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Sono circa 70mila i siciliani, tra studenti e lavoratori, che vivono fuori dall’isola, soprattutto nel nord Italia, che torneranno questa settimana per trascorrere le festività natalizie, e di fine anno, con i loro familiari. Con il numero dei contagi da Covid-19 in aumento cresce la preoccupazione. A quanti tornano in Sicilia, si aggiungono i turisti attesi in questi giorni, anche se negli ultimi giorni in tutta Italia si sono verificate diverse disdette. L’arrivo della variante Omicron, e la prospettiva di un aumento esponenziale dei contagi, hanno infatti consigliato a molti di rinunciare a viaggi e vacanze per i giorni di Natale e Capodanno.

Quest’anno c’è lo spettro della variante Omicron e di un contagio che può raggiungere numeri incontrollabili a gennaio. A ciò si aggiungono anche possibili nuove restrizioni che dovrebbe adottare il Governo nazionale il prossimo 23 dicembre, quando è atteso il Consiglio dei Ministri. I controlli previsti sono affidati al buon senso, in questi giorni molti giovani tornati dal Nord, e sbarcati negli aeroporti siciliani si sono sottoposti a tampone prima di riabbracciare i familiari, ma non esiste un percorso obbligatorio. Per viaggiare occorre essere muniti di Green pass, quindi vaccinati o in possesso dell’esito di un tampone negativo.

Negli aeroporti i tamponi sono obbligatori, come deciso dal governo Draghi, anche per i vaccinati che arrivano dall’Estero, ma per chi giunge da tutte le destinazioni italiane non vi è alcun controllo. Al porto di Palermo invece i controlli del Green Pass si limitano alla nave da Tunisi. Per quanto riguarda i treni a lunga percorrenza ci si limita a controllare il Green Pass base. E chi ha deciso di arrivare in Sicilia in auto, attraversando lo stretto di Messina, dovrà esibire, così come introdotto dal governo Draghi, il Green Pass base per salire sul traghetto.

