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Da ieri sera è in corso sull’Etna il 17esimo spettacolare di parossismo,  iniziato intorno alle 17.30 del 31 marzo, con esplosioni ed emissioni di sabbia dal cratere di Sud Est ed intensificatosi nelle ore successive, con straordinarie fontane di lava e fortissimi boati.

La spettacolare attività stromboliana è gradualmente passata a fontane di lava al Cratere di Sud-Est a partire dalle 23. Stavolta l’eruzione ha assunto fisionomicamente maggiore spettacolarità, in quanto contestualmente, da poco dopo la mezzanotte, si osserva un trabocco lavico dall’orlo orientale del cratere di SE che si espande nella parte alta della Valle del Bove, mentre prosegue l’attività effusiva dalla bocca attiva alla base meridionale del cratere di Sud-Est.

Questa bocca produce una debole attività esplosiva e continua ad alimentare il flusso lavico, che si riversa nel settore occidentale della Valle del Bove. Questa ennesima eruzione dell’Etna è costantemente monitorata dall’Osservatorio etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che sta effettuando un superlavoro, acquisendo notevole materiale scientifico molto utile per lo studio della fenomenologia vulcanica dell’Etna, che si pone sempre più come laboratorio scientifico mondiale.

Per quanto riguarda la temutissima caduta della sabbia, prodotta dal vulcano, che ha messo in ginocchio oltre quaranta Comuni pedemontani, stavolta, non vengono segnalati particolari disagi. Infatti, in base al modello previsionale, la nube di polvere, che ha raggiunto un’altezza di circa 7000 metri, si disperde in direzione Sud-Sud Ovest.

“L’andamento temporale dell’ampiezza del tremore vulcanico evidenzia un continuo aumento dei valori che hanno raggiunto livelli molto alti. Il centroide delle sorgenti del tremore vulcanico è localizzato in corrispondenza del Cratere di SE ad una elevazione compresa tra 2500 e 2800 m sul livello del mare”.

Misura cautelare emessa dal Gip su richiesta del procuratore Massimo Palmeri e del sostituto Stefania Leonte, nei confronti di un portantino di Enna, arrestato dalla polizia per violenza sessuale e tentata violenza privata nei confronti di una giovanissima paziente fragile ricoverata in ospedale.

Le accuse rivolte verso l’uomo sono di aver abusato della ragazza e poi di averma minacciata.
La segnalazione era stata fatta dai medici del reparto che hanno subito avvertito la polizia. Investigatori ed inquirenti hanno sentito la ragazza e trovato riscontri oggettivi in pochi giorni.

Secondo l’accusa l’uomo tratto in arresto approfittava delle condizioni di fragilità della ragazza, abusando di lei e poi minacciandola, costringendola a ritrattare.

 

 

Proseguono i flussi di migranti verso Lampedusa, dove sono approdate complessivamente 197 persone, tra cui anche donne e minori. La Guardia Costiera e la Guardia di Finanza hanno intercettato un barcone con 124 immigrati tutti del Bangladesh. Poi è stato bloccato un “barchino” con a bordo 11 tunisini, e poi un’altra imbarcazione con 62 subsahariani. Tutti, dopo un primo accertamento, sanitario sono stati trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola

Ad Agrigento i Carabinieri della stazione del Villaggio Mosè hanno denunciato per tentato furto un uomo di 30 anni, già noto alle forze dell’ordine, rintracciato poco dopo l’essersi intrufolato furtivamente in un’abitazione estiva nel quartiere di Cannatello, in via John Palak. Il trentenne ha poi desistito dal rubare, e si è dileguato. Il proprietario della residenza ha confermato che nulla è stato rubato. L’attività investigativa dei Carabinieri e le immagini della video-sorveglianza lo hanno incastrato.

