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I risultati dei nuovi tamponi hanno registrato altri cinque casi positivi riconducibili alla situazione emersa qualche giorno fa nell’ospedale di Sciacca. Sono operatori sanitari. È una delle notizie contenute nel video-comunicato del sindaco Francesca Valenti in cui fa sempre il punto della situazione, aggiornando anche sulle attività in atto .

“E’ un aumento previsto e prevedibile”, spiega il sindaco che ringrazia tutti gli operatori della Sanità che, assieme a operatori di altri settori, “lavorano giorno e notte per la tutela della nostra salute”.

“C’è grande attenzione da parte di tutte le autorità – prosegue il sindaco Valenti -. Ho avuto rassicurazioni dal Governo regionale, dal Prefetto, dalla direzione dell’Asp, che si stanno mettendo in campo tutti i possibili interventi. Ma ho chiesto e chiederò di più per Sciacca, in questo momento difficile”.

L’appello ai cittadini è sempre quello di restare a casa. “Oggi – dice ancora il sindaco – ho ricevuto una nota del Questore in cui si dice espressamente che si deve uscire per ipotesi eccezionali. Ci sono controlli, anche sulla veridicità delle dichiarazioni. Stare a casa è fondamentale per superare questo momento di difficoltà. Ognuno, responsabilmente deve fare la propria parte: solo stando uniti si vincono le battaglie”.

Continua, intanto, anche questa sera l’opera straordinaria di disinfezione nella città, con personale e mezzi della Protezione Civile e del Volontariato.

La bozza è pronta ma le modifiche potrebbero essere apportate da un momento all’altro.

Il decreto coronavirus comporterebbe il rinvio delle elezioni amministrative previste per il 24 maggio prossimo, a slittare in una domenica compresa tra il 15 ottobre e il 15 dicembre. Almeno questo si legge nel testo.

Non è escluso, quindi, che le elezioni amministrative possano svolgersi nel mese di novembre prossimo.

Il commissario della Provincia di Agrigento, Alberto Di Pisa, su richiesta del direttore sanitario del presidio ospedaliero del “San Giovanni di Dio di Agrigento, ha autorizzato il montaggio della tenda in dotazione al Gruppo Protezione Civile della Provincia per supportare il pre-triage per l’emergenza covid-19. Le operazioni di montaggio sono state eseguite dal funzionario responsabile Marzio Tuttolomondo e dal personale dell’Ufficio. Dal mattino di oggi, dunque, operatori sanitari e potenziali pazienti avranno a disposizione un ulteriore sostegno in un momento così difficile.

A Catania è positivo al coronavirus un medico dell’ospedale “Garibaldi”. Sono state attivate immediatamente tutte le misure di sanificazione e contenimento previste. Il medico è ricoverato nello stesso ospedale Garibaldi-Nesima e le sue condizioni di salute non destano particolare preoccupazione. Misure preventive sono state intraprese anche per i pazienti dei luoghi dove il medico opera, per i quali sono state attivate le procedure di dimissioni e di prosieguo dell’osservazione domiciliare, nonché per le relative attività ambulatoriali. La direzione è in sede e in piena operatività. Gli uffici di diretta collaborazione sono attivi e coordinano le attività per l’implementazione di tutte le misure nazionali e regionali per il contenimento e il contrasto del diffondersi del covid-19.

In Sicilia chiude l’aeroporto di Comiso. Questa sera venerdì decolla l’ultimo volo dallo scalo del Ragusano per Milano Malpensa effettuato da Ryanair e poi il ‘Pio La Torre’ sarà in stop. Così impone il decreto ministeriale a fronte dell’emergenza coronavirus. Comiso rientra tra i 25 aeroporti dei 42 italiani chiusi in ragione della situazione emergenziale.  Si attende adesso la pubblicazione del documento da parte di Enac che sancirà, per il mese di agosto, l’avvio dall’aeroporto di Comiso di due nuove tratte per Roma e Milano con prezzi calmierati riservati soltanto ai residenti in Sicilia.

Non si esclude che anche l’aeroporto di Trapani Birgi “Florio” possa chiudere da un momento all’altro.

“In provincia di Agrigento, specie a Favara, manca l’acqua in alcune zone da 15 giorni. Cosa fanno i commissari dell’azienda che ha in gestione le condotte e il presidente dell’Ati?

La cosa più efficace che ciascuno però può fare per contenere il contagio, a tutte le latitudini, è mettendo in atto semplici, ma fondamentali regole d’igiene e isolamento dei casi sospetti. Il primo, e fondamentale, è lavarsi le mani. Il virus infatti si diffonde per via aerea, non proprio come il raffreddore, per cui basta uno starnuto, ma anche toccando con le mani le mucose degli occhi o della bocca. Lavandosi le mani si evita che il virus venga trasferito, inconsapevolmente, ad altre persone. (tratto da https://www.doveecomemicuro.it/notizie/news/coronavirus-igiene-mani )

Questa è la prima cosa che ci hanno detto da quando è scoppiata la “pandemia Covid-19”, ma come ci laviamo se manca il bene primario ?

Vorremmo scrivere tanto, ma sappiamo che in questo omento c’è per ogni comune un ufficio di protezione civile che provvede a tutto, “Hanno provveduto ad attivarsi per chiedere più acqua nelle case ?”

