Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 369)

La morte avvenne il 16 luglio del 2013 dopo una caduta accidentale che ha determinato una frattura cranica occipitale e dopo un ricovero in un ospedale Agrigentino e il successivo trasferimento in un ospedale dell’Asp di Caltanissetta. Gli eredi, per ottenere il risarcimento dei danni, citano le due Asp e in primo grado – sentenza del 22 luglio scorso – il tribunale di Caltanissetta dichiara la responsabilità dei sanitari.

Le Asp di Agrigento e Caltanissetta erano state convenute per omissione terapeutica consistita “nell’omesso, immediato, trattamento emodialitico, causa del decesso”. Accogliendo la domanda risarcitoria degli eredi della donna che è morta, il tribunale ha, dunque, condannato l’Asp di Agrigento in misura del 10 per cento e quella di Caltanissetta per il restante 90 per cento.

L’azienda sanitaria provinciale della città dei Templi ha già predisposto la liquidazione di 102.547,54 euro, di cui 98.619,59 euro per risarcimento danni, interessi legali, rimborso spese mediche e funerarie. Impegno di spesa perché non è stata proposta istanza di sospensione dell’esecutività. Ma l’Asp di Caltanissetta ha proposto appello ed ha citato tanto gli eredi quanto l’azienda sanitaria provinciale di Agrigento a comparire all’udienza del prossimo 16 gennaio davanti la Corte d’appello di Caltanissetta. L’Asp Nissena chiede una nuova Ctu finalizzata all’estromissione di ogni responsabilità dei sanitari che hanno avuto in cura la donna, “avendo agito con prudenza, diligenza e perizia” e “la dichiarazione che la morte avvenne per cause naturali o in subordine ritenere che la maggiore responsabilità è imputabile al comportamento omissivo dei sanitari dell’Asp di Agrigento o, in ulteriore subordine, ottenere la riduzione dell’ammontare del danno liquidato”.

L’Asp di Agrigento però non ci sta e per ottenere il rigetto delle pretese formulate in danno dell’azienda sanitaria provinciale ha deciso di costituirsi nel giudizio di appello ed ha già conferito l’incarico professionale di rappresentanza dell’ente all’avvocato Rossana Castaldo del foro di Agrigento.

Nel luglio del 2013, la donna si recò al pronto soccorso di un ospedale Agrigentino (non viene indicato quale negli incartamenti dell’Asp della città dei Templi) a causa di una caduta accidentale che aveva determinato una frattura cranica occipitale con presenza di iperkaliemia moderata, trattandosi di una persona emodialitico. La donna, dall’Agrigentino, venne trasferita in un presidio ospedaliero dell’Asp di Caltanissetta dove è, appunto, spirata il 16 luglio del 2013.

 

Fortunatamente sono tutti negativi al tampone rapido per il Covid, i 134 passeggeri giunti in Sicilia sull’ultimo aereo proveniente da Londra dopo la notizia della mutazione del virus già identificata nel Regno Unito.

Adesso bisognerà aspettare l’esito dei tamponi molecolari.

I medici dell’Asp di Palermo e dell’Usmaf (ufficio della sanità aeroportuale, portuale e di frontiera), Polaria, Enac, Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo, e GH Palermo hanno attivato il canale sanitario con ingresso lato Air side, dove i passeggeri sono stati sottoposti a doppio tampone: antigenico e molecolare. Adesso, i passeggeri dovranno osservare 14 giorni di isolamento fiduciario. Le autorità sanitarie hanno inoltre acquisito le liste passeggeri, per monitorare l’andamento della quarantena di coloro che erano a bordo dell’aereo. Il volo è ripartito per Londra ieri alle 22. A bordo c’erano 44 passeggeri.

Si è trattato dell’ultimo volo in arrivo dal Regno Unito, almeno fino al 6 gennaio 2021, per effetto dell’ordinanza del ministero della Salute, pubblicata oggi, “che blocca i voli in partenza dalla Gran Bretagna e vieta l’ingresso in Italia di chi negli ultimi 14 giorni vi è transitato”.Sono 1.115 i cittadini che, dal 14 dicembre scorso hanno fatto ingresso nel territorio siciliano provenendo dal Regno Unito. Dei 1.115 cittadini arrivati dal Regno Unito, in  Sicilia negli ultimi giorni, «636 hanno già effettuato il tampone molecolare (ovviamente negativo) prima di arrivare nell’Isola. Tali dati – ha spiegato Razza – sono stati estratti dagli uffici dell’assessorato regionale alla Salute e sono già nella disponibilità dei Dipartimenti di prevenzione delle Asp per tutte le misure del caso contenute nella nuova ordinanza del ministro Roberto Speranza».

Sambuca di sicilia è Covid free.

