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I carabinieri hanno eseguito 10 misure cautelari, quattro delle quali in carcere, e sei ai domiciliari, tra l’ennese e Busto Arsizio (Va), nei confronti dei presunti responsabili di una maxi rissa scoppiata a Barrafranca (Enna) il 12 settembre scorso.

Due famiglie, al culmine di dissidi, si sono si sono affrontate con spranghe, mazze da baseball, coltelli. Almeno cinque di loro hanno riportato fratture, lesioni da taglio e contusioni.

Durante la rissa sono state danneggiate numerose vetture, nei pressi del luogo dello scontro.

In carcere Salvatore Strazzanti, 41 anni, di Barrafranca, Andrea Ferreri, 49 anni, Giuseppe Bellomo, 56 anni, Giovanni Bellomo, 54 anni residente in provincia di Varese, tutti pregiudicati come Luigia Bellomo, 35 anni, che è stata posta ai domiciliari insieme ad alcuni giovanissimi ed incensurati F. C., 21 anni; M.D., di 18 anni; D.M.S., 22 anni; D.M.M., 18 anni, B.S., 25 anni, tutti residenti a Barrafranca.

In esecuzione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, i militari dell’Arma dei Carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato un giovane N.P. 29enne poiché avrebbe ripetutamente violato le prescrizioni della misura cui era sottoposto.

L’uomo è stato così posto al regime degli arresti domiciliari; misura, quest’ultima, che risulta essere aggravata rispetto alla precedente.

Blitz dei carabinieri della stazione di Porto Empedocle nell’ambito di un’attività volta a verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie (e non solo) dei commercianti ambulanti.

In particolare i militari dell’Arma hanno fermato un uomo alla guida di una MotoApe in via Berlinguer mentre stava trasportando 300kg di rifiuti speciali senza alcuna autorizzazione. L’uomo, che a bordo del mezzo aveva anche una mazza, è stato denunciato per porto abusivo di arma atta ad offendere.

Poco dopo i carabinieri hanno identificato un commerciante ambulante di prodotti ittici e, durante un controllo, hanno notato la presenza di circa 130kg di pesce mal conservato la cui provenienza peraltro non poteva essere tracciata. Per questo motivo è stata elevata una sanzione di 4 mila euro oltre la distruzione dei prodotti senza tracciabilità.

Otto anni di reclusione e dieci mila euro di multa. E’ questa la richiesta avanzata dal pm ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento nei confronti di Francesco Nocera e della compagna Irene Salvatrice Infuso. I due sono accusati di aver costretto con minacce l’anziana sorella dell’uomo a farsi consegnare i risparmi di una vita.

Secondo la ricostruzione accusatoria la coppia, dopo essersi approcciata con l’anziana malata che aveva bisogno di qualcuno che l’accompagnasse all’ospedale di Canicattì , l’ avrebbe minacciata e addirittura sequestrata in casa se non avesse dato i soldi.

I due coniugi sono difesi dall’avvocato Salvatore Loggia.

La Dda di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini relative all’inchiesta antimafia denominata “Kerkent” che, secondo gli investigatori, avrebbe disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Agrigento e scoperto un vasto giro di tracco di droga.

Le indagini, svolte dalla Dia, avrebbe rivelato la centralità nell’inchiesta di Antonio Massimino, 52 anni, considerato il boss della famiglia mafiosa agrigentina, e quella del suo braccio destro Liborio Militello, 51 anni.

Ecco le persone raggiunte dalla misura cautelare all’epoca del blitz avvenuto circa 7 mesi fa: James Burgio, 25 anni di Porto Empedocle, inteso “Jenny”; Salvatore Capraro, di Villaseta (Agrigento) 19 anni; inteso “Ascella”; Angelo Cardella, 43 anni di Porto Empedocle; Marco Davide Clemente, 25 anni di Palermo inteso “Persicheddra”; Fabio Contino, 20 anni di Agrigento;  Sergio Cusumano,56 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni di Porto Empedocle, detto “Francois”; Daniele Giallanza, 47 anni di  Palermo inteso “Franco”;

Eugenio Gibilaro, 45 anni di Agrigento; Angelo Iacono Quarantino, 24 anni di Porto Empedocle; Pietro La Cara, 42 anni di Palermo,  inteso “Pilota’ o “Corriere”; Domenico La Vardera, 38 anni,   inteso “Mimmo”; Francesco Luparello, 45 anni di Realmonte; Domenico Mandaradoni, 31 anni di Tropea e residente a Francica; Antonio Massimino, 51 anni diAgrigento;  Gerlando Massimino, 31 anni di Agrigento; Saverio Matranga, 41 anni di Palermo; Antonio Messina, 61 anni di Agrigento inteso “Zio Peppe”; Giuseppe Messina, 38 anni di Agrigento; Messina Valentino, 56 anni di Porto Empedocle; Liborio Militello, 58 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, nato Tropea e residente a Briatico, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Calogero Rizzo, 49 anni di Raffadali; Francesco Romano, 33 anni nato a Vibo Valentia e residente a Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni di Agrigento, inteso “Vicè ovu’; Attilio Sciabica, 31 anni di Agrigento; Luca Siracusa, 43 anni di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 36 anni di Agrigento  inteso “Peppi lapa’; Calogero Trupia, 34 anni di Agrigento inteso “Cuccu” e  Francesco Vetrano, 34 anni di  Agrigento, inteso “nivuru.

