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I carabinieri di Agrigento hanno risolto uno degli episodi più squallidi degli ultimi tempi. Qualcuno aveva portato via una sedia da mare per diversamente abili, generando l’indignazione di tanti. Tutto ha avuto inizio quando l’assessore Gabriella Battaglia e l’assessore Gerlando Riolo si sono recati in caserma per denunciare, che qualcuno aveva rubato la sedia da mare per diversamente abili, collocata dal Comune nei pressi di piazzale Giglia di San Leone, proprio con il prezioso compito di permettere anche a soggetti con difficoltà motorie di poter accedere a mare per rinfrescarsi. Per tutta la mattina di ieri una decina di carabinieri della stazione di Agrigento si sono messi all’opera per pattugliare l’intero tratto di spiaggia, sentendo vari testimoni. In tarda mattinata la svolta, quando alcuni cittadini hanno segnalato, sul bagnasciuga di un noto lido di San Leone, una sedia di colore azzurro, come quella rubata. I militari, in un attimo, hanno fatto accesso su quel tratto di spiaggia ed hanno iniziato una perquisizione. È saltata fuori la sedia rubata a piazzale Giglia, serenamente disposta sul bagnasciuga per le esigenze del lido.

Alla richiesta dei militari, F. V., 35enne, impiegato presso lo stabilimento, ha ammesso di averla acquistata poco prima al prezzo di 100 euro da un soggetto sconosciuto. Per lui è così scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento per incauto acquisto. La sedia, appena dissequestrata, sarà subito riconsegnata al Comune e potrà continuare a svolgere il suo prezioso compito a favore delle persone meno fortunate della città. Le indagini dei carabinieri non si fermano qui. Andranno infatti avanti per dare un volto anche a colui che si è impossessato della sedia, rendendosi così responsabile del suo furto.

Anche quest’anno dall’1 al 30 agosto la TUA (Trasporti Urbani Agrigento) prolungherà fino a mezzanotte le corse urbane della linea 2 (Agrigento centro – San Leone – Le Dune – Villaggio Mosè). Il servizio sarà attivo fino alle 24.

L’iniziativa della TUA e dell’Amministrazione comunale di Agrigento nasce per facilitare la mobilità di agrigentini e turisti verso le principali località balneari e commerciali della città e per ridurre, al contempo, il flusso automobilistico nelle ore serali.

Non è l’unica novità prevista: dal 10 al 30 agosto la TUA offrirà ai ragazzi che non hanno ancora compiuto 18 anni la possibilità di viaggiare gratuitamente, dalle 20 alle 24, sui bus della linea 2.Un modo per incentivare nelle ore serali l’utilizzo del bus da parte dei giovani, un mezzo di trasporto più sicuro e affidabile rispetto ai ciclomotori.

Domenico Tuttolomondo, ex segretario comunale, è il candidato sindaco delle forze di centro sinistra, PD, Risorgimento Socialista e Alleanza Civica alle elezioni amministrative di Raffadali del prossimo 4 ottobre. La designazione di Tuttolomondo è stata ufficializzata dal Pd e sancita nel corso di una riunione del direttivo locale. La proposta ha ricevuto il pieno e convinto sostegno degli alleati della coalizione. Stimato ed apprezzato professionista, Tuttolomondo, oggi in pensione, ha iniziato la sua lunga carriera di segretario proprio a Raffadali. Recentemente ha ricoperto la carica di assessore “tecnico” al bilancio e finanze nella città di Licata. Profondo conoscitore della macchina amministrativa, Mimmo Tuttolomondo è  autore del volume “L’ ordinamento amministrativo degli enti locali nella Regione Sicilia“. “Tuttolomondo– dichiara il segretario regionale di Risorgimento Socialista, Nino Randisi- ha l’autorevolezza e la competenza giuridica per potere amministrare il comune nel solco del rinnovamento, del cambiamento, del progresso sociale e culturale. La sua designazione unitaria, per quello che ci riguarda, rappresenta una forte e netta  discontinuità contro ogni forma di gestione  feudale del governo locale”.  ” Siamo  sempre aperti e disponibili a quanti intendono adesso , alla luce di questa candidatura, dare un sostegno concreto ed operativo alla coalizione, a partire dalla composizione della lista civica di appoggio che stiamo preparando. Il nostro candidato- conclude Randisi– è già al lavoro in queste ore  per ampliare la base della coalizione con coloro che sottoscriveranno il documento che sancisce l’alleanza di centro sinistra  e  successivamente il programma elettorale”. 

