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“Da familiare di vittima innocente di mafia non posso che essere addolorato per la scarcerazione di un feroce killer di mafia del calibro di Giovanni Brusca.

Non v’è dubbio, però, che la vicenda della scarcerazione di Brusca abbia dato la stura a una serie di proteste sterili e alle solite speculazioni politiche da parte di chi è perennemente alla ricerca del consenso elettorale.”

A dichiararlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime innocenti di mafia, dell’Associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Trovo assurdo che i primi ad essere “traumatizzati” dalla scarcerazione di questo ferocissimo killer, siano quegli stessi politici che – da sempre consapevoli dei benefici garantiti ai “collaboratori di giustizia” – non hanno fatto nulla per eventualmente apportare modifiche alla legge attualmente in vigore.

Brusca oggi beneficia di una legge voluta dall’Uomo che lui stesso ha ucciso: il Giudice Giovanni Falcone!

La legge voluta da Falcone fece sì che la collaborazione con lo Stato da parte di molti cosiddetti “pentiti”, diede i suoi frutti, permettendo di scoprire gli autori di molti delitti e di ricostruire l’organigramma di tante famiglie di mafia.

Com’è ovvio, per noi familiari di vittime di mafia, la scarcerazione di soggetti come Brusca – ma anche tanti altri prima di lui e nel più assoluto silenzio di chi oggi urla allo scandalo – rappresenta il riaprirsi di una ferita mai rimarginata.

Se da un canto sarebbe pura follia pensare di abrogare la legge sui pentiti – continua Ciminnisi – rinunciando all’apporto determinante che ancora oggi possono dare alle indagini, altrettanto non lo sarebbe nell’ottica di una revisione della norma che permetta sì di concedere una premialità al collaboratore, ma che ponga dei paletti più restrittivi sia nelle modalità della collaborazione stessa, sia nel conseguimento dei benefici e della successiva libertà, che non può essere una libertà incondizionata (seppure è previsto un periodo di libertà vigilata) con il rischio che si possa tornare a delinquere.

Il polverone che sta sollevando il “caso Brusca”, mi induce a porre una domanda: Come mai la scarcerazione “premiale” di tanti altri soggetti non ha creato lo “scandalo” che sta provocando la liberazione di Brusca, di cui tutti, i politici per primi, sapevamo sarebbe avvenuta?

Si rivedano dunque gli eventuali aspetti normativi da correggere – conclude Ciminnisi – senza animare “teatrini” che non serviranno né a garantire Giustizia a chi ha pagato con la propria vita o quella di un proprio caro un tributo di sangue alla mafia, né ad evitare gli abusi, che pure ci sono stati, nell’applicazione della legge.”

di Tony Maniscalco

In questi anni la tecnologia moderna sta aiutando gli archeologi a fare una grande quantità di scoperte. Uno degli strumenti che fornisce informazioni agli archeologi è il satellite. Con i satelliti in questi anni sono stati trovati più di 2000 siti archeologici che finora erano sconosciuti.

Uno di questi siti, si trova nel deserto del Kalahari, in Sudafrica, il deserto del Kalahari si estende tra gli stati della botswana, della Namibia e del sud africa.

Il satellite aveva fotografato delle enormi spirali nello stato del botswana, un archeologo è andato sul posto per capire, di che cosa si tratta.

Queste spirali erano dirette verso nord, questo archeologo ha seguito la direzione di queste spirali ed è giunto in posto dove si trovano delle pietre squadrate messe in mucchio, come se fossero i resti di un muro diroccato.

L’archeologo era convinto che fossero i resti di una città distrutta, poi è tornato indietro e ha studiato le spirali, ma questa volta è venuto a sapere, che queste spirali erano state tracciate sul terreno da un agricoltore. Queste spirale servivano ad incanalare l acqua piovana, quindi si tratta di spirali recenti, restava però, il mistero del muro diroccato nel deserto.

