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Potrebbe allargarsi l’inchiesta della Procura di Agrigento e della guardia di Finanza, in merito al sequestro preventito di quasi 4 milioni di euro alla Sicania Soccorso, l’associazione di volontariato accusata di aver incassato soldi pubblici per dirottarli su una ditta individuale. Anche l’Asp adesso nel mirino, in merto alla gestione e all’utilizzo dei contributi. E così dagli accertamenti fiscali della Guardia di Finanza e dal rapporto giudiziario risalente al dicembre del 2017, potrebbero esserci nuovi risvolti investigativi.

Si legge anche nella richiesta di sequestro preventivo ad opera del procuratore Patronaggio e del Sostituto Bisso come “appare suscettibile di ulteriori adeguati accertamenti da parte di codesto Pm la circostanza che a fronte di ingenti finanziamenti (1.576.344,91€) da parte dell’Asp di Agrigento in cinque anni, tale azienda non abbia mai controllato la documentazione di cui l’associazione Sicania Soccorso avrebbe dovuto essere in possesso per ottenere tali finanziamenti, e nulla abbia nel tempo eccepito su una gestione visibilmente carente per come sopra dimostrato, segnatamente nel numero dei soci, troppo ristretto per la finalità di volontariato, e gravemente condizionato nella soggettività di essi, marito e moglie, atteso che gli esborsi sono stati davvero enormi e di per sé impassibili per una sedicente attività di volontariato e senza fine di lucro. L’indagine potrebbe avere altri e significativi risvolti.”

 

Nell’ambito dell’operazione denominata “Sipario”, gli uomini della guardia di finanza di Catania stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 persone nell’ambito di un’inchiesta antimafia della Dda della Procura etnea contro il clan Cappello-Carateddi:

Vittime imprenditori ed artisti. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, estorsioni ed intralcio alla giustizia. Per quest’ultime due accuse è contestata anche l’aggravante di aver favorito la mafia.

In tutto sono 34 le persone indagate e 70 i militari della Finanza impegnati nel sequestro di quote sociali e patrimoni di tre società del capoluogo etneo operanti nel settore dei bar e della ristorazione, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.

I coordinatori provinciali del Movimento “Servire Agrigento”, Raoul Passarello e Giuseppe Sortino , intervengono in riferimento ai ritardi nell’attivazione del reparto covid all’Ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera. Passarello e Sortino affermano: “Nel giorno in cui entrano in vigore le nuove misure per contenere il contagio e si istituiscono nuove zone rosse anche in provincia di Agrigento, il Covid Hospital di Ribera appare sempre più una struttura fantasma. Zero ricoveri e tempi di apertura ancora incerti, mentre i posti letto del reparto di medicina dell’ospedale di Sciacca adibito a degenza ordinaria covid sono tutti occupati. Ad un anno dal primo lockdown la macchina dell’emergenza in provincia appare inspiegabilmente ingolfata e inadeguata rispetto all’esigenza di fornire risposte adeguate e assistenza ai malati covid”.

La Camera penale “Giuseppe Grillo” di Agrigento, presieduta da Angelo Nicotra, ha deliberato l’adesione alla protesta indetta dall’Unione delle Camere penali italiane che hanno dichiarato l’astensione dalle udienze per tre giorni, dal 29 al 31 marzo. La protesta è contro meccanismi processuali ormai farraginosi e spesso privi di logica sistematica a causa delle tante riforme emergenziali che nei decenni sono intervenute sempre per restringere le garanzie, così togliendo effettività al rito accusatorio. A ciò si aggiunge anche la pandemia con tutte le difficoltà organizzative che ne derivano, e la mancata digitalizzazione dell’attività giudiziaria, tra depositi tramite pec, accreditamento e accesso ai portali anche per la consultazione dei fascicoli processuali, facilitazioni delle interlocuzioni con pubblici ministeri e giudici, e notifiche.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico del Tribunale, Antonio Genna, ha inflitto un anno di reclusione ciascuno a 13 migranti imputati di avere violato il divieto di reingresso in Italia sbarcando a Lampedusa lo scorso 20 novembre. Gli stranieri, di nazionalità tunisina e marocchina, arrestati dalla Squadra mobile di Agrigento, sono stati destinatari di un decreto di espulsione emesso da diverse Prefetture d’Italia. Tuttavia hanno violato tale provvedimento. Pertanto, il pubblico ministero Emiliana Busto ha disposto il giudizio direttissimo. Gli arrestati sono stati difesi tutti di ufficio dall’avvocato Gianfranco Pilato.

Roberto Di Mauro,Vicepresidente vicario dell’Ars, a margine dell’inaugurazione dell’hub provinciale di Agrigento al Palacongressi di Villaggio Mosè, ritiene la giornata di oggi fondamentale per dare assistenza ai cittadini e garantire una decisa accelerazione alla lotta al Covid 19.

“Nella lotta al covid aver aperto un hub provinciale è un deciso passo in avanti nella battaglia a questo male invisibile e letale che da più di un anno blocca le nostre vite.

La concertazione istituzionale tra Regione,Ente Parco,Asp e Protezione Civile ha dato un risultato concreto e darà uno slancio alle vaccinazioni.

Il Palacongressi, una struttura spaziosa e funzionale è già attrezzata per garantire i livelli di sicurezza e di assistenza con 42 postazioni che nel giro di poco tempo a regime permetterà fino a 4000 mila vaccinazioni al giorno.

Tra l’altro l’Asp di Agrigento sta potenziando la dotazione organica in questa fase emergenziale che è indispensabile per migliorare l’assistenza e i servizi sanitari sul territorio.

