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Nel quadro del più ampio progetto di tutela della vita umana in mare e dell’ambiente marino e costiero che vede fortemente impegnato il Corpo delle Capitanerie di Porto, gli uomini della Guardia Costiera di Porto Empedocle – Nucleo Port State Control, hanno emanato nella giornata di ieri il provvedimento di fermo ai sensi della Direttiva 2013/38 della Comunità Europea recepita dall’ordinamento legislativo italiano con il D.Lgs 67 del 2015 a carico della nave carico generale denominata “SILVER LION”.

Il provvedimento di fermo emanato in data 02.03.2019 è stato adottato in quanto l’unità, successivamente ad una ispezione approfondità effettuata dagli ispettori PSC guidati dal  Capitano di Fregata Gennaro FUSCO risultava essere in condizioni sub-standard secondo le normative internazionali per la sicurezza della navigazione. 

L’unità battente bandiera Antigua & Barbuda, riparatasi nella rada del porto di Porto Empedocle a causa del cattivo tempo, è stata infatti sottoposta a fermo a causa delle gravi carenze riguardanti il sistema di separazione delle acque di sentina prevista dalla Convenzione Internazionale MARPOL(Marine Pollution) generatore ausiliario di emergenza e per carenze al sistema di gestione della qualità.

Al momento l’unità risulta ancora ferma nel porto di Porto Empedocle, in attesa che vengano ripristinati gli standard minimi per poter essere nuovamente autorizzati a navigare. L’unità dovrà essere sottoposta ai controlli da parte degli ispettori del Registro Italiano Navale(Rina Services), responsabile del rilascio della certificazione di sicurezza e del Registro di classifica russo responsabile del rilascio del certificato sicurezza gestione qualità.

Giova ricordare che il Nucleo PSC della Capitaneria di Porto di Porto Empedocle, guidata dal Capitano di Fregata Gennaro Fusco ha da sempre  profuso notevoli sforzi nella lotta al fenomeno delle “carrette” del mare, ovvero navi sub-standard  che, in difformità delle convenzioni internazionali, navigano con gravissimo rischio per la sicurezza della navigazione e dell’ambiente marino nonché per la sicurezza e per le condizioni di vita delle persone che sulle navi vivono e lavorano.

Infatti dopo gli importanti risultati ottenuti nell’anno 2018, che hanno fatto registrare il vivo apprezzamento da parte del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, dall’inizio sono già 4 le navi ispezionate dal Nucleo PSC.

Da due giorni non si hanno più notizie di un marittimo di 51 anni di nazionalità ucraina Youni Babimokouk sparito nel nulla mentre la motonave Silver lion battente bandiera di Antigua (trasporto container) sulla quale viaggiava e dove lavorava come cuoco, stava attraversando le acque italiane a poche miglia del porto di Porto Empedocle.

L’allarme è scattato l’altro ieri quando al momento della riunione nella sala adibita alla consumazione della colazione l’uomo non si è presentato. L’immediata ricerca del marittimo ha fatto scoprire un’amara verità: il marinaio ucraino non era più a bordo.

Immediatamente le autorità di Polizia  e della Guardia costiera si sono attivate. Sono già cominciate le indagini e in questo momento la nave ucraina ha fatto rotta verso il porto di Porto Empedocle dove ad attendere comandante ed equipaggio c’erano gli uomini del Commissariato di Porto Empedocle, guidati da Chiara Sciarabba, quelli della Squadra mobile di Agrigento, guidati da Giovanni Minardi e i militari della Guardia costiera al comando da Gennaro Fusco nonchè gli esperti della scientifica e unità cinofile.

L’intervento  della Squadra mobile è significativo.

C’è qualcosa che non quadra in questa vicenda e tutte le piste sono aperte.

Potrebbe trattarsi di suicidio, disgrazia ma anche omicidio.

Poco fa, erano passate da poco le 17.30, qualcuno ha sparato diversi colpi di pistola contro la finestra-porta d’ingresso di un’abitazione di via Torquato Tasso, nel quartiere Oltreponte. Le pistolettate, per fortuna, non hanno ferito nessuno.  

Sembrerebbe, come viene fuori dalle prime indagini sinora svolte dal personale del Commissariato locale e dalla Squadra mobile di Agrigento, di una vera e propria intimidazione compiuta ai danni (sembra) di una persona gravata da precedenti di polizia.

Le indagini sono in pieno svolgimento.