Le festa natalizie iniziavano con la preparazione del “RASOLIO” fatto in casa con alcool puro acqua calda e aromi diversi comprati dal droghiere per eccellenza “CARATOZZOLO” in via Atenea. C’erano diverse varietà del rosolio di diversi gusti e colori da offrire durante le feste ad eventuali ospiti che venivano a casa per gli auguri.
Il sedici di dicembre, dopo la festa dell’Immacolata, nelle famiglie si preparavano i dolci tipici natalizi della nostra tradizione GIURGINTANA. In cucina le nostre mamme e le nostre nonne insieme alle ragazze di casa preparavano i dolci natalizi: I PURCIDDRATI con i fichi secchi, i MASTAZZOLI con farina e vino cotto, e i dolci semplici di pasta frolla. Nelle case c’erano odori e fragranze straordinari e intensi odori di ammoniaca usata per la loro preparazione. Era davvero una bella festa vedere la preparazione di quei dolci tradizionale ma il dolce che più attirava la mia attenzione era “U PANI DI SPAGNA” difficilissimo da preparare con uova farina zucchero ed aromi particolari. Lo vedevo preparare da mia madre aiutata dalle mie sorelle. prima si sbattevano le uova separando il rosso dal bianco, poi si aggiungeva lo zucchero e la farina e si infornava nel forno caldo.
Tutti aspettavamo il risultato migliore ovviamente poiché qualche volta succedeva che il pan di spagna forse per la temperatura sbagliata del forno non lievitava bene e di conseguenza veniva fuori un dolce non effettivamente come doveva venire. In ogni caso noi lo mangiavamo lo stesso ma mia madre ovviamente manifestava molto disappunto per il mancato successo.
Se riusciva bene era davvero una bella festa, mai più ho mangiato una prelibatezza simile in vita mia dopo quelli fatti da mia madre e mia nonna.
I dolci venivano consumati tutte le sere con i vicini di casa o i parenti che venivano a giocare a carte o a tombola dopo cena.
La tanto attesa sera della vigilia di Natale, attesa da tutti quanti, grandi e piccoli era vissuta in maniera molto intensa. Il giorno prima mio padre aveva portato i ceci da “CALLIARE” da Pedalino in via Garibaldi, l’unico in città a fare bene questo lavoro. Mio zio Alfonso che aveva l’orto, portava a casa mia i migliori Cavolfiori rigorosamente rossi, Ravanelli lunghi rossi, ” LA MURTIDDRA” da mangiare alla fine dei pasti, Finocchi, Spinaci e Cardi che dovevano essere utilizzati per la cena della vigilia da passare tutti quanti insieme.
Mia madre già di prima mattina del giorno prima fino a pochi minuti dall’inizio della cena, preparava diversi piatti della tradizione natalizia: Baccalà in umido, lessato e fritto; Cavolfiori lessi, in umido e fritti con la pastella, cardi lessi conditi e fritti con la pastella, spinaci lessi con aglio. Tutte queste pietanze rappresentavano “l’antipasto” seguito dai calamari fritti come piatto principale. Il pasto era accompagnato dal vino rigorosamente “di casa” e da una bevanda simil aranciata o coca cola preparata con le bustine e una fiala di essenza anch’esse comprate in drogheria. la preparazione di queste bevande era davvero un rito a tavola. Mio padre eseguiva l’intera operazione con la massima diligenza. Al termine della cena si gustavano i finocchi e i ravanelli e gli aranci o mandarini; e la classica murtiddra gialla. dopo aver sparecchiato la tavola iniziavamo a giocare a tombola o con le carte a “MINICHEDDRU” il famoso due di spade che faceva vincere tutta la somma puntata nel piatto. Si giocava assaggiando i “CECI CALLIATI”, le noci e le mandorle e le noccioline americane abbrustolite, seguiti per i più gradi, da qualche bicchierino di rosolio. La cena terminava alle undici e poi di corsa si andava per le strade per assistere alla novena fatta davanti “LA FIGUREDDRA” con i ragazzi che accendevano i fuochi per saltarli da una parte all’altra, oppure si andava in chiesa ad assistere alla messa e vedere i presepi realizzati dai preti.
Il giorno di natale era un trionfo della carne preparata in mille modi già molto presto dalle donne di casa mentre gli uomini andavano in piazza a fare gli auguri agli amici. In tutte le case e condomini si sentivano i forti profumi e le fragranze dei piatti che le donne preparavano. Il pranzo iniziava con la degustazione della pasta a forno preparata con abbondante CAPULIATO MISTO,piselli, mortadella a pezzi e formaggi vari.
