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La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato ai domiciliari Leonardo Costantino, 52 anni, imprenditore di Partinico, operante dagli anni ‘90 nel settore vitivinicolo. Lui, nel tempo amministratore di fatto di due società nello stesso complesso aziendale, è indagato di bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. Le società coinvolte nelle indagini sono le Cantine San Marco srl, fallita nel 2018, e la cooperativa agricola cantina sociale Valguarnera, fallita nel 2008, tutte in contrada Raccuglia a Partinico. Dall’inchiesta sarebbe emersa una distrazione di 600mila euro a discapito delle società fallite, che hanno nel tempo accumulato un’esposizione debitoria per oltre 25 milioni di euro. Non sarebbero stati presentati i bilanci e la documentazione fiscale, tentando così di ostacolare la ricostruzione delle operazioni dell’asse creditizio.

Come pubblicato ieri, in una grotta dell’Etna sono stati rinvenuti dalla Guardia di Finanza, fiutati da un cane molecolare durante un’esercitazione, resti umani di un uomo. Ebbene, adesso si avanza timidamente l’ipotesi che i resti umani siano di Mauro De Mauro, il giornalista de “L’Ora” rapito da un commando mafioso la sera del 16 settembre 1970. Per le poche informazioni sin qui raccolte, i resti appartengono ad un uomo dall’apparente età di 50 anni, alto circa un metro e settanta e con delle malformazioni congenite a naso e bocca. Per L’Ora De Mauro aveva seguito diverse inchieste su mafia e politica, droga e comitati d’affari. Sulle cause della sua scomparsa Leonardo Sciascia disse: “Ha detto la cosa giusta all’uomo sbagliato e la cosa sbagliata all’uomo giusto”.

Secondo il dato indicato  nel bollettino diffuso dall’Asp i nuovi casi di positività al coronavirus, registrati nella giornata di ieri, 10 novembre, sono stati 52 a fronte di 197 tamponi processati, non si è registrata nessuna vittima e i guariti sono 12

Risultano cinque le persone ricoverate, di cui tre all’ospedale di Ribera e due fuori provincia. Altri tre si trovano in terapia intensiva a Ribera.

Ecco la situazione per singolo comune: Agrigento 24; Alessandria della Rocca 0; Aragona 5; Bivona 0; Burgio 8; Calamonaci 0; Caltabellotta 3; Camastra 1; Cammarata 4; Campobello di Licata 3; Canicattì 26; Casteltermini 3; Castrofilippo 0; Cattolica Eraclea 6; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 6; Grotte 2; Joppolo Giancaxio 0; Licata 52; Lucca Sicula 0; Menfi 5; Montallegro 0; Montevago 1; Naro 20; Palma di Montechiaro 5; Porto Empedocle 16; Racalmuto 0; Raffadali 25; Ravanusa 1; Realmonte 2; Ribera 8; Sambuca di Sicilia 16; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 4; Sant’Angelo Muxaro 2; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 3; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 20; Siculiana 0; Villafranca Sicula 0.

Sulle Navi accoglienza gli attuali positivi sono 10.

Vi è anche Agrigento nella lista delle città in cui la Guardia di Finanza è stata impegnata in una imponente operazione nazionale sul fronte del Reddito di cittadinanza. Le persone denunciate in tutta Italia sono oltre 9mila. E sono 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite a carico di altrettanti soggetti, su disposizione della Procura di Milano. Agli indagati destinatari di ordinanza cautelare sono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche, tra cui, in particolare, il Reddito di cittadinanza. Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento. I militari stimano di avere sventato truffe per oltre 60 milioni di euro complessivi.