Per Francesco Gambino, già presidente del consiglio comunale in questa legislatura e attuale segretario del gruppo politico di  Alleanza Civica ” la candidatura del dott. Domenico Tuttolomondo, da anni al servizio delle Istituzioni, saprà dare nuovi stimoli alla comunità raffadalese e a quanti vorranno sposare questo progetto che ha come punti cardine lo sviluppo, l’aggregazione e la crescita del territorio con una programmazione costante e durevole per tutta la durata del mandato”. “Vogliamo creare un laboratorio politico– conclude Gambino- da cui far scaturire il nostro programma di lavoro che non sarà quindi un pacchetto chiuso presentato ai cittadini, ma nascerà dall’ascolto e dalle idee dei cittadini, realizzato da giovani e da professionisti che con gioia e grande entusiasmo si sono già messi a lavoro“. Per il Pd la candidatura di Tuttolomondo” rappresenta la vera novità di queste elezioni  e costituisce  per i raffadalesi un opportunità per avviare decisamente un percorso civico di cambiamento che mette al centro il bene comune. Un nuova idea di paese, più solidale e vicino ai bisogni dei propri cittadini. Una candidatura che potrà sparigliare e invertire le dinamiche della politica locale determinata spesso da rapporti familiari, amicali e clientelari, rappresentando essa stessa per la storia personale del candidato, un punto di svolta e di crescita per la nostra comunità”.

Una notizia drammatica colpisce la città di Favara e l’intera provincia di Agrigento per l’incidente mortale occorso a Giovanni Cusumano. Ancora una morte sul lavoro. Cusumano ha perso la vita travolto dall:escavatore sul quale si trovava e che si è rovesciato sul suo corpo senza dargli scampo. Sono tragedie che non vorremmo mai leggere, che ci addolorano e ci fanno rabbia. La sicurezza sul posto di lavoro è un diritto che deve essere garantito ad ogni costo, non dobbiamo essere mai stanchi di rivendicarla e pretenderla.

Il Cartello Sociale della provincia di Agrigento esprime il più sentito cordoglio alla famiglia di Giovanni Cusumano e a tutta la comunità favarese e si stringe alla famiglia con un abbraccio al loro profondo dolore.

Qualche anno fa a Punta bianca, uno stolto, aveva inciso la marna con un ritratto, e si era pure firmato, col nome di Salvatore.
Mareamico aveva allertato l’Accademia di Belle Arti di Agrigento che aveva rimediato all’incisione coprendo il graffito. Ma dopo qualche tempo è ricomparsa, come un fantasma, la vecchia incisione.
Presto rimedieremo definitivamente, facendo sparire tutto!

Sbarco di migranti in diretta per Matteo Salvini. Mentre con un gruppo di simpatizzanti e attivisti parlava di emergenza immigrazione, a qualche metro di distanza l’ennesimo approdo che il leader della Lega ha ripreso con il suo cellulare. “I soldi il governo per Lampedusa fatica a trovarli – ha dichiarato Salvini – ma nel frattempo continuano gli sbarchi, eccoli gli ennesimi clandestini che staranno qui a scrocco”, dice il leader del Carroccio indicando la nave dei soccorritori con i migranti.

“Non vedo l’ora di tornare al Governo con gente seria – ha concluso Salvini – per richiudere i porti ai delinquenti e riaprirli alla gente perbene”.

(adnkronos)

È ripresa ieri, per la terza udienza consecutiva, la deposizione del capo sezione della Dia di Agrigento, Roberto Cilona, al processo scaturito dalla maxi inchiesta “Kerkent” che ha disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Agrigento. In questo troncone sono imputati in sette. Si tratta di Pasquale Capraro, 28 anni; Angelo Cardella, 48 anni; Francesco Luparello, 46 anni; Saverio Matranga, 42 anni; Gabriele Miccichè, 29 anni; Calogero Trupia, 34 anni e Angelo Iacono Quarantino, 28 anni. “Il primo canale di approvvigionamento della droga del gruppo messo in piedi da Antonio Massimino che abbiamo individuato durante le indagini è quello di Palma di Montechiaro” ha raccontato Cilona, primo teste della lista del pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra, ha ripreso a raccontare, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, gli esiti dell’attività di indagine che ha svelato, oltre a un giro di estorsioni messo in piedi da Massimino, soprattutto un vasto traffico di droga che avrebbe dovuto finanziare la famiglia mafiosa di Agrigento.

