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Sedicenne tunisino picchia due poliziotti: agenti in ospedale, migrante denunciato
„Un tunisino sedicenne è stato denunciato, dalla polizia, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Palermo per lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Il giovane – uno degli 82 sbarcati nei giorni scorsi alla banchina di Porto Empedocle – ha aggredito due poliziotti: un aggregato alla Questura e uno della sezione Scientifica durante le procedure di pre-identificazione all’interno della tensostruttura della Protezione civile. Il giovane, praticamente come una furia, voleva allontanarsi e non lasciarsi identificare. I due poliziotti sono finiti al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Al prima sono stati diagnosticati 30 giorni di prognosi per guarire, al secondo invece cinque giorni. Poche ore dopo, durante il trasferimento verso una struttura d’accoglienza anti-Covid di Trapani, una decina di tunisini hanno aggredito l’autista del pullman sul quale erano stati caricati e hanno travolto un carabiniere che – in servizio di vigilanza e scorta – ha provato a fermarli. Dieci, appunto, coloro che sono riusciti a scappare, a gambe levate, facendo perdere ogni traccia per le campagne di Cattolica Eraclea.
I poliziotti della sezione Volanti della Questura hanno formalizzato la denuncia, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Palermo, soltanto nella tarda serata di venerdì, ossia quando tutte le procedure di pre-identificazione e trasferimento erano di fatto concluse. E’ bastato dunque uno sbarco – di 82 persone appunto – per innescare disordini tanto nella tensostruttura della Protezione civile, quanto lungo la statale 115, all’altezza di Cattolica Eraclea, dove il gruppo di fuggiaschi è riuscito a dileguarsi.

 
 

Da Napoli a Licata, ma non soltanto, passando per Palermo. E’ un’associazione a delinquere di tipo gerarchico e piramidale – al cui vertice c’erano due nigeriani – quella che è stata scoperta dalle indagini della Squadra Mobile di Palermo con il coordinamento della Dda che è diretta dal procuratore capo Francesco Lo Voi. Ben 13 i fermi d’indiziato di delitto – emessi appunto dalla Dda – che, all’alba, hanno permesso di neutralizzare una delle principali roccaforti del traffico di sostanze stupefacenti del capoluogo siciliano.

L’operazione di polizia, nata dalle indagini condotta dalla Squadra Mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti, coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca hanno ricostruito come funzionava la presunta organizzazione. “Onwujiobi Joseph Nnoduchiamato OgaJoe, ossia capo, era l’intellettuale del gruppo, colui che si occupava del reperimento degli strumenti propedeutici alla conservazione del sodalizio criminoso nei momenti di fibrillazione, quali l’individuazione dei legali per le difese dei partecipi che fossero stati tratti in arresto, nonché si poneva quale trat-d’union con gli altri membri di vertice, – ha ricostruito la Questura di Palermo – mentre Emmanuel Solomon Gukas, intratteneva l’asse fornitore-acquirente-spacciatore di grossi quantitativi di sostanze stupefacenti, con l’ausilio di diversi soggetti in qualità di corrieri ed ovulatori. Altri membri del gruppo venivano individuati in Odoh  Christopher gestore di un proprio business illegale che si affidava alla struttura ed ai mezzi dell’associazione per garantirsi la disponibilità di sostanza stupefacente da rivendere, anche qualora fosse sprovvisto della liquidità economica necessaria, nonché dei canali di approvvigionamento propri di quest’ultima; in Okaofor John chiamato ‘Big Shark’ che – continua la Questura di Palermo – intratteneva i rapporti con gli “ ovulatori”oltre che essere preposto alla conversazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente; in Irriah Maryche era incaricata alla custodia presso la propria abitazione della droga e dei profitti della sua rivendita, oltre a fungere da corriere . Infine, figuravano – conclude la Questura – Steven Morgane Ewanyaho Collins, pusher delegati alla vendita al minuto ai tossicodipendenti. La compagine si avvaleva altresì dell’opera dell’italiano Scaglione Gioacchino con compiti logistici, fungendo da autista del gruppo disponibile ad accompagnare i membri dei vertice nei luoghi utili alla cura del loro business”.

Le indagini di polizia giudiziaria, curate dagli investigatori della sezione “Criminalità Straniera e Prostituzione” della squadra Mobile si avviavano  a fine aprile 2020 e venivano svolte sia con metodi d’investigazione tradizionale, quali osservazione, pedinamenti, sia avvalendosi d’intercettazione telefoniche ed ambientali , supportate da video-riprese che consentivano di documentare un traffico di droga del tipo “cocaina” ed “eroina” che giungeva a Palermo prevalentemente  dalla provincia di Napoli, per poi essere smistata , oltre che sulla locale piazza di spaccio, anche nei comuni di Marsala, Mazara del Vallo, Castelvetrano e Licata, “dove – scrive la Questura – incaricati alla commercializzazione al dettaglio erano rispettivamente gli italiani Casano Leonardo e Barbera Antonino, la connazionale Edidhala Precious detta ‘Cindy'” .

