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Oggi in Procura ad Agrigento, in presenza dell’aggiunto Salvatore Vella, e della vice direttrice del corso di studi superiori per mediatori linguistici Agorà Mundi, Federica Cordaro, con sede nel Consorzio universitario di Agrigento, è stato siglato un protocollo d’intesa della durata di tre anni per l’attivazione di tirocini formativi curriculari previsti dal piano di studi del corso. Questa esperienza sarà particolarmente formativa per le studentesse partecipanti e conferma l’eccellenza del corso di studi attivato tre anni addietro. La stessa Cordaro commenta: “L’attivazione del tirocinio alla Procura è motivo di orgoglio per il nostro corso di studi che si è distinto per la serietà e l’impegno profuso, finalizzato a maturare le competenze dei nostri studenti”.

Ad Agrigento, al Viale della Vittoria, alla villa Bonfiglio, tanti genitori rivendicano la restituzione dello spazio per i loro bambini che è stato sottratto dal montaggio della pista di ghiaccio. La pista è stata inaugurata l’8 dicembre scorso, e non è più in funzione dell’Epifania. La struttura copre oltre la metà della pista di pattinaggio, e da quasi 2 mesi giace abbandonata. Sarebbe opportuno che il Comune ne disponesse la rimozione, rimandandone il montaggio in occasione delle prossime festività natalizie.

Il Tribunale di Agrigento, accogliendo quanto proposto dalla Procura di Palermo, ha disposto la confisca del patrimonio, stimato in circa 8 milioni di euro, dell’imprenditore di Porto Empedocle Giuseppe Burgio, già “re” della distribuzione alimentare nell’Agrigentino. Del patrimonio già sequestrato in primo grado, i giudici hanno restituito all’imprenditore solo una società, la “New project marbles”. La misura di prevenzione patrimoniale segue l’indagine della Direzione distrettuale antimafia che contesta a Burgio, già arrestato il 28 ottobre del 2016 per bancarotta fraudolenta, anche l’intestazione fittizia di beni e il riciclaggio. Nel provvedimento – che confisca beni immobili, conti correnti, auto e attività imprenditoriali dell’indagato – i giudici rilevano i rapporti consolidati che avrebbero legato l’imprenditore ai vertici della mafia agrigentina. I giudici descrivono Burgio come – si legge – “un imprenditore perfettamente calato in una realtà sociale profondamente condizionata dal fenomeno mafioso, e convinto che venire a patti con i clan fosse un costo d’impresa inevitabile”.

Prosegue senza sosta la bonifica del territorio da parte della Provincia di Agrigento, che si avvale dell’impresa “Mediterranea Servizi”, aggiudicataria dell’appalto per la rimozione dei rifiuti, anche speciali e pericolosi, lungo le strade provinciali. A consuntivo del 2020 sono stati rimossi i rifiuti indifferenziati (oltre 92 tonnellate), i rifiuti da demolizioni e lavori edilizi (oltre 759 tonnellate), gli imballaggi misti (oltre 74 tonnellate), mentre tra quelli speciali e pericolosi spiccano oltre 40 tonnellate di amianto avviate ai centri di stoccaggio autorizzati, e circa 80 tonnellate di guaine bituminose. Complessivamente oltre 1000 tonnellate di rifiuti, indice della mancanza di sensibilità civica da parte di alcuni cittadini.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Chiara Bisso, a conclusione della requisitoria nell’ambito del giudizio abbreviato, ha proposto la condanna a 4 anni e 6 mesi ciascuno per Raffaele Salvatore Fragapane, 43 anni, di Santa Elisabetta, e per il palermitano Umberto D’Arpa, 53 anni, e poi 4 anni per Martino Merino, 26 anni, anche lui di Palermo. I tre sono i presunti autori di una maxi rapina, con bottino dai 50 ai 60mila euro, alla Banca popolare Sant’Angelo di Raffadali, commessa il 10 febbraio del 2020. I due palermitani sono reo confessi della rapina di cui sarebbero gli esecutori materiali. Fragapane invece sarebbe stato il basista.

Il caso del minorenne di 17 anni di Favara denunciato perché a San Leone avrebbe spaccato in faccia un bicchiere di vetro a danno di un giovane di Montaperto di 25 anni, ricoverato con 30 giorni di prognosi e il rischio di uno sfregio permanente: ebbene, i Carabinieri hanno denunciato un altro giovane, anche lui di Favara, di 19 anni, presunto complice della brutale aggressione. Entrambi risponderanno all’autorità giudiziaria di lesioni personali aggravate in concorso.