Le porzioni erano davvero abbondanti Dopo a tavola veniva servito il piatto principe che non mancava in nessuna famiglia:”U CAPUNI IMBOTTITO” rigorosamente “di casa” lessato con cipolle,patate, sedano e pomodoro. Il brodo veniva utilizzato la sera, per mantenersi leggeri con un po’ di pastina. Dopo veniva servito il classico capretto cucinato a forno con le patate e “u BRUSCIULUNI di CUTINI”. Dopo i secondi piatti arrivavano i contorni a base di verdure lesse o insalate di ravanelli e finocchi per “digerire”. I dolci venivano serviti, dopo aver fatto sparecchiare la tavole. Di solito erano a base di ricotta. Naturalmente non mancavano mai la CASSATA con la frutta candita e i CCIARDUNA” . Fichi secchi, datteri, noccioline, noci e ceci calliati chiudevano il pranzo, con il solito bicchierino di rosolio. Ovviamente non esisteva ancora il panettone e il pandoro conosciuto all’epoca solo da poche famiglie, dato il costo elevato per quei tempi e ancora poco conosciuti dal popolo in generale.
Un panettone da un kg. negli anni 60′ costava come quindici litri di benzina di oggi cioè al cambio attuale quasi 20 euro. Oggi un panettone costa meno di 3 euro.
La sera, dopo aver giocato a tombola o a carte tutto il pomeriggio, le donne di casa già alle 20 preparavano la tavola per tutti come se quell’abbondante e devastante pranzo fosse stato già abbondantemente digerito. A tavola si portava il brodo del cappone con la pastina e tutte le pietanze rimaste sia la sera prima che il giorno stesso.
Per Santo Stefano a parte una minestra di cavoli particolari chiamati “TRUNZI DI FERA” si mangiavano gli avanzi dei due giorni precedenti che erano davvero abbondanti. Normalmente per 10 persone in genere si cucinava con gli stessi ingredienti per 40 persone. Per tutti i giorni tra natale e capodanno a casa si mangiava in maniera leggera: minestre, zuppe e verdure per smaltire le abbondanti porzioni delle cene e del pranzo natalizio in attesa della cena di fine anno.
La cena di fine anno era a base di “SPINCIONI” e di MMISCATE fatti rigorosamente a casa . Gli “spincioni” erano imbottiti di carne e broccoli e di “ZARCHI” selvatici con salsiccia e patate. Una classica variante allo “spincione” era la pizza di casa molto più semplice con sarda salata aglio e pomidoro ed origano. Le “mmiscate”, erano a base di pasta di farina con cavolfiori e tritato oppure con olive nere e mortadella.. Dopo gli “spigioni e le mmiscate” mangiati ancora caldi appena sfornati, venivano serviti il baccalà i cardi e i cavolfiori nelle stesse varianti serviti a Natale. Il cenone terminava con una insalata a base di arance, “cipollette” e aringa affumicata e la frutta secca tipica. Non veniva servito nessun tipo di dolce da consumare per il pranzo del giorno dopo. Ovviamente si sconosceva lo zampone con le lenticchie ancora sconosciuto al popolo in generale. A mezzanotte si brindava con una bottiglia di spumante e una fetta di “PANI DI SPAGNA” preparato a casa.
Quasi tutti restavano a casa pochissimi andavano a qualche festa da ballo anche perché la mattina dopo si dovevano alzare presto per la messa e per preparare il pranzo. Il pranzo del primo dell’anno era quasi simile a quello di Natale c’erano poche varianti. Assolutamente non doveva mancare la pasta a forno, il capretto e il cappone. Qualche famiglia preparava le polpette di carne o i piccoli “brusciuluna” di carne con dentro il tritato di cui io andavo pazzo. La sera del primo dell’anno la solita minestrina e i soliti avanzi chiudevano la giornata. Il giorno dopo si andava al lavoro ed i commensali si portavano a casa quello che era rimasto per non dover cucinare. Ecco questi erano i cibi con gli antichi sapori quasi dimenticati che ad Agrigento si mangiavano per le feste.
Oggi ahimè è tutto diverso. I dolci si comprano nelle pasticcerie e nei panifici. Gli spincioni non si preparano più a casa e si prenotano nei panifici e portati a casa qualche ora. Molti hanno cambiato pure il tipo di pietanze a tavola. Si degustano pietanze di altre regioni, nella maggior parte dei casi comprati già pronte. Molti vanno ai ristoranti per i pranzi o le cene a degustare piatti che non fanno parte della nostra tradizione ma di altre tradizioni di altre regioni. Si mangiano i panettoni e i pandoro i mille varianti diverse acquistati nei supermercati a pochi euro oppure panettoni al pistacchio con il marchio DOLCE E GABBANA acquistati anche a 50 euro. Probabilmente tra qualche decennio tutto quanto ho descritto verrà dimenticato a favore di piatti già pronti da degustare in quantità minime soprattutto a ristorante. Peccato!!!!