Il sodalizio criminoso era punto di rifornimento di una ramificata rete di spaccio locale e extra-provinciale anche per la “concorrenzialità” dei prezzi praticati nonché per la possibilità di far giungere importanti quantitativi di sostanza stupefacente,  nonostante le misure restrittive sugli spostamenti previste dalle norme volte al contrasto della diffusione del Covid-19. Per il trasporto, infatti, il gruppo si avvaleva di corrieri, la gran parte dei quali viaggiavano a bordo di pullman di linea o tramite treno, i quali nascondevano la sostanza stupefacente in confezioni di bagnoschiuma precedentemente svuotate, fra gli indumenti, all’interno di parti intime o ingerite, previo confezionamento in ovuli, anche 50 alla volta. A loro volta i pusher occultavano le dosi in bocca per consegnarle ai clienti, che raggiungevano tramite mezzi elettrici o biciclette in punti d’incontro concentrati prevalentemente nel centro storico, in particolare fra le vie del quartiere rionale di “Ballarò” e della Stazione centrale – via Oreto. Per ordinare o trasportare i quantitativi di sostanza stupefacente era stato coniato un vero e proprio glossario, con l’utilizzo di parole “in codice”.

La droga sequestrata, tutta di purissima qualità, aveva un valore all’ingrosso di circa 100.000,00 euro che sulle piazze di spaccio avrebbe reso sino a 300.000 euro a seconda della percentuale di sostanza con cui sarebbe stata tagliata. I provvedimenti restrittivi della libertà personale sono stati eseguiti in varie parti del Sud Italia, da Palermo sino a Castel Volturno, con l’ausilio di personale delle Squadre Mobili di Napoli e Trapani ed i destinatari associati nelle case di reclusione di competenza territoriale.

 
 
 

Gli attuali soggetti positivi a Ribera sono 25. La cifra è stata comunicata dall’Asp di Agrigento al sindaco Matteo Ruvolo. “I soggetti interessati si trovano in isolamento fiduciario presso il proprio domicilio, eccetto due che si trovano ricoverati presso l’ospedale di Sciacca”, aggiunge il sindaco.

Le autorità competenti stanno applicando i dovuti protocolli sugli eventuali contatti con altri individui avuti dai soggetti contagiati al fine di limitare il contagio tra la popolazione.
Matteo Ruvolo inviata i cittadini “ad un maggiore senso di responsabilità e si ribadisce quindi di evitare gli assembramenti nei pressi di scuole, uffici postali, banche e altri uffici”.

Invita i titolari di attività commerciali a vigilare su eventuali assembramenti all’interno e all’esterno dei propri locali. Ovviamente, il sindaco invita a indossare la mascherina a rispettare il distanziamento fisico e l’igiene costante delle mani.

Il Consiglio Comunale nella seduta del 14 dicembre 2020 ha approvato, con voto unanime dei Consiglieri presenti,  i nuovi emblemi araldici della Città di Bivona: lo stemma, il gonfalone e la bandiera civica.
Finalmente Bivona si riappropria del suo antico e originario stemma di Città Ducale: la prima Città siciliana ad essere stata elevata a Ducato nel 1554 per opera di Carlo V. Un atto non solo formale ma di grande valore sostanziale, che sarà ricordato nella storia della nostra Comunità.
Lo stemma attualmente utilizzato non è conforme alle caratteristiche tecniche degli emblemi araldici, così come prevede la normativa vigente.
L’attuale raffigurazione è frutto di interpretazioni errate avutesi nel corso degli anni.  L’iter per l’ottenimento del provvedimento di concessione dello stemma comunale della Città di Bivona è iniziato lo scorso anno nel mese di novembre. Si sono avute nel corso di questi mesi diverse interlocuzioni con l’Ufficio del Cerimoniale di Stato e le Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente per la concessione di emblemi araldici al fine di definire l’iter procedurale per il riconoscimento degli emblemi della nostra Città.
Nei prossimi giorni invierò la domanda di concessione per il riconoscimento dello stemma comunale, così come prevede la normativa; sarà trasmessa in duplice copia, una diretta al Presidente della Repubblica, l’altra al Presidente del Consiglio dei Ministri, allegando copia della deliberazione consiliare, i bozzetti degli emblemi araldici e relative blasonature.
Abbiamo scritto una bella pagina di storia per la nostra comunità, rimediando  ad un errore durato tantissimi anni e a cui nessuno aveva posto soluzione. Ci riappropriamo del nostro passato, delle nostre glorie, della nostra identità.
Il nuovo stemma di Bivona avrà una corona aurea ad otto torri, di cui cinque visibili, caratteristica specifica dei comuni insigniti del titolo di città.
Con la procedura di riconoscimento, anche il gonfalone comunale si vestirà a nuovo, in quanto, oltre a contenere lo stemma originario e antico di Bivona, riporterà la scritta “CITTÀ DI BIVONA” e sarà ornato con i ricami in oro. Abbiamo, inoltre, voluto per la nostra Città di Bivona la sua bandiera ufficiale che sventolerà assieme alla bandiera italiana, a quella della Regione Siciliana e alla bandiera europea. Orgogliosi di essere Bivonesi!!
Ringrazio la dott.ssa La Mela per aver seguito l’iter.

