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Concluse nell’aula bunker dell’Ucciardone le audizioni di Giancarlo Caselli e Luciano Violante al processo d’Appello sulla presunta trattativa Stato – mafia. I dettagli.


Il magistrato, adesso in pensione, Gian Carlo Caselli, già Procuratore della Repubblica a Palermo dal 15 gennaio 1993, giorno dell’arresto di Totò Riina, al 1999, e l’ex presidente della Camera e della Commissione nazionale antimafia, Luciano Violante, sono stati citati a testimoniare a Palermo, al processo di secondo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, dalla Corte d’Assise d’Appello, presieduta dal giudice Angelo Pellino.

Nell’aula bunker del carcere “Ucciardone”, Luciano Violante, tra l’altro, ha dichiarato: “Ho incontrato nel 1991 l’allora procuratore capo di Palermo, Pietro Giammanco, che mi parlò della famosa inchiesta su mafia e appalti. Giammanco mi chiese di incontrarci prima delle stragi. Più volte mi chiese di incontrami e cercava di illuminarmi sull’inconsistenza di quel rapporto. Anni dopo chiesi al generale Mori a che punto fossero le indagini e lui mi parlò della bontà dell’investigazione. Mi colpiva l’insistenza di Giammanco a definire quel rapporto su mafia e appalti privo di fondamento. Ho incontrato Giovanni Falcone dopo il fallito attentato all’Addaura. Eravamo molto amici io e Falcone, ricordo che lo vidi molto preoccupato come mai lo avevo visto prima, se non ricordo male disse che erano venuti due magistrati per discutere dalla Svizzera su questioni di riciclaggio. E all’ultimo momento avevano deciso di andare dove lui aveva la casa al mare. Insomma era qualcosa di non preventivato. Il generale Delfino, all’epoca capo dei Carabinieri in Piemonte, mi disse che durante una perquisizione in un’officina meccanica fu trovato un personaggio con una pistola il quale disse che avrebbe potuto mettere i Carabinieri sulle tracce di Riina, perché era stato il suo autista. Ed io gli dissi di chiamare Caselli, già nominato anche se non ancora insediato Procuratore a Palermo”.

Il riferimento di Violante è all’arresto di Balduccio Di Maggio, a Borgomanero, in provincia di Novara, l’8 gennaio del 1993, 7 giorni prima dell’arresto di Riina. E dall’arresto di Di Maggio, e dalla sua offerta della cattura di Riina, è iniziata la deposizione di Gian Carlo Caselli, che ha affermato: “Il generale Delfino il 10 gennaio 1993 mi chiama, e mi parla di Balduccio Di Maggio e del possibile arresto di Riina. L’adrenalina era a mille, si trattava di arrestare Totò Riina, il capo dei capi, ci siamo concentrati spasmodicamente su quello, non c’è stato nessuno spazio per altri argomenti. La mancata perquisizione del covo di Riina dopo l’arresto fu un momento pessimo, brutto. Noi volevamo perquisire subito. Il capitano del Ros, Sergio De Caprio, no. Io mi sono fidato di lui, per molti era ancora un eroe, quello che aveva messo le manette a Riina. Ma questo ritardo era comunque subordinato alla sorveglianza, che invece fu interrotta subito senza che avvertirci.

Nelle lettere il generale Mori dirà: ‘Abbiamo deciso senza avvertirvi perché questo rientra nella nostra autorità decisionale e operativa’. Mi sono fidato di questa spiegazione. Io ero appena arrivato in una Procura, quella di Palermo, ancora attraversata da scontri. Falcone, eroe da morto, da vivo era stato professionalmente perseguitato. E quella Procura era uno sfascio da ricostruire. Questo momento terribile del covo che avrebbe potuto rovinare la Procura fu paradossalmente uno stimolo per andare avanti, tutti insieme, senza alcun compartimento stagno. Vito Ciancimino chiese lui di parlare con noi, in presenza dei Carabinieri del Ros, Mori e De Donno. Ricordo che durante gli interrogatori Vito Ciancimino era viscido, sfuggente, arrogante. Speravamo che collaborasse sugli appalti. Da ex sindaco e assessore, se avesse voluto, ci sarebbe stato un oceano da percorrere con la nostra barchetta e guidati da lui. Invece fu un tema che non ha mai aperto. Di appalti non voleva parlare, di rapporti mafia-politica non voleva parlare, dopo un po’ mi stufai. E si stufò anche lui, diventando sempre più insofferente e scostante. Ho lasciato soli a coltivare quelle ‘speranzelle’ di collaborazione Antonio Ingroia e Luigi Patronaggio. Noi volevamo convincerlo a parlare di appalti e di rapporti tra mafia e politica, questa era la direzione. Con lui era parlare morto, tutto gli era dovuto. E poi non faceva che parlare del suo libro, per lui una sorta di Bibbia, voleva che tutti lo leggessero, che tutti lo conoscessero. E non solo i magistrati di Palermo, persino Antonio Di Pietro a Milano. Ripeto, il suo problema era solo sputare addosso a Falcone. Era ossessionato”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il Pubblico Ministero Chiara Bisso ha chiesto il rinvio a giudizio  per il sindaco di Agrigento Calogero Firetto. L’ipotesi di reato che accusa Firetto è quella su presunti  bilanci gonfiati avvenuti nel corso della sua sindacatura nel Comune di Porte Empedocle.