L’Agenzia del Demanio affida in concessione/locazione di valorizzazione gli immobili del patrimonio non strumentale di proprietà dello Stato, scelti per essere avviati ad una valorizzazione economica, sociale, culturale, turistica, assicurandone la fruizione pubblica, sottraendoli al degrado e aprendoli al pubblico. Attraverso bandi pubblici di gara, l’Agenzia affida i beni, per un massimo di 50 anni, a privati in grado di farsi carico del loro recupero, riuso e buona gestione. Si tratta di immobili distribuiti su tutto il territorio nazionale che rappresentano un ventaglio variegato di tipologie del patrimonio immobiliare pubblico di valore storico e identitario, tutti strettamente legati ai contesti paesaggistici e urbani, al tessuto socio culturale e alle comunità locali di riferimento.

I bandi sono pubblicati nella sezione Gare e Aste del sito www.agenziademanio.it , c’è tempo fino alle ore 12.00 del 19 maggio 2022 per presentare l’offerta. Oltre ai bandi è possibile visionare tutta la documentazione a supporto sia in italiano che in inglese: una Guida ai bandi di concessione/locazione di valorizzazione, una Guida al PEF, una Sintesi del Bando e tutte le schede di presentazione dei beni.

L’Agenzia del Demanio, riconoscendo un valore intrinseco alla moltitudine di beni disseminati sul territorio nazionale, individua quindi diversi percorsi al fine di generare un ciclo economico virtuoso, mediante gli strumenti legislativi disponibili e nel rispetto delle identità ed esigenze dei singoli territori. Queste nuove opportunità di riuso e rigenerazione di immobili dello Stato sono inserite nell’ambito del progetto Valore Paese Italia, il programma promosso dall’Agenzia del Demanio, dal MiC, da ENIT e da Difesa Servizi SpA, in stretta collaborazione con altri Ministeri e partner istituzionali coinvolti. Un filone sviluppato in coerenza al Piano Strategico del Turismo 2017-2022, con l’obiettivo di riunire, sotto un unico brand, le reti tematiche associate dall’obiettivo comune della valorizzazione del patrimonio pubblico di immobili di interesse culturale e paesaggistico, favorendo nuove attività legate al turismo sostenibile, alla cultura, allo sport, alla formazione, alla mobilità dolce e alla tutela dell’ambiente, attraverso il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato.

L’azione dell’Agenzia del Demanio, in qualità di gestore degli immobili di proprietà dello Stato, è orientata ad individuare nuove strategie per la rigenerazione del patrimonio tese ad esaltare la natura dei beni e a rappresentare occasioni di sviluppo per il territorio. In questo momento di rinascita del Paese, l’Agenzia consolida così sempre di più il suo ruolo di operatore di sviluppo economico, ponendosi come collettore di una programmazione coordinata di iniziative esemplari che rafforzino la collaborazione pubblico-privato e soprattutto la sinergia con gli altri partner istituzionali.

Tutte le info sul sito https://www.agenziademanio.it/opencms/it/progetti/concval2021/

ELENCO DEI BENI A BANDO:

 

Friuli Venezia Giulia

Ex Deposito Munizioni Monte di Mezzo a Sagrado (GO)

Ex Casermetta difensiva di Monte Croce Carnico a Paluzza (UD)

Veneto

Ex Casello Roccolo a Pieve di Cadore (BL)

Ex Casello Ronchi a Pieve di Cadore (BL)

Stazione SottoCastello a Pieve di Cadore (BL)

Casello Bacucco sul Po ad Ariano nel Polesine (RO)

Lombardia

Ex Chiesa di San Cristoforo, alloggio indipendente e giardino a Mantova

Unità immobiliare di Via Stenico a Cremona

 

Liguria

Villa Lieta già Boyd con parco e pertinenze a Sanremo (IM)

Toscana

Teatro Rossi a Pisa

Villa Carducci Pandolfini a Firenze

Marche

Faro del Cardeto ad Ancona

Casa con Giardino adibita a Dogana a Grottammare (AP)

 

Lazio

Ex Dogana Torre di Badino a Terracina (LT)

 

Campania

Bastione Sperone a Capua (CE)

Gran Maestrato di San Lazzaro a Capua (CE)

Basilicata

Casa cantoniera della ferrovia Appulo-Lucana a Irsina (MT)

Calabria

Palazzo dei Principi Lanza di Trabia a San Nicola Arcella (CS)

Sicilia

Ex Caserma Calderi di Ortigia a Siracusa (SR)

Real Casa dei Matti a Palermo

Carcere di San Vito ad Agrigento

Casello Ferroviario Villa Margi a Reitano (ME)

41 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata di ieri a fronte di 505 tamponi processati. Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp di Agrigento.  I guariti sono 57. In aumento gli gli ospedalizzati: + 4