La scelta di dar luogo ad un convegno che potesse ricordare Gabriella Curella Taibi si carica di un significato ambivalente: il primo si sostanzia nel desiderio di ricordare, onorandola, una delle figure più importanti del panorama socio – culturale della nostra città nell’ultimo ventennio di storia; l’altro è consustanziato e succedaneo al primo: il fatto che un club service giovanile, quale il Rotaract che mi onoro di rappresentante in questo anno sociale, scelga di commemorare e ricordare una donna di tale elevatezza, operante nel sociale in decenni precedenti, credo che si carichi di una valenza simbolica e valoriale alquanto significativa. Per i meno giovani sarà una opportuna occasione di ricordo commemorativo che, mi auguro, possa essere incentivo ad operare e agire nel sociale con sempre maggiore generosità e coscienza; per i più giovani, variamente coinvolti all’iniziativa, e che non ebbero la fortuna di conoscere Gabriella, sarà un momento di particolare crescita, sulla stimolante imitazione di una donna che fu precorritrice di un impegno intelligente, caparbio, profondamente umano e di spiccata sensibilità a favore di una società, all’epoca restia al protagonismo civico al femminile. La società giovanile di oggi necessità di modelli positivi, belli, nel senso più completo e filosofico del termine, inteso nella sua accezione di bene. Spesso, ahimè, i modelli “regalati” dal web sono scarsamente educativi e conducono i fruitori di tali esempi verso il baratro della non-essenza, di una non vita. Non possiamo rischiare di costruire un cimitero di menti; per evitarlo abbiamo bisogno dell’esempio e dei valori filantropici di uomini e donne come Gabriella, protagonista attiva di un Umanesimo moderno. Il Rotaract Agrigento, composto da giovani tra i 18 e i 33 anni, ha voluto onorare la sua memoria con un convegno sulla prevenzione del carcinoma mammario, tenuto dalla dott.ssa Valentina Territo, ma anche un po’ egoisticamente, vuole carpire dalla testimonianza di chi l’ha conosciuta e vissuta, segnali di stimolo e incoraggiamento per operare sempre meglio. Credo che, più di ogni panegirico, il modo più degno di onorarla sia proprio seguire il di lei esempio. Exempla Trahunt.
Giuseppe Seminerio

Il Sindaco Francesco Miccichè e l’assessore Roberta Lala sono andati questa mattina nella casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa per consegnare 550 panettoni donati dall’assessore Lala e da distribuire ai detenuti e al personale civile e militare della casa della Casa Circondariale. Ad accoglierli sono stati il direttore Renato Persico, il comandante della Polizia Penitenziaria, Giuseppe Lo Faro, il comandante del Nucleo Traduzioni, Gesuela Pullara, il dirigente dell’Ente di Assistenza per il personale Giuseppe Di Rosa, la responsabile del servizio Uepe, dott. Rosa Maria Miraglia e Fabio La Marca in rappresentanza della popolazione popolazione detenuta. E’ stata un’occasione per fare gli auguri di Natale al personale e simbolicamente a tutti i detenuti.

Si terrà oggi pomeriggio alle ore 18,00 sulla piattaforma Zoom, un convegno che avrà per tema: “Prevenire è meglio che curare; conoscere e prevenire il tumore al seno”.

L’iniziativa, organizzata dal Rotaract di Agrigento, è dedicata alla memoria di Gabriella Curella Taibi, animatrice culturale e filantropa dalle straordinarie virtù, venuta a mancare l’anno scorso.

Sarà il presidente del Rotaract di Agrigento Giuseppe Seminerio ad introdurre i temi del convegno e ricordare la figura di Gabriella Curella Taibi; verranno rese anche diverse testimonianze da parte di Maria Giovanna Gualniera, vicepresidente Fidapa Agrigento, Carola De Paoli, presidente Ande Agrigento, Olga Milano, presidente Soroptimist Agrigento, Giuseppe Taibi, presidente regionale Fai e figlio di Gabriella Curella Taibi, Lelio Castaldo, giornalista direttore responsabile di sicilia24h.it e Daniela Spalanca, giornalista e scrittrice.