Dopo i crolli degli ultimi mesi che hanno visto sgretolarsi alcuni stabili già pericolanti della parte più degradata del centro storico, il collasso di un altro edificio, per fortuna senza conseguenze per le persone, scuote la vita dei pochi abitanti ancora residenti nella parte vecchia di Agrigento.
Un altro edificio che sparisce, un altro pezzo di storia che si dissolve per incuria e colpevole dimenticanza di chi deve garantire non solo la conservazione della memoria collettiva ma anche la pubblica incolumità.
Un altro edificio crollato su se stesso mentre altri si incamminano sulla stessa strada perché avviluppati in un degrado che ha raggiunto ormai livelli non più tollerabili.
Il Cartello Sociale della provincia di Agrigento, formato dall’Ufficio di Pastorale Sociale della Diocesi e dalle segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL, fa appello a tutte le forze politiche ed economiche del territorio affinché si mettano in campo, con urgenza, tutte le azioni necessarie per porre fine a questo vero e proprio disastro.
Occorre più che mai mettere in sicurezza tutti gli stabili che presentano evidenti segni di degrado strutturale. È necessario che, con urgenza, il Comune, previa verifica dello stato di conservazione del proprio patrimonio abitativo predisponga ogni intervento, anche minimo, necessario alla sua salvaguardia, chiedendo anche ai proprietari degli immobili privati degradati ad operare subito con azioni atte a garantire la loro staticità.
Solo così sarà possibile evitare che altre parti della nostra memoria e del nostro patrimonio storico siano cancellate per sempre dal prossimo crollo annunciato.

 

Il Tribunale di Caltanissetta, nell’ambito del processo sul depistaggio delle indagini successive alla strage del ’92 in via D’Amelio a Palermo, accogliendo alcune richieste avanzate dalle parti, ha disposto che nell’udienza del prossimo 19 novembre saranno ascoltati l’ex magistrato Antonio Ingroia, Santi Foresta, Lucia Falzone e Luigi Li Gotti. Nell’udienza invece del 26 novembre saranno invitati a deporre i magistrati Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone. Il Tribunale ha invece respinto la richiesta avanzata nella scorsa udienza dall’avvocato Giuseppe Panepinto, di ascoltare l’ex pentito di mafia Maurizio Avola, il quale ha raccontato di avere ricoperto un ruolo attivo nel compimento della strage. Le sue dichiarazioni sono state smentite dalla Procura nissena. Imputati al processo, per calunnia aggravata, sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.

San Leone

Agrigento

Favara

 

 

L’autunno è la stagione più piovosa dell’anno, indipendentemente dai cambiamenti climatici in atto, da sempre.

E come tutti possiamo ben vedere, questi fenomeni stanno diventando più intensi e frequenti di quanto non fossero anni fa. Incominciamo ad avere delle anticipazioni di quello a cui stiamo andando incontro, e la colpa è solo e soltanto nostra. Ormai da anni il WWF denuncia l’estrema pericolosità degli impatti dei comportamenti umani sulla natura e il territorio e continua a farlo, insieme ad altre associazioni, inascoltati da 60 anni.

La distruzione e la manomissione continua e costante da parte dell’uomo dei territori, nel nome di un falso progresso, porta a conseguenze disastrose come quelle che stiamo vivendo da qualche anno a questa parte: frane, smottamenti, straripamenti di fiumane, torrenti o semplici valloni portano al dilavamento e impoverimento delle campagne.

Incendi dolosi a monte diminuiscono il drenaggio delle acque, creando deserti in quota che non trattengono più le acque impoverendo le sorgenti alimentate dal carsismo delle nostre montagne e provocando pericolosi crolli di interi costoni rocciosi, prima trattenuti dalle radici degli alberi.

La bruciatura dei campi post estiva e preautunnale dopo la raccolta crea piccole fiumane che non consentono alle acque di penetrare nei terreni consentendo il normale e naturale nutrimento e scorrimento sotterraneo…

L’impoverimento e l’abbandono delle campagne e colture crea altri enormi disagi a campi limitrofi invece ben mantenuti e lavorati…

L’abbandono dei rifiuti e le discariche abusive provocano l’accatastamento presso gli alvei dei fiumi e torrenti di grandi quantità di materiale che ostacola il normale deflusso delle acque… portandoli fino al mare con le conseguenze che conosciamo. Gli stessi alvei non sono sufficientemente gestiti e curati da chi di competenza.