Altrettanta richiesta di rinvio a giudizio è scattata per altri 6 revisori dei conti che si sono alternati tra il 2011 e il 2014.

 

Secondo Fise Assoambiente, l’associazione delle imprese del trattamenti dei rifiuti e bonifica, la Sicilia, con il 22 %, è ultima in Italia per raccolta differenziata. Nel relativo rapporto si legge: “Carenza di un’adeguata impiantistica per il riciclo dei rifiuti, assenza di valorizzazione energetica per quanto non riciclabile, turismo dei rifiuti verso altre Regioni, affidamento eccessivo allo smaltimento in discarica”. E poi: “In Sicilia la gestione è condizionata dalla percentuale record di conferimento in discarica, il 73%. Solo il 22% viene raccolto in modo differenziato, dato più basso a livello nazionale. Anche qui il passaggio negli impianti di trattamento meccanico-biologico è propedeutico, addirittura per il 96% dei quantitativi, al successivo conferimento in discarica. Il recupero di materia resta un’ipotesi residuale. La voce incenerimento non è presa in considerazione”.

Secondo Fise Assoambiente, l’associazione delle imprese del trattamenti dei rifiuti e bonifica, la Sicilia, con il 22 %, è ultima in Italia per raccolta differenziata. Nel relativo rapporto si legge: “Carenza di un’adeguata impiantistica per il riciclo dei rifiuti, assenza di valorizzazione energetica per quanto non riciclabile, turismo dei rifiuti verso altre Regioni, affidamento eccessivo allo smaltimento in discarica”. E poi: “In Sicilia la gestione è condizionata dalla percentuale record di conferimento in discarica, il 73%. Solo il 22% viene raccolto in modo differenziato, dato più basso a livello nazionale. Anche qui il passaggio negli impianti di trattamento meccanico-biologico è propedeutico, addirittura per il 96% dei quantitativi, al successivo conferimento in discarica. Il recupero di materia resta un’ipotesi residuale. La voce incenerimento non è presa in considerazione”.

A Gela, in via Verga, lei ha bevuto troppo, guida un’automobile, invade la corsia opposta e urta lo specchietto retrovisore di un’auto della Polizia. I poliziotti bloccano il mezzo. Cinzia Giaquinta, 37 anni, di Butera, domiciliata a Gela, gravata da precedenti di polizia per stupefacenti, e il passeggero, Tommaso Spiteri, 26 anni, di Gela, sono stati arrestati ai domiciliari perché sorpresi in possesso, all’interno di uno zaino, di 5 panetti di hashish per un peso complessivo di 508 grammi. La donna, che ha subito insospettito gli agenti per l’alito di vino, è stata inoltre denunciata per guida in stato di ubriachezza in quanto positiva all’alcol test, e perché senza patente.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha assolto Pino Scerra, 66 anni, Casimiro Gaetano Castronovo, 51 anni, Giuseppe Amato, 51 anni, e Giuseppe Bellia, 63 anni, tutti di Palma di Montechiaro, imputati nell’ambito di un’inchiesta anti-assenteismo al Comune di Palma di Montechiaro.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico, Alfonso Malato, ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, l’imprenditore Giosuè Sciabica, 42 anni, di Agrigento, titolare del centro officina e carrozzeria, imputato di truffa. Sciabica, difeso dall’avvocato Giuseppe Scozzari, è stato accusato da una cliente di averle emesso, nel marzo del 2012, due fatture per dei lavori mai effettuati.