I carabinieri arrestarono anche i due presunti fiancheggiatori (posti ai domiciliari) del boss di Agrigento Antonio Massimino. Si tratta di Gabriele Miccichè, 28 enne di Agrigento, ritenuto braccio operativo del boss Massimino e Salvatore Ganci, 45 enne del luogo, commerciante di autovetture.

Ora tutti gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie utili ad evitare il rinvio a giudizio.

Il gip del Tribunale di Sciacca Antonio Cucinella ha convalidato il fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Sciacca (pm Griffo) nei confronti del 62enne Salvatore Italiano, originario di Ribera, che negli scorsi giorni ha confesso di essere il killer del 72enne Gaetano La Corte, ex barbiere in pensione con problemi psichici, strangolato nella comunità per anziani “Mondi Vitali.”

Il Gip si è riservato di decidere sulla richiesta di perizia avanzata dalla difesa di Italiano rappresentata dall’avvocato Giovanni Di Caro. Italiano era infatti ospite della stessa comunità per anziani della vittima.

Alla base dell’omicidio ci sarebbero stati dissidi pregressi. In particolare Italiano avrebbe ucciso il compagno al culmine dell’ennesima lite. Una volta strangolare il 72enne Italiano si sarebbe allontanato dalla Comunità in auto (è in possesso di patente) salvo poi far rientro a Ribera dove poi è stato fermato in una stazione di servizio del paese . Ieri pomeriggio, intanto, si sono svolti i funerali di Gaetano La Corte.

A seguito del crollo in piazza Cavour ad Agrigento, i coordinatori provinciale di Cisl, Uil e Cgil lavoratori edilizia, Paolo D’Anca, Andrea Festa e Vito Baglio, hanno chiesto un incontro urgente al prefetto, Dario Caputo, affinchè sia riattivato l’Osservatorio per la prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. D’Anca, Festa e Baglio affermano: “Il recente crollo avvenuto in Piazza Cavour è il nuovo campanello di allarme sulle difficoltà che si incontrano per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Alla luce di quanto accaduto dobbiamo purtroppo affermare che nulla è cambiato, formazione, informazione e repressione del fenomeno sembrano non aver sortito gli effetti sperati. Dobbiamo dare risposte immediate, concrete ed efficaci per rafforzare il sistema dei controlli e rendere edotti i lavoratori delle norme che garantiscono la loro incolumità nei luoghi di lavoro”.

Gli ultimi accadimenti politici in città dimostrano che nessun limite esiste tra chi ci governa e i soggetti che dovrebbero alimentarla di impegno e contenuti.
Non persiste un limite di demarcazione tra il confronto e le
accuse, quelle che i pentastellati favaresi si rivolgono fra loro, in una sorta di guerra fratricida che coinvolge tutto il consiglio comunale e quindi, tutta la città.
Un movimento 5 stelle vittima del potere, lontano dai problemi del territorio e disinteressato totalmente alla proposta e risoluzione di atti migliorativi.
Lasciando a future valutazioni la mozione di sfiducia nei confronti della Sindaca Alba, sicuramente non adatta a questo ruolo e già sfiduciata dalla città, ci preme fare delle valutazioni politiche in merito al danno che le diatribe interne ai grillini favaresi arrecano alla città, visto che nel frattempo continuano a disamministrare e penalizzare i cittadini.
Lotta per il potere …interessi e poltrone sono la loro miserevole esistenza !!
Dimenticano che devono amministrare, dimenticano che la popolazione è stanca di tasse e cartelle impazzite, che i servizi non funzionano e lo scollamento e diventato rassegnazione.
Financo la più alta carica pentestellata on. Di Caro, dopo avere abbandonato la sua sindaca, dice che la democrazia e le idee non trovano spazio nel partito di Grillo…che nessuno è autorizzato a parlare, nemmeno quelli che lo hanno sostenuto e che sono stati immortalati da foto e spumante.
Di Caro deve chiarire la sua posizione alla città, non può uscirsene immacolato, non può mettersi da parte dopo averci donato un dramma.
La responsabilità di tutto quello che sta succedendo a Favara è SUA, lui ha voluto alla guida del paese incompetenti ed inetti.
Ci dica per quanto tempo ancora dobbiamo assistere al teatro delle marionette, dove le fila pupari si intrecciano con i pupi e i cittadini spettatori non capiscano la trama.
Che inetti che siete.

A Palma di Montechiaro la Polizia ha denunciato A M, sono le iniziali del nome, 39 anni, di Agrigento, per il reato di truffa perché avrebbe comperato oro e preziosi in una gioielleria pagando con assegni falsi. La Polizia ha inoltre ottenuto dalla questore, Rosa Maria Iraci, un foglio di via obbligatorio da Palma di Montechiaro per 3 anni a carico del denunciato.