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Ad Agrigento, su proposta del direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale, Vittorio Spoto, il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha disposto la sospensione temporanea dell’attività scolastica in presenza dell’Istituto professionale “Nicolò Gallo”, per porre in essere tutte le misure atte al contenimento della diffusione dell’infezione. A giustificare la richiesta sono stati i risultati positivi di sei alunni frequentanti l’istituto Gallo al test coronavirus, con sospetta variante inglese. Considerata la velocità di propagazione di tale variante, e l’alto numero di contatti stretti ed occasionali che avvengono o sono avvenuti dentro l’istituto, si è deciso di procedere con il blocco dell’accesso degli studenti in classe dal 17 al 30 marzo. Nel frattempo già da oggi si è proceduto alla sanificazione dei locali dell’istituto, così come in tutti gli altri istituti secondo un calendario concordato con i dirigenti scolastici.

L’Associazione ALI –Autonomie Locali Sicilia, tramite il presidente Francesco Cacciatore, sindaco di Santo Stefano Quisquina, con una nota inoltrata alla Presidenza della Regione e all’Assessore Regionale Razza ha  chiesto  di organizzare un servizio di screening degli studenti, del personale insegnante, degli ATA e del personale amministrativo delle scuole medie e superiori con periodicità almeno mensili e che nelle more dell’organizzazione del servizio di screening, siano messe a disposizione dei comuni le necessarie risorse per rendere immediatamente operativo tale servizio a livello comunale.

A partire dal 5 marzo milioni di adolescenti italiani sono andati a scuola in presenza per non più di 3 settimane. Giovani ragazze e ragazzi italiani hanno perso globalmente decine di milioni di ore di lezione; hanno visto trasformate le relazioni di formazione con i docenti in lezioni a distanza che, per circa un quinto dei casi, non sono state pienamente fruibili; hanno interrotto i contatti con i propri coetanei, amici, amori; hanno perso un luogo di riferimento e protezione.

La chiusura fisica delle scuole danneggia i bambini, ragazzi e adolescenti:

  • la didattica digitale non sostituisce la didattica in presenza e favorisce l’abbandono scolastico;
  • uno studente su dieci non ha svolto didattica a distanza e il 20% l’ha svolta solo saltuariamente;
  • la mancanza di rapporto diretto con gli altri, il lungo tempo dentro casa e davanti allo schermo provocano danni psicofisici;
  • oltre al rischio di sviluppare disturbo da stress posttraumatico, la perdita dell’effetto protettivo della scuola rispetto a maltrattamenti, abusi, negligenze;
  • I danni citati si verificano in maniera diseguale in base alle condizioni socioeconomiche delle famiglie configurando così una discriminazione de facto.

I livelli di rendimento dei più svantaggiati sono peggiorati di più rispetto a quelli dei compagni meno svantaggiati con un aumento della divaricazione sociale. Sono aumentati gli abusi sui minori e i casi di maltrattamento in casa. Sono aumentati i casi di malessere psicologico: ansia, disturbi del sonno, regressione, comportamenti a rischio.

La perdita di apprendimento e i danni psicofisici contratti ora si traducono per i bambini, ragazzi e adolescenti di oggi in un’aspettativa di commisurata significativa peggiore qualità della vita per il futuro, con una diminuzione media di stipendio che, solo per la componente apprendimento, è stimata dall’ 1,6% al 3,3% per tutta la loro vita lavorativa. Il minor guadagno dei singoli e la minore competitività dello Stato porteranno a una diminuzione di PIL dell’1,5-2% per ogni terzo di anno di insegnamento efficace perso, per tutta la vita lavorativa degli attuali studenti 6-18 anni.

La recente indagine di Save the Children rivela che: “se da una parte una quota considerevole di ragazzi (43% ed in modo più significativo i 16-18enni) si sentono accusati di essere i principali diffusori del contagio, 2 su 3 (65%) ritengono di pagare in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia e il 42% (e in special modo i 14-15enni) non crede sia giusto che agli adulti sia permesso andare al lavoro, mentre ai giovani non sia permesso andare a scuola.” Ad ogni giorno di chiusura in più i danni citati si aggravano e a questi si aggiungono la demoralizzazione e la demotivazione della comunità scolastica, bersaglio di continui nuovi provvedimenti, e la sfiducia crescente nel sistema scolastico da parte delle famiglie.