27 le persone ricoverate, tutte all’ospedale di Ribera, una all’Ospedale di Agrigento,  Sei, invece, le persone ricoverate in terapia intensiva a Ribera; una persona ricoverata presso la struttura lowcare fuori provincia.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento 124; Alessandria della Rocca 2; Aragona 3; Bivona 4; Burgio 1; Calamonaci 11; Caltabellotta 0; Camastra 4; Cammarata 55; Campobello di Licata 53; Canicattì 122; Casteltermini 22; Castrofilippo 127; Cattolica Eraclea 52; Cianciana 2; Comitini 0; Favara 63; Grotte 6; Joppolo Giancaxio 5; Licata 32; Lucca Sicula 8; Menfi 7; Montallegro 0; Montevago 4; Naro 24; Palma di Montechiaro 11; Porto Empedocle 23; Racalmuto 6; Raffadali 15; Ravanusa 32; Realmonte 27; Ribera 76; Sambuca di Sicilia 13; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 57; Sant’Angelo Muxaro 1; Santa Elisabetta 19; Santa Margherita di Belìce 7; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 42; Siculiana 11; Villafranca Sicula 1; Navi accoglienza 1.

Un contributo di 25 mila euro al Comune di Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino, da parte del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, con somme provenienti dalle restituzioni degli stipendi dei deputati e destinate a promuovere la rigenerazione urbana del centro storico. Palma è stata scelta perché è stata tra le quattro città siciliane (le altre sono Trapani, Modica e Scicli) candidate e finaliste, ma non vincitrici, per il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura 2020.
“Queste città – spiega il capogruppo M5S all’Ars, Giovanni Di Caro – si sono scommesse in un percorso ambizioso e, pur non avendo raggiunto il traguardo, meritano un ulteriore incoraggiamento, soprattutto se si considera che il governo regionale non ha speso un euro per sostenere le rispettive candidature. Qui a Palma di Montechiaro, con la consegna di un assegno da 25 mila euro, verrà finanziato un intervento di riqualificazione nel quartiere di Sant’Angelo, nell’ambito del più ampio progetto sperimentale “Palmart”, attraverso l’acquisto a prezzi agevolati di immobili da destinare ad attività culturali. Un intervento di rigenerazione urbana e anche di rigenerazione umana, che farà da volano a tanti altri finanziamenti di tipo nazionale che permetteranno di attuare comunque le iniziative previste dal Comune di Palma quando si candidò a Capitale della Cultura”.
“Siamo nella bella città del Gattopardo – osserva la deputata Stefania Campo, presidente dell’Associazione Movimento 5 Stelle Sicilia – patria della discendenza di Tomasi di Lampedusa, una città da sempre legata alla cultura e che noi abbiamo prontamente deciso di premiare per la forza, il coraggio e la visione con cui si è proposta a Capitale della Cultura. Con 25 mila euro diamo il via alla riqualificazione di un intero quartiere, spopolato ma incastonato nel cuore del centro storico e che può rappresentare una grossa potenzialità di sviluppo. Gli accurati dossier presentati per le Capitali della Cultura, frutto del lungo lavoro di amministratori ed esperti, non sono operazioni che hanno un principio e una fine, ma contengono percorsi e progetti che possono comunque essere attuati, al di là del successo della candidatura, con buone prospettive di sviluppo. Il nostro aiuto va proprio in questa direzione”.
“Il risultato di oggi – commenta il sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino – rappresenta uno dei tanti effetti benefici della candidatura di Palma Capitale, che è stato portato avanti dal gruppo di lavoro composto da Angela Rinolo, Marilena Vaccaro, Peppe Todaro e Alfonso Di Vincenzo e sostenuto con tanta forza da parte dei miei assessori e della quasi totalità del Consiglio comunale. Palma ha intrapreso un cammino virtuoso e di rinascita e non arretrerà neanche di un millimetro. Ringraziamo ancora il Movimento 5 Stelle per la collaborazione che avviene nell’esclusivo interesse di questa comunità”.
Proprio la scorsa settimana il gruppo M5S all’Ars aveva assegnato 100 mila euro, sempre provenienti dal taglio degli stipendi dei deputati, per finanziare i “Cammini di Sicilia”, percorsi naturalistici, turistici e culturali in tutta l’Isola. I 5 Stelle, da quando sono all’Ars, hanno restituito oltre 6 milioni di euro, realizzando decine di progetti di utilità pubblica. Tra questi, i recenti murales in corso di realizzazione a Trapani (che rientrano nell’ambito delle candidature a Capitale della Cultura), campetti per l’attività sportiva, diversi parchi giochi, 300 mila euro messi a disposizione di Asp e Protezione civile per l’emergenza Covid e, non ultima, la nota trazzera di Caltavuturo, che ha ricongiunto la Sicilia dopo il crollo del ponte Himera sull’autostrada Catania-Palermo.