Questo sito a quanto pare era già conosciuto, infatti nel 1885, un acrobata canadese di nome William Hunt, decise di compiere la traversata a piedi del deserto del Kalahari, questa impresa ebbe un buon esito e William Hunt era già famoso divenne ancora più famoso. William Hunt era anche conosciuto con il soprannome di FARINI. William Hunt pubblico un libro in cui racconto la sua traversata e in questo libro dice di aver trovato nel Kalahari i resti di una misteriosa città. Hunt descrive in particolare i resti di un edeficio, una nave, un santuario con una tomba e altre pietre lavorate. Anche seguito altri esploratori si sono recati nel Kalahari alla ricerca di questa città. Ma non hanno trovato niente. Però  nel 1964  il giornalista A.J. Clement compì un esplorazione nella zona di Riettfontain, in Namibia e trovò una formazione di pietre squadrate che formano una specie di anfiteatro di forma ovale lungo 500 metri, c erano anche altre pietre squadrate che sembravano i resti di un edificio, Clement disse che secondo lui erano formazione rocciose fatte dal erosione del vento, ma guardando queste foto, sembra che si tratti per davvero da opere costruite dagli uomini.  I boscimani che sono gli abitanti di questo luogo, co nascono queste formazioni e dicono che si tratta di edifici costruiti da uomini di una misteriosa razza bianca. A questo materiale si aggiunge la scoperta, fatta da un arco-detective di nome Maicol Tellinger. Tellinger in questi anni ha trovato un sito archeologico in sud africa, vicino il confine con il Mozambico, in questo sito ci sono delle enormi mura circolari e altri oggetti che sembrano delle tombe e dei santuari. Tellinger ha compiuto delle misurazioni in questo sito e lui pensa che questi edifici siano orientati verso la costellazione di Orione.

Tellinger pensa che questo orientamento astronomico dimostri che, questo sito, risalga a 1700000 anni fa. Tutte queste scoperte sembrano dimostrare che in sud africa sia esistita una misteriosa civiltà che sarebbe più antiche delle civiltà conosciute.

In realtà le cose stanno in maniera assai diversa, le misurazione di Tellinger a mio parere sono sbagliate, è impossibile che sia esistita una civilta di 170000 anni fa, in quel periodo gli uomini vivevano ancora nelle caverne, in sud africa sono stati trovato i resti di un uomo preistorico sulle rive del fiume casies. Questi resti risalgono a 100000 anni fa. Si tratta di un uomo che adoperava ancora strumenti di pietra. A mio parere il sito trovato da Tellinger risale a un periodo fra il 12000 e il 6000 anni fa. Come ha calcolato questa data? Queto sito io lo metto in relazione con il sito trovato alla fine degli anni 90 in Turchia, si tratta del sito

Göbekli Tepe e questo sito risale a 12000 anni fa. Qual’è la civiltà che avrebbe costruito questi siti in sud africa? A nord del Kalahari? Cè un altro sito misterioso, si tratta della città di Zimbabwe. Gli archeologi datano questo sito, al 1200 della nostra era e lo attribuiscono al popolo degli Shona.

Ma diverse tribù bantu dicono che la città di Zimbabwe l’avrebbero costruita dei misteriosi uomini bianchi. Chi sarebbero questi uomini bianchi? La soluzione forse si trova in una zona poco distante del sud africa. Si tratta dell’isola di Mauritius, questa isola si trova ad est del Madagascar, in queste isola sono state trovate di recente delle piramidi, queste piramidi non sono state ancora datate, ma a mio parere queste piramidi risalgono al periodo delle civiltà megalitiche cioè dai 1200 e i 6000 anni fa, i costruttori di queste piramidi potrebbero essere, dei misteriosi uomini che provengono dal nord africa. Questi uomini erano appunto di razza bianca e sarebbero un popolo della misteriosa Atlantide.

