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I vigili del fuoco, in queste ore, accorrono da un capo all’altro della provincia per evitare danni e mettere in sicurezza

Le forti raffiche di vento stanno creando rischi e pericoli. I vigili del fuoco, in queste ore, accorrono da un capo all’altro della provincia per scongiurare danni e mettere in sicurezza. Un autentico tour de force che sembra destinato a durare per l’intera giornata.

Due aggressioni alla stessa guardia giurata – al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento – in poco più di 12 ore. Alla fine, il quarantenne agrigentino D. P., è stato arrestato e posto ai domiciliari. A suo carico sono stati contestati una sfilza di reati.

Tutto ha avuto inizio durante la notte fra sabato e domenica quando il quarantenne, che si trovava al pronto soccorso per un malore, ha dato in escandescenze e s’è scagliato contro la guardia giurata che era di turno al presidio ospedaliero e contro due agenti della sezione Volanti che sono stati chiamati per tentare di riportare la calma. La guardia giurata è rimasta lievemente ferita. Il quarantenne è stato bloccato ed è stato denunciato, alla Procura di Agrigento, per interruzione di pubblico servizio, oltre che per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Alle 13,30 di ieri, il quarantenne agrigentino è tornato in pronto soccorso e s’è ritrovato davanti la stessa, identica, guardia giurata che stava effettuando – questa volta, dopo l’aggressione della notte, – dei controlli sanitari. Il quarantenne – stando all’accusa – si sarebbe dunque scagliato ancora una volta contro la guardia giurata, ma avrebbe anche iniziato ad urinare lungo i corridoi dell’ospedale. I poliziotti della sezione Volanti, accorsi ancora una volta, lo hanno bloccato e, questa volta, arrestato. L’uomo – che ha nominato quale suo difensore di fiducia l’avvocato Olindo Di Francesco – è stato portato nella camera di sicurezza della caserma “Anghelone”.

Alla guardia giurata, dopo l’ennesima aggressione, sono state diagnosticate ferite e traumi guaribili in circa 20 giorni.

 
 

I Carabinieri della stazione di Naro hanno arrestato Calogero Zarcaro, 61 anni, nato a Vercelli e residente a Naro. L’uomo dovrà scontare 5 anni di reclusione, con sentenza definitiva, in esecuzione di un provvedimento di carcerazione dell’autorità giudiziaria di Vercelli per il reato di estorsione commesso nel 2008 a Vercelli. Zarcaro avrebbe costretto – minacciando il titolare di una concessionaria di Vercelli – a comprare e poi rivendere un’autovettura di grossa cilindrata procurandosi un ingiusto profitto.

Il macellaio che un mese addietro ha inscenato il ritrovamento di un neonato a Ragusa, e di cui potrebbe essere il padre, è ancora ristretto agli arresti domiciliari. Il giudice Eleonora Schininà ha sciolto la riserva respingendo le richieste dell’avvocato Michele Sbezzi, che difende l’uomo e che ha chiesto la revoca dei domiciliari o in subordine l’applicazione di una misura meno restrittiva che potesse permettergli di lavorare. L’avvocato ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Catania. Il neonato sarebbe il frutto di una relazione tra l’indagato, di 59 anni, e una donna di 41 anni, anche lei indagata, che si è conclusa sei o sette mesi addietro. Sarà l’esame comparativo del Dna sui campioni del bambino e del presunto padre a risolvere il caso.

Abbiamo più volte cercato di metterci in contatto telefonico, per potere avere un incontro chiarificatore, con il Sindaco di Sciacca, che oltre essere componente di diritto all’ATI idrico e anche Presidente di questo consesso, circa il ricalcolo delle tariffe idriche riguardanti gli anni, 2018/2019/2020.

Siamo stati pazienti, infatti abbiamo aspettato parecchi giorni, per avere solo un riscontro telefonico con tale Presidente, anche se ci siamo fatti annunciare telefonicamente parecchie volte come Cittadinanzattiva Associazione di Consumatori e di Cittadini, purtroppo costei, bontà sua, ha ritenuto opportuno non rispondere a telefono, pensando che fosse inopportuno sentire le nostre rimostranze, anche se telefonicamente, neanche fuori dai suoi impegni istituzionali.