Le intercettazioni, eseguite nella sala colloqui del carcere Pagliarelli, sono state prodotte dal pubblico ministero della Dda Alessia Sinatra al processo “Montagna”, in cui l’ex sindaco di San Biagio Platani Santino Sabella è imputato insieme ad altre cinque persone. Ieri mattina sono stati ascoltati due marescialli che hanno visionato il filmato e descritto quello che si vede e sente. I sottufficiali hanno insistito molto sulla gestualità, ritenuta decisiva per comprendere cosa effettivamente Sabella volesse dire quando si rivolge al fratello chiedendogli di prendere dei documenti da un cassetto. A Sabella si contesta di avere stretto un patto elettorale col capomafia del paese Giuseppe Nugara per farsi eleggere alle amministrative del 2014. Il boss gli avrebbe dato sostegno e il sindaco avrebbe dovuto ricambiare, sostiene l’accusa, indirizzando piccoli appalti e posti di lavoro a imprese e uomini vicini a Nugara. “Non parlate con nessuno, apri quel cassetto e piglia quelle cose”. Con le dita della mano, secondo quanto riferito in aula da due marescialli dei carabinieri, avrebbe poi fatto il gesto della sottrazione”.

Il sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, arrestato il 22 gennaio del 2018 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – scarcerato con l’obbligo di restare fuori dalla provincia da alcuni mesi con prescrizioni di rientro in casa la sera – durante un colloquio in cella con i familiari proclama la sua innocenza e al tempo stesso sembra chiedere al fratello di far sparire alcuni documenti.

La Dia di Agrigento ha sequestrato dei beni per un valore di oltre 500mila euro. Nel dettaglio ha agito nei confronti di due imprenditori attivi nel settore edile e movimento di terra. Il provvedimento è scaturito nei confronti dei fratelli Valenti, Stefano e Gerlando originari di Favara , agli arresti domiciliari per associazione mafiosa. La sezione operativa di Agrigento, coordinata dal reparto indagini preventive della Dia, che ripercorrendo la loro “carriera” imprenditoriale e criminale a partire dagli anni ’90, ha messo in luce la “pericolosità sociale” di entrambi.
Nel dettaglio, nel 2018, i fratelli Valenti sono stati arrestati, insieme ad altri soggetti appartenenti a Cosa nostra, nell’amnito dell’operazione “Montagna”. Entrambi, per i fatti contestati, sono stati condannati ad una pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Stefano Valenti, come ricostruito dalla Dia, era già stato protagonista delle indagini di “Akragas 2” che avevano permesso di disarticolare l’associazione criminale Cosa nostra agrigentina. L’anno successivo, fu condannato a quattro anni di reclusione per associazione mafiosa.
Lo spessore criminale di Valenti, secondo quanto ricostruito dalla Dia, è stato anche avvalorato dalle dichiarazioni di Giovanni Brusca. Nel 1997, che lo ha definito “uomo d’onore”. Grazie a lui, secondo quanto emerso, Brusca – in quei giorni latitante – riuscì ad incontrare il capomafia Antonio Di Caro.
Con il provvedimento di oggi, è stata accertata, l’ascesa imprenditoriale dei fratelli. “Continui rapporti criminali intrattenuti con i vertici mafiosi siciliani, i quali gli hanno consentito di accrescere illecitamente il loro patrimonio”.

Nei confronti di Stefano Valenti, è stato disposto, un sequestro dell’intero capitale sociale e del relativo compendio aziendale della società “Athe costruzioni Srl”, per l’attività di assunzioni appalti per i lavori del genio civile, con sede legale ad Agrigento. Nonché anche il 40 percento del capitale sociale della “Giarritella Srl” con sede a Favara ed oltre 11 beni mobili registrati.

A Gerlando Valenti, invece, è stato sequestrato il 60 percento del capitale sociale della Cogest Srl semplificata, esercente l’attività di movimento terra con sede legale a Favara. Sequestrati anche 5 immobili e numerosi conti correnti, ma anche fondi comuni, investimenti e un cavallo di razz

di Maria Angela Arancio

Visitando il Borgo più famoso d’Italia e forse del mondo, un tempo sede di grandiosi Hotel, di un prestigioso Casinò, frequentata dal “Bel mondo” di allora e da grandi attori Italiani e stranieri famosi nel mondo, ti accorgi dal malumore manifestato dai negozi griffati, dai Restaurant alla moda, che Taormina è cambiata molto.  Non esiste più la “Dolce Vita” notturna, ormai è un turismo di massa. Infatti non incontri più neanche un Vip, incontri di tutto dai giovanissimi, agli anziani, dai siciliani ai tedeschi, ai russi etc  che cercano di trascorrere una tranquilla vacanza nel mare splendido di Mazzarò e fare un poco di shopping.
Le bellezze architettoniche, paesaggistiche e naturalistiche di Taormina sono indiscutibili e, per fortuna , quasi sempre visitabili. C’è però qualche monumento che non è fruito dai più perché ubicato tra i mille piccoli vicoli del Borgo e sovrastato dalle abitazioni, specie di quelle che si trovano nel Corso Centrale della città.