Atlantide non è il continente sommerso che alcuni scrittori pensano, ma è una grandiosa civiltà esistita fra i 15000 e i 600o anni fa, in Algeria, Marocco e Mauritania. Questi uomini erano costruttori di piramidi, infatti in questi anni sono stati trovate piramidi nel deserto di Algeria. Altre piramidi dello stesso genere si trovano nelle isole canarie e in Sicilia. Non sappiamo il nome di questo popolo, ma gli archeologici li hanno battezzi gli antichi “NAVIGATORI” infatti sono stati trovati altri scheletri di questo popolo anche in nord Europa, in Brasile e in nord America. Quindi questi uomini erano in grado di navigare in tutto l’oceano atlantico già 12000 anni fa. Quindi sarebbe stati gli antichi navigatori a costruire degli insediamenti nel sud africa. Perché gli antichi navigatori si sarebbe recati in sud africa? Forse per la stessa ragione per cui navigatori sono stati il primo popolo a ad attraversare l’oceano, altre piramidi forse costruite dagli antichi navigatori si trovano in Australia e nelle isole Hawaii. In nuova Zelanda negli anni 90 sono state trovate delle misteriose mummie di uomini dai capelli rossi. Quindi si tratta di una razza bianca diversa dai polinesiani ed è interessante uno dei reperti descritti dai William Hunt, infatti William ha detto di aver visto nella città del Kalahari una nave di pietra.

La nave è un chiaro oggetto che fa pensare a un popolo di navigatori. Ma questa nave non era una nave per navigare ma una costruzione funeraria. Infatti parecchi popoli antichi pensavano che le anime dei defunti sarebbero arrivate in paradiso a bordo di una nave divina. Troviamo tombe a forma di nave presso il popolo dei vichinghi Anche gli egiziani nelle tombe dei faraoni mettevano degli oggetti a forma di nave, quindi gli antichi navigatori hanno colonizzato per qualche tempo il sud africa, poi forse le popolazioni locali li hanno cacciato. C’è anche un altra possibilità, sempre con il satellite è stato fotografato un continente sommerso nell’oceano indiano a nord delle isole Mauritius. Questo continente è descritto nelle mitologia indiana ed è detto il paese di kumari Kandam . Questo continente era abitato secondo gli indiani da una razza progredita. Questo continente somiglia al leggendario continente di Lemuria. Il continente di Lemuria non si trova nei miti antichi come alcuni pensavano, ma è un continente teorico descritto dallo zoologo inglese Philip Sclater nel 1850, che si pose il problema di come mai nell’isola di Madagascar e in India si trovano le stesse specie di animali, questo zoologo penso quindi che doveva esistere un continente nello oceano indiano fra il Madagascar e l india siccome nell isola di Madagascar si trovano delle scimmie dette lemuri questo zoologo battezzò questo continente Lemuria. Quindi le presunte città del sud africa potrebbero essere città costruite dagli abitanti di kumari kandam. Forse fra qualche anno i satelliti troveranno altri siti in sud africa e potremmo risolvere il mistero della città del Kalahari.

Se siete interessati agli antichi misteri  è in libreria e su Amazon il libro “Sirio e il mistero di dio”.

Tony Maniscalco

 

 

Olio, vino, capperi, mandorle, miele, marmellate, grani antichi e succhi. Un marchio, un packaging riconoscibile, una nuova avventura

Esperienze per vivere la Valle da un diverso punto di vista: la raccolta di mandorle e pistacchi ad agosto, la vendemmia a settembre e le olive ad ottobre

