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Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha annunciato che alla fine di giugno il 50% degli ospedali siciliani sarà ripristinato come prima dell’emergenza coronavirus. Musumeci ha affermato: “Io non ho la palla di vetro, non posso dire se dopo l’estate non ci sarà una recrudescenza del virus. Io non ho questa certezza, ma ho il dovere di essere pronto all’evenienza. Abbiamo affrontato un periodo particolarmente drammatico. Il covid sta scemando per fortuna, anche se ci sono ancora Comuni in rosso e questo mi tiene in apprensione. Ho dato disposizione di riconvertire alla condizione originaria il 50 per cento dei reparti destinati al covid, alla fine di giugno saremo in condizioni di ripristinare gli ospedali nella condizione iniziale pre covid”.

Proseguono i flussi di migranti a Lampedusa. Nel corso di quattro sbarchi sono approdate 130 persone. La Guardia di Finanza ha soccorso un barcone con a bordo 47 immigrati. Poi una barca con 25 tunisini e un’altra con 43 migranti, tra cui 5 donne, sono state intercettate dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia costiera poco a largo dalla costa. E poi 12 tunisini, tra cui 2 donne e 3 minori, sono sbarcati sul molo Favarolo, dopo essere stati avvistati 2 miglia a sud dell’isola dalla Guardia di Finanza.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha sollecitato ancora una volta Ruggero Razza a rientrare in giunta. E ha ribadito: “Non trattandosi di un reato ma di un’ipotesi di reato, come è l’avviso di garanzia, ho chiesto all’assessore Razza di continuare a dare il suo contributo, restando a disposizione della magistratura, lui, il dipartimento, il presidente, tutti. Perché ogni vicenda che ha rilievo giudiziario, anche se ritenuta lieve, merita rispetto ed è giusto che segua il corso della legislatura. Non c’è un solo motivo perché l’avvocato Razza non accetti la mia sollecitazione. In Italia il 40-50% degli amministratori pubblici ha ricevuto almeno un avviso di garanzia. Lui si è dimesso dopo un’ora nonostante la mia contrarietà. Lo ha fatto nell’interesse del Governo. Io ho rispettato la sua volontà. Abbiamo capito quali erano i termini della vicenda giudiziaria, che merita rispetto. La magistratura sta continuando a lavorare e noi continuiamo a ribadire fiducia”.

Attivate le prestazioni di elettrostimolazione cardiaca presso l’unità operativa di Cardiologia del presidio ospedaliero “San Giacomo D’Altopasso” di Licata. L’importante servizio, reso a favore dell’utenza licatese e del comprensorio limitrofo, rientra nell’ambito del globale potenziamento delle attività del reparto che ha già annoverato l’attivazione della riabilitazione cardiologica e degli ambulatori dedicati allo scompenso cardiaco e alla cardiopatia ischemica, con particolare attenzione agli esami di ecocardiografia trans-toracica, trans-esofagea e trans-cranica.

“La crescita della qualità e della quantità delle prestazioni erogate dalle unità di cardiologia in tutta la provincia – afferma il commissario straordinario ASP, Mario Zappia – costituisce un preciso obiettivo della direzione strategica aziendale. In questo senso, l’elettrostimolazione di Licata rappresenta uno degli ultimi tasselli di un’azione che è e sarà costantemente orientata al miglioramento”.

Soddisfazione per il risultato è stata espressa dal direttore del dipartimento cardiovascolare  ASP, Calogero Vasco, e dal direttore sanitario dell’ospedale di Licata, Alfonso Avenia. L’iniziativa del dipartimento è stata possibile grazie alla disponibilità ed all’impegno del responsabile della unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Sciacca, Ennio Ciotta, in collaborazione con i dirigenti medici Salvatore Montalto e Donatella Trigona ed il coinvolgimento di tutto il personale del reparto licatese.

Il cardiologo dalle illustri prospettive, ha dato la propria disponibilità a viaggiare quasi giornalmente da Licata a Sciacca, dove è primario del reparto di Cardiologia.

