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Ottime notizie per la frazione di Monserrato e, in particolare, per la via Favignana e il suo costone franante. L’Assessorato regionale Territorio e Ambiente ha disposto il finanziamento di 4 milioni e 200mila euro per gli interventi di consolidamento del costone. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, nel dettagli spiega: “Siamo pronti ad avviare immediatamente tutte le procedure necessarie per avviare il cantiere. E’ un lavoro che abbiamo avviato già nel 2017 con la progettazione e il reperimento dei relativi finanziamenti, e che ora ha avuto esito positivo. Per noi è un grande sollievo sapere che potremo archiviare presto anche questo capitolo. Risale al 2006 il verbale del Genio Civile con cui è stata dichiarata la somma urgenza per il dissesto in atto in via Favignana. Nel 2010 fu anche realizzato un progetto per il consolidamento che però non trovò la relativa copertura finanziaria. Quattro anni si erano perduti inutilmente. L’Amministrazione Firetto si è attivata sin dal suo insediamento e nel luglio del 2017 è stata nelle condizioni di rispondere prontamente a un avviso della Regione Siciliana che riguardava interventi di messa in sicurezza in aree a rischio idrogeologico. Nel febbraio del 2018, in considerazione del protrarsi della situazione di instabilità, a tutela in particolare di alcune famiglie residenti in un edificio a ridosso del costone, è stato necessario emettere un’ordinanza di sgombero, successivamente revocata a seguito di ulteriore sopralluogo della Protezione Civile. E’ stato invece disposto un continuo monitoraggio attraverso strumentazioni idonee. Il progetto di via Favignana è stato valutato positivamente dalla Regione ma, al fine di garantirsi in tempi certi l’erogazione del finanziamento con un migliore posizionamento in graduatoria, contestualmente qualche mese addietro l’amministrazione comunale ha chiesto agli uffici di attivarsi per una richiesta di riesame dei punteggi ottenuti dal progetto in fase di valutazione. L’istanza è stata accolta e questo ha consentito di guadagnare 10 punti in graduatoria che mettono al sicuro l’avvio delle opere senza ulteriori indugi”.

I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata, nell’ambito di specifici servizi di controllo del territorio e, in particolare, contro il commercio abusivo e di marchi contraffatti, hanno denunciato in stato di libertà due cittadini senegalesi. La pattuglia dei Carabinieri si è imbattuta in alcune bancarelle abusive in pieno centro con in vendita merce contraffatta. Nel sequestro, effettuato dai militari dell’Arma, sono comprese: 172 paia di scarpe, 31 jeans e 27 maglie e camicie. Tutti i prodotti riproducono articoli completi di loghi delle migliori marche esistenti sul mercato. I carabinieri hanno sequestrato anche 347 cd e dvd pirata. La stima del valore della merce sequestrata si attesta su circa 7000 euro.

A causa di un incidente, il traffico sulla strada statale 115 “Sud Occidentale Sicula” è provvisoriamente regolamentato in regime di senso unico alternato in prossimità della galleria Magone, tra Agrigento e Ribera.

Per cause in corso di accertamento, un autoarticolato e un trattore che viaggiavano in direzione Sciacca sono entrati in collisione e l’autista del trattore è deceduto.

Sul posto è presente il personale di Anas per il ripristino della normale circolazione nel più breve tempo possibile.

 

L’assessorato regionale alle Politiche sciali trasferirà 5 milioni di euro alle ex Province per garantire il servizio di assistenza agli alunni disabili nelle scuole medie superiori. L’assessore Antonio Scavone annuncia: “Sono somme che si aggiungono al finanziamento di 19 milioni già concesso e trasferito per il 2019. Con questa prima integrazione consentiamo, nell’immediato, la continuazione del servizio, ma a breve è già in programma un ulteriore trasferimento di risorse per garantire il servizio fino a dicembre prossimo”. La ripartizione dei 5 milioni è stata effettuata sulla base del fabbisogno rappresentato dalle Province. In particolare: 400 mila euro all’ex provincia di Messina, 350 a Palermo, 180 a Enna, 140 a Siracusa, 770 a Caltanissetta, 970 a Catania, 1 milione e 150 mila a Trapani, 650 ad Agrigento e infine 380 a Ragusa.