Riteniamo, a questo punto, chiedere ufficialmente al Presidente dell’ATI un incontro con la nostra Associazione, per potere discutere, dipanare e chiarire gli aspetti di questi adeguamenti sopra citati, che tra l’altro cadono, in un periodo molto buio economicamente, come quello che stiamo vivendo tutti, a causa del covid, con persone che hanno chiuso le loro attività, con persone che hanno subito licenziamenti, con cittadini disperati perché non sanno più mettere assieme il pranzo con la cena, con amministratori di vari condomini, che ci dichiarano di non potere affrontare tali spese, perché i condomini non sono in grado di pagare tali adeguamenti.

Crediamo che tale disposizione, da qualunque parte venga e qualunque sia il provvedimento, è sicuramente in questo periodo inappropriato e scellerato, pone gli abitanti di questa provincia in uno stato di sconforto e di disperazione, che potrebbe sfociare anche in un problema di ordine pubblico.

Riteniamo che, una difficoltà così grave vada discussa e confrontata, per trovare soluzioni adeguate al territorio e al momento che viviamo, con il Presidente dell’ATI

Speriamo che tale Presidente, ci contatti al più presto, per potere avere un incontro con noi e con un rappresentante degli amministratori di condomini, in modo che i cittadini di cui siamo i rappresentanti possano avere risposte esaustive e tranquillizzanti, circa questi ultimi adeguamenti di canoni retrattivi.

Oggi il comitato di presidenza della sezione Agrigentina di Italia Nostra, la presidente Adele Falcetta, la vice presidente Eva Di Betta e la segretaria Marilisa Della Monica, ha incontrato il sindaco della città di Agrigento Francesco Micciché.

Nell’incontro la presidente Adele Falcetta ha presentato al sindaco l’Associazione presente nel territorio cittadino da diversi decenni che con le sue attività ha contribuito a diffondere in città e in provincia la “cultura della conservazione” del paesaggio urbano e rurale, dei monumenti, del carattere ambientale delle città.

«I “beni culturali” – ha spiegato la presidente Falcetta – , l’evoluzione naturale e storica, i centri storici, la pianificazione urbanistica e territoriale, i parchi nazionali, l’ambiente, la questione energetica, il modello di sviluppo del Paese, la viabilità e i trasporti, l’agricoltura, il mare, le coste, le isole, i musei, le biblioteche, gli archivi storici: questi sono alcuni dei capitoli più importanti dell’attività capillare di Italia Nostra, spesso sostenuta da una ricerca approfondita e documentata da una vasta pubblicistica che oggi costituisce patrimonio unico e insostituibile a disposizione del Paese».

Durante l’incontro la vice presidente Eva Di Betta ha rimarcato il ruolo non indifferente della sinergia tra il mondo dell’associazionismo e gli enti pubblici, in questo caso il comune di Agrigento, per la conservazione, valorizzazione e recupero del paesaggio, dei beni monumentali e culturali.

Il sindaco Franco Miccichè, nel corso dell’incontro ha voluto ringraziare la presidente per avere acceso i riflettori sulla chiesetta del Cristo delle Forche, di proprietà comunale, immobile sul quale il Parco della Valle dei templi aveva manifestato interesse per il recupero, manifestando la volontà dell’amministrazione di adoperarsi per un lavoro di squadra.

Il sindaco ha anche anticipato che, nel corso dell’odierno consiglio del Parco, al quale prenderà parte per la prima volta, anche se non inserito all’ordine del giorno, tratterà della chiesetta del Cristo delle Forche per conoscere le intenzioni del Parco in merito al progetto di recupero.

Oltre mille centrini colorati in lana intrecciata, centinaia di ore di lavoro all’uncinetto e un’altezza di circa 7 metri, sono questi solo alcuni dei numeri dell’artistico albero di Natale che, dalla piazza Cavour, accompagnerà le festività della comunità di Favara.

