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L’Assessorato Regionale dell’Economia, aveva disposto l’annullamento, in autotutela, di una concessione demaniale rilasciata quattro anni prima ad un cittadino agrigentino, per l’utilizzo dei locali che da anni sono destinati all’esercizio commerciale di Agrigento denominato Oasi Bar.

Ad avviso dell’Amministrazione regionale la predetta concessione risultava illegittima poiché rilasciata mediante affidamento diretto e non secondo le regole dell’evidenza pubblica.

Avverso la determinazione dell’Assessorato Regionale dell’Economica, il titolare della concessione demaniale ha presentato ricorso innanzi al TAR Palermo con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Vincenzo Airo’.

In particolare, gli Avvocati Rubino e Airo’ hanno dedotto l’illegittimità dei provvedimenti impugnati, tra l’altro, per la violazione delle regole che disciplinano l’esercizio del potere di annullamento in autotutela e per il superamento del termine ragionevole previsto dalla legge.

Il TAR Palermo, in esito alla trattazione della domanda cautelare, ha osservato che i motivi di censura dedotti dagli Avvocati Rubino e Airo’, appaiono supportati da sufficiente profili di fondatezza tali da indurre ad una ragionevole previsione sull’esito favorevole del ricorso, considerata la violazione dei termini previsti per l’esercizio del potere di autotutela da parte dell’Amministrazione regionale.

La predetta pronuncia cautelare, anche in sede di merito, è stata poi confermata dal TAR Palermo, il quale ha affermato l’illegittimità del provvedimento di annullamento a distanza di quasi quattro anni dal rilascio della concessione ovvero oltre il termine ragionevole previsto dall’art. 21-nonies della L. 241/90.

Per effetto della pronuncia del TAR Palermo il titolare potrà mantenere impregiudicata la gestione dell’attività fino alla naturale scadenza del titolo concessorio.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Gloria Andreoli, ha chiesto al Tribunale la condanna a 9 anni di reclusione a carico di Calogero Donato, 30 anni, di Porto Empedocle, imputato di tentato omicidio allorchè il primo aprile del 2016, in via dello Sport a Porto Empedocle, avrebbe tentato di investire con la sua automobile il cognato Rejes Bellanca. Il movente sarebbe legato a pregressi contrasti. Lo stesso Bellanca, che è parte civile, è a sua volta imputato di minacce, rivolte a Donato, e per le quali è stata chiesta la condanna a 8 mesi di carcere.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il pubblico ministero, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna ad 1 anno e 2 mesi di reclusione ciascuna per le zie del piccolo Pietro Arancio di 5 anni, il bambino morto l’11 luglio del 2016 nel mare di contrada Ciotta a Palma di Montechiaro. Si tratta di Filippa e Vincenza Arancio, e sono imputate di omicidio colposo allorchè il bimbo è stato affidato a loro dai genitori, che si sono costituiti parte civile in giudizio.

E’ morto al mattino di oggi, nella sua residenza a Milo, in provincia di Catania, Franco Battiato. Lo ha reso noto la famiglia. I funerali saranno celebrati in forma privata. Il cantautore, 76 anni, è nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra un’ampia quantità di generi, dalla musica pop a quella colta, toccando momenti di avanguardia e raggiungendo tanta popolarità. Personalità eclettica e di spessore culturale, si è cimentato anche con altre attività come la scrittura, la pittura e la regia cinematografica.

La Procura di Agrigento ha rinviato a giudizio Pasquale Di Stefano, 64 anni, ex impiegato delle Poste a Favara, per violenza privata e pornografia minorile. Lui, dal giugno del 2014 al dicembre del 2017, avrebbe minacciato una ragazzina minorenne, all’epoca di 13 anni, per costringerla a fotografarsi nelle parti intime e inviargli gli scatti. Il materiale fotografico sarebbe stato poi conservato nel suo cellulare. La ragazzina si è costituita parte civile. La difesa dell’imputato ha opposto un difetto di competenza territoriale perché le ipotesi di reato contestate sarebbero state consumate in provincia di Milano.

Ad Agrigento, a San Leone, al lungomare “Falcone e Borsellino”, un giovane agrigentino di 20 anni è stato avvicinato da un extracomunitario che gli ha puntato contro un coltello intimandogli di consegnare portafogli e altri eventuali oggetti preziosi che avesse con sè. Lui, il ventenne, ha reagito, tentando di fuggire, ma l’immigrato gli ha sferrato una coltellata ferendolo ad un braccio. E’ stato trasportato sanguinate in ospedale dove gli sono stati applicati alcuni punti di sutura. Indaga la Polizia.