Avanza così la nuova tecnologia in riferimento alla Cardiologia che aiuta a stare sempre più vicini pazienti e dirigenti medici. I malanni del cuore avranno un nemico in più per essere abbattuti.

L’Unione europea non sia cinica e si faccia carico della immane tragedia della migrazione nel Mediterraneo invece di girarsi dall’altra parte. Non potete lasciare da sola la Sicilia”.

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, ascoltato in videoconferenza dalla commissione Libe, presieduta da Lòpez Aguilar.
Il governatore ha “stigmatizzato il lungo tempo trascorso affinché l’Europa trovasse una soluzione convergente”. “La discussione ed il confronto – ha detto – sono il lievito della buona politica, ma non si può discutere in eterno. C’è un termine entro il quale la politica deve decidere! In questa estate moriranno tante altre persone in quella maledetta rotta del Mediterraneo, soprattutto donne e bambini. E’ una tragedia annunciata. E magari dopo qualcuno avrà il coraggio di venire dalle nostre parti per ostentare dolore di fronte alle bare dei migranti allineate”.
Musumeci ha poi osservato come “soltanto una minoranza di chi approda sulle coste siciliane sia fatta da rifugiati”, “il resto – ha aggiunto il governatore dell’Isola – è gente che cerca una vita migliore”. Per questo ha “esortato i vertici europei ad aprire un confronto con i Paesi del Nord Africa, a rilanciare la politica di cooperazione economica e sociale con i Paesi africani d’origine dei migranti” proprio “per impedire che tanti giovani debbano lasciare la loro terra avara andando spesso incontro alla morte”.

Dalla metà di giugno – presumibilmente il giorno 10 – secondo una circolare del commissario Figliuolo, si potranno vaccinare tutte le fasce d’età rimaste, con una apertura “no limits” delle prenotazioni. Questo a fronte del fatto che ad oggi 11 milioni di italiani sono completamente immunizzati contro il covid. altrettanti hanno ricevuto la prima dose e dunque il 37% della popolazione si ritrova con una protezione contro il virus, parziale o totale.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è così espresso in vista dell’ok dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) al vaccino dai 12 anni: “Stiamo lavorando, speriamo domani ci sia il via libera e di immunizzare tutti i nostri ragazzi, è fondamentale non solo per essere a scuola, che è già sicura, ma per farli finalmente incontrare”

Resta in ballo la vaccinazione in vacanza. Il ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini ripete che “non c’è la possibilità di farla in tutta Italia” e che “il Governo chiede alla Regioni il rispetto del Piano vaccinale” ma anche che “se ci sono Regioni che – oltre a rispettare il Piano – riescono a fare i vaccini in vacanza ben venga. La cosa importante è non generare confusione”.

Figliuolo fa sapere che nel caso, dovrebbero esserci regole nazionali e non accordi separati tra Regioni. Il commissario intanto ha trasmesso – per le valutazioni di competenza –  una mail al Comitato tecnico scientifico (Cts) e ai governatori sulla possibile riapertura in sicurezza  delle discoteche e sulla disponibilità degli operatori del settore a collaborare alla vaccinazione dei giovani.

Restano ritardi nell’immunizzazione di fasce d’età più a rischio: il 30% tra i 60 e i 69 anni non ha ricevuto neanche una dose – circa 3,7 milioni di persone secondo la Fondazione Gimbe -; il 18% tra i 70 e i 79 anni. Ci sono ancora discrepanze evidenti tra le Regioni, uno dei motivi che rende difficoltosa la vaccinazione in vacanza, che rischierebbe di trascurare i residenti se mancassero le dosi. Una percentuale di anziani non ha aderito al vaccino, un’altra parte è rimasta per motivi vari fuori dalle prenotazioni e per cercare di recuperarli la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) ha presentato al ministro della Salute Roberto Speranza e a Figliuolo un software dedicato. L’obiettivo è farlo dialogare con i database delle Regioni per una nuova fase della campagna.

 

 

“Alla luce della crisi in cui versano la Società Girgenti Acque Spa e Hydortecne Srl,  attualmente sotto il controllo della gestione commissariale, esprimiamo forte preoccupazione per il notevole disagio e la profonda sofferenza che stanno attraversando le imprese impegnate nei lavori di manutenzione ordinaria  e straordinaria della rete  idrica e fognaria presente nel territorio”.