La modifica delle foci operata solo meccanicamente con la scusa della bonifica senza rispettare i corsi e percorsi naturali dei fiumi e torrenti agevola l’erosione costiera e l’impoverimento della biodiversità dei luoghi facendo letteralmente morire intere aree ad alto interesse naturalistico a discapito degli impollinatori, dei regolatori naturali dei corsi d’acqua come i canneti i cui ambienti sono abitati da decine di specie di fauna selvatica che regola anch’essa l’ambiente costiero…

La cementificazione di territori ad alto rischio idrogeologico è la ciliegina sulla torta di un sistema colluso e corrotto dell’amministrazione pubblica. Tutto ciò non può continuare così, la natura è più forte di ogni tipo di soluzione apparentemente risolutiva l’uomo possa apportare.

In Sicilia il gap è ancora più forte. I territori abbandonati, la mancanza di controlli, l’incuria e l’inciviltà di alcuni cittadini, la colpevole sottovalutazione di questi fenomeni o la cinica connivenza di molti amministratori e politici stanno portando la nostra isola al disastro ambientale!

Il WWF lo denuncia da sempre e sempre continuerà a farlo. Ormai non è più un problema di pochi idealisti ambientalisti… è un problema di tutti! Vi invitiamo tutti a visionare un video di quello che accade nel nostro entroterra mentre noi giriamo allegramente nelle città invase dai rifiuti e con sempre meno zone verdi e drenanti…

Quello che abbiamo scritto e detto e quello che diciamo da sempre lo testimonia la natura stessa, guardando ciò che succede durante un giorno di pioggia… non un mese di pioggia… un sol giorno…

Crisi idrica a Favara, il sindaco Antonio Palumbo lancia un appello.

“Come purtroppo sappiamo tutti, vivendo questo disagio in prima persona, siamo in piena emergenza idrica e la situazione è peggiore di come ci fosse stata inizialmente prospettata.
Sebbene in un primo momento il gestore abbia informalmente comunicato che i disservizi erano dovuti a rotture e problemi lungo la condotta, oggi emerge ufficialmente come le difficoltà che hanno portato a questo intollerabile prolungamento dei turni siano molto più complesse da risolvere.
In una lettera indirizzata ai Comuni e alla Regione, il direttore dell’Aica Fiorella Scalia ha chiarito che l’invaso del Fanaco e la diga Leone hanno visto abbassarsi oltre la soglia di emergenza i livelli dell’acqua presente e questo ha portato ad una riduzione complessiva della fornitura idrica su base interprovinciale.
E’ stata cioè diminuita la quantità di acqua che viene erogata ogni giorno e questa situazione potrebbe permanere ancora per molto tempo.
La stessa Aica, infatti, sostiene che l’unica soluzione attuabile è una ottimizzazione della fornitura e una riduzione degli sprechi, ma per farlo serve un investimento economico che si aggira intorno al milione di euro. Soldi che il gestore non ha. E’ stato quindi chiesto un intervento straordinario alla Regione Siciliana per fronteggiare questa situazione che si annuncia di proporzioni mai viste prima.
Siamo in contatto costante con Aica e con l’Ati. Già questa mattina, ad ogni modo, stiamo effettuando dei sopralluoghi presso i partitori per verificare quanta acqua viene destinata al nostro comune e quanta effettivamente viene erogata.
La prossima settimana avremo un’assemblea che non potrà che avere questo tema all’ordine del giorno. Abbiamo sempre difeso l’acqua pubblica, allo stesso modo difenderemo i diritti dei cittadini”.

Antonio Palumbo sindaco di Favara.