Nascono dalla terra, crescono nell’aria, si nutrono di sole. Esattamente come i templi, perché con loro dividono equamente gli spazi. Olivi, viti, mandorli, capperi e le api che qui sono di casa: la terra antica li ha accolti da sempre, sono cresciuti fianco a fianco, compagni inseparabili, destinati ad un percorso comune. Era dunque quasi inevitabile che nascesse DIODOROS, una linea di prodotti enogastronomici con il marchio della Valle dei Templi di Agrigento. Un’idea innovativa che, unita ad esperienze pensate proprio per i visitatori, permetteranno di scoprire il sito archeologico da un diverso punto di vista.  Ma eccoci su Diodoros: un design accattivante, un concept semplice dai colori caldi, riconoscibili; bottiglie e barattoli facili da spedire, la Valle è pronta ad inviare i suoi prodotti in giro per il mondo. L’olio pregiato, un blend piccante di Ogliarola messinese e  Biancolilla con sentori di campo, i capperi spontanei, piccini e profumati; le mandorle colme di proprietà benefiche, oltre 250 cultivar diverse che sposano i cugini pistacchi; il miele da ape nera sicula; e il vino della Valle, un rosso affinato in barile, blend IGT da Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio coltivati ai piedi del tempio di Giunone e affinato in rovere; gli agrumi che danno succhi profumati, ma anche bucce candite e polveri che insaporiscono i piatti; i fichi d’India dolcissimi che un domani presteranno i fiori alle tisane. E i profumi, tantissimi, ci si immerge nel rosmarino, nel timo, poi alloro, salviaorigano, peperoncino, per arrivare ai legumi antichi che ormai si ricordano solo i nostri nonni. Un vero “paniere” enogastronomico che accoglie anche un formaggio di latte di capra girgentana e caglio vegetale di carciofo, il Cynara che porta il nome di una ninfa delicata; e una tavoletta di cioccolato modicano che incontra l’olio e le foglie di alloro Diodoros e porterà il marchio Valle dei Templi.

Insomma, DIODOROS è un progetto nuovo, unico nel suo genere e all’avanguardia, che si presenta con il piglio del protagonista: raramente un sito culturale ha lanciato una sua linea di prodotti, men che mai un parco archeologico dove i sentori di zagara, il miele ambrato, i mandorli improvvisi e rigogliosi vanno a braccetto con le antiche pietre. Ed è anche un progetto che ha potenzialità enormi, visto che ha già raccolto l’interesse dei mercati stranieri, soprattutto cinesi e giapponesi, dopo le presentazioni internazionali di CoopCulture agli Istituti italiani di Cultura all’estero.

Ma DIODOROS è anche un progetto innovativo di sostenibilità ambientale, che permette di utilizzare terreni e spazi incolti del grande parco archeologico, liberi da reperti e immuni da campagne di scavo, affidandoli sia a cooperative e aziende del territorio, che a realtà del Terzo settore che impiegano giovani con difficoltà. Sono nati così veri professionisti dei prodotti che oggi possono contare su una base di alta qualità, un branding riconoscibile, un marchio collettivo registrato, con un disciplinare rigoroso, nato per olio e vino, poi esteso anche a miele, mandorle e pistacchi, capperi, erbe aromatiche e spezie, marmellate e confetture, creme dolci, succhi, legumi. E in autunno, apparirà la prima pasta di grani antichi della Valle dei Templi.

IL MARCHIO DIODOROS

E’ già stato definito il packaging: linee geometriche per le etichette, scatole di cartone e cassette di legno raffinate per l’invio nazionale e internazionale. Si possono acquistare sul sito del Parco archeologico [www.parcovalledeitempli.it], sull’e-commerce [www.diodoros.shop.it]; e nei bookshop gestiti da CoopCulture nella Valle dei Templi. Per promuovere  la commercializzazione a dicembre scorso è stato anche creato un format inedito, ideato da CoopCulture con la Valle dei Templi, affidato alla foodblogger Annalisa Pompeo e al videomaker Marco Gallo: insieme hanno incontrato i produttori legati al marchio Diodoros e dato vita ad un intrigante video racconto del territorio, realizzato  in inglese per raggiungere il pubblico internazionale.

Vino Diodoros

Prodotto dalla cantina CVA Canicattì di Giovanni Greco, il vino Diodoros è un blend di Nero d’Avola, Nerello mascalese e Nerello cappuccio. IGT Sicilia. Primo impianto età media delle piante circa 50 anni. Il nuovo impianto, sempre di fronte al tempio di Giunone, porterà l’attuale produzione di 4500 a circa 20 mila bottiglie. Dopo un affinamento di 10 mesi in barili di rovere e 2 mesi in vasca, il vino viene imbottigliato ed affina altri 6 mesi prima della commercializzazione.

