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A Palermo, innanzi alla Corte d’Assise d’Appello presieduta dal giudice Angelo Pellino, nell’ambito del processo di secondo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, ha deposto il giudice Andrea Calabria, il quale tra l’altro ha affermato che Totò Riina avrebbe avuto a sua disposizione un telefono cellulare durante la detenzione al 41 bis nel carcere di Rebibbia a Roma nel luglio del 1993. Calabria ha dichiarato: “Giunse una segnalazione riservata del ministero dell’Interno, credo proprio dal Capo dalla polizia, in cui si ipotizzava che, con l’ausilio di alcun agenti di polizia penitenziaria, a Rebibbia Riina avesse a disposizione un apparecchio per comunicare con l’esterno, un telefono o un telefonino. Sono stato poi io, successivamente, a chiedere il trasferimento di Riina in un altro carcere, a Firenze, ma il provvedimento fu stoppato in seguito da un altro magistrato, Francesco Di Maggio, vice capo del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria”.

La Procura di Palermo ha concluso le indagini sulle minacce e gli insulti rivolti sui social, nel 2018, al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Decine furono i post diffamatori e intimidatori su Facebook e Twitter, dopo la decisione del Quirinale di affidare l’incarico per la formazione del Governo a Carlo Cottarelli. Tra le frasi, molte si sono riferite alla tragica morte del fratello del Capo dello Stato, l’ex presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia il 6 gennaio del 1980. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore Francesco Lo Voi e dal sostituto Gery Ferrara. La Polizia ha identificato gli autori dei post incriminati, molti dei quali non sono anonimi. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 9 ‘haters‘, originari di varie città italiane: Palermo, Bari, Varese, Milano, Roma, Foggia e Venezia. Rispondono di attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica e istigazione a delinquere, e rischiano fino a 15 anni di carcere.

Il Governo regionale è stato battuto dal voto segreto all’Assemblea Regionale, che ha bocciato l’articolo 1, architrave della riforma dei rifiuti, che adesso rischia il naufragio. Anche su altre norme sono stati approvati emendamenti dell’opposizione al governo. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, è infuriato, e tuona: “Si proseguirà l’esame della riforma dei rifiuti solo quando sarà approvata l’abolizione del voto segreto”.

Si è discusso di una serie di temi della frazione di Giardina Gallotti, in particolar modo della necessità di individuare dei locali da destinare a luoghi di aggregazione per bambini e giovani, nell’incontro avvenuto in Comune tra il sindaco Lillo Firetto e padre Ombeni Gentil Mupenda, nuovo parroco della frazione agrigentina. Un utile confronto che il neo parroco ha voluto con il primo cittadino per individuare alcune piccole priorità per migliore la vita nella borgata come la necessità di provvedere allo spazzamento dei residui e dei detriti provocati dalle recenti piogge e di assicurare una lieve potatura degli alberi dirimpetto alla chiesa parrocchiale. Il Sindaco ha assicurato l’intervento del Comune e a tale proposito si svolgeranno dei sopralluoghi tecnici per intervenire su aree da destinare a giovani e bambini.

Sgominata dai Carabinieri una organizzazione criminale che riciclava nella provincia di Agrigento lavoratori proveniente dall’est Europa in possesso del visto turistico ma che invece successivamente venivano sfruttati come lavoratori nelle campagne per pochissimi euro giornalieri.

I militari dell’Arma, su ordine della Procura, hanno arrestato nella notte sette persone nell’ambito di una operazione denominata “Ponos”; l’inchiesta, iniziata nel maggio scorso, è stata supportata da una serie di pedinamenti, intercettazioni e riprese televisive che hanno contribuito molto a smascherare l’organizzazione criminale.

Inutile sottolineare come la manovalanza proveniente dall’est veniva costretta dai “caporali” a lavorare anche fino a dodici ore al giorno indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

 

 

 

Il coordinatore del Movimento Mani Libere di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, nutre dubbi sull’avvelenamento dell’albero di ficus pluridecennale al piazzale Giglia a San Leone. Di Rosa afferma: “Se qualche incosciente avesse buttato davvero dell’acido nelle radici dell’albero di Piazza Giglia, l’erba che lo circonda come sarebbe cresciuta? Quella aiuola è stata ridimensionata del tutto, e ci sono testimoni che hanno visto gli operai troncare di netto le radici dell’albero e ridurre le stesse di almeno il 50%. Quella zona è servita da sistema di video sorveglianza, vogliamo subito sapere la verità, siamo certi che la Procura farà come sempre la sua parte, ma perché la denuncia arriva solo ora quando noi assieme ad altri cittadini avevamo denunciato pubblicamente il problema da più di 2 mesi? Forse perché oggi le immagini della video sorveglianza non saranno più in archivio?”.