La dottoressa L.M, sono le iniziali del nome, di 45 anni, ha prestato servizio presso l’ASP di Agrigento quale Dirigente Medico fino al marzo 2018, allorquando veniva licenziata senza preavviso dall’allora Commissario dell’ASP. Il provvedimento di licenziamento faceva rinvio a due contestazioni disciplinari, la prima avente ad oggetto una asserita falsità dichiarativa commessa in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro, la seconda afferente la presunta assunzione di sostanza stupefacente. La Dirigente ha impugnato il licenziamento davanti al Giudice del lavoro, con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Mario la Loggia, deducendo l’insussistenza di rilievo disciplinare nei fatti contestati, e chiedendo la condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro e la corresponsione di un’indennità risarcitoria in misura pari all’ultima retribuzione percepita dal momento del licenziamento sino alla reintegrazione. In particolare gli Avvocati Rubino e La Loggia hanno dimostrato che prima ancora dell’assunzione presso l’ASP di Agrigento la Procura della Repubblica competente aveva già chiesto l’archiviazione di un procedimento penale a carico della ricorrente, ingenerando in quest’ultima il convincimento che il procedimento si fosse definitivamente concluso; ed ancora che anche l’altro fatto posto a fondamento del licenziamento, rappresentato dall’asserito uso di sostanze stupefacenti da parte della ricorrente, fosse insussistente e comunque privo di rilevanza disciplinare, atteso che la condotta lavorativa della ricorrente appariva esente da anomalie o negligenze astrattamente riconducibili al presunto uso di sostanze stupefacenti, e che comunque la ricorrente si era sottoposta ad esami tossicologici ed a test di personalità che avevano evidenziato l’assenza di alterazioni della sfera psichica e l’idoneità al lavoro. Si è costituita in giudizio l’ASP di Agrigento, con il patrocinio dell’Avvocato Rosario Dell’Oglio, contestando la fondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto. Il Giudice fel Lavoro di Agrigento, condividendo le tesi difensive degli Avvocati Rubino e La Loggia, ha dichiarato illegittimo il licenziamento per l’insussistenza dei fatti contestati, condannando l’ASP di Agrigento a reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro, nonchè a corrispondere alla stessa un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale dal giorno del licenziamento fino alla reintegrazione, e condannando l ‘azienda convenuta anche al pagamento delle spese giudiziali. Pertanto, per effetto della sentenza resa dal Giudice del Lavoro la Dirigente Medico illegittimamente licenziata verrà reintegrata nel posto di lavoro mentre l’ASP di Agrigento pagherà le retribuzioni perdute e le spese giudiziali.

“La notizia delle multe comminate dalla Polizia municipale a diversi cittadini,  per la mancata rimozione delle cassette destinate alla raccolta dei volantini pubblicitari poste all’esterno degli edifici (in ottemperanza di un’Ordinanza sindacale), è sconcertante.

È paradossale che la scelta di far rimuovere le cassette sia dettata dall’intento di evitare che i volantini  finiscano per strada,  dato che lo scopo delle stesse è proprio quello.

Peraltro, la rimozione delle cassette dall’esterno degli edifici, oltre a determinare una spesa per i cittadini, comporterebbe qualche problema di sicurezza in quanto qualunque malintenzionato potrebbe suonare al campanello della sua potenziale vittima e farsi aprire il portone  di casa con il pretesto della consegna di materiale pubblicitario.

Ci troviamo dunque di fronte all’ennesimo strampalato atto di questa Amministrazione che vorrebbe far passare l’idea che il problema dell’immondizia per le strade della città dipenda dalle cassette di raccolta di materiale pubblicitario poste all’esterno degli edifici e non da un sistema di raccolta dei rifiuti fallimentare e da uno spazzamento stradale inesistente” questo l’intervento del Portavoce di Fratelli d’Italia, Fabio La Felice, sulla vicenda relativa alla rimozione delle cassette postalr e le multe elevate a diversi agrigentini.

La Corte d’Assise di Appello di Trieste ha confermato la condanna di primo grado all’ergastolo per Giosuè Ruotolo, l’ex militare di Somma Vesuviana (Napoli) accusato del duplice omicidio della coppia di fidanzati, Teresa Costanza (di Favara) e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata la sera del 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone.

La sentenza di primo grado era stata emessa dalla Corte d’assise di Udine l’8 novembre 2017. Subito dopo la lettura del verdetto la madre dell’imputato ha urlato più volte lasciando l’aula e poi anche nel corridoio del Tribunale, “Questa non è giustizia, questa non è giustizia”.

Giosuè Ruotolo, invece, ha seguito la lettura della condanna facendo cenno di no con la testa, mantenendo uno sguardo basso.

Provata anche la difesa di Ruotolo: l’avvocato Roberto Rigoni Stern ha annunciato ricorso in Cassazione, ma forte è la delusione: “Noi ci avevamo creduto, convinti che fossero molto importanti gli argomenti che abbiamo portato: nessuna prova scientifica, nessuna certezza sulla presenza sulla scena del delitto dell’imputato, l’assenza di un movente: elementi fondamentali”, ha concluso. Addolorati, per ragioni diverse, anche i genitori di una delle vittime, Teresa Costanza: “Siamo contenti perchè l’assassino va dietro le sbarre ma non abbiamo più Teresa e questa è la cosa più brutta che c’è”, ha detto il padre, Rosario Costanza.