La deputata molisana già di Liberi e uguali, e adesso di Italia Viva, Giusy Occhionero, è stata ascoltata dai magistrati della Procura di Palermo titolari dell’inchiesta antimafia a Sciacca cosiddetta “Passe partout”, che ha provocato l’arresto, tra gli altri, dell’ex assistente parlamentare della stessa Occhionero, Antonello Nicosia. Giusy Occhionero, in presenza del suo difensore, l’avvocato Giovanni Bruno, è stata interrogata, circa 2 ore, come “persona informata sui fatti” dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Geri Ferrara e Francesca Dessì. Tra l’altro, l’onorevole Occhionero ha affermato: “Ho sbagliato. Ho sbagliato tutto. Mi sono fidata di lui. Mi era stato presentato dai Radicali, veniva dal mondo dell’associazionismo, si diceva difensore dei diritti dei detenuti. L’ho conosciuto così e poi, anche in virtù del rapporto personale che si era creato, mi sono fidata ciecamente. Sì, ho saputo adesso della sua condanna a 10 anni per traffico di droga. Ma alla Camera non c’è alcun controllo, perché avrei dovuto fare controlli io? Poi ho iniziato a dubitare del suo curriculum, e i nostri rapporti si sono diradati”.

Ad Agrigento, a Fontanelle, i commercianti di viale Sicilia hanno dovuto attendere l’avvento in consiglio comunale del consigliere Simone Gramaglia per potere “rivedere la luce” (tra virgolette) dopo due anni di buio innanzi alle proprie attività commerciali.

Sì: è stato il consigliere Gramaglia – come sottolineato dagli stessi negozianti che gli rivolgono un pubblico apprezzamento – ad interessarsi affinchè, dopo ben due anni di continui solleciti e segnalazioni, si riaccendesse la luce con l’intervento degli organi preposti sui pali dell’illuminazione pubblica. A parte l’opera meritoria del consigliere Simone Gramaglia, sui due anni di attesa, e di inutili reclami, da parte dei commercianti di viale Sicilia stendiamo l’ennesimo “velo pietoso”, e ci asteniamo dal commentare tanto è tempo e inchiostro perso.

Venerdì 8 novembre 2019, dalle ore 18.30, presso la sede di Agrigento in via Mazzini n.126, avrà luogo la presentazione al pubblico della nuova sede di Media Call srls. All’evento saranno presenti i soci fondatori Filippo, Francesco e Luigi Morreale e Pietro Sammartino, le istituzioni, l’amministratore delegato di AQR Francesco Esposito, il management dei committenti Optima e BluEnergy, i dipendenti e collaboratori dell’azienda.
La nuova sede, sita in via Mazzini 126, non poco distante dalla Penta Servizi Srl, proprietà degli stessi soci, sorge in un moderno palazzo a vetri. Il suo interno ospita 36 postazioni di lavoro destinate a un organico di 60 collaboratori e una sala destinata alle giornate di formazione rivolte ai dipendenti.
«Con l’apertura della nuova sede di Media Call – dichiarano i soci – ci poniamo l’obiettivo di accrescere i volumi della nostra azienda e di farlo continuando a puntare sulle risorse del nostro territorio. La nostra azienda infatti, che ha come mercato di riferimento tutto il territorio nazionale, vanta al suo interno solo e unicamente professionisti, collaboratori, dipendenti e fornitori provenienti da Agrigento e dai paesi limitrofi.
Un fenomeno in controtendenza rispetto a quanto accade ogni anno nella nostra provincia o regione, dove le imprese chiudono e dove moltissimi giovani a causa della mancanza di opportunità emigrano nel nord Italia o all’estero.
La nostra quindi è una scommessa: crediamo nel futuro di questa città e per tale motivo abbiamo deciso di impiegare i nostri investimenti nella creazione di uno spazio di lavoro nuovo, moderno, innovativo e in grado di accogliere gli attuali e futuri aspiranti lavoratori».
Media Call Srls, è una società di Contact Center, specializzata in outsorcing, nasce nel marzo del 2018 sotto la spinta imprenditoriale dei suoi soci fondatori, già proprietari, dal 2010 di Penta Servizi Srl e di Sun Communication Service.
La volontà di investire nel proprio territorio e il desiderio di ampliare e diversificare il proprio core business trovano realizzazione nella partnership con il gruppo AQR, leader in Italia nel settore dell’outsorcing alle imprese per il settore energy&utilities e telecomunicazioni.
Dopo un solo anno di attività la giovane azienda di teleselling, conta già di due sedi ubicate sul territorio siciliano: una ad Agrigento e l’altra a Messina; e due commesse di lavoro, Optima e Bluenergy, aziende italiane del settore energetico.
La società lo scorso anno è stata premiata come Best Start Up 2018 e Best Partner progetto Optima 2018.