Un museo che parte come progetto condiviso, non verrà mai abbandonato dai suoi cittadini. È un dato di fatto che un museo del Terzo Millennio debba avere caratteristiche precise che passano dalla definizione del suo ruolo all’interno della comunità che lo ospita. Fino a quando verrà recepito come un qualcosa di altro, lontano, slegato dalla città o comunque vetusto – senza ruolo, appunto – un museo non entrerà mai nel tessuto connettivo. È dunque con la convinzione che debbano essere prima di tutto gli agrigentini ad essere coinvolti nel restyling integrale del museo archeologico Pietro Griffo, che nasce una sorta di esperimento di co-progettazione museale, unico nel suo genere, una vera e propria consultazione pubblica proprio nel giorno in cui cade l’International Museum Day dell’ICOM (International Council of Museums Italia), dedicato al tema I musei del futuro – Recupera e reinventaMartedì prossimo (18 maggio) dalle 15,30 in streaming, si discuterà insieme di progetti futuri, ruoli, rapporto con il visitatore, ma anche di allestimenti, abbattimento delle barriere cognitive, storytelling, attrattività, e soprattutto del rapporto con la Valle dei Templi. Il museo fu progettato da Franco Minissi negli anni ’60 e costruito fondendo i nuovi corpi di fabbrica con l’antica struttura del trecentesco convento San Nicola; espone oltre 5000 reperti ordinati cronologicamente sulla storia del territorio agrigentino dalla preistoria alla fine dell’età greco-romana, in gran parte provenienti dalle campagne di scavo soprattutto dal dopoguerra. Un percorso in 17 sale, da ripensare nella sua totalità, che attualmente ha il suo cuore nell’imponente Telamone proveniente dal tempio di Zeus Olimpico.

L’incontro (per partecipare si deve inviare una richiesta a parcodeitempli.uo4@regione.sicilia.it) sarà essenzialmente diviso in due parti: nella prima, dopo l’intervento dell’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, del direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta e di Adele Maresca, presidente Icom Italia, si aprirà una tavola rotonda tra esperti che affronteranno, ognuno per la propria specificità, le caratteristiche necessarie di un museo 4.0; gli spunti nati da questo confronto, saranno utili per gli stakeholder, che nella seconda parte saranno chiamati a dare il loro contributo. Dopo un’introduzione del responsabile del Museo Griffo, Giuseppe Avenia, parleranno quindi lo storico e museologo ICOM Daniele Lupo Jalla, il direttore generale di CoopCulture, Letizia Casuccio, Mirko Cerami, direttore creativo Ralph Appelbaum associates;  l’archeologa ed esperta di comunicazione culturale Elisa Bonacini. Coordina Luca Dal Pozzolo (fondazione Fitzcarraldo). Poi si aprirà il dibattito condotto da Aldo R.D. Accardi, progettista del nuovo Griffo, affiancato da Donatella Mangione, archeologa dello stesso museo. A chiusura sarà disponibile un questionario per raccogliere ulteriori riflessioni sulla ri-definizione della mission del nuovo MARAG.

Coprifuoco sposato da domani (18 maggio) alle 23. Dal 7 giugno a mezzanotte per poi essere abolito definitivamente il 21 giugno. Nelle zone bianche, invece, viene abolito immediatamente.

La cabina di regia ha deciso all’unanimità e in soli 60 minuti il timing delle riaperture. A breve comincerà il Consiglio dei Ministri, che approverà l’apposito decreto legge. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto che le riaperture sono “graduali” allo scopo di monitorare “gli effetti delle misure sulla pandemia”. Allo studio del Cts c’è l’ipotesi di prolungare la seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna anche oltre il quarantaduesimo giorno. Per il futuro l’indice di contagio non si misurerà con l’Rt, ma con il tasso di ospedalizzazione nell’area medica e in terapia intensiva. I criteri di valutazione passeranno da 21 a 12. E’ prevista una deroga al coprifuoco dalle 23 per coloro che a Reggio Emilia assisteranno in presenza alla finale di Coppa Italia tra Juventus e Atalanta. Da questa decisione si desume che il decreto legge entrerà in vigore entro mercoledi 19 maggio.