 Olio Diodoros

E’ un blend di varietà antiche tra cui Ogliarola messinese e  Biancolilla. Fruttato medio-intenso con sentori di erba falciata, pomodoro verde e carciofo. Amaro e piccante piacevole e persistente. E’ prodotto dalla Val Paradiso di Massimo Carlino, da olive che a ottobre vengono raccolte in maniera manuale e agevolata con pettini elettrici. Dopo aver ottenuto numerosi riconoscimenti, l’olio Diodoros è oggi anche presidio Slow Food

Miele Diodoros

Il miele Diodoros è il fine ultimo di un doppio progetto culturale, di recupero e salvaguardia della ape nera sicula (apis mellifera riportata nel territorio dopo 50 anni di assenza) e di integrazione sociale di soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro, su iniziativa della cooperativa sociale Al Kharub presente nel Parco sin dal 2012. Il miele millefiori che si produce è di altissima qualità, pura e autentica espressione della rigogliosa e antica vegetazione del parco. Sentori di zagara, sulla, mandorlo, rosmarino.

Marmellate di agrumi Diodoros

Le marmellate di arancio e mandarino sono prodotte dall’associazione “Il giardino della Valle” nella parte sud-ovest del Parco Valle dei Templi. Solo frutta e zucchero per un prodotto di altissima qualità, tra i più amati con quelli con etichetta Diodoros.

Succhi, canditi e profumate polveri di agrumi – confettura Fichi d’india Diodoros

Dal recupero dello storico agrumeto in zona Giacatello e dai numerosi impianti di fichi d’India presenti nella valle dei Templi, nasce un succo straordinario che viene ottenuto dalla macinazione a freddo dei frutti freschi pelati ed interi. L’azienda agricola Filì lavora in biologico, padrona di un’agricoltura sostenibile, che salvaguarda la biodiversità e l’habitat naturale dei terreni. Non adopera prodotti fitosanitari ma solo fertilizzanti organici e segue principi e tecniche di lavorazione artigianale: la frutta viene trasformata nel piccolo laboratorio di proprietà, cucinata sottovuoto a 50/60°C, in modo da preservare le sue caratteristiche organolettiche, e i barattoli vengono successivamente pastorizzati.

 Creme dolci di mandorle e pistacchi Diodoros

Oltre 250 cultivar diverse di mandorlo compongono il paesaggio della Valle dei Templi, con una presenza di circa 15 mila esemplari. Sono presenti, in misura ridotta anche pistacchi della varietà Pistacia Vera. L’azienda agricola Rino Frenda, concessionaria del marchio, in collaborazione con Le Cuspidi di Raffadali trasforma mandorle e pistacchi in creme dolci in barattolo ottenendo un prodotto di altissima qualità.

Zafferano

A nord del parco Valle dei Templi, di fronte il tempio della Concordia, è nato un piccolo campo sperimentale, gestito dall’azienda agricola Angela Di Nolfo, dove si coltiva il bulbo del crocus sativus, da cui si ricava lo zafferano. Ad occuparsi della coltivazione il marito di Angela, Michele, gia conferitore della più importante cooperativa che coltiva zafferano in Sicilia. L’impegno sul campo e anni di esperienza danno vita ad un prodotto di grande qualità caratterizzato da un giusto rapporto colore – aroma e da un alto contenuto in safranale e crocina.

Erbe aromatiche e legumi Diodoros

La grande biodiversità del Parco, da tutelare e valorizzare, concede una gran varietà di aromi ed erbe officinali, raccoglierle è una festa di profumi. A queste vanno aggiunte le tipiche colture mediterranee come rosmarino, timo, alloro, salvia, origano, peperoncino. Discorso diverso vale per i legumi: la Valle accoglie impianti di leguminose siciliane in via di estinzione – fagiolo Badda, lenticchia di Villalba, lenticchia nera, cicerchia – che contribuiranno ad accrescere la biodiversità del Parco. Il progetto, gestito dall’azienda Fabio Gulotta, vede l’impiego di soggetti svantaggiati e di giovani in cerca di prima occupazione, attraverso la nascita di una nuova  cooperativa che si appoggia sull’azienda Filì per il confezionamento.

