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Lo Stato, tramite il ministero dell’Interno, ha riconosciuto vittima innocente di mafia Giuseppe Tragna, ucciso a 49 anni di età il 18 luglio del 1990 ad Agrigento, a San Leone, in via Gela. Sul movente dell’uccisione di Tragna, direttore di banca, si sono rivelate infondate e calunniose le dichiarazioni di alcuni collaboratori della giustizia. L’omicidio invece è stato connesso all’attività lavorativa di Tragna, che scoprì degli assegni trafugati e lo denunciò. Nel corso dei procedimenti amministrativi, Giuseppe Tragna è stato riconosciuto dai giudici come persone integerrima, dedita esclusivamente al compimento dei propri doveri familiari e professionali.

La Corte d’Appello di Palermo ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Calogero Guagenti, 53 anni, di Camastra, maestro di karate in una palestra di Canicattì, imputato di abusi sessuali, nel 2015, nei confronti di un’allieva di 15 anni. In primo grado il Tribunale di Agrigento ha inflitto 2 anni di reclusione all’imputato a fronte di una proposta di condanna ad 8 anni da parte del pubblico ministero.

La Procura di Agrigento ha proposto l’archiviazione per 26 dei 31 indagati nell’ambito dell’inchiesta sui due crolli, avvenuti il 18 e il 30 settembre del 2019, del cornicione del palazzo Liberty al civico 51 del Viale della Vittoria ad Agrigento. Per altri 5 indagati, indicati dal consulente della Procura come responsabili del cedimento, il procedimento prosegue fino ad una eventuale richiesta di rinvio a giudizio. In particolare, secondo il consulente, l’ingegnere Luigi Palizzolo, a provocare l’instabilità del palazzo sono stati i lavori all’interno di un sottotetto finalizzati a renderlo abitabile, altrimenti sarebbe stato un vano vuoto.

A Palermo, in Corte d’Appello, il sostituto procuratore generale, Maria Teresa Maligno, ha proposto la conferma quasi integrale della sentenza di primo grado emessa il 25 luglio del 2019 dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Marco Gaeta, a conclusione del giudizio abbreviato, a carico di 53 imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia, e non solo, nell’Agrigentino, cosiddetta “Montagna”. In particolare, sono state chieste 41 condanne e 4 assoluzioni. I quattro per i quali è stata chiesta l’assoluzione sono Adolfo Albanese, Giuseppe Blando, Vincenzo Mangiapane di 67 anni, e Vincenzo Spoto. Altre 8 assoluzioni sono intervenute in primo grado e non sono state impugnate in Appello.

Ribaltato quanto stabilito dal Tribunale di Agrigento, la quinta sezione della corte d’Appello di Palermo, ha disposto – accogliendo totalmente il ricorso avanzato dagli avvocato Teo Calderone e Ignazio Martorana –  la revoca della misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno di 3 anni e la restituzione di tutti i beni per un valore di 752.377 euro nei confronti di Giuseppe Mormina, 79 anni di Cattolica Eraclea, figlio del boss Francesco Mormina.

Per il Tribunale di Agrigento, che aveva applicato la sorveglianza speciale, Mormina era da ritenersi socialmente pericoloso, dopo la condanna definitiva a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato, nell’ambito del processo Akragas, considerato uomo d’onore di una famiglia mafiosa di Cattolica Eraclea. Per i giudici della Corte d’Appello, invece, non è dimostrabile l’attuale pericolosità sociale che risaliva invece alla fine degli anni ’80.

I beni sequestrati nel 2018 dalla guardia di finanza, e confiscati dal tribunale di Agrigento, un all’inizio del 2020, sono stati resituiti perché per la Corte d’Appello “il nucleo familiare del Mormina aveva disponibilità lecite derivate dall’attività agricola svolta tali da giustificare gli acquisti operati nell’arco temporale considerato.”

 

Sputò contro le due vigilesse che lo avevano multato per divieto di sosta. Insultandole anche con frasi sessiste.

Adesso, l’autore della furiosa reazione, scena che fu anche ripresa con un telefonino da un testimone che postò il video su Youtube, è stato condannato dal Tribunale di Marsala a sei mesi di reclusione per oltraggio a pubblico ufficiale, nonché al pagamento di un risarcimento danni alle due vigilesse, che si sono costituite parte civile. L’episodio avvenne il 30 gennaio del 2018 nella centrale via Vittorio Emanuele II, a Castelvetrano (Tp). Ad essere condannato è stato Francesco Salvatore Catalano, 43 anni, nato a Mazara del Vallo, ma residente a Castelvetrano. L’uomo aveva parcheggiato la sua auto, una Bmw, proprio nello spazio riservato alla polizia municipale. Ad emettere la sentenza di condanna è stato il giudice monocratico Bruno Vivona.

Alessandro Albanese è il nuovo presidente di Confindustria Sicilia. Eletto oggi all’unanimità, sarà affiancato dai vicepresidenti Antonello Biriaco e Diego Bivona, rispettivamente presidenti di Confindustria Catania e Confindustria Siracusa.

La neonata federazione regionale rappresenterà le tre territoriali dell’Isola: Sicindustria (che raggruppa le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Ragusa e Trapani), Confindustria Catania e Confindustria Siracusa. “Si tratta – affermano Albanese, Biriaco e Bivona – di una tappa davvero importante per il sistema confindustriale siciliano, che torna così ad avere una sua rappresentanza regionale indispensabile per garantire una voce unitaria e autorevole nei rapporti con le Istituzioni”.