Ecco le misure decise: Dal 1 giugno FVG, Molise e Sardegna zona bianca. Dal 7 giugno anche Abruzzo, Veneto e Liguria. Nelle regioni in zona bianca valgono solo le regole di comportamento (mascherina, distanziamenti). Non c’e’ coprifuoco. Zona gialla: riaperture e graduale abolizione del coprifuoco- Coprifuoco in zona gialla dalle ore 23.00 a partire da subito (entrata in vigore del dl) – Dalle ore 24:00 a partire dal 7 giugno. Superamento totale del coprifuoco dal 21 giugno.

Ristorazione e negozi: Riaperture già programmate: dal 1 giugno sarà consentito anche al chiuso il consumo al tavolo dalle ore 5:00 alle ore 18:00. Proposta in ingresso in Cdm: riapertura ristoranti al chiuso anche la sera dal 1 giugno Esercizi commerciali in mercati e centri commerciali, gallerie e parchi commerciali nelle giornate festive e prefestive. Proposta in ingresso in Cdm: riapertura ristoranti al chiuso anche la sera dal 1 giugno

Attività di palestre, piscine, centri termali. Riaperture programmate: dal 15 maggio hanno riaperto le piscine all’aperto; dal 1 giugno le palestre; dal 1 luglio i centri termali. Proposta in ingresso in Cdm: Anticipazione al 24 maggio della riapertura delle palestre. Riapertura a partire dal 1 luglio di piscine al chiuso e centri benessere.

Presenza di pubblico in eventi e competizioni sportive: la presenza di pubblico è autorizzata per tutti gli eventi e competizioni sportive dal 1 giugno all’aperto e dal 1 luglio al chiuso nei limiti già fissati (capienza non superiore al 25% di quella massima e comunque non superiore a 1000 persone all’aperto e 500 al chiuso), e non più limitatamente alle competizioni di interesse nazionale. Impianti di risalita in montagna. Riapertura degli impianti dal 22 maggio alle condizioni indicate dalle linee guida.

Attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò. Riapertura dal 1 luglio. Attività di parchi tematici e di divertimento: Anticipata la riapertura al 15 giugno. Attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi: Riapertura di tutte le attività dal 1 luglio.

Attività in sale da ballo, discoteche e simili, all’aperto o al chiuso: restano sospese. Feste, comprese quelle dopo cerimonie civili e religiose. Ripartenza delle feste successive a cerimonie civili o religiose, dal 15 giugno, anche al chiuso. Agli ospiti sarà richiesto il pass. Corsi di formazione pubblici e privati: Ripresa in presenza dal 1 luglio.

Sono 299 i nuovi positivi al Covid19 in Sicilia, su 12.497 tamponi processati, con una incidenza del 2,4 %, in leggero aumento rispetto a ieri, quando la percentuale si attestava al 2,1%. La Regione è sesta per numero di contagi giornalieri.

Le vittime sono state 4 e portano il totale a 5.667. Gli attuali positivi sono 16.696, con un decremento di 463 casi. I guariti oggi sono 758. Negli ospedali i ricoverati sono 920, 10 in meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 112, sei in meno rispetto a ieri. La distribuzione tra le province vede Palermo con 60 casi, Catania 70, Messina 38, Siracusa 14, Trapani 10, Ragusa 73, Caltanissetta 9, Agrigento 15, Enna 10.

Solo 40 milioni dei 100 stanziati sono stati destinati alle famiglie indigenti siciliane. Si tratta dei buoni spesa assegnati a coloro che sono stati colpiti dalla crisi economica provocata dal covid. Gli altri 60 milioni di euro sono in sospeso tra l’assessorato regionale alle Politiche sociali e i Comuni. Infatti, i soldi stanziati dalla Regione devono essere veicolati dai Comuni che li assegnano alle famiglie. I primi 30 milioni sono stati spesi a fatica in sei mesi. E a dicembre scorso, su 390 Comuni, solo 182 hanno concretamente speso i fondi per 27.100 famiglie. I sindaci si sono scontrati con un meccanismo troppo contorto e che è perfino cambiato in corso d’opera. E così il buono spesa per le famiglie indigenti è naufragato. Restano 60 milioni di cui ci si interroga su come utilizzarli: se dirottarli su altre misure per le imprese o provare a insistere sugli aiuti alle famiglie malgrado siano trascorsi un anno e due mesi da quando si è deciso di puntare sui buoni spesa.