Aperto alcuni anni addietro questo bar è stato oggetto di qualche attenzione da parte di qualcuno. Sembrerebbe che autorizzazioni e licenze varie per l’apertura non fossero sostanzialmente in regola.

Questa mattina l’ufficio Suap, sportello unico per le attività produttive con proprio provvedimento ha firmato la chiusura e di conseguenza la sospensione di ogni attività commerciale del Bar Albanese di via Esseneto ad Agrigento.

Sembra che i proprietari del bar, nonostante una diffida, abbiano fatto scadere i termini relativi alla sistemazione di una canna fumaria. Sa quì il provvedimente che certamente non sarà definitivo in quanto i titolari hanno anche la possibilità di poter ricorrere dinnanzi il Tribunale di Agrigento contro il provvedimento di chiusura.

 

Lunedì 20 dicembre al castello Chiaramontano di Favara con il patrocinio del Comune di Favara si è svolta una serata di musica e beneficenza promossa dall’Accademia di Arte e Spettacolo Le Muse in seno alle iniziative di “Accendiamo Favara”.

Una serata di musica, arte e solidarietà per riscoprire il  senso del natale nel segno della solidarietà, dell’inclusione e della condivisione. Ospite d’eccezione il musicista e compositore di esperienza internazionale Tom Sinatra, che ha curato gli arrangiamenti dell’album “Radici di un mare aperto”, di Claudia Rizzo proposti sotto forma di recital nell’arco della serata. Radici di un mare aperto è anche una metafora della riscoperta delle nostre radici più profonde e dell’apertura verso gli altri. La voce della cantautrice  Claudia Rizzo accompagnata dalla chitarra di un big  della musica mondiale, Tom Sinatra, ha incantato il pubblico proponendo i brani dell’album per donare le copie dell’omonimo cd  in favore dell’Anffas.

Durante la serata il giornalista Lelio Castaldo direttore di Sicilia 24 con la sua solita sagacia e ironia ha emozionato con la sua intervista a Riccardo Terrazzino, giovane attore in rappresentanza dell’Anffas, che ha spiazzato tutti con il suo talento da vero mattatore. E’ stato proiettato anche il cortometraggio prodotto dall’Accademia Le Muse, Riccardo e Martina, diretto da Toni Trupia all’interno di un laboratorio di cinema di qualche anno fa con i ragazzi delle Muse con protagonista Riccardo. Infine hanno allietato la serata i ragazzi dell’accademia le muse con delle performance recitate e cantate a cura dei docenti delle Muse.

Ecco alcuni momenti della manifestazione e le interviste.

 

Ad Agrigento è morto, all’età di 63 anni, a causa di un male incurabile, Tonino Casesa, tra i fondatori dell’Aido, Associazione Italiana donazione organi, nella provincia di Agrigento. E’ stato anche impegnato a difesa dei consumatori, come difensore civico e poi nella FederConsumatori. Per oltre un trentennio è stato funzionario della Regione Siciliana, dirigente dell’Area di Sviluppo Industriale di Agrigento, oggi Irsap, durante la Presidenza Catuara, con molteplici inchieste giudiziarie per le quali è stato del tutto assolto. E a seguito delle assoluzioni ha dichiarato pubblicamente: “L’assoluzione mi restituisce quella dignità professionale che qualcuno aveva provato ad offuscare dopo lunghi anni di onorata carriera. Un’esperienza che certamente mi ha segnato, dalla quale esco però fortificato e consapevole di avere, attraverso un giudizio terzo, agito e operato sempre nel pieno rispetto della legalità”. I funerali si svolgeranno domani mercoledi 22 dicembre alle ore 16 nella Parrocchia Madonna delle Rocche (Chiesa nuova).