I vertici provinciali della CNA di Agrigento, facendosi interpreti e carico dello stato di difficoltà delle aziende,  si sono rivolti al Prefetto, Maria Rita Cocciufa, per accendere i riflettori sulla delicata questione che rischia di avere riflessi negativi sotto l’aspetto sociale ed economico. “La risposta è arrivata in modo tempestivo da parte di Sua Eccellenza il Prefetto,  il quale ha mostrato, ancora un volta,  grande  disponibilità e sensibilità  – affermano il presidente Francesco Di Natale e il segretario Claudio Spoto – siamo stati convocati, assieme alle organizzazioni sindacali, ad inizio della prossima settimana per fare il punto della situazione. Confidiamo nell’azione istituzionale del Prefetto, al quale va il nostro ringraziamento per l’immediato intervento,  affinché si individuino  le possibili soluzioni, necessarie per dare serenità e certezza di continuità di lavoro alle imprese interessate, a garanzia anche degli attuali livelli occupazionali.  Fermo restando l’apprezzamento per l’impegno e lo sforzo profusi dai commissari – sottolineano Di Natale e Spoto – oggi il quadro complessivo non è certamente incoraggiante, tenuto conto del debito accumulato e delle incertezze legate al  futuro,  anche perché il Consorzio pubblico non è ancora operativo. Si paventa  uno scenario poco rassicurante, i cui effetti innescati da un possibile fallimento dell’attuale gestore lascerebbero le imprese e i lavoratori nello sconforto, acuendo così  le criticità del tessuto socio-produttivo, già drammaticamente provato dalle conseguenze dell’emergenza pandemica. Senza perdere di vista che un’eventuale interruzione delle suddette attività – concludono i vertici provinciali della CNA – andrebbero ad intaccare un servizio essenziale per le comunità con inevitabili ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini e sulla salute pubblica”.

Nel 2012, il Sig. P.G, piccolo imprenditore agricolo, aveva richiesto ed ottenuto un contributo quale premio di primo insediamento a valere sulle misure del PSR Sicilia 2007/2013.
Sennonché, a seguito di un’istanza formulata dall’Ispettorato Provinciale Agricoltura, veniva resa nei suoi confronti una informativa interdittiva antimafia per asserita permeabilità mafiosa dell’attività agricola dallo stesso condotta, con conseguente immediata revoca del provvedimento  di concessione del premio di primo insediamento già concesso.
Avverso il predetto provvedimento interdittivo, l’imprenditore proponeva un primo ricorso giurisdizionale innanzi al Tar Sicilia Palermo, attualmente pendente.
Nelle more dell’instaurato giudizio, inoltre, il Sig. P.G,  anche in ragione del lungo lasso di tempo (6 anni) intercorso dall’adozione del primo provvedimento, e mosso evidentemente dall’intento di affrancarsi dal pesante “marchio” di contiguità mafiosa inopinatamente impressogli, aveva inoltrato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 95, comma 5 del d.lgs 150/2011, un’istanza di aggiornamento dell’ informativa.
Tuttavia, in riscontro alla suddetta richiesta di aggiornamento, veniva riconfermato, con le medesime argomentazioni, il giudizio di contiguità mafiosa già reso nei confronti del sig. P.G nell’anno 2013, senza accertare, oltre al resto, l’esistenza e l’attualità delle circostanze fattuali allora accertate.
Il sig. P.G. si è visto, pertanto, costretto a proporre un nuovo ricorso innanzi al Tar Sicilia Palermo, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, al fine di ottenere l’annullamento,   previa sospensione dell’esecuzione, di tale ulteriore provvedimento interdittivo.
Con le difese spiegate in giudizio, gli avv.ti Rubino e Alfieri hanno dedotto la grave carenza di istruttoria e di motivazione inficiante il provvedimento interdittivo, essendo stato acriticamente confermato, con analoghe argomentazioni, il precedente giudizio di contiguità mafiosa, con grave ed irreparabile pregiudizio per la vita sociale ed economica di una ditta individuale estranea, invece, agli interessi della criminalità organizzata.
I difensori Rubino e Alfieri hanno, inoltre, dimostrato e documentato l’infondatezza di tutte le presunte cointeressenze e/o compartecipazioni attribuite al proprio assistito in società asseritamente attinte da informative interdittive, comprovando in tal modo la superficialità e l’inadeguatezza dell’istruttoria.
La prima sezione del Tar Sicilia Palermo, Presidente dott. Calogero Ferlisi, Relatore dott. Sebastiano Zafarana, ritenuta sussistente la dedotta carenza d’istruttoria e di motivazione, dopo aver accolto la domanda cautelare formulata dal ricorrente, ha accolto nel merito il ricorso proposto dall’imprenditore agricolo, con conseguente annullamento del provvedimento interdittivo impugnato.
Condividendo le censure sollevate dagli Avv.ti Rubino e Alfieri e rilevata, altresì, l’assenza di qualsivoglia riferimento specifico alla persona del ricorrente incensurato, alla sua condotta di vita e ad eventuali frequentazioni controindicate, i Giudici amministrativi hanno così rilevato, in definitiva, l’assenza di “elementi sintomatici, concordanti e univoci, adeguati a sorreggere, sotto il profilo istruttorio e motivazionale, il giudizio prognostico circa la possibile condizionalità dell’impresa da parte dell’associazione mafiosa”.
Per effetto di tale pronuncia, il Sig. P.G potrà, pertanto, richiedere la restituzione del contributo revocato dall’Assessorato regionale agricoltura a seguito dell’illegittimo provvedimento annullato.