La scuola sia una priorità al fine di garantire una prospettiva di futuro alla nostra collettività e sia ancorpiù prioritario lo svolgimento della didattica in presenza da realizzarsi in condizioni di assoluta sicurezza compresa l’organizzazione del trasporto scolastico; contestualmente  è opportuno e necessario realizzare un costante screening degli alunni, degli studenti, del personale insegnante, degli ATA e del personale amministrativo al fine di elevare il grado di sicurezza nel quale si svolge la didattica.

I giudici del Tribunale del Riesame di Agrigento hanno disposto il dissequestro di un appartamento e di alcuni conti correnti nei confronti di Massimo Accurso Tagano, 50 anni, ragioniere dell’associazione di promozione sociale Omnia Academy con sede a Favara. E’ stato accolto il ricorso della difesa che ha sostenuto che il ruolo dell’indagato fosse quello di contabile e non di gestore dell’associazione. Contestualmente i giudici del Riesame di Palermo hanno annullato un’altra misura cautelare a carico di Giuseppe Butticè, 57 anni, di Favara, uno dei soci della Omnia. Negli scorsi giorni sono state già annullate le misure cautelari a carico di Francesco Morgante, 53 anni, di Favara, Anna Maria Nobile, 50 anni, di Favara, e Giovanni Giglia, 57 anni, di Favara. Secondo la Procura di Agrigento, gli indagati, coinvolti a vario titolo nella gestione amministrativa, contabile e operativa dell’Omnia, avrebbero ottenuto contributi e finanziamenti pubblici per oltre un milione e 300mila euro, pari alla somma delle rette giornalmente ottenute per l’accoglienza di migranti fittiziamente presenti nelle varie strutture gestite dall’associazione.

Di concerto con la regione Siciliana, attraverso i consueti canali messi a disposizione dell’azienda è operativa la prenotazione del vaccino per i soggetti “estremamente vulnerabili”, ossia persone affette da condizioni di danno d’organo preesistente o che in ragione di una compromissione della risposta immunitaria hanno un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid 19. Per soggetti “estremamente” vulnerabili si intendono in particolare i cittadini appartenenti a codici di esenzione specifici ovvero ad aree di patologie individuate da appositi elenchi.

Già da oggi in Sicilia, oltre gli over 70 e i nominativi in target docente e non docente di tutte le scuole paritarie, regionali ed enti di formazione Oif, anche la nuova categoria di cittadini può richiedere il vaccino anti-covid tramite la piattaforma prenotazioni.vaccinicovid.gov.it, il call center dedicato – telefonando al numero verde 800.009.966 attivo da lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 (esclusi sabato e festivi) – attraverso i 687 sportelli ATM Postamat e tramite i 2.300 portalettere che, porta a porta e per chiunque ne faccia richiesta, potranno prenotare e stampare in tempo reale la ricevuta dell’appuntamento.

Per la prenotazione è sufficiente tenere a portata di mano il codice fiscale, la tessera sanitaria e un numero di cellulare, utile e indispensabile alla conferma dell’appuntamento.

Poste Italiane conferma che, come di consueto e come per gli altri target, le liste ricevute con i nominativi degli aventi diritto al vaccino anti Covid autorizzati dalla Regione Siciliana sono liste specifiche che non possono subire alcun tipo di intervento.

Si consiglia a chiunque degli aventi diritto – e quindi rientranti nei target degli over 70, docente e non docente di tutte le scuole paritarie, regionali ed enti di formazione Oif e soggetti estremamente vulnerabili – riscontri problematiche legate all’inserimento dei dati pur ritenendosi in possesso dei requisiti stabili al momento della prenotazione, ad aprire una segnalazione contattando il call center al numero verde 800.009.966 che provvederà a inoltrarla alla Regione per le consuete verifiche. Si ricorda infine che il vaccino è gratuito e non obbligatorio.