Già da oggi si è iniziato questo cammino senza soste, dispiace che qualcuno vuole fare polemiche fuori luogo e in questo momento strumentalmente lancia messaggi distorti e che possono creare divisioni senza alcuna motivazione valida.

Io mi batterò e seguirò il cammino di questo hub come tutte le altre strutture vaccinali in provincia nella direzione del buon andamento e della velocizzazione del sistema per arrivare quanto prima all’immunità di gregge.

A oggi non c’è altra strada che la vaccinazione e i siciliani e gli agrigentini devono essere messi in condizione di tutelare la propria salute per sé e per gli altri e le Istituzioni devono essere collaborative e incisive.”

 

La sindaca di Favara Anna Alba con regolare ordinanza comunale n 53 del 15 marzo, ha sospeso fino al prossimo mercoledì 17 marzo, l’attività didattica in presenza presso il plesso centrale dell’istituto comprensivo “Gaetano Guarino”.

L’ordinanza si è resa necessaria seguito  della comunicazione della dirigente scolastica che comunicava la positività in un alunno frequentante la scuola secondaria di primo grado, classe 2B. In ragione di ciò la sindaca ha disposto la chiusura del plesso scolastico e la contestuale sanificazione straordinaria della classe e del bagno “esclusivamente ai fini di prevenzione e solamente con proposito precauzionale per la salvaguardia della salute pubblica”.

La chiusura del plesso scolastico e la sospensione temporanea dell’attività didattica  va dal 15 al 17 marzo 2021, con la ripresa regolare dell’ attività scolastiche prevista per giovedì 18 marzo  “salvo revisione in relazione all’evoluzione epidemiologica dell’infezione accertata, nel pieno rispetto di quanto proposto dal Dipartimento di prevenzione dell’ASP di Agrigento”.

La scorsa settimana erano state chiuse, sempre per positività al Covid-19, la sede centrale dell’I.C. “Brancati” dove era risultato positivo, a seguito di tampone molecolare un alunno della 2C della scuola secondaria di 1° grado; e il plesso “Monsignor Giudice” dell’I.C. “Falcone e Borsellino” per positività di un soggetto frequentante la classe 2B. Anche in questi istituti, oltre alla sospensione temporanea delle attività didattiche in presenza, è stata disposta la sanificazione straordinaria dei locali interessati.

Ricercato da diversi mesi, è stato trovato dai poliziotti del Commissariato di Canicattì, all’interno di una struttura ricettiva a Canicattì dove aveva temporaneamente preso alloggio. In manette è finito un 60enne di Lentini (Siracusa), gravato da un provvedimento di carcerazione. A suo carico era stato spiccato un ordine di esecuzione per la carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Gela, al fine di espiare 3 anni e 3 mesi di reclusione, per il reato di calunnia. Dopo le formalità di rito l’uomo è stato tradotto al carcere di Caltagirone.

Sempre a Canicattì, individuato il presunto responsabile del furto aggravato di un veicolo. Gli agenti del Commissariato di Canicattì hanno notificato ad un 21enne, un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento, con la quale è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora, nel territorio del Comune di Canicattì, con divieto di allontanarsi senza autorizzazione, con la prescrizione di restare presso la propria abitazione dalle 20 alle 07 di ogni giorno. Poiché lo stesso si trova attualmente in regime di arresti domiciliari, per un’altra precedente misura, l’ultimo provvedimento verrà eseguito successivamente.

Dopo Raffadali anche Palma di Montechiaro diventa zona rossa. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha istituito due nuove zone rosse in Sicilia: sono i comuni di Caltanissetta, e appunto Palma di Montechiaro. L’ordinanza entrerà in vigore domani, 16 marzo, e sarà valida per i successivi 14 giorni, fino al 30 marzo. Il provvedimento, che prevede anche la chiusura delle scuole, è stato richiesto dai sindaci delle due città, e si è reso necessario a causa di un repentino aumento dei contagi, registrati negli ultimi giorni, e certificato dalle rispettive Asp. Accolta la richiesta del sindaco di Palma, Stefano Castellino, che nei giorni scorsi, aveva firmato un’ordinanza che, di fatto, anticipava le misure imposte dalla zona rossa.

A lanciare l’allarme sono stati i passeggeri di un treno in transito sulla tratta Palermo – Agrigento che, guardando dai finestrini del convoglio, hanno visto nei pressi della linea ferrata il corpo di una donna a terra.

Quando i primi soccorsi sono arrivati sul posto, in un tratto ferroviario tra le campagne di Altavilla Milicia e Santa Flavia, nel Palermitano, per lei ormai non c’era più nulla da fare: i sanitari ne hanno solo potuto accertare il decesso.

La vittima, in un primo momento, non è stata identificata. Il cadavere è stato rinvenuto in una pozza di acqua e dopo poco aver iniziato le indagini gli agenti hanno avuto modo di dare un nome alla vittima.

Si tratterebbe di Giovanna Allegra, 40enne residente a Termini Imerese. La sua scomparsa, ieri, era stata denunciata dalla madre ai carabinieri e aveva raccontato che la figlia l’aveva chiamata e le aveva detto di trovarsi a Casteldaccia.

Secondo una prima ricostruzione degli agenti della Polfer che indagano coordinati dalla procura di Termini Imerese, Giovanna Allegra, si sarebbe incamminata lungo i binari ma ancora non si conoscono le cause della morte. La prima ispezione del medico legale non avrebbe dato altre risposte. Nessuna pista è esclusa. Il pm di turno ha disposto l’autopsia.