Sono stati 383 i nuovi casi di covid registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore. I morti sono stati invece 20 (anche ieri erano stati 20 ) e così il numero complessivo delle vittime del virus sale a quota 5.798. Complessivamente in ospedale ci sono persone 616 (ieri erano 639), delle quali 81 in rianimazione (ieri erano 86 ) e 535 in area medica (ieri 553). I guariti sono stati 738 e dunque al momento in Sicilia ci sono 11.340 positivi (-375 ) dei quali 10.724 in isolamento domiciliare.
I tamponi processati sono stati 18.104 (ieri 20.628) e dunque il tasso di positività si attesta sul 2,11% (ieri 1,81%).

La distribuzione nelle provincie:

Palermo 59,

Catania 117,

Messina 46,

Siracusa 37,

Trapani 34,

Ragusa 15,

Agrigento 40,

Caltanissetta 18,

Enna 17.

A Licata, un’autovettura Fiat 600 percorreva la locale via Palma quando, giunta all’altezza del via Dora, veniva violentemente urtata sul lato posteriore da un autoveicolo Smart di colore bianco che percorreva la predetta strada con la medesima direzione di marcia.

Il conducente della Smart che aveva causato il tamponamento, subito dopo l’urto, anziché fermarsi e prestare soccorso alla donna, si dava alla fuga, mentre la conducente della Fiat 600 veniva trasportata con ambulanza del 118 presso il locale Ospedale per le cure del caso.

A seguito dei fatti sopra brevemente narrati, la conducente vittima del sinistro stradale si recava presso il Commissariato di P.S. di Licata per denunciare quanto accaduto, fornendo modello e colore del veicolo datosi alla fuga e indicando due testimoni dell’episodio.

Immediatamente si attivavano le ricerche del veicolo utilizzando la visione degli impianti di video sorveglianza presenti nelle immediate vicinanze del luogo in questione, e i dettagli acquisiti come la targa parziale del mezzo fuggito, colori e dettagli dello stesso.

L’attività di ricerca del veicolo proseguiva con esito positivo poiché, nei giorni scorsi, si giungeva all’identificazione completa del soggetto conducente la Smart: un ragazzo licatese cl.99 che in merito a quanto accaduto manifestava sin da subito ravvedimento, esprimendo rammarico per il comportamento tenuto.

Alla luce di quanto sopra, il Commissariato di P.S. di Licata segnalava all’A.G. il ragazzo poiché resosi responsabile dei reati di fuga e omissione di soccorso.