L’iniziativa denominata “Il filo che unisce” è stata curata dalle donne di diverse associazioni che operano sul territorio. Un maxi lavoro di gruppo che ha visto lavorare insieme, le abili mani delle sarte favaresi con quelle degli artigiani locali. Dai commercianti che hanno donato i filati agli esercenti che hanno materialmente finanziato l’opera, a Favara si è lavorato sodo per donare alla città, l’atmosfera natalizia.

“Il filo che unisce – dice dai microfoni di AgrigentoNotizie il sindaco di Favara, Anna Alba – è un segnale in un momento difficile con il Covid che ci ha allontanati. Questo filo dunque, ha voluto unire non solo  le donne ma tutta la nostra comunità . E’ un albero che appartiene a tutta Favara ma soprattutto a quelle persone – aggiunge il primo cittadino – che a causa del Coronavirus non possono ritornare a casa”

“La Sicilia e la Puglia hanno ancora un numero di casi relativamente elevato”. A sottolinearlo è stato il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, nel corso della conferenza stampa di ieri sull’analisi della situazione epidemiologica Covid-19.

Nell’Isola nelle ultime 24 ore sono stati accertati 1.148 nuovi casi a fronte di 9.966 tamponi effettuati (tasso di positività 11,5%) con 15 nuovi ingressi in terapia intensiva e 36 morti (dati forniti ieri dal ministero della Salute ndr). In tutta Italia invece nelle ultime 24 ore sono stati 14.842 i positivi al test sul Coronavirus, “con un rapporto di poco al di sotto del 10%Coronavirus, Rezza avverte: 

Da Rezza un invito alla prudenza, soprattutto in vista del Natale, che riguarda però tutto il territorio nazionale. Anche se alcune regioni hanno registrato miglioramenti più evidenti rispetto all’Isola, questo  non può tradursi in un “liberi tutti”.

Gli “ingressi in terapia intensiva mostrano una certa stabilità. Sostanzialmente – ha spiegato Rezza – alla diminuzione dell’Rt ha fatto seguito una diminuzione di nuovi casi e di ospedalizzazioni, ma restano ancora elevati gli ingressi in terapia intensiva e decessi. Quindi bisogna lavorare ancora molto perchè basta poco a invertire il trend. C’è una tendenza a una lieve diminuzione ma non particolarmente veloce o accentuata. Ma rimane elevato il numero dei decessi. Il numero di positivi che ci sono ancora ogni giorno ci dice che dobbiamo continuare e implementare le misure prese perchè appena si allentano le misure la curva risale: è successo dopo l’estate con la riapertura di molte attività e c’è voluto un pò di tempo per frenare la corsa del virus; se allentassimo le misure in questo momento, con un’incidenza ancora molto elevata, decisamente faremmo un errore”.

E nell’isola si attende una nuova ordinanza dal governatore Musumeci he darà, fra le altre cose, maggiore potere ai sindaci anche in relazione alla modifica degli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali e all’adozione di altri provvedimenti per evitare assembramenti. “Continuano a registrarsi contagi e decessi, sale la preoccupazione per il diffondersi della pandemia. In accordo con Regione e Prefetto – spiega il sindaco Leoluca Orlando – siamo alla ricerca di soluzioni per arginare la ripresa del fenomeno. Bisogna conciliare certamente le esigenze della vita durante le Feste con la garanzia del diritto alla salute”.

 

5 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 11 arresti domiciliari eseguite dai Finanzieri del Comando Provinciale di Messina nei confronti di 16 persone che farebbero parte di una organizzazione criminale, con base a Messina, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’accusa sarebbe di aver agevolato l’ingresso e la permanenza irregolare in Italia di cittadini extracomunitari irregolari. Le indagini, condotte dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sono state coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia guidata da Maurizio de Lucia e riguardano cittadini che risiedono a Torino, Messina, Bergamo, Catania e Francoforte sul Meno in Germania.

L’illecito sarebbe finalizzato all’organizzazione di matrimoni finti tra cittadini italiani e stranieri (marocchini, algerini e tunisini), con lo scopo di far ottenere la carta di soggiorno per motivi di famiglia, essenziale per l’ingresso e la permanenza nel territorio dello Stato italiano, o per sanare la posizione di migranti già espulsi.