Formaggio Cynara

Secondo una leggenda greca, Cynara era una bellissima ninfa con il volto luminoso, la pelle rosata, gli occhi verdi con sfumature viola e i capelli color cenere da cui proveniva il suo nome. Zeus si innamorò di lei e cercò di sedurla, ma Cynara lo rifiutò e il dio, furioso, la trasformò in un ortaggio, un carciofo, spinoso e rigido all’esterno, ma con un cuore tenero e dolce, come la sua anima, mentre il colore viola, doveva ricordare gli occhi della ninfa. E Cynara è anche il nome scelto per un nuovo formaggio a pasta molle e crosta fiorita, prodotto con latte crudo di capra girgentana e caglio vegetale di cardo/carciofo selvatico ed inoculo di penicillum. Matura circa 20 giorni, al naso latte, burro intenso e note floreali da pascolo che trovano conferma in bocca. La dolcezza iniziale viene compensata dall’amaro e persistenza del cardo. Equilibratissimo, prodotto dall’azienda agricola Valeria Casuccio, allevatori di capra girgentana che gestiscono anche un mini caseificio.

Cioccolato di Agrigento Parco valle dei Templi

L’azienda Sabadì di Modica è da oltre dieci anni il leader nella produzione di cioccolato di altissima qualità: dopo aver lanciato una linea chiamata “Cioccolati d’Italia”, dedicata alle più significative località del belpaese, affascinanti per bellezza, interesse storico e paesaggistico, onora la città di Agrigento realizzando una tavoletta con i prodotti Diodoros.  La pasta di cacao amaro, varietà “Nacional fino de Aroma” (origine Ecuador),  incontra l’olio e le foglie di alloro Diodoros: un abbraccio straordinario, profumato, pastoso. Il cioccolato Sabadì che farà parte del “paniere di prodotti” non porterà il marchio  Diodoros ma quello del Parco Valle dei Templi.

Luci in Valle _ Archeologia e sapori al chiaro di Luna

Visita con degustazione prodotti Diodoros

Tutta la bellezza dei resti archeologici della Valle dei Templi svelata al bagliore della luna, mentre si cammina sul filo delle speciali collane luminose, una per ciascun visitatore. Un percorso notturno dedicato alla mitologia, alla storia di Agrigento e della Valle. L’itinerario tocca tutti i luoghi più importanti lungo il tratto superiore della Via Sacra, dal Tempio di Giunone al Tempio della Concordia. Alla fine del percorso, i visitatori verranno accompagnati a Casa Barbadoro per assaggiare selezionati e ricercati prodotti tipici della zona, alcuni del “paniere” Diodoros: un vero viaggio alla scoperta dei sapori unici che caratterizzano il territorio del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi. Con l’inizio delle aperture serali della Valle, sono previsti due appuntamenti settimanali, da metà luglio a fine agosto.

Calici al tramonto a Villa Romana

La Villa Romana di Realmonte, tipica “Domus romana” del I secolo d.c., oltre agli importanti resti archeologici e allo splendido apparato musivo, scopre alle spalle le colline marnose tipiche della zona, come quelle limitrofe di Capo Rossello, celebre per la sua splendida Scala dei Turchi. La Villa si trova direttamente sulla spiaggia, a soli 50 metri dalla battigia, è un luogo di sicuro interesse per tutti quegli appassionati di storia che non vogliono rinunciare alla vacanza al mare. Nei mesi di luglio e agosto, il sito aprirà straordinariamente al pubblico. Il giovedì e la domenica piccoli gruppi potranno visitare la Villa accompagnati da un operatore CoopCulture.  Al termine della visita sarà offerto in degustazione un calice di vino Diodoros.