1) NAUMACHIE ROMANE

Non le avevo mai viste, così nel luglio del 2019, il desiderio di conoscere questo monumento fu così forte che mi spinse a cercarlo. Nessuno, o quasi, sapeva indicarmi l’ubicazione, con pazienza e consultando la guida, percorrendo vicolo per vicolo, finalmente riuscii a trovare il maestoso monumento nascosto. Le Naumachie di Taormina sono vestigia dell’età romana, sono annoverate tra le più rappresentative dell’intera Sicilia.

Si tratta di un’intera lunga facciata di mattoni dell’età imperiale, restituita al pubblico solo nel 1943. Nonostante queste vestigia romane siano situate parallelamente al tratto superiore del Corso Umberto, sono esteticamente sminuite da tutti i palazzi ad esse sovrapposte nel tempo.

Composta da 18 nicchie più piccole di forma rettangolare, sono maestose, l’intero progetto si sviluppa, infatti, su 122 m. di lunghezza e cinque metri in altezza. Diverse sono le tesi sulla loro destinazione d’uso: chi dice fosse un Ninfeo monumentale, ma sicuramente non servì a rappresentazioni di battaglie navali. Molto più probabilmente fu un Gymnasium.

Le Naumachie danno sulla via Giardinazzo, una stradina caratteristica, che vale la pena percorrere. La via Giardinazzo, infatti è ricca di negozi di prodotti tipici siciliani: pasta, dolci, bevande, ricami, ceramiche, sale da the, piccoli pub, e ristoranti molto caratteristici, gioielli in corallo etc..ed è quella che conduce direttamente al Teatro Greco Romano.

Affacciarsi alle Naumachie di Taormina, per la prima volta, desta grande stupore e meraviglia, sia per la particolare tipologia della costruzione, tutta in mattoni rossi, tipici dell’età romana, sia per la bellezza e la maestosità dell’opera, ma crea anche sconforto: una opera, un monumento di tal fatta, costretto sotto decine e decine di palazzi ed alberghi della città. Praticamente più della metà del monumento è sepolto dalla maggior parte delle costruzioni del soprastante Corso Umberto.

Il monumento inoltre appare poco curato, cosparso, lungo tutto il perimetro di muffe ed erbacce. Mi sono chiesta come mai nessuno, nel tempo, abbia provveduto a fermare tale scempio ed oggi continua quasi ad ignorare il monumento. Forse perché l’oblio rende meno grave gli abusi perpetrati ai danni delle Naumachie.

Per visitare le Naumachie comunque basta scendere alcuni gradini, dalla strada principale (corso Umberto), e sei già dentro il grandioso monumento. Nel Centro un bel giardinetto decorato da piccoli arbusti e qualche palmizio. Mentre si percorre il lungo viale che costeggia le mura, rimani incantato dalla gigantesca maestria e preparazione dei nostri progenitori Romani, dalla consapevolezza che trattasi di opere di alta ingegneria che, dopo migliaia di anni, hanno resistito alle intemperie, ai terremoti e, soprattutto, all’incuria dell’uomo. Percorri il lungo viale e, senza dover tornare indietro, trovi una piccola uscita che dà direttamente sulla via Giardinazzo che, stretta e tortuosa, ma molto accattivante per il turista, ti conduce direttamente nel centro di Taormina.

Quello che veramente mi ha sconvolto è che appena scesi i primi gradini alla tua sinistra vedi ergersi d’improvviso il magnifico, ineguagliabile monumento, ma alla tua destra, anziché un qualunque Book Shoop, attraversato un enorme cancello in ferro, sparsi su tutto l’ingresso tanti TAVOLINI di un RISTORANTE! Per altro hanno avuto la tracotanza di chiamarlo con lo stesso nome delle Naumachie. ORRORE! Non riuscivo a crederci!! Forse sarò troppo legata alle nuove normative sulla tutela dei Beni Culturali in Sicilia, ma la cosa mi ha sconvolto non poco è come se si potesse autorizzare una discoteca all’interno del Colosseo o del Tempio della Concordia!! Il gusto del bello, della conservazione e della tutela dei nostri Beni culturali, purtroppo, non è ancora penetrato nel sangue di tutti i cittadini Italiani, Siciliani, stranieri, tutti dico tutti ammirano il bello, ma quasi sempre non ne hanno un autentico rispetto. Senz’altro u grandioso monumento da non perdere per chi visita Taormina.