«Aprire oggi questo hub è un segno di speranza per la cittadinanza di Agrigento e della provincia». Le parole sono della deputata del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino, presente all’inaugurazione dell’hub vaccinale all’interno del palacongressi di Agrigento. «In questa fase bisogna impegnarsi per accelerare le vaccinazione e continuare a concentrare gli sforzi affinché riusciamo ad uscire dalla pandemia che ha sconvolto le nostre vite». Sulla situazione del Covid in provincia il deputato chiede di usare il buon senso a tutti: «Stiamo attraversando un momento difficile, dobbiamo uscirne solo tenendo alta la guardia e pensando a remare tutti nella stessa direzione, oltre le divisioni politiche. L’apertura di questo centro – aggiunge Cimino – è un successo per tutta la popolazione agrigentina e il primo passo verso la strada della normalità»

Il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, componente dell’assemblea dell’ANCI, è nuovamente intervenuto sulla questione della vaccinazione prioritaria dei sindaci, dopo che nei giorni scorsi aveva esternato la sua solidarietà al sindaco 78enne di Corleone Nicolò Nicolosi dimessosi dopo le polemiche sorte in seguito alla sue decisione di vaccinarsi pur non essendo in lista d’attesa.

Il nuovo spunto gli è stato offerto dalla dichiarazione del presidente nazionale dell’ANCI Antonio Decaro che, a commento dell’iniziativa di alcuni parlamentari che, alla Camera, avevano fatto inserire e approvare un ordine del giorno in cui chiedevano di inserire i sindaci tra le categorie ammesse prioritariamente alla vaccinazione ha così dichiarato: “Ringrazio i parlamentari, ma ci sono tante categorie di lavoratori esposte e fragili che dovrebbero essere vaccinati prima di noi; noi sindaci aspetteremo il nostro turno”.

A Cuffaro, come dicevamo non è andata giù la dichiarazione di Decaro e ha così replicato: “Non ritengo possibile che il presidente nazionale dell’ANCI non valuti con attenzione il ruolo e l’importanza che ha un Sindaco, specialmente in questo momento di crisi sanitaria con le conseguenti crisi economica e sociale. Fino ad oggi è stato popolare tra i sindaci italiani, oggi invece ha deciso di vestire i panni populisti, evidentemente l’attuale accordo politico e il dialogo che il suo partito ha intrapreso con il movimento Cinque Stelle lo porta ad avere un atteggiamento populista e la cosa meno comprensibile è che lo abbia fatto indossando le vesti dell’antipolitica.

Se un sindaco, come motore della Protezione Civile, come organo di indirizzo della macchina amministrativa e organizzatore dell’azione di controllo del territorio come capo della Polizia Locale fosse impossibilitato, per motivi di salute dovuti al Covid-19, e quindi tutta la giunta in isolamento, chi farebbe le scelte necessarie e obbligatorie che ogni giorno un sindaco deve fare?

Il Sindaco – aggiunge senza peli sulla lingua Cuffaro, rivolgendosi a Decaro – non è un qualsiasi cittadino che decide liberamente il proprio comportamento, il Sindaco prende decisioni che interessano la comunità che amministra e di cui non si può fare a meno, tanto che, quando viene meno per una qualsiasi ragione, l’ordinamento giuridico prevede la nomina di un commissario. La costituzione e la legge lo hanno previsto come una figura indispensabile e necessaria dell’organizzazione amministrativa della Repubblica dello Stato Italiano, evidentemente chi li rappresenta come associazione in Italia non gli riconosce questo ruolo. E poi lo stesso Ministro della Sanità aveva inserito tra le categorie prioritarie anche i componenti delle varie unità di crisi; e il sindaco che è il coordinatore di ogni unità di crisi, che facciamo, lo lasciamo fuori?

Anche i parlamentari nazionali e regionali hanno questo ruolo, parliamo di decisioni, DPCM, decreti-legge e altro: chi dovrebbe approvarli se il parlamento non fosse in condizione di riunirsi, chi dovrebbe approvare il bilancio e la finanziaria della regione siciliana se il parlamento regionale non fosse in condizione di lavorare? Metterebbero in condizione di fermare persino il servizio sanitario nazionale.