Lo dichiara il presidente del movimento cittadino “Mani Libere” Giuseppe Di Rosa

Uffici chiusi da lunedì 16 a mercoledì 18 marzo, in tutte le sedi del Libero Consorzio comunale di Agrigento.

Il segretario generale dell’Ente, dott.ssa Caterina Moricca, con una sua precisa disposizione, la n. 5 dell’11 marzo 2020, avente come oggetto l’emergenza sanitaria da Covid-19 e al fine di consentire l’intervento di pulizia straordinaria e sanificazione di tutte le sedi del Libero Consorzio, anche quelle periferiche, ha infatti disposto la chiusura di tutti gli uffici.

Dovranno comunque essere garantiti i servizi essenziali come la Polizia Provinciale e la Protezione civile in questi giorni particolarmente impegnati su tutto il territorio di competenza.

Tutti gli uffici del Libero consorzio di Agrigento saranno dunque chiusi, comprese le sedi decentrate ubicate negli altri comuni della provincia.

L’attività degli Uffici dell’Ente riprenderà, salvo ulteriori comunicazioni e disposizioni, giovedì 19 marzo.

Seguiamo con costante apprensione quello che sta vivendo il nostro paese. Negli ultimi giorni il Presidente del Consiglio ha dato delle misure sempre più restrittive che si riassumano dentro l’indicazione di restare a casa e di muoversi solo per casi gravi. Tutto questo perché, purtroppo, la diffusione del corona-virus è molto veloce e il sistema sanitario rischia di non riuscire a offrire la necessaria assistenza a quanti potrebbero arrivare negli ospedali. Viviamo un’emergenza sanitaria gravissima e non sappiamo ancora fino a quando.

In questa situazione di difficoltà la comunità cristiana sta dando buona prova di sé rispettando le indicazioni e, soprattutto, intensificando la preghiera personale; ci sentiamo tutti responsabili del bene prezioso della salute nostra e altrui. In questa linea siamo chiamati a fare ancora qualche dolorosa rinuncia.

Da qualche ora la CEI sta indicando a tutte le diocesi di tenere chiuse le chiese e i luoghi di culto. Finora, potendo uscire, abbiamo avuto la possibilità di entrare nelle nostre parrocchie e di rivolgere al Signore preghiere per noi e per quello che stiamo vivendo.

Da oggi e sino a nuove disposizioni, in ottemperanza delle indicazioni della CEI, dispongo che rimangano chiuse al pubblico le chiese parrocchiali e non parrocchiali e in generale gli edifici di culto di qualunque genere. I fedeli sono in conseguenza dispensati dall’obbligo di soddisfare al precetto festivo come previsto dai cann. 1246-1247 del CJC.  Le nuove disposizioni del Governo ci chiedono di non uscire di casa per evitare qualsiasi contatto e per rallentare, in questo modo, il contagio. Ci sembra doveroso e responsabile dare un segnale che mostri coerenza con quello che il paese sta vivendo. Mentre ve lo chiedo (come già stanno facendo altri Vescovi) ne avverto tutta la pesantezza perché potrebbe passare il segnale che il Signore venga dopo cose quali la spesa, la farmacia … Lo ripeto: se scegliamo questa ulteriore misura è solo per tutelare la salute nostra e dei nostri fratelli e per evitare che il sistema sanitario vada in tilt.

Sono certo che comprenderete lo spirito di questa limitazione e, soprattutto, sono fiducioso nel fatto che l’impossibilità di recarsi in un luogo di culto stimolerà di più la preghiera nelle nostre case. Possiamo valorizzare i tanti strumenti che ci offre la tecnologia e i vari programmi religiosi trasmessi da radio, TV e piattaforme digitali. So che molti sacerdoti si stanno organizzando con dirette facebook o altro (ovviamente nel rispetto delle norme, tenendo la chiesa chiusa e collaborato dal solo operatore). Mi sento di incoraggiare questi sforzi e di valorizzarli nel migliore dei modi. Tutti potete avere la certezza che i sacerdoti continueranno a esercitare il loro ministero attraverso l’offerta della loro vita e la prossimità a quanti si trovano nel bisogno. Continueranno a celebrare come hanno fatto in questi giorni e nel sacrificio eucaristico terranno presenti tutte le persone a loro affidate.

E’ questo il tempo in cui ognuno di noi si riscopre “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19) e nell’intimo della propria coscienza ritrova lo spazio per il dialogo costante con il Padre, il desiderio di amarlo attraverso una fiducia incondizionata in Lui e nella sua misericordia. Siamo tutti chiesa e, adesso più che mai, chiesa domestica, chiesa che vive nelle case con l’impegno a essere “lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera” (Rm 12, 12). A proposito sento di ripetervi quanto ho proposto la Domenica della Parola. Sarebbe bello e opportuno che in ogni casa cristiana, in questo tempo di digiuno eucaristico, la Bibbia o il Vangelo trovino un posto d’onore e visibile, quasi fosse il tabernacolo della piccola Chiesa domestica. La Bibbia non è semplicemente un libro, è “il libro” che baciamo e onoriamo, è Gesù a casa nostra.

Sin da adesso vi ringrazio per la comprensione che userete nei confronti di quanto vi sto chiedendo e sono fiducioso che, con l’aiuto del Signore, riusciremo a superare questo momento di dura prova.

Con affetto vi raggiungo tutti e su tutti invoco la benedizione del Signore.