A Porto Empedocle nei fondali marini antistanti il porto, la Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, i poliziotti del locale Commissariato, diretti da Chiara Sciarabba, della Squadra Nautica, agli ordini di Francesco Sammartino, la Guardia Costiera, capitanata da Gennaro Fusco, e il Nucleo Sommozzatori di Messina, hanno scoperto, pescato e recuperato oltre 11 chilogrammi di hashish. Per tale sequestro sono indagati, in stato di libertà, cinque soggetti di Porto Empedocle. Tutte le attività sono state coordinate e convalidate dalla Procura della Repubblica di Agrigento.

Continua dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana il contenzioso tra il Comune di Licata e la Iniziative Immobiliari spa, difesa dall’Avvocato Girolamo Rubino che ha ad oggetto il preteso pagamento degli oneri concessori per la realizzazione del Porto di Licata per l’ingente importo di circa 6 milioni di euro.

Con apposita ordinanza istruttoria il Consiglio di giustizia amministrativa, sostanzialmente accogliendo uno dei motivi opposti dall’Avv. Rubino, aveva disposto una verificazione, onerando il dirigente generale del Dipartimento infrastrutture e mobilità dell’Assessorato regionale Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana, dott. Fulvio Bellomo, di stimare il valore delle ingenti opere di urbanizzazione edificate dalla Società, e rideterminare gli importi degli oneri concessori dovuti dalla società concessionaria previa deduzione dei costi di costruzione relativi alle opere di urbanizzazione primaria e/o secondaria.

L’Assessorato depositava una relazione che quantificava tali oneri nella somma di euro 7.204.890,36 oltre interessi legali.

L’avvocato Rubino, tuttavia, si opponeva a tale consulenza ricusando il verificatore e chiedendo l’espletamento di una nuova istruttoria da parte di un soggetto terzo.

Con sentenza interlocutoria il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha accolto le tesi della Società Iniziative Immobiliari spa, difesa dall’Avv. Rubino, disponendo l’espletamento di una nuova istruttoria da parte di un Organismo Verificatore collegiale, composto dal Direttore della Direzione Urbanistica del Comune di Genova, con funzioni di coordinatore, dal Dirigente responsabile del Settore Urbanistica della Regione Liguria – Dipartimento territorio e ambiente, nonché da un professore ordinario, o associato, in possesso di specifica qualificazione, in servizio presso l’Università degli studi di Genova – Dipartimento di Ingegneria civile oppure presso altro Dipartimento ritenuto maggiormente attinente alla tipologia di compito da svolgere, designato dal Rettore dell’Università medesima.

Inoltre, con la predetta sentenza il CGA ha anche espressamente accolto il motivo proposto dalla Società Iniziative Immobiliari spa, difesa dall’avvocato Rubino, con cui si sosteneva che il costo delle opere di urbanizzazione deve essere sottratto dall’importo degli oneri concessori.

Per effetto di tale statuizione, ove il costo delle opere di urbanizzazione dovesse risultare superiore alla somma di euro 6 milioni di euro la Società nulla dovrà pagare nei confronti del Comune di Licata.

L’Amministrazione comunale di Agrigento ha sporto denuncia alle forze dell’ordine a seguito di un atto di vandalismo a danno di un albero a San Leone. Il sindaco Firetto spiega: “Un albero è stato ‘ucciso’ a San Leone. Chi ha responsabilità mi auguro non la passi liscia. Con gli assessori Gabriella Battaglia e Nello Hamel ho presentato denuncia alle forze dell’ordine e spero che l’autore di questo deprecabile gesto sia adeguatamente punito. Qualcuno ha versato deliberatamente del liquido velenoso sulle radici, procurando la morte di un esemplare di ficus pluridecennale, storicizzato ormai nel paesaggio di San Leone. Nei confronti di chi si è reso responsabile di una tale azione esprimo tutto il mio disprezzo e quello degli agrigentini che hanno a cuore la città. Con un solo gesto è stato procurato un danno a un bene comune, a elementi di bellezza della città e alla funzione che un albero svolge in un contesto ambientale. L’albero sarà sostituito. Ma la sua storia ci servirà a ricordare il livello di inciviltà di alcuni soggetti a cui non ci abitueremo mai”.