A seguito della chiusura del Liceo classico Empedocle ad Agrigento, dove sono stati riscontrati cinque studenti positivi al covid nella stessa classe, il consigliere comunale, Pasquale Spataro, si rivolge al sindaco invitandolo a valutare la chiusura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, in città. Spataro spiega: “Bisogna porre un freno alla diffusione del virus tra i giovani, diventati veicolo di maggiore trasmissione rispetto all’avanzare della variante inglese. Occorre subito mettere in campo la linea della prevenzione piuttosto che provare poi, con tutte le inevitabili conseguenze, ad inseguirla per contenerla. Non è tempo di mezze misure o di strategie di attesa, tenuto conto anche dell’andamento dei flussi e dei raduni di massa nei principali luoghi di ritrovo pubblico della città. Bisogna adottare in anticipo provvedimenti mirati ed incisivi per evitare che la terza ondata, già in corso, possa travolgerci pesantemente, provocando una catastrofe sanitaria ed economica”.

Il governo regionale, d’intesa con la commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale, ha espresso parere favorevole alla stabilizzazione di circa 4.600 lavoratori Asu. In proposito, gli assessori al Lavoro Antonio Scavone, alle Autonomie locali Marco Zambuto e all’Economia, Gaetano Armao, commentano: “La stabilizzazione di tale risorsa umana, impegnata nei Comuni, nelle Aziende sanitarie provinciali e nelle Camere di Commercio dell’Isola, non comporta aumenti di spesa e restituisce dignità a migliaia di famiglie siciliane”. E il presidente della Regione, Musumeci, aggiunge: “Il voto favorevole costituisce una ulteriore, importante tappa nel processo di fuoriuscita dal precariato di migliaia di lavoratori per troppo tempo rimasti pegno umano della peggiore politica”. Proprio al mattino di oggi i sindacati avevano annunciato un sit in dei lavoratori Asu in piazza del Parlamento a Palermo per rivendicare la stabilizzazione.

La Direzione investigativa antimafia ha confiscato ad un imprenditore edile di Palermo, Giovanni Pilo, 83 anni, residente in provincia di Roma, beni per 40 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione penale e misure di prevenzione del tribunale di Palermo, in accoglimento della proposta formulata dalla Dia. Giovanni Pilo, della famiglia mafiosa di Resuttana (sposato con Anna Gambino, sorella di Giacomo Giuseppe inteso ‘u’tignusu’, già capo del mandamento palermitano di San Lorenzo e componente della cupola provinciale), è stato sorvegliato speciale nel 1976 e nel 1985, e successivamente ha subito una condanna a 7 anni al maxiprocesso di Palermo. A suo carico vi sono anche le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e Salvatore Anselmo. Nella seconda guerra di mafia degli anni ’80 Pilo si schierò con i corleonesi, ed ebbe un ruolo nei progetti di speculazione edilizia, il cosiddetto sacco di Palermo. Gli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Dia hanno evidenziato una netta sperequazione fra i redditi dichiarati da Pilo e gli investimenti sostenuti, da ritenersi pertanto frutto o reimpiego di capitali illeciti. La confisca comprende una villa, 145 immobili, tra i quali anche numerosi terreni a Palermo, Roma e Trapani, l’intero capitale sociale di 8 società, di cui 5 con il relativo compendio aziendale; 4 polizze assicurative, 5 rapporti bancari.

Ferdinando Gallina, conosciuto come Freddy, 45 anni, inseguito da tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e ritenuto responsabile di tre omicidi aggravati dalla finalità mafiosa, appartenente a “Cosa Nostra”, rientra in Italia dopo una battaglia per ottenere la sua estradizione durata quasi 5 anni. Gallina è uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini e killer della mafia, ritenuto il braccio destro per la Sicilia occidentale, ed in particolare per la provincia di Palermo, del boss Salvatore Lo Piccolo. Negli Stati uniti d’America, Gallina, da personaggio di primo piano della mafia siciliana, si è avvalso di una difesa tecnica di elevatissimo livello che ha utilizzato ogni strumento giuridico previsto dalla legislazione americana per impedire il temuto rientro in Italia.