Per Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, boss mafioso di primo spessore, catturato dopo 10 anni di latitanza a Marsiglia, gli esami non sono mai finiti.

Recentemente, era il 23 maggio scorso, è stato sottoposto ad ispezione corporale su ordine del pubblico ministero della Dda di PalermoClaudio Camilleri e del territorialmente competente pubblico ministero, Francesca Dessì, all’interno del carcere di massima sicurezza di Novara dove Falsone è recluso al 41 bis. L’ispezione è stata effettuata dal medico in servizio nel locale carcere piemontese, Barbara Vallò che ha risposto ai quesiti posti dai pubblici ministeri, ossia se il corpo di Falsone presentasse ferite da arma da fuoco.

Il medico ha sciolto ogni dubbio relazionando in questo modo: “Si è esaminato l’indagato, Giuseppe Falsone in qualità di responsabile di presidio sanità penitenziaria e da me conosciuto In quanto detenuto presso il  reparto 41 bis della casa circondariale di Novara  come da decreto di ispezione personale in ordine al p.p. 18028/2018 Rgnr. Dall’esame obiettivo svolto nei locali dell’infermeria si è proceduto ad effettuare l’ispezione richiesta al fine di rilevare la presenza di cicatrici provocate da arma da fuoco. L’ispezione si è svolta facendo sdraiare il soggetto sul lettino, ispezionando dapprima gli arti inferiori e successivamente le altre parti del corpo con particolare attenzione alle zone pilifere ed al cuoio capelluto. Si è osservata la sola presenza di cicatrici posteriormente alla regione auricolare bilaterale da attribuirsi ipoteticamente ad un intervento di chirurgia plastica. Non si è osservata  alcuna  lesione riconducibile  ad esiti riconducibili ad arma da fuoco. Si dà atto che l’indagato si è sottoposto all’ispezione senza opporre alcuna resistenza e non ha rilasciato dichiarazioni”.

Dunque, nessuna ferita da arma da fuoco, semmai conferma (ma non era oggetto dell’indagine) del ricorso da parte di Falsone alla chirurgia estetica nel tentativo di cambiare sembianze per sottrarsi alla cattura.

L’esito della ispezione medica rende ancora più complicata la vicenda giudiziaria che fa riferimento al procedimento penale che l’ha determinata.

Falsone viene contestato, tra le altre cose, il reato di rapina aggravata di un fuoristrada Toyota Land cruiser. Era l’uno giugno 2008. Gli atti sinora disponibili non sono esaurienti.

Si fa riferimento alla rapina subita a Ribera l’uno giugno di 21 anni fa da un’automobilista. Ed evidentemente, ma non si hanno ulteriori particolari, i pubblici ministeri hanno notizia di una sparatoria che avrebbe provocato il ferimento di Falsone.

Circostanza questa che viene smentita categoricamente dall’esito dell’ispezione corporale.

Dunque, si ha un dato certo, la rapina, da inserire in un contesto più ampio che ha poi originato il fatto di sangue. Insomma, se gli inquirenti dall’ispezione medica speravano di trovare risposte per i loro dubbi ciò non è avvenuto.

Restano fermi alcuni punti certi: la rapina subita dall’automobilista che ha un nome e un cognome e una data; il fatto che in quegli anni Falsone fosse latitante a Ribera e nelle zone vicine, favorito in ciò dai componenti del clan mafioso dei Capizzi; le testimonianze del pentito Giuseppe Sardino che aveva in carico la latitanza dell’ex primula rossa campobellese e che incontrò ripetute volte proprio a Ribera. Questi, dunque, i dati certi. Restano da esaminare i dati incerti: ossia ulteriori rivelazioni di collaboratori di giustizia noti e meno noti.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi.

 

I giudici della Corte d’Appello, riformando la sentenza del Tribunale del Lavoro di Agrigento, ha disposto il reintegro immediato di Maurizio Guercio, 61 anni di Agrigento, dipendente dell’Istituto autonomo case popolari della Città dei Templi.

