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Forte odore di gas nell’aria, si teme il peggio, anche il verificarsi di una eventuale esplosione.
Ma sul posto arrivano i vigili del fuoco di Canicattì che hanno subito riscontrato una rottura nella conduttura del gas che ormai si era propagato, rendendo irrespirabile l’aria.

Con zelo, i vigili del fuoco hanno anche staccato la corrente elettrica in tutto il quartiere, evacuando alcune abitazioni per precauzione. Ad intervenire anche la polizia locale che ha provveduto a chiudere alcune strade per facilitare il lavoro dei vigili del fuoco.

 

Purtroppo è ritornata a salire la curva dei contagiati nella città dei templi. Evidentemente durante il periodo delle feste le misure precauzionali sono state allentate e così dai 58 casi positivi del 24 dicembre scorso siamo arrivati ai 91 di oggi. Di questi sette sono ricoverati in ospedale (uno in rianimazione e 6 in degenza ordinaria), Due sono ricoverati in hotel covid e 82 sono in trattamento domiciliare. Per fortuna non si sono registrati nuovi decessi. I dati di Agrigento sono in linea con quelli regionali che hanno convinto il governatore Musumeci a far dichiarare la Sicilia zona Arancione e ci hanno fatto chiudere le scuole fino a giorno 18.

“Non mi stancherò mai di ripetere – dice il sindaco Franco Miccichè – che la pandemia non è stata ancora superata. Che il contagio e dietro l’angolo e che l’imprudenza porta gravi conseguenze per noi e per i nostri cari. Manteniamo quindi le prescrizioni imposte (distanza, mascherina, disinfettate e lavaggio continuo delle mani), evitiamo gli assembramenti e stiamo a casa quando possiamo”.

Circa sette chilogrammi di cocaina sono stati sequestrati nel porto di Catania da militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catania in collaborazione con personale dell’Agenzia delle dogane. La droga è stata nascosta nel magazzino di custodia temporanea di container adibiti al trasporto di frutta esotica provenienti dall’Ecuador. Le ispezioni, eseguite anche con l’ausilio di unità cinofile della compagnia Pronto impiego delle Fiamme gialle di Catania, hanno permesso di scoprire, in uno dei containers, 6,729 chilogrammi di cocaina. La sostanza stupefacente è stata confezionata in panetti da circa un chilo ciascuno e sarebbe stata destinata al mercato illecito di Catania per un valore di commercio al dettaglio di oltre un milione di euro.

Ad Agrigento si procede alla progettazione dei lavori di recupero in sicurezza del versante a nord ovest dei palazzi cosiddetti “Crea” al Viale della Vittoria, teatro della disastrosa frana del 5 marzo 2014, e del versante sottostante la via Picone, soggetto a rischio idrogeologico e pericolosità. Dalla tesoreria dello Stato, provenienti dal ministero dell’Interno, sono stati accreditati in proposito 103mile e 879 euro, e il Comune li ha impegnati in un apposito capitolo di bilancio.

La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero Alessandra Russo, ha chiesto il rinvio a giudizio, all’udienza del 14 marzo innanzi al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, di nove tra extracomunitari, originari di Gambia, Senegal e Nigeria, e una donna belga, imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Piazza pulita”, che ha svelato un business fiorente di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel centro storico di Agrigento, nella zona compresa tra piazza Ravanusa e le vie Cannameli, Vallicaldi e Gallo.

Il sindaco Franco Miccichè, dopo aver fatto un sopralluogo ispettivo in moltissimi vie agrigentine e avendo constatato la vetustà e il degrado delle pensiline realizzate in prossimità delle fermate degli autobus di linea urbana, ha immediatamente sollecitato le aziende intestatarie della concessione delle medesime pensiline, a provvedere a un ripristino delle stesse in tempi brevissimi. Il risultato è stato praticamente immediato. Nel giro di 24 ore sono stati fatti i primi cambiamenti. Il resto verrà fatto nei prossimi giorni a seguire.

In quel locale c’è freddo. Il sindaco e la giunta regalano un climatizzatore per i locali dell’oratorio della chiesa del Villaggio Peruzzo che è stato adibito a scuola. “In questo modo – ha detto il dott. Miccichè – i bambini che devono stare in classe per diverse ore, avranno la possibilità di lavorare in condizioni climatiche ottimali e non dovranno più tenere i cappotti messi per tutta la mattina”.

Nuova ordinanza firmata dal governatore Musumeci, nella quale oltre alle regole previste dal protocollo nazionale per la zona arancione sono state aggiunte altre misure restrittuive.

“C’è un solo rimedio, purtroppo, per evitare l’ulteriore crescita dei contagi in Sicilia: adottare misure restrittive, tenendo conto anche delle indicazioni arrivate dal Comitato tecnico scientifico regionale”. Lo annuncia il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dopo il confronto avuto in mattinata con il governo centrale, durante il quale è stata rappresentata “questa nostra preoccupazione e condivisa la necessità di anticipare l’entrata in vigore della ‘zona arancione’, che, comunque, sarebbe stata dichiarata da Roma nelle prossime giornate. Una decisione che ci fa guadagnare una settimana di tempo, in un quadro nazionale e internazionale di crescita esponenziale del contagio”.