Ad oggi non ci sono positivi nel comune in provincia di Agrigento. Ma nel borgo agrigentino si sono vissuti due mesi terribili, da quando scoppiò un focolaio in una RSA che provocò il contagio di anziani e personale e il decesso a distanza ravvicinata degli ospiti della struttura.

“L’esito degli ultimi due tamponi che aspettavamo è risultato Negativo – ha dichiarato il sindaco Leo Ciaccio – A 2 mesi esatti dall’istituzione della zona rossa, a prescindere dai bollettini dell’Asp, vi comunico che la nostra Sambuca torna a contagi Zero. Sono stati due mesi difficili. Abbiamo registrato più di 170 persone positive al Covid-19 ma non abbiamo mai smesso di lottare, non ci siamo risparmiati e non ci siamo arresi. Abbiamo pianto i nostri morti, ben 17. Ora tiriamo un sospiro di sollievo, con la consapevolezza che questa impari battaglia non è finita. Non dobbiamo abbassare la guardia e dobbiamo rispettare le regole.”

 

Buone notizie per Raffadali. Dopo decenni d’attesa è arrivato l’ok per mettere in sicurezza il rione Barca. Ad annunciare l’importante notizia è il governatore di Sicilia, Nello Musumeci. Ad occuparsi della questione sarà  la struttura contro il dissesto idrogeologico, guidata dal presidente della Regione. L’importo complessivo dell’appalto è di sei milioni e duecentomila euro l’importo complessivo dell’appalto. 
C’è tempo – fanno sapere dalla Regione – sino all’11 febbraio del 2021 per presentare le domande di partecipazione. Da quel giorno potrà iniziare il countdown per il consolidamento di un’area a dir poco problematica che ha un indice di pericolosità P2 sotto il profilo geomorfologico, ma c’è soddisfazione per una situazione che può dirsi finalmente sbloccata. Ci troviamo a ridosso del centro storico, nella parte a monte che si sviluppa fra due valloni denominati ‘Barca’ all’interno dei quali si estende una zona di circa sette ettari costituita da una coltre detritica argillosa. L’obiettivo è quello della salvaguardia di una porzione significativa dell’abitato, con opere di stabilizzazione di varia natura nell’area a sud di via Nazionale. Da un punto di vista tecnico, le soluzioni, previste da un progetto che è stato redatto nel 1988 e adeguato alle nuove esigenze, consistono nella collocazione di pali posti a quinconce, nella riduzione della pendenza del suolo con gradoni sostenuti da gabbionate con funzione di drenaggio, e nella sistemazione idraulica dei due compluvi con interventi trasversali di brigliatura. Si procederà – concludono dalla Regione – inoltre con la costruzione di opere di sostegno in cemento armato e con la risagomatura dell’alveo”

 

Le cause che hanno innescato la scintilla iniziale non sono chiare. I poliziotti del commissariato di Licata, in attesa della consegna della perizia dei vigili del fuoco, hanno avviato, già durante la notte fra sabato e ieri, le indagini. E’ mistero infatti su cosa abbia fatto divampare l’incendio nel ciclomotore di una giovane licatese.

Il mezzo era stato lasciato parcheggiato in corso Roma quando, poco prima delle 3,20, sono scoppiate le fiamme. Lanciato l’allarme, sul posto si sono immediatamente precipitati i vigili del fuoco del distaccamento cittadino e gli agenti del commissariato di polizia. I pompieri, idranti alla mano, hanno cercato di salvare il salvabile e sono rimasti al lavoro, rimettendo tutto in sicurezza, fino alle 4,45 circa. Spento il rogo, i poliziotti – assieme ai pompieri – si sono occupati del cosiddetto sopralluogo di rito. Accanto allo scooter non sono state trovate tracce di liquido infiammabile, né taniche o bottiglie sospette. Elementi indispensabili per poter parlare, fin da subito, di un incendio dalla matrice dolosa.
Ciclomotore distrutto dalle fiamme, è mistero sulle cause
„Ipotesi che, però, ieri mattina, non risultava essere affatto scartata dagli investigatori. Agli atti, le cause dell’incendio erano “ancora in corso d’accertamento”. Servirà, di fatto, del tempo per lasciar progredire l’attività investigativa e mettere dei punti fermi sull’accaduto. I poliziotti, come procedura investigativa esige, hanno già ascoltato la proprietaria del ciclomotore: la giovane licatese. E non è escluso che, nel tentativo appunto di far chiarezza, la ragazza possa tornare ad essere ascoltata ancora una volta. E’ stata anche data un’occhiata approfondita su corso Roma per verificare la presenza, o meno, di eventuali telecamere di video sorveglianza pubbliche o private.
 