Come anche pubblicato lo scorso 2 giugno in occasione della sentenza di assoluzione in Corte d’Appello, il farmacista Mario Terrana, 67 anni, di Porto Empedocle, è stato assolto, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Lo stesso Terrana afferma: “Dopo un lungo iter giudiziario, durato ben sette anni, sono stato assolto poiché il fatto non sussiste. La vicenda risale al 2013, determinata dagli esposti all’autorità giudiziaria presentati dalla farmacia Di Gangi e dalla farmacia Sammartino di Porto Empedocle. I denuncianti contestavano alla Farmacia Terrana la vendita di sostanze stupefacenti senza presentazione di regolare ricetta, nella farmacia e anche nelle parafarmacie. L’iter processuale ha pienamente dimostrato l’infondatezza e l’inutilizzabilità delle accuse, e si è concluso con la sentenza di piena assoluzione. Ho avuto sempre piena fiducia nella giustizia italiana e ho apprezzato la lucidità e la competenza dei Giudici che hanno accolto e condiviso le motivazioni del Collegio degli Avvocati di difesa: Angelo Mangione del foro di Catania, Ninni Reina del foro di Palermo, Silvio Miceli ed Enzo Caponnetto del foro di Agrigento. Al processo si sono proposti come Parte Civile, oltre alle farmacie denuncianti, anche la Farmacia Russo di Agrigento al Quadrivio Spinasanta, nonché l’Ordine dei Farmacisti”.

La denuncia dei costruttori edili siciliani: dalla Regione il pagamento solo del 50% dei lavori alle imprese atteso dal novembre del 2020. L’appello dell’Ance.

Lo scorso rovente 6 agosto i rapporti tra i costruttori edili siciliani e la Regione si sono arroventati a causa del mancato pagamento dei lavori alle imprese, a tal punto che l’Ance, l’Associazione dei costruttori edili siciliani, annunciò una denuncia civile e contabile contro la Regione. Nella provincia di Agrigento il primo a sollevare le barricate a fronte dei ritardi nei pagamenti, attesi dal novembre del 2020, fu il presidente provinciale dell’Ance, Carmelo Salamone. Poi, in ambito regionale, la vertenza è stata rilanciata dal presidente di ConfIndustria Sicilia, Alessandro Albanese, che, come Salamone, ha paventato il collasso delle imprese indebitate con gravi conseguenze su indotto e occupazione. Poi è stata l’Ance Sicilia ad annunciare di avere incaricato uno studio legale per scagliare contro la Regione un ricorso collettivo delle imprese edili associate, in sede civile e alla Corte dei conti. Poi, il 2 settembre, la Regione ha deliberato i pagamenti per gli appalti pubblici eseguiti dai costruttori edili. Ebbene, adesso l’Ance batte ancora cassa perché la Regione è ancora debitrice di circa 700 milioni di euro per lavori eseguiti e non pagati.

E il presidente dell’Ance, Santo Cutrone, spiega: “L’Assemblea Regionale siciliana ha approvato la legge di Bilancio 2021 solo lo scorso mese di aprile, e da allora si sono susseguiti vari intoppi nella procedura di attuazione. E così, finora è stato pagato appena il 50% delle somme dovute. E’ una situazione che, come Ance Sicilia ha più volte denunciato, ha notevolmente stressato dal punto di vista finanziario un settore già fortemente provato dalla lunga crisi. Siamo preoccupati perché ancora il testo della legge di Bilancio 2022 non vede la luce, e sentiamo parlare dell’intenzione di andare all’esercizio provvisorio. Approvare il Bilancio di previsione il prossimo anno sarebbe una sciagura per tutte le nostre imprese, perché provocherebbe ulteriori ritardi nei pagamenti che il nostro settore non è più in grado di reggere. Ci sarebbe una moria di imprese”.

E poi Cutrone conclude rivolgendosi a presidente, assessori e deputati: “Facciamo appello al governo regionale e a tutte le forze politiche dell’Assemblea affinché con l’impegno di tutti sia possibile approvare la legge di Bilancio entro la scadenza di legge del 31 dicembre di quest’anno, per consentire una continuità amministrativa che garantisca puntuali pagamenti a tutti gli imprenditori che impegnano risorse prestate dalle banche per realizzare le infrastrutture necessarie allo sviluppo della Sicilia”.