 2) MOSAICO ELLENISTICO ROMANO

Continuando a passeggiare per Taormina, alla ricerca di opere d’arte e monumenti, studiando preventivamente la guida, sono venuta a conoscenza dell’esistenza di un altro capolavoro seminascosto e sconosciuto ai più.

In Corso Umberto, quasi a metà dello stesso, nella piazza, ove sorge la Cattedrale di Taormina: San Nicolò,  innanzi alla quale si erge la bellissima fontana di piazza del Duomo. A desta della fontana medesima si scorge una scalinata che collega corso Umberto alla via don Giovanni Bosco. Leggo sulla guida che, a metà della scalinata, è stato ritrovato un bellissimo pavimento a Mosaico bianco/nero, risalente agli inizi del II secolo a. C. Salgo i gradini fino alla prima metà della scala, cerco il pavimento e: Nulla!  Comincio a chiedere notizie a negozi, passanti  se per caso fossero a conoscenza del mosaico, nessuno ha saputo darmi indicazioni. Faccio tutta la scalinata fino in cima: NULLA!. Trovo una piazza con una bella chiesa, a questo punto penso che non trovando alcuna traccia, né indicazione, il mosaico possa trovarsi all’interno della Chiesa, ma naturalmente la chiesa era chiusa.

Delusissima, rifaccio a ritroso la scalinata, guardo a destra a sinistra ancor nulla. Stavolta però mi fermo al primo pianerottolo (in discesa), alla mia sinistra scorgo un muro in mattoni rossi, a forma quadrangolare, senza copertura. Mi viene un dubbio: il muretto è alto circa 80 cm. Quindi, se non è chiuso, posso guardare giù. Infatti mi affaccio dal muretto e scorgo: IL PAVIMENTO A MOSAICO. Magnifico! Chiamo gli altri per osservare meglio. Dall’alto si scorge che il pavimento, per la verità il mosaico è stato recintato e quindi ben nascosto ai più. Infatti per trovarlo abbiamo dovuto fare le scale più volte.

L’intero pavimento è protetto da un muretto in mattoni rossi alto circa 2 metri. Il muretto a sua volta è chiuso da un cancelletto in ferro che dà sul secondo pianerottolo. Fotografo dall’alto ciò che si può scorgere e poi mi affretto a scendere per entrare dal cancelletto che trovo regolarmente chiuso.

Sicuramente il Mosaico doveva appartenere al peristilio di una abitazione privata. Lo schema è di quelli adottati in B/N, confrontabile con lo stile degli arabeschi floreali dell’Italia Centrale.

Agli angoli il pavimento doveva avere tessere policrome di colore rosso, giallo, rosa. Nel disegno centrale si nota un movimento geometrico con un doppio quadrato intorno ad un motivo floreale a sei petali bianchi, su base nera, ottimamente conservato e sicuramente restaurato da mani sapienti.

Agli angoli, ben definiti, si notano dei piccoli delfini neri.

L’intero mosaico è sicuramente di grande pregio artistico e manifatturiero. A guardarlo da vicino, specie dopo aver perso le speranze di ritrovarlo, si rimane veramente   stupiti per l’eccellente stato di conservazione e la precisione della composizione musiva, considerato che risale al II sec. a.C.

Il pavimento è stato inserito altresì all’interno di un pavimento (moderno), molto particolare che non ti fa notare le differenze col reperto autentico. Il pavimento è molto affascinante e va sicuramente visitato. L’unico grande difetto, che poi è quello più importante, è che il Mosaico non è bene indicato  nelle mappe della città, né vi sono insegne che lo indicano, solo una all’inizio della richiamata scalinata, che non ti da però il senso delle distanze.

Come dicevo per preservarlo è stato chiuso da muri e da un  cancelletto, che ne ostruiscono la visione immediata e la fruizione, anche perché la scalinata, che conduce al mosaico,  è ornata da bei vasi moderni molto variopinti e da tavoli di ristoranti che si affollano attorno al Mosaico e ostruiscono la visuale dell’ingresso.

L’altro fatto negativo  è che non c’è fruizione di un bene così prezioso. Infatti nei giorni successivi l’abbiamo trovato sempre chiuso.

Spero che qualcuno possa provvedere a intraprendere un progetto di copertura al fine di preservare meglio il reperto, ma soprattutto che il Comune di Taormina, L’Ass.to Reg.le B.C.A. e altri Enti interessati, possano provvedere al più presto allo studio di un progetto di  fruizione  se non quotidiana, almeno trisettimanale. Il reperto in questione è di così gran pregio che non può, a mio avviso, rimanere misconosciuto.

Maria Angela Arancio