 DiodorosExperienceLab: vino, olio, mandorle e pistacchi

Incontri con i produttori, laboratori didattici e degustazioni in Valle

Per conoscere da vicino i prodotti che fanno parte del marchio Diodoros, il Parco della Valle dei Templi e Coopculture propongono una passeggiata enogastronomica alla scoperta delle produzioni d’eccellenza. Tre gli appuntamenti, legati alle stagioni.  Paesaggio monumentale, campi, uliveti, vigneti saranno i protagonisti di un percorso di conoscenza e di esperienze inedite. Durante gli appuntamenti si potranno ascoltare gli esperti che descriveranno la natura del prodotto di stagione, raccontandone le fasi, dalla raccolta alla tavola. Ed eccoci ai campi per una vera esperienza di vita: la raccolta fianco a fianco ai contadini, di cui si seguiranno le mani e le pratiche antiche. Non mancheranno degustazioni direttamente sul campo e laboratori didattici.

Informazioni e prenotazioni sul sito www.coopculture.it

Incidente lungo la strada di collegamento tra Menfi e Santa Margherita Belice. A scontrarsi frontalmente, per cause in corso di accertamento, sono state una Fiat Idea, con a bordo due donne, e una Fiat Panda con due ragazzi di 19 anni in viaggio. Tutti sono di Santa Margherita. Uno dei due ragazzi di 19 anni è stato trasferito, in elisoccorso, alla Rianimazione di Villa Sofia a Palermo. L’altro 19enne, e una delle due donne, sono stati ricoverati all’ospedale di Castelvetrano. L’altra donna è stata invece soccorsa al “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca.

A Lampedusa sono 151 i migranti ospiti dell’hotspot in contrada Imbriacola a seguito di diversi sbarchi. Gli ultimi ad arrivare sono stati 50 migranti, tra cui due donne, una delle quali incinta, tre bambini e otto minori non accompagnati, tutti provenienti dalla Tunisia. Si aggiungono ai 67, tra cui 6 minori e 5 donne, giunti in precedenza. Tutti, dopo un primo controllo sanitario, sono stati condotti nel centro d’accoglienza. Proseguono, intanto, le operazioni di trasferimento. Già 80 migranti, tutti uomini, sono stati trasferiti con il traghetto di linea diretto a Porto Empedocle, e poi sono stati condotti a Crotone.

Incidente stradale lungo la Palermo – Messina, in contrada Moreri, presso la bretella dell’A20 di Patti. E’ morta Marika Buttò, 29 anni, di Patti. A lei, per cause in corso di accertamento, è sfuggito il controllo dell’automobile, ha sfondato il guardrail e il mezzo si è ribaltato fuori strada, giù da un viadotto. Marika Buttò lavorava in un noto bar di Patti Marina ed era intenta, probabilmente, a rientrare a casa dopo il turno serale. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i Vigili del fuoco e la Polizia stradale.

I versi della poetessa agrigentina Irene Catarella sono stati selezionati per la Pro Biennale di Venezia, che si è inaugurata lo scorso 29 maggio e che proseguirà fino al 2 giugno, presso il padiglione Spoleto – Chiesa della Pietà. Irene Catarella diviene così la prima poetessa siciliana le cui opere sono esposte nell’ambito della Pro Biennale 2021.

Dal 4 al 10 luglio Irene Catarella parteciperà anche alla mostra Spoleto Arte.

Alla Pro Biennale in mostra otto poesie che la Catarella ha scritto traendo ispirazione dalle tematiche dell’amore e degli ultimi.

Le poesie sono state selezionate da una commissione presieduta da Salvo Nugnes, curatore e presidente della Pro Biennale, con il contributo di Vittorio Sgarbi, Francesco Alberoni, Katia Ricciarelli e Moni Ovadia.

“Con le sue parole Irene Catarella esplora gli antefatti reconditi di passioni ed emozioni, esprimendo a parole quel profondo sentimento che arde nell’anima”spiega Salvo Nugnes, curatore della Pro Biennale, che prosegue: “Una poetessa che ha dato voce non solo alle ragioni del cuore ma anche ai dimenticati, agli esclusi e a tutti quelli che altrimenti una voce non l’avrebbero avuta”.

Le poesie di Irene Catarella resteranno esposte all’interno dello Spoleto Pavillon, nel cuore di Venezia, fino al 2 giugno.

“Sono onorata di sapere che le mie opere sono state selezionate per la Pro Biennale”, afferma Irene Catarella che prosegue: “Spero che le tematiche da me affrontate possano essere di aiuto e supporto ai più”.