Guercio,  funzionario addetto all’elaborazione delle buste paga, avrebbe intascato 125 mila euro gonfiando i suoi stipendi attraverso falsificazione dei prospetti delle stesse buste paga. Per questo motivo fu arrestato nel 2014.

Nel luglio scorso, dopo la condanna a 2 anni e 10 mesi ed il licenziamento, i giudici della Corte di Cassazione hanno “ripassato” la palla ai colleghi dell’Appello riqualificando il reato in truffa e non peculato dichiarando prescritte le condotte fino al 2012.

La pena dovrà essere, dunque, rideterminata in un nuovo processo.

 

La Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio del deputato regionale di Forza Italia, Stefano Pellegrino, imputato di corruzione elettorale in concorso. Il nome del parlamentare, ex componente della Commissione regionale Antimafia da cui si è auto-sospeso dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, è emerso nell’ambito di una inchiesta che ha coinvolto anche gli imprenditori presunti mafiosi trapanesi Mario Giorgi e Calogero Luppino, per i quali, altresì, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Le indagini, tra l’altro, ruotano intorno a pacchi di generi alimentari e spesa in cambio di voti: così Giorgi e Luppino, “re” delle scommesse online nel trapanese, avrebbero comprato le preferenze elettorali per Stefano Pellegrino, eletto alle ultime elezioni Regionali con oltre 7mila voti. L’udienza preliminare si svolgerà il 4 novembre. Lo stesso Stefano Pellegrino commenta: “Non posso che ribadire la mia innocenza in relazione a qualsiasi fatto di corruzione elettorale. Ho affrontato la campagna elettorale con la massima correttezza e con scrupolosa osservanza delle norme elettorali e delle regole etiche. Chi mi conosce sa che mai avrei potuto intrattenere rapporti meno che leciti per ragioni elettorali, né, tanto meno, che avrei potuto vendere la mia stima e il mio decoro per due buste di spesa. La mia storia deontologica, etica e familiare mi rende assolutamente sereno e certo circa la conclusione favorevole del procedimento a mio carico”.

Buone notizie per Monserrato e per via Favignana. L’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente ha finanziato 4 milioni e 200 mila euro per gli interventi di consolidamento del costone. “Siamo pronti ad avviare immediatamente tutte le procedure necessarie per avviare il cantiere – commenta il sindaco Lillo Firetto – è un lavoro che abbiamo avviato già nel 2017 con la progettazione per il reperimento dei relativi fianziamenti e che ora ha avuto esito positivo. Già questa mattina dall’Assessorato ci è stato chiesto riscontro su alcuni adempimenti d’obbligo e gli uffici sono già attivati in tal senso. Per noi un grande sollievo sapere che potremo archiviare presto anche questo capitolo”. Risale al 2006 il verbale del Genio Civile con cui si dichiarava la somma urgenza per il dissesto in atto. Sulla via Favignana nel 2010 fu anche realizzato un progetto per il consolidamento che però non trovò la relativa copertura finanziaria. Quattro anni si erano perduti inutilmente. L’Amministrazione Firetto si è attivata sin dal suo insediamento e nel  luglio del 2017 è stata nelle condizioni di rispondere prontamente a un avviso della Regione Siciliana che riguardava interventi di messa in sicurezza in aree a rischio idrogeologico. Nel febbraio del 2018, in considerazione del protrarsi della situazione di instabilità, a tutela in particolare di alcune famiglie residenti in un edificio a ridosso del costone, è stato necessario emettere  un’ordinanza di sgombero, successivamente revocata a seguito di ulteriore sopralluogo della Protezione Civile.  É stato invece disposto un continuo monitoraggio attraverso strumentazioni idonee. Il progetto di via Favignana è stato valutato positivamente dalla Regione ma, al fine di garantirsi in tempi certi l’erogazione del finanziamento con un migliore posizionamento in graduatoria, contestualmente qualche mese addietro l’amministrazione Firetto ha chiesto agli uffici di attivarsi per una richiesta di riesame dei punteggi ottenuti dal progetto in fase di valutazione. L’istanza è stata accolta e questo ha consentito di guadagnare 10 punti in graduatoria che mettono al sicuro l’avvio delle opere senza ulteriori indugi.