Secondo il bollettino dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, dei 718 tamponi effettuati martedì scorso sono 90 i nuovi positivi nella provincia agrigentina. I guariti sono 55. Gli agrigentini ospedalizzati sono in totale 76, di cui 58 in degenza ordinaria/subintensiva e 13 in terapia intensiva, tra gli ospedali di Agrigento e Sciacca. Gli altri restanti sono in strutture alternative. Ad Agrigento gli attuali positivi sono 200, tra cui 5 migranti isolati in un centro d’accoglienza.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha inflitto 4 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno a Raffaele Salvatore Fragapane, 43 anni, di Santa Elisabetta, al palermitano Umberto D’Arpa, 53 anni, ed a Martino Merino, 26 anni, anche lui di Palermo. I tre sono i presunti autori di una maxi rapina, con bottino dai 50 ai 60mila euro, alla Banca popolare Sant’Angelo di Raffadali, commessa il 10 febbraio del 2020. I due palermitani sono reo confessi della rapina di cui sarebbero gli esecutori materiali. Fragapane invece sarebbe stato il basista.

Nella più grande delle Pelagie sono attualmente 40 i positivi, un dato che sfora i parametri previsti dalla normativa nazionale in base al rapporto con la popolazione. Solo nell’ultima settimana si sono registrati 32 nuovi casi.

L’ordinanza del governatore siciliano, Nello Musumeci, dovrebbe arrivare nelle prossime ore sulla scorta della relazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo, da cui le Pelagie dipendono.

Dopo lo stop ai dati registrato nella giornata di ieri, quando un’inchiesta della procura di Trapani ha portato ai domiciliari il vertice del Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe) della Regione Siciliana, dall’Isola è ripresa la comunicazione dei dati giornalieri sull’epidemia da Covid-19 al ministero della Salute e all’istituto superiore di sanità.
Il computo complessivo dei dati di ieri e di quelli odierni fa salire a 2.904 i nuovi positivi nell’isola nelle ultime 48 ore. Nello stesso arco temporale si sono registrati 21 decessi e 380 guarigioni.
In Sicilia al momento si contano 19.920 positivi, 2.503 più rispetto a due giorni fa.
In tutta la provincia di Palermo negli ultimi due giorni sono stati scoperti 1.133 casi. Negli ospedali siciliani i ricoverati in regime ordinario sono 891, quelli nelle terapie intensive e sub-intensive 140.

i nuovi contagi per province:

 

Palermo 1.133,

Catania 645,

Messina 288,

Siracusa 153,

Trapani 165,

Ragusa 64,

Caltanissetta 211,

Agrigento 147,

Enna 98.

Ad Agrigento, in occasione della Pasqua, nel palazzo vescovile è stata esposta la “Crocifissione” del pittore di Aragona, Gerlando Meli, nella foto insieme al cardinale e arcivescovo, Francesco Montenegro, e all’arciprete Livatino. Lo stesso Meli, artista apprezzato non solo in Italia, commenta: “Ho voluto rappresentare le tre croci dai colori rosso, dal nero e dalle sfumature del bianco simbolo di pace tra i popoli e dai colori vibranti e palpitanti. L’opera è stata recentemente donata al Cardinale Vescovo Francesco Montenegro che si è congratulato con l’ autore per la forza e i colori del dipinto”.

Papa Francesco ha scritto un suo intervento nella prefazione del libro che il vescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, ha dedicato al giudice Rosario Livatino. Tra l’altro il Pontefice ha scritto: “Ripensando alla figura del magistrato siciliano, ribadisco quanto espressi già nella Sala Clementina il 29 novembre 2019: ‘Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni’. A Rosario Angelo Livatino, oggi anche attraverso la sua beatificazione, rendiamo grazie per l’esempio che ci lascia, per aver combattuto ogni giorno la buona battaglia della fede con umiltà, mitezza e misericordia. Sempre e soltanto nel nome di Cristo, senza mai abbandonare la fede e la giustizia, neppure nell’imminenza del rischio di morte. E’ questo il seme piantato, è questo il frutto che verrà”.