Irene Catarella, nasce a Palermo il 19 giugno 1974. A 18 anni è colpita da Sindrome di Menier che scompare dopo 15 anni, un periodo che le permette di consolidare la sua fede e di addentrarsi nello studio dell’animo umano. Professoressa,counselor junghiana, giornalista, naturopata, studiosa della Bibbia e fine poetessa d’amore, ma anche voce dei perseguitati e promotrice di umanità, consegue la sua prima laurea con il massimo dei voti all’Università Cattolica di Milano dove tuttora ricopre il ruolo di Cultrice di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Ha vinto numerosi concorsi grazie ai quali ha pubblicato 3 libri di poesie d’amore. Ha creato numerosi neologismi, come carneanima, corpoanima, fortezzadolcezza, cantomelodia, etc… È stata Presidente della Fidapa di Cammarata e San Giovanni Gemini nel biennio 2017-2019 promuovendo attività a favore delle scuole, del territorio e delle donne, come l’installazione delle panchine rosse antiviolenza in entrambi ipaesi. Promotrice di storia e tradizioni, è Presidente Fondatrice del Gruppo Storico Abatellis Branciforti Conti di Cammarata e Duchi di San Giovanni Gemini, primo gruppo storico fondato nel territorio.

Marcello Fattori, responsabile organizzativo della Lega Sicilia in provincia di Agrigento, interviene a seguito del successo riscosso con i gazebo allestiti nei Comuni di Agrigento, Grotte e Ribera in occasione dell’iniziativa nazionale “Mangia come parli”. Lo stesso Fattori commenta: “Si tratta di un’iniziativa che ha visto la Lega schierarsi a difesa del made in Italy, della dieta mediterranea e delle eccellenze delle produzioni nazionali contro Nutriscore, vino senza alcol, farine di insetti e così via. E’ stata una importante occasione di confronto con i cittadini, i quali spontaneamente ed in massa hanno partecipato alla mobilitazione oltre le più rosee aspettative, con più di 600 firme complessivamente raccolte nei tre gazebo allestiti in provincia”.

Il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, interviene a seguito del rientro nella Giunta regionale, come assessore alla Salute, di Ruggero Razza, e afferma: “C’erano e ci sono molteplici motivi di opportunità che avrebbero dovuto suggerire a Musumeci di non procedere a decidere il ritorno di Ruggero Razza alla guida dell’Assessorato alla salute. Ma su queste evidenti ragioni ha prevalso la volontà di piegare l’interesse della Sicilia alle esigenze politiche del presidente della regione. Il tutto dopo aver lasciato, nei mesi più caldi della campagna vaccinale, l’assessorato e la macchina regionale senza una guida. Alla vigilia di una nuova stagione di nomine, unico vero collante del governo regionale, Musumeci doveva dimostrare di essere ancora alla guida di una coalizione che nei fatti non esiste più, con un governo che produce solo spartizione di poltrone e non un solo singolo atto nell’interesse dei siciliani.”

Il neo presidente della ConfCommercio Agrigento, Giuseppe Caruana, interviene nel merito del rilancio dell’attività economica a fronte dell’attenuarsi della pandemia covid. E afferma: “I segnali ci sono, a cominciare dalla ricettività turistica che vede dei buoni dati di prenotazioni. I nostri obiettivi sono quelli di dare il massimo per i nostri associati, dare loro tutta l’assistenza necessaria anche e soprattutto in questo periodo post pandemia. La fiducia nel guardare al futuro ora va consolidata e tramutata in una ripresa concreta, in primo luogo proseguendo con misure mirate a sostenere il rilancio. Recentemente ho partecipato ad una riunione di giunta alla Regione Siciliana dove uno degli argomenti trattati è stato quello relativo al fondo di 250 milioni di euro messo a disposizione del commercio e che, speriamo, a breve possa diventare concreto. Si darà possibilità di dare liquidità alle aziende a condizioni agevolate. Un fondo che sarà gestito interamente dall’Irfis, con cui la nostra confederazione ha una convenzione attiva”.