Mancanza di capacità di fare questa elementare analisi da parte di Decaro? Non credo proprio, se non il prevalere di una logica populista e di un comportamento che impone l’anti politica ad una scelta logica, facile da capire, che garantirebbe una continuità amministrativa e sanitaria al nostro paese Italia e alle nostre comunità. Chiedo infine a Decaro: Chi penserà alle persone fragili o alle categorie più esposte presenti in un territorio se si fermasse il Sindaco di quel territorio”?

Il coordinatore di “Primavera Empedoclina”, Luigi Gino Grillo, ha chiesto un incontro con i rappresentanti dell’Anas di Agrigento al fine di risolvere un problema stradale che incombe da mesi. Grillo spiega: “Bisogna porre fine alla penosa vicenda che da mesi interessa la strada statale 115, in territorio di Porto Empedocle, all’altezza del rifornimento di benzina dopo la rotonda di contrada Ciuccafa, dove un piccolo smottamento di terreno non riesce ad essere eliminato e a tutt’oggi si passa ad una sola corsia. Ricordo che amministrare vuol dire trovare soluzioni subito per i problemi della città”.

Al Comune di Lampedusa e Linosa è stato approvato per la prima volta il Piano regolatore generale. In proposito interviene il sindaco, Salvatore Martello, che afferma: “Per Lampedusa e Linosa si tratta di un traguardo storico: grazie alla nostra Amministrazione Comunale, infatti, per la prima volta il Comune si è dotato del Piano Regolatore Generale e del Regolamento Edilizio. Fino ad oggi nel territorio delle due isole vigeva solo il Piano di Fabbricazione che risale al 1974. E’ una vera e propria svolta in nome ‘delle regole e della legalità’, che permetterà di chiudere definitivamente ogni azione di aggressione ad un territorio nel quale per troppo tempo è regnata l’anarchia edilizia e si è andati avanti tra denunce ed insopportabili speculazioni. Ringrazio il commissario ad acta nominato dall’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente, l’ingegnere Salvatore Cirone, che ha approvato la delibera di attuazione del PRG in sostituzione del Consiglio Comunale”.

Potrebbe allargarsi l’inchiesta della Procura di Agrigento e della guardia di Finanza, in merito al sequestro preventito di quasi 4 milioni di euro alla Sicania Soccorso, l’associazione di volontariato accusata di aver incassato soldi pubblici per dirottarli su una ditta individuale. Anche l’Asp adesso nel mirino, in merto alla gestione e all’utilizzo dei contributi. E così dagli accertamenti fiscali della Guardia di Finanza e dal rapporto giudiziario risalente al dicembre del 2017, potrebbero esserci nuovi risvolti investigativi.

Si legge anche nella richiesta di sequestro preventivo ad opera del procuratore Patronaggio e del Sostituto Bisso come “appare suscettibile di ulteriori adeguati accertamenti da parte di codesto Pm la circostanza che a fronte di ingenti finanziamenti (1.576.344,91€) da parte dell’Asp di Agrigento in cinque anni, tale azienda non abbia mai controllato la documentazione di cui l’associazione Sicania Soccorso avrebbe dovuto essere in possesso per ottenere tali finanziamenti, e nulla abbia nel tempo eccepito su una gestione visibilmente carente per come sopra dimostrato, segnatamente nel numero dei soci, troppo ristretto per la finalità di volontariato, e gravemente condizionato nella soggettività di essi, marito e moglie, atteso che gli esborsi sono stati davvero enormi e di per sé impassibili per una sedicente attività di volontariato e senza fine di lucro. L’indagine potrebbe avere altri e significativi risvolti.”

 

Nell’ambito dell’operazione denominata “Sipario”, gli uomini della guardia di finanza di Catania stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 persone nell’ambito di un’inchiesta antimafia della Dda della Procura etnea contro il clan Cappello-Carateddi:

Vittime imprenditori ed artisti. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, estorsioni ed intralcio alla giustizia. Per quest’ultime due accuse è contestata anche l’aggravante di aver favorito la mafia.

In tutto sono 34 le persone indagate e 70 i militari della Finanza impegnati nel sequestro di quote sociali e patrimoni di tre società del capoluogo etneo operanti nel settore dei bar e della ristorazione, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.