La relazione verrà affidata a  Valentina Territo, medico senologo e vincitrice del premio Veronesi “Laudato Medico” edizione del 2020 mentre le conclusioni sono state affidate a Alfio Di Costa, governatore Rotary distretto 2110 – Sicilia e Malta.

Erano giorni che si avevano notizie di Gianluca Sciacca, che disfattosi del braccialetto elettronico impostoglida un provvedimento dei giudici che lo avevano mandato agli arresti domiciliari per scontare una condanna ad oltre dieci anni di carcere per tentato omicidio, si era diretto, insieme alla sua compagna al confine con la Svizzera.
Ma è stato catturato al valico di Ponte Chiasso mentre cercava di passare il confine.

Oltre che di evasione è accusato, insieme alla ragazza, anche di rapina aggravata e lesioni per avere costretto una donna di Milano, fermata con violenza, a cedere la propria automobile. E con l’auto rapinata Scaccia ha compiuto l’ultimo percorso da uomo libero sino a Chiasso dove è stato catturato dagli agenti che lo aspettavano al valico.

La sua auto, dopo la rapina, è stata monitorata chilometro dopo chilometro perché munita di Gps satellitare.

Adesso sia Scaccia che la compagna, Valentina Mantione sono reclusi nel carcere di Como.

 

C’era pure l’imprenditore favarese Bruno Milazzo, 57 anni, nella lista dei 118 imputati del maxi processo “Aemilia” che ha svelato gli affari della ‘ndrangheta al Nord. L’agrigentino, in primo grado, era stato condannato a 5 anni di reclusione con l’accusa di intestazione fittizia di beni aggravata.

I giudici della Corte di appello di Bologna, accogliendo il ricorso dell’avvocato Angelo Nicotra, lo hanno assolto ritenendo che le operazioni contestate fossero del tutto lecite e, in ogni caso, in buona fede.

Milazzo, che per alcuni anni si era trasferito a Brescello e aveva intrapreso alcune attività imprenditoriali, era imputato per due fatti risalenti ad oltre dieci anni fa. In particolare gli contestava di avere occultato, attraverso alcune operazioni fittizie di intestazione di società e quote di esse, la partecipazione alle speculazioni di Alfonso Diletto, imprenditore edile di Brescello, considerato il numero due della cosca Grande Aracri a Reggio, e condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi per associazione mafiosa e altri reati nello stralcio abbreviato del processo Aemilia.

L’inchiesta ha avuto particolare risalto anche per il coinvolgimento dell’ex calciatore della Juve e della nazionale, con cui ha vinto il mondiale nel 2006, Vincenzo Iaquinta (condannato a un anno per possesso di armi) e del padre Giuseppe al quale sono stati inflitti 13 anni di reclusione per associazione mafiosa.

La difesa di Milazzo, in particolare, ha sostenuto che l’imprenditore aveva, in effetti, partecipato al Consorzio ma non “vi era prova che intendeva favorire Diletto e l’associazione mafiosa”. Tesi simile per l’acquisto di una società – la Ds Costruzioni -, oggetto del secondo capo di imputazione. L’avvocato Nicotra ha obiettato che si era trattato di una semplice operazione imprenditoriale fatta senza alcun intento di favorire nessuno.

La sentenza della Corte di appello, che ha inflitto quasi 700 anni di carcere ai 91 condannati (gli altri 27 fra cui Milazzo sono stati assolti o hanno beneficiato della prescrizione), conferma l’esistenza di una potente cosca della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.

Il processo sul presunto giro di diplomi “farsa”, rilasciati dagli istituti privati a chi pagava la consistente quota di iscrizione salvo poi non frequentare alcuna lezione, resta al tribunale di Agrigento.

Lo ha stabilito il gup Francesco Provenzano rigettando la richiesta della difesa secondo cui la presunta organizzazione, in base a quanto si ipotizza negli atti dell’inchiesta, “pare sia radicata a Ragusa, dove muove i primi passi l’indagine”. Di conseguenza è là che – è stato sostenuto – avrebbe dovuto essere trasferito il processo.

Il giudice, sciogliendo la riserva, ha invece respinto la richiesta ritenendo che il processo si debba celebrare ad Agrigento.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all’università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Gli stessi difensori chiedevano di dichiarare nulli i capi di imputazione “perchè estremamente generici e indeterminati”. Anche su questo la riserva è stata sciolta rigettando la richiesta. Cittadinanzattiva, associazione che si occupa di tutela dei diritti dei cittadini, intanto, si è costituita parte civile. Uno dei presunti promotori dell’associazione sarebbe stato l’ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi “D’Annunzio” di Ispica.

L’indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il “diplomificio” avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro “regalato” per potersi iscrivere all’università

Il 12 gennaio si torna in aula e l’udienza preliminare entrerà nel vivo con la scelta dei riti da parte dei difensori. “