Il potenziamento dei servizi di vigilanza sia nel centro storico che poteva essere – ed è stato – “teatro” della folle corsa ai regali di Natale dell’ultimo minuto, nonché su San Leone: luogo di ritrovo della movida pre-lockdown era stato disposto, nei giorni scorsi, dal prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa durante l’ultimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. In campo, tanto in via Atenea e al viale Della Vittoria quanto a San Leone e al Villaggio Mosè, sono tornati a scendere polizia, carabinieri, Esercito con i militari dell’operazione “Strade sicure”, ma anche agenti della Municipale.

Unico e solo l’obiettivo: prevenire gli assembramenti. Obiettivo che s’è tradotto, di fatto, nel garantire le distanze interpersonali e nel corretto utilizzo delle mascherine di protezione anti-Covid. L’ultimo week end di “libertà” – prima che si torni a fare i conti con giorni “arancioni” e “rossi” – è stato caratterizzato da un’azione di controlli.

Tanto sugli agrigentini quanto sugli esercizi pubblici. Sono state elevate delle multe (numeri che verranno diramati nelle prossime ore dalla Prefettura), ma molti di più sono stati i richiami all’ordine e al rispetto delle prescrizioni anticontagio. Per le festività natalizie, i controlli si concentreranno sulle sedi e le zone ritenute più esposte e a rischio e attenzione particolare verrà prestata sugli spostamenti tra Comuni.

 
 
 
 

Ad Agrigento la via Vallicaldi, tra via Atenea e piazza Ravanusella, si è trasformata in una perenne discarica di rifiuti. Su iniziativa del vice sindaco e assessore al ramo, Aurelio Trupia, la zona è stata ripulita e sono stati collocati dei contenitori della spazzatura differenziata, invitando gli abitanti della zona a differenziarla nelle proprie case e a conferire in modo ordinato, anche in assenza di propri mastelli. Lo stesso Trupia commenta: “Lo scopo è quello di cominciare a lavorare in una zona dove finora la differenziata non veniva effettuata evitando di creare ancora una volta discariche abusive di rifiuti indifferenziati che, tra l’altro, costano molto di più al Comune”.

Al fine di ampliare il porticciolo turistico di San Leone per diversificare l’offerta turistica del territorio, la Giunta Micciché ha deliberato di partecipare ad “Italia city branding 2020” della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta di un’iniziativa che mira a raccogliere dei progetti per selezionare alcune città pilota con le quali elaborare e attuare un piano di investimenti. E Agrigento ha avanzato la sua proposta per aumentare il potere attrattivo e lo sfruttamento turistico-ricettivo della zona balneare: un piano di lavori da 15 milioni di euro. Ebbene, la struttura di Missione Investitalia della Presidenza del Consiglio dei ministri ha approvato la graduatoria finale delle proposte progettuali presentate in risposta all’avviso pubblico “Italia City Branding 2020”. E Agrigento si è collocata al 28esimo posto su 60 progetti presentati ed è stata ammessa al finanziamento delle spese di progettazione, ovvero di 900 mila euro, alle quali parteciperà con un contributo da 100 mila euro.

Il direttivo dell’Abba, l’associazione Bed and breakfast di Agrigento, in presenza del consigliere comunale e componente della commissione Turismo e Spettacolo, Carmelo Cantone, ha incontrato al Comune il sindaco, Franco Miccichè. L’Abba, dopo aver ricordato quanto fatto fin ora in autonomia per la città, tra cartellonistica in centro storico, promozione del territorio con video spot e gazebo info point nella valle dei Templi, ha sottolineato la propria importanza come ponte tra il turista e l’amministrazione comunale, accogliendo al proprio interno un notevole numero di strutture ricettive extralberghiere efficienti e collaborative. La vice presidente, Arianna Nicosia, afferma: “Dobbiamo approfittare di questo periodo di stand by per preparare la città alla nuova apertura e non farci cogliere impreparati al nuovo e più corposo flusso turistico che ci sceglierà come prossima meta”. Il presidente dell’Abba, Settimio Vinti, commenta: “Le basi per un reale rinnovamento ci sono e sarà nostro compito cogliere ogni opportunità affinchè la collaborazione tra privati e pubblico possa restituire alla nostra città il lustro che merita”.

L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento ha scoperto nel territorio di Favara, nella zona dell’ex miniera Lucia, parecchie discariche che contengono diversi materiali, anche pericolosi. Il coordinatore Claudio Lombardo afferma: “La cosa è particolarmente grave perchè una di queste discariche ha invaso l’alveo del fiume Naro e presto tutto questo materiale andrà a finire nel mare di Cannatello. Da qualche giorno la discarica si è arricchita di una nuova presenza: sono stati depositati centinaia e centinaia di copertoni di bici, la cui provenienza sarebbe facile da scoprire. Questi fatti, di una gravità inaudita, ci fanno capire che c’è gente che non rispetta la propria e l’altrui salute! Abbiamo allertato le Forze dell’Ordine per le necessarie indagini e per far eliminare tale pericolo per la salute”