Ecco le nuove misure:

Vengono mantenuti i controlli per i passeggeri in arrivo nell’Isola (registrazione obbligatorio sul sito dedicato e tampone rapido), così come la riduzione dei voli da e per la Sicilia. Previste misure di distanziamento interpersonale negli esercizi commerciali, con la previsione di screening per gli operatori. I sindaci hanno la facoltà di regolamentare l’accesso nelle zone commerciali per evitare gli assembramenti.
Prevista la sospensione delle attività didattiche in presenza fino al 16 gennaio per le scuole elementari e medie inferiori e fino al 30 gennaio per gli istituti superiori. Analoghe disposizioni potranno essere adottate da parte della Conferenza dei rettori. Prosegue normalmente, invece, l’attività in presenza per nidi, asili e scuole dell’infanzia.

“Sono certo – afferma Musumeci – che tornerà a prevalere la responsabilità collettiva. Sarebbe assurdo se per la indisciplina di una minoranza si dovessero pagare, ancora, costi sociali ed economici enormi. Una parte importante, come sempre, per garantire l’effettività di queste misure – conclude il presidente della Regione – è affidata alle Forze dell’ordine.
    Auspico pertanto che vi sia una maggiore presenza, con il ricorso a tutto il personale disponibile, anche delle associazioni di volontariato della Protezione civile regionale”.

Come è noto la società Italkali aveva predisposto un progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di sali potassici nel territorio del Comune di Realmonte. La proposta di approvazione del progetto era stata già sottoposta nel 2012 al Consiglio Comunale, che aveva deliberato di non accogliere l’ubicazione del sito proposto dall’Italkali. A fronte di una nuova istanza avanzata dall’Italkali, il consiglio comunale nuovamente, nel 2015, rigettava la richiesta , considerato che l’area in questione ricomprendeva parte del centro abitato ed era gravata da numerosi vincoli. La società Italkali proponeva un ricorso davanti al Tar Sicilia, per l’annullamento di tale delibera consiliare, lamentando svariate forme di eccesso di potere ed asserite violazioni di legge.
Si costituiva in giudizio il Comune di Realmonte, in persona del Sindaco ing. Calogero Zicari, rappresentato e difeso dall’Avvocato Girolamo Rubino, per chiedere il rigetto del ricorso. In particolare l’Avvocato Rubino evidenziava che il Comune di Realmonte avesse fatto un corretto uso dei propri poteri di pianificazione urbanistica, tenuto conto del considerevole impatto del progetto sul territorio e dei vincoli gravanti sulla vasta zona oggetto di concessione.
Il Tar Sicilia Palermo Sezione terza, condividendo la tesi dell’Avvocato Rubino secondo cui l’esercizio dei poteri pianificatori in materia di urbanistica facenti capo al Comune sono caratterizzati da elevata discrezionalità, respingeva il ricorso di Italkali, ritenendo legittimi i provvedimenti adottati dal Comune di Realmonte. La sentenza veniva poi confermata dal CGA.
Ebbene, con un nuovo ricorso la Italkali, con il patrocinio dei difensori Avv. Prof. Aristide Police, Avv. Sen. Giovanni Pellegrino e Prof. Avv. Nunzio Pinelli ( Studio Pinelli Schifani) chiedeva la parziale esecuzione della succitata sentenza  del TAR Sicilia – Palermo ritenendo che da un semplice passaggio argomentativo della sentenza succitata fosse rinvenibile un obbligo del comune di Realmonte di individuare, d’intesa con la ricorrente, un sito idoneo alla realizzazione degli impianti necessari per lo sfruttamento delle risorse minerarie”, obbligo che non sarebbe stato adempiuto in considerazione dell’opposizione  manifestata dal Comune al progetto della Italkali.
Si costituiva in giudizio il Comune di Realmonte, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino chiedendo il rigetto del ricorso e rilevandone l’inammissibilità in quanto il ricorso per l’esecuzione del giudicato – strumento processuale previsto dall’ordinamento per l’esecuzione coattiva delle pronunce passate in giudicato – non è utilizzabile per l’esecuzione delle pronunce di rigetto.
Il Tar Palermo, accogliendo le tesi dell’Avv. Rubino ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Italkali, osservando che a fronte di una sentenza di rigetto non può sussistere un obbligo di ottemperanza in capo alla P.A. giacché dette pronunce lasciano invariati gli assetti giuridici degli
interessi e dei rapporti così come delineati dall’atto amministrativo impugnato con il ricorso non accolto.
Tale sentenza, confermata dal CGA, ribadiva ancora una volta la correttezza della decisione del Comune di opporsi all’ubicazione dell’impianto in prossimità del centro abitato di Realmonte. Italkali aveva nel frattempo proposto un nuovo ricorso innanzi al TAR Palermo avverso le note con le quali il Distretto Minerario aveva avviato il procedimento di verifica della sussistenza delle condizioni per lo sfruttamento della miniera di Realmonte  ed aveva prospettato la revoca del titolo di concessione mineraria.
In tale giudizio si è costituito il Comune di Realmonte , in persona del Sindaco pro tempore Ing. Calogero Zicari, sempre con il patrocinio dell’Avv. Rubino, rilevando l’inammissibilità e l’improcedibilità del ricorso tenuto altresì conto della natura meramente endoprocedimentale delle note impugnate.
Ebbene il Tar Palermo, condividendo le eccezioni formulate dall’Avv. Rubino, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Italkali  per difetto d’interesse, considerato che le note impugnate non hanno valenza provvedimentale  prospettando solo eventuali e future conseguenze per la revoca della concessione  o l’avvio di un procedimento teso a valutare la eventuale sussistenza delle condizioni tecniche per procedere allo sfruttamento del giacimento di Kainite.
Nel contempo la società Italkali veniva condannata al pagamento delle spese di processuali in favore del Comune di Realmonte.
Il TAR Palermo ha dunque confermato, ancora una volta, la correttezza delle determinazioni assunte dal Comune di Realmonte a tutela del proprio territorio.