idrico e  del Comune di Agrigento dichiarando infondato il ricorso presentato. Era stata presentata  una richiesta per oltre 23 milioni di euro nei confronti dell’ Amministrazione in ragione di contestazioni legate al metodo di calcolo tariffario previsto dal Piano d’ambito.  Il Comune di Agrigento, su espresso mandato del sindaco Calogero Firetto, si è costituito in giudizio, prendendo parte alla strategia difensiva all’esito della quale il Tribunale Amministrativo Regionale, definitivamente pronunciando, ha dichiarato non sussistenti i presupposti per l’esperimento dell’azione di condanna in assenza della doverosità dell’attività di ricalcolo della tariffa richiesta dal ricorrente e respingendo così il ricorso. È stata evitata  una consistente condanna del Comune chiamato in causa, attraverso la difesa patrocinata dal Dirigente dei Servizi Legali, avvocato Insalaco che ha evidenziato l’assenza di inerzia degli organi competenti e la conseguente non imputabilità all’Ente di governo di procedere alla quantificazione delle partite pregresse.

Caltanissetta, al palazzo di giustizia, innanzi alla Corte d’Assise, il Pubblico Ministero, Gabriele Paci, è stato impegnato nella requisitoria al processo a carico del latitante Matteo Messina Denaro, imputato di essere stato tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il magistrato tra l’altro ha affermato: “Matteo Messina Denaro è uno che brucia le tappe perché nel corso degli anni ’80 si dimostra un cavallo di razza. Commette decine di omicidi, anche eccellenti. Diciamo che sotto il profilo della capacità non c’è proprio da discutere. E’ stato un fedele di Totò Riina fin dagli anni ’80. Della vicinanza di Matteo Messina Denaro a Riina non hanno parlato solo i pentiti ma ne parla lo stesso Riina in carcere, come di uno che era la luce dei suoi occhi. Il padre lo aveva messo nelle sue mani. Nel ’92 Messina Denaro aveva appena 30 anni quando Cosa nostra sferrò il suo attacco micidiale allo Stato, come risposta alle condanne del maxiprocesso. Se Messina Denaro non avesse avallato la strategia stragista di Riina, decidendo di non mettersi contro lo Stato, Riina cosa avrebbe fatto. Intanto non avrebbe potuto contare sui trapanesi e non avrebbe potuto trascorrere parte della latitanza a Mazara del Vallo e Castelvetrano. Quindi il discorso del consenso dei trapanesi, nella persona di Matteo Messina Denaro, è un consenso fondamentale. Riina non avrebbe mai potuto ordinare quello che ha fatto senza di loro. Se tutti non gli fossero andati dietro lui non avrebbe potuto fare la guerra allo Stato, e quello che la sua mente diabolica aveva già elaborato”.