Gli ha fatto eco la moglie: “Credo si appelleranno e siamo pronti a combattere anche là. I ragazzi hanno avuto giustizia “rimanga in carcere senza sconti di pena”.

La sentenza è stata emessa dopo circa otto ore di camera di consiglio.

La giuria, presieduta da Igor Maria Rifiorati, ritiratasi alle 12:30, aveva in precedenza ascoltato le repliche della difesa, affidate a uno dei legali di Ruotolo, Giuseppe Esposito, e le dichiarazioni spontanee dell’imputato, che aveva ribadito ancora una volta la sua estraneità agli omicidi.

“Tra me e Trifone c’era un rapporto cordiale. Sono stato condannato all’ergastolo, ma di mio in questo processo non c’è nulla, come confermato anche dai Ris di Parma. Non ho mai litigato nè verbalmente nè fisicamente con Trifone e in questo senso sono le testimonianze dei commilitoni”, ha detto.

Trifone Ragone, militare, originario di Adelfia (Bari), 28 anni, e Teresa Costanza, 30 anni, assicuratrice milanese di origini siciliane, furono uccisi nel parcheggio del Palazzetto dello Sport di Pordenone.

In primo grado il pm Pier Umberto Vallerin aveva sottolineato che Ruotolo, unico imputato, aveva “commesso gli omicidi per salvare la sua carriera” e che “l’odio verso Trifone e la gelosia verso Teresa lo avevano assalito già da tempo. Togliendoli di mezzo sparivano due rivali, due minacce viventi, due persone verso cui covava odio già da tempo”.

Il processo d’appello era cominciato con la richiesta della difesa della rinnovazione dell’istruttoria, per superare “le contraddizioni” del primo grado, chiedendo “una perizia tecnica” che verificasse la presenza di Ruotolo sul luogo del delitto. Richiesta rigettata dalla Corte.

Evade dai domiciliari per picchiare il vicino di casa e, una volta finito, torna tranquillamente a casa. I poliziotti della sezione Volanti della Questura di Agrigento, guidati da Francesco Sammartino, hanno nuovamente arrestato Giuseppe Camilleri, 20 anni.

L’episodio si sarebbe verificato nel pomeriggio di giovedì nel quartiere di Bonamorone, in pieno centro di Agrigento.
 Vittima dell’aggressione sarebbe stata una vicina di casa che è stata trasportata in ospedale dove le sono stati diagnosticati 15 giorni di prognosi.
 

E’ alta la tensione tra i lavoratori precari del Comune di Agrigento sul tema delle stabilizzazioni. Stamattina i dipendenti a tempo determinato, per i quali non sono ancora state avviate le pratiche di trasformazione dei contratti, hanno prima svolto un sit-in davanti a Palazzo dei Giganti e hanno poi tenuto una partecipata assemblea voluta dalle sigle della Funzione pubblica dei sindacati Cgil, Cisl e Uil al termine della quale si è deciso di mantenere lo stato di agitazione e valutare l’avvio di procedure di raffreddamento presso la Prefettura di Agrigento. 

“Lunedì avremo un incontro con l’Amministrazione e il dirigente finanziario – spiega il segretario generale della Cisl Fp, Floriana Russo Introito – per approfondire con le questioni di natura contabile che oggi stanno rendendo complessa l’approvazione degli strumenti finanziari. Senza il consuntivo 2018, in particolare, non vi sarebbe oggi alcuna possibilità di procedere con le operazioni di stabilizzazione ma, soprattutto, vi potrebbero essere delle serie ricadute sulla possibilità stessa per l’ente di garantire il pagamento degli stipendi. Rimarremo comunque vigili sull’operato del Comune perché, nel più breve tempo possibile, e senza ulteriori rinvii o ritardi, proceda alle stabilizzazioni”.

 

Ad Agrigento, nella Valle dei Templi, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, è intervenuto a Villa Aurea nell’ambito della manifestazione “Polizia di Stato, la memoria come valore”. Gabrielli ha visitato l’esposizione della teca “Quarto Savona 15”, l’automobile blindata dei tre poliziotti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, e Vito Schifani, morti vittime della strage di Capaci, e la mostra fotografica “Frammenti di memoria”. Poi, nel Giardino dei Giusti, nei pressi del tempio della Concordia, è stata scoperta una stele in memoria delle vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Infine, al Teatro Pirandello, si è svolto un concerto della Banda